Intervista a LaurenceEngraver

A seguito della presentazione di "Aberration", abbiamo parlato di fumetti e delle sue opere assieme a LaurenceEngraver, autore esordiente per Hollow Press.

Lorenzo Baroni (classe 1994), in arte LaurenceEngraver, è autore di fumetti e illustratore romano. 
Dopo essersi laureato in illustrazione allo IED, la sua tesi di laurea, Oltremondo (di cui parliamo ampiamente qui), è stata pubblicata da , segnando il suo esordio assoluto a fumetti; attualmente sta inoltre lavorando ad Aberration, la sua seconda opera, che verrà pubblicata dallo stesso editore.
A seguito della presentazione di un’anteprima di Aberration a Lucca Comics & Games 2016, abbiamo rivolto alcune domande all’autore. 

Intervista a LaurenceEngraverCiao Lorenzo, abbiamo da poco potuto leggere il tuo esordio a fumetti con Hollow Press. Partiamo allora dall’inizio: quali sono stati i tuoi primi approcci al fumetto, e quando e come hai capito che la tua passione per i fumetti sarebbe diventata qualcosa di più?
La passione è viva fin da quando ero piccolo, quando avevo il gazebo/edicola sotto casa, e da lì ho cominciato a seguire assiduamente l’Uomo Ragno, in particolare quello disegnato da Mark Bagley, che realizzò le matite di Ultimate Spider-Man nel periodo fra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni duemila. Ho iniziato a disegnare, non tanto pensando che quello che volessi fare fosse fumetto, ma solo concentrandomi sui personaggi. Leggevo ed amavo molti fumetti, ma non ero affascinato a tal punto da volerne fare.
Poi la mia passione si è rivolta verso i manga, perché i giapponesi, nonostante vivano su una piccola isola, hanno una enorme quantità di diversificazione e una concezione di trama e storytelling che fa molto invidia. I loro fumetti sono a volte pieni di cliché, ma hanno un grande fascino: la mia passione per le storie è nata da lì.
Con Bagley ho iniziato quindi ad amare il disegno, mentre le storie le ho scoperte attraverso i manga. Ero partito con titoli commerciali per poi deviare su serie più mature e note come Berserk, e infine ho raggiunto Go Nagai e Katsuhiro Otomo.
Fino all’età di quattordici o quindici anni ho portato avanti il mio interesse per disegno e storia, ma poi ho sentito la necessità di creare qualcosa di mio. Fino ai diciotto anni però consideravo questa solo una passione, non pensavo sarebbe diventato un lavoro effettivo. Poi sono approdato allo IED e sotto la guida di personalità come Riccardo Mannelli, Ratigher e altri, ho capito come poter fare evolvere questa mia passione intima, per porla in un contesto professionale e fruibile anche per gli altri.

Intervista a LaurenceEngraverLa tua prima opera è molto indicativa, tratta infatti il rapporto fra il creatore e la sua creatura. Concettualmente, come mai hai deciso di interrogarti sin dall’inizio della tua carriera su questa questione?
Stare allo IED mi ha fatto immergere in un mondo sconosciuto. Questi ultimi tre anni sono stati un continuo evolversi della mia concezione dell’essere sceneggiatore e comunicatore, quindi mi è parso giusto far vedere cosa sono diventato al termine di questo ciclo iniziale. L’idea è nata alla fine del secondo anno di IED, in cui immaginavo un mondo completamente vuoto in cui fluttuavano ceneri e pulviscoli, e c’erano due figure. La dualità di un’unica identità è ciò che più mi interessa e caratterizza, e rappresenta l’ambiguità di un unico doppio personaggio: Laurence ed Engraver, che però nel mio pseudonimo sono una persona sola.
All’interno di Oltremondo è presente di conseguenza il rapporto fra creatura e creatore, che è ciò che ho imparato allo IED, ed è rappresentato simbolicamente dalla relazione fra queste due figure.
Uno dei principali problemi di un autore è infatti proprio quello di interrogarsi su come porsi rispetto a ciò che vuole creare e raccontare, con quali mezzi e tecniche. In Oltremondo c’è un creatore molto chiuso, tanto da farsi sfuggire dalle mani ciò che crea, che riesce però a salvarsi grazie alla sua parte più razionale, che lo riporta indietro. Ma il ciclo non finisce così: in Oltremondo Engraver cancella tutto e poi rinizia da capo; il ruolo del creativo è creare per distruggere e poi distruggere per creare.

Ci sono degli spunti da cui hai tratto le idee su cui hai riflettuto? Molti autori si sono già interrogati su questo rapporto, penso a Neil Gaiman e DaveMcKean in Signal to Noise, o al solo McKean in Cages, penso a Scott McCloud con Lo scultore, e potrei citarne molti altri anche nella letteratura, nel cinema e in tutte le forme d’arte.
Conosco queste opere citate, ma mentre pensavo a Oltremondo non li avevo nemmeno tenuti in conto. Immaginavo soprattutto qualcosa che avesse al suo interno degli universi simbolici, come ad esempio Matrix e anche l’Inferno di Dante, o il mito della caverna di Platone.
Ho preso da varie opere piccolissime parti che ritenevo simili, anche in ambiti differenti, per poi rimescolarle, rimasticarle.
Le suggestioni sono fra le più disparate, fra libri, fumetti e anche e soprattutto musica.

Intervista a LaurenceEngraverNel tuo fumetto il mondo “malato” della creatività costituito dall’Oltremondo sembra una creatura vivente, in costante movimento.
Che relazione ha questo ambiente con il tuo protagonista? Per la loro ideazione grafica ti sei rifatto a qualcuno in particolare?
Ho notato ad esempio che il chara design dei tuoi personaggi ricorda i demoni del Devilman di Go Nagai. Ci sono ispirazioni in questo senso, anche dal mondo dei manga?
I riferimenti grafici sono principalmente Mark Bagley per la concezione base del disegno, ho infatti iniziato a disegnare copiandolo più che potessi (ride); poi i manga,¥in particolare Kentaro Miura col suo Berserk. Da lì ho ricercato autori che avessero lo stesso stile narcisistico e sodomita nel realizzare tratteggi maniacali.
In seguito ho scoperto Ratigher e ho iniziato a copiarlo durante il secondo anno di IED, e da lì sintesi e attenzione per il dettaglio si sono scontrate e poi unite. È da queste due anime che è nato Oltremondo; in Aberration invece sto lavorando a disegni molto più dettagliati.
Per quanto riguarda le ambientazioni, è tutta ispirazione inconscia. La musica certo aiuta molto, è un flusso di melodie che si trasformano in una serie di immagini nella mente, in un susseguirsi di sinestesie continue.
Attraverso la musica e le sue suggestioni, quindi, creo dei paesaggi e mi concentro su immagini simboliche, ad esempio una mano o un albero. Li focalizzo, li vedo nella mia mente, e poi ascoltando un brano musicale, leggendo una frase o vedendo un disegno, le forme di quella mano o di quell’albero si distorcono e diventano totalmente diverse. Questo vale anche per i mostri e le creature umanoidi: sono tutte deformazioni di uno stereotipo che ho in mente.
Certamente alla base c’è anche molta ispirazione da Go Nagai, e le sue influenze sono predominanti in Aberration, che infatti avrà degli inchiostri molto più dettagliati e aggressivi.

Intervista a LaurenceEngraver

Oltremondo è prima di tutto una tesi di laurea, concepita per un contesto determinato. Credi che questo abbia potuto limitare la sua fruizione per un pubblico più ampio e ti abbia fatto concentrare maggiormente su aspetti formali che in altri contesti avresti forse premiato meno?
Da autore critico, quali pensi siano i limiti e i pregi di quest’opera prima?
Ogni cosa che hai chiesto si potrebbe trasformare in affermazione, perché è proprio ciò che è accaduto. Ho concepito Oltremondo verso la fine del secondo anno, dopo Aberration, ed era l’unica idea per la mia tesi: l’avrei realizzata oppure non mi sarei laureato.
Ho avuto alcune difficoltà iniziali per far capire il contenuto della tesi al nostro coordinatore del corso, perché fondevo intimità con concetti “biblici”, e quindi l’approccio iniziale con lui è stato arduo.
Una volta ottenuto il consenso, l’ho portata avanti. A tre mesi dalla consegna del lavoro però, quando avevo ormai scritto una sceneggiatura per un libro di novantasei pagine, mi hanno detto che questa era troppo lunga e lenta, e che non avrebbe funzionato. Il problema era quindi la lentezza, e mi hanno chiesto di rifarla.
Le novantasei pagine di sceneggiatura e concezione delle scene, si sono allora ridotte a 25 pagine, e questo ha ovviamente sgretolato il mio concetto iniziale di Oltremondo. Ho dovuto in pochissimo tempo reinventare una sceneggiatura e restringerla in venticinque pagine, ed è stata un’esperienza abbastanza traumatica, che alla fine ha però avuto anche lati positivi: ora in quelle venticinque pagine non ci sono tempi morti e la lettura è rapidissima, e riesce ad essere coerente dall’inizio alla fine. La storia inizialmente era più lunga, aveva alcuni momenti di spiegazioni ed Engraver era solo, per buona parte.
Quello che mi piace adesso di Oltremondo è che tutto è già successo. Il mondo è già cambiato e il protagonista sa già cosa fare. È un approccio totalmente differente soprattutto per il lettore, e parlando da lettore, a me piace di più quando gli eventi sono già accaduti e chi legge li scopre man mano, anche se non stanno accadendo in quel momento; questo è un valore aggiunto che nella versione originale non era presente.
Le note negative di questa esperienza invece sono legate a fattori a cui tengo particolarmente: in primis il disegno. A causa delle ristrettezze di tempi ho potuto usare un solo pennino, mentre di solito ne utilizzo due. Peraltro il pennino in questione è quello “grosso”, che è lo strumento con cui di solito realizzo solo i contorni, e non anche i dettagli. Sono stato quindi costretto a sviluppare i disegni in maniera molto rapida.
Inoltre ho sofferto anche per i dialoghi: per accelerare i tempi ho dovuto in parte sacrificare la loro profondità e cura, peccando forse di ingenuità. Ma era una necessità, altrimenti non sarei rientrato nelle scadenze.
In definitiva: sono effettivamente stato limitato, con Oltremondo quindi ho un rapporto un po’ travagliato: non è proprio così che avrei voluto venisse fuori. Però se lo osservo in modo obiettivo, con un occhio esterno, in fondo mi piace.

Intervista a LaurenceEngraverSo che stai lavorando ad una nuova opera, Aberration, che peraltro ha un’ideazione più risalente rispetto a Oltremondo. Visto il contesto editoriale differente in cui l’opera nasce, il tuo approccio ad essa cambierà? Se sì, in che modo?
Intendo dire, che differenza c’è fra lavorare ad una tesi di laurea e ad un’opera destinata unicamente alla pubblicazione?
In questi giorni ho finito di riscrivere per la quarta volta Aberration, e vi ho posto moltissima attenzione e coerenza di dettagli, creando collegamenti fra un volume e l’altro, anche a grande distanza. Per Aberration sarebbe quindi necessario che il lettore risfogliasse in seguito i volumi precedenti, come è normale per una serie a fumetti.
Per quanto riguarda la storia e i dialoghi, stavolta ho avuto tutto il tempo necessario per fare un lavoro coerente con la trama, con l’epoca di riferimento e con i personaggi; personaggi che peraltro non sono tutti sani di mente, per cui non è stato facile mettersi nei panni di queste personalità distorte.
L’opera sarà caratterizzata da momenti totalmente muti alternati ad altri in cui i dialoghi risultano molto stringati, con frasi asciutte, che però dovrebbero risultare disturbanti e celare qualcosa di misterioso alle loro spalle. Non mancheranno ovviamente sequenze più piane e con sceneggiature più sviluppate e immediate.
Per i disegni, inoltre, mi sono trovato molto meglio, di nuovo grazie al fattore tempo: ora per ogni volume di Aberration ho circa sei mesi.
Fra l’altro, sono molto veloce nell’esecuzione delle tavole, per cui riuscirò ad utilizzare i miei due pennini, e questo sarà molto più proficuo per il risultato finale.
Aberration sarà sviluppato in sei volumi e ambientato in un mondo concreto reinterpretato, di epoca risalente al diciannovesimo secolo, con la presenza sia di armi bianche che da fuoco e vestiti di quell’epoca: un contesto non del tutto estraneo al lettore.

Parliamo ora di cose più leggere: c’è un’opera o un autore in particolare che porti nel cuore?
Cosa stai leggendo o hai letto di recente che ti abbia particolarmente colpito, e perché?
Parlando di fumetti, ho nel cuore il Corvo di James O’Barr, perché è un fumetto unico, in cui l’atmosfera diventa un personaggio fisico della storia. Se si toglie l’atmosfera al Corvo, il fumetto perde di senso. E questo mi basta per farmelo ritenere forse il fumetto a cui sono più affezionato, e in Aberration le atmosfere del Corvo saranno molto presenti.
Un altro fumetto a cui sono molto legato è Watchmen. I suoi protagonisti sono gli unici “supereroi” che visceralmente apprezzo. Ma Watchmen è anche un orologio, non per fare un gioco di rimandi (ride), ma è effettivamente fatto di ingranaggi: muovi un ingranaggio e tutto il resto gira di conseguenza in modo coerente, è tutto collegato e costruito in sincronia; è l’apoteosi della coerenza narrativa e dell’evoluzione dei personaggi, oltre che manuale di regia, grazie al grande lavoro di Dave Gibbons.
Poi c’è Akira, che invece è l’emblema di quel concetto che non si può descrivere a parole ma solo per immagini. Perché in Akira c’è una continua volontà di raggiungere un tutt’uno con l’essenza dell’universo che ci circonda, unita al potere peculiare che solo l’essere umano possiede. Da questa unione nasce quel mostro di Tetsuo, che diventa un qualcosa di ripugnante, e che io adoro moltissimo, perché amo le deformazioni del corpo.
Ultimamente ho invece scoperto H. P. Lovecraft. Penso che a Lovecraft occorresse un illustratore non materiale, ma “mentale”. Sono infatti convinto che molte delle cose che scriveva non riuscisse ad immaginarsele, perché le descrive sempre con ampi giri di parole, e con assonanze e sinestesie che spiegano tutto ma anche niente, a volte. Per questo sono stregato dalle sue opere: perché riesco ad immaginare ciò che creava nella sua mente, e la cosa mi affascina molto.

Intervista a LaurenceEngraver

Al di là del tuo impegno per Aberration, ci sono altri lavori su cui sei attualmente impegnato o idee su cui vorresti lavorare?
Parlando dei progetti più concreti, per il prossimo festival di illustrazione di Bologna vorrei presentare due libri di sole illustrazioni. Ho un approccio al fumetto che è prettamente seriale, per cui nel breve periodo prevedo di realizzare dei libri che non siano a fumetti.
Per i fumetti invece ho dei piccoli taccuini, e in ognuno appunto delle storie. Sto immaginando circa quattro serie della stessa lunghezza di Aberration, ma soprattutto ne ho un’altra a cui tengo moltissimo. Se dovessi riuscire a realizzarla, credo sarà l’opera che più mi rappresenterà.
È una serie di cui per ora non ho ancora previsto il finale, e quindi non so ancora quanto sarà lunga, ma sicuramente molto più di Aberration. La sto riscrivendo assieme a Loris Del Busso, ed è la primissima storia che abbia mai immaginato: avevo quattordici anni.
Al momento sono alla sua quinta riscrittura. Ho iniziato la stesura a diciassette anni, per poi interromperla attorno al 150esimo capitolo di sceneggiatura, e ogni capitolo era composto da circa 20 pagine di testo; era uno scritto di circa tremila pagine, e percepivo la fine come ancora molto lontana.
Ora la stiamo rivedendo e semplificando, e le stiamo dando più concretezza, ma sarà sicuramente una storia molto lunga. Spero di riuscire prima o poi a pubblicarla, che sia autoprodotta o pubblicata da un editore. È il mio sogno più grande.

Ringraziamo LaurenceEngraver per la sua simpatia e gentilezza nel rilasciarci questa intervista.

Intervista realizzata tramite Skype, il 5 novembre 2016.

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