Gli incubi di Lovecraft secondo Alan Moore

Lo sceneggiatore britannico si cimenta in modo interessante nella rielaborazione del mito di Cthulhu, esplorando le pulsioni sessuali che sono sempre rimaste sottese, nascoste nei racconti di Lovecraft, e portandole...
Articolo aggiornato il 05/10/2015

Gli incubi di Lovecraft secondo Alan Moore è da sempre attratto dall’esoterismo, dal misterico, da tutto quello che in modo nascosto e magico regge i fili del nostro pianeta e della nostra realtà. È diventato mago non a caso, infatti, ma proprio come diretta conseguenza del suo interesse per queste tematiche e per trovare una chiave di lettura del mondo che ci circonda.
Per questo sembra così naturale una fusione tra le visioni e la narrativa del Bardo di Northampton con quelle di H.P. Lovecraft, celebre scrittore statunitense conosciuto per i suoi racconti di stampo horror e per il Ciclo di Cthulhu.
Nei suoi scritti Lovecraft sviluppa come tematiche proprio quella della conoscenza universale, difficile da raggiungere anche perché spesso popolata di mostruose verità, e quella del destino del genere umano. Il Ciclo di Cthulhu è forse il nucleo dove maggiormente si assiepano le idee dello scrittore relative a influenze extraterrestri nella nostra civiltà e a divinità mostruose a cui saremmo soggetti.

Gli incubi di Lovecraft secondo Alan MooreAlan Moore prende tutte queste istanze, riconosce una certa vicinanza di approccio col suo modo di vedere le cose, e realizza per la una miniserie a fumetti in quattro parti, disegnata da , in cui l’agente Merril Brears, insieme a un suo collega dell’FBI, indagano sulla follia omicida scatenata da un loro ex compagno. Durante l’investigazione però i due si avvicinano troppo alla verità, fatta di persone che ritengono vere le fantasie scritte da Lovecraft nei suoi racconti, sette dedite al culto delle divinità inventate dallo scrittore. E fa vivere alla protagonista un incubo che mai avrebbe immaginato prima, ma che inevitabilmente era iscritto dentro di lei fin dalla notte dei tempi. In un crescendo di angoscia e colpi di scena, lo sceneggiatore inglese fa prendere coscienza del suo ruolo a Merril e al lettore, che se anche inizia a intuire qualcosa durante la lettura rimarrà probabilmente stupito dal ribaltamento di un assunto lovecraftiano relativo ai suoi extraterrestri/dei.

Per percorrere questa strada Moore utilizza quella che per lui è la “porta della percezione” ideale: il sesso. L’autore torna a sviluppare in un suo fumetto, dopo Lost Girls, il tema dell’attività sessuale, e in Neonomicon viene intesa come azione privilegiata per richiamare le mostruosità nascoste della Terra e per giungere a nuova consapevolezza. Il Bardo prende le pulsioni sessuali che sono sempre rimaste sottese, nascoste nei racconti di Lovecraft e le porta alla luce in tutta la loro animalità e spontaneità.
È un punto di vista senza dubbio interessante, non originalissimo ma senz’altro gestito in modo intelligente quando Moore lo fonde con la dimensione del sogno e soprattutto come finalità alla conclusione della storia.

Gli incubi di Lovecraft secondo Alan Moore

Gli incubi di Lovecraft secondo Alan MooreNeonomicon fa coppia con Il Cortile, racconto breve il cui soggetto è sempre di Moore, ma che viene sceneggiato da Anthony Johnston. Scritto anni prima di Neonomicon, questa breve storia si può considerare un prologo della recente miniserie dal momento che ci racconta l’indagine di Aldo Sax, l’agente sul quale indagherà la Brears, e quindi il processo che lo porterà a vedere sotto una nuova luce l’intero universo.
La storia, se presa da sola, non è altro che un raccontino disturbante in cui il non detto serve proprio ad aumentare il senso di inquietudine nel lettore. Ma solo con l’uscita di Neonomicon il tutto acquista un nuovo e più completo significato, creando un tutt’uno di grande potenza narrativa.

Anche Il Cortile, come Neonomicon, è disegnato da Burrows: il disegnatore dà prova, in entrambe le storie, di grande maestria nel rappresentare le figure umane e nel contempo di una buona dose di visionarietà nel raffigurare creature che hanno ben poco di umano. Nel complesso l’autore ci offre delle tavole molto ben strutturate, che contengono vignette quasi sempre in una griglia ma che all’occorrenza sanno ampliarsi in vignette verticali e in splash page.

Gli incubi di Lovecraft secondo Alan Moore

L’edizione BAO contiene si presenta come molto elegante, cartonato e con sovraccoperta, e addirittura con la possibilità di acquistarlo in una veste con variant cover.
Questo, unito alla qualità del lavoro dei due autori, rende il volume un acquisto interessante: non sarà il miglior Moore, ma qui dimostra di essere uno scrittore che ha ancora qualcosa da dire e di saperlo dire in modi non banali.

Abbiamo parlato di:
Neonomicon
Alan Moore, Jacen Burrows
Traduzione di Michele Foschini
BAO Publishing, 2011
160 pagine, cartonato, colore – 17,00€
ISBN: 978-88-6543-035-4

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