Incontrando l’uomo dei paperi: Don Rosa

Don Rosa e' uno dei piu' famosi cartoonist del mondo, apprezzatissimo autore Disney, noto tra le altre per la bellissima Saga di Paperon De' Paperoni. Nel 2005 e' venuto in...
Articolo aggiornato il 16/06/2015

Incontrando l'uomo dei paperi: Don Rosa dimostra meno anni di quanto ci si aspetterebbe prima di ricordarsi che, nonostante sia considerato il più grande autore Disney vivente, porta semplicemente bene i suoi cinquanta anni di età. Alto, magro, dal passo sicuro e dalla parlata veloce accompagnata da un gesticolare tipico americano, porta sempre un sorriso divertito mentre risponde alle domande del pubblico presente al suo incontro a Firenze, tenutosi il 6 ottobre 2005.
Seduto tra Luca Boschi, Alberto Beccattini e la traduttrice, costretta a reggere il colpo dei suoi lunghi monologhi, Don Rosa si è mostrato disponibilissimo, autoironico, modesto come solo un autore della sua fama può permettersi di essere senza apparire falso. Si è lasciato andare a molte digressioni, parlando a ruota libera della sua carriera di autore. Il pubblico, composto in gran parte da studenti della Scuola del Fumetto di Firenze, ha potuto ammirare la grandezza di un autore e la sua umanissima figura.

LEGENDA:
LB = Luca Boschi
AB = Alberto Becattini
DON = Don Rosa

LB: Cominciamo con una domanda classica: perché ha deciso di diventare fumettista?
DON: Fin dalla piccolo sapevo di esser destinato a portare avanti l’azienda dei miei genitori, fondata da mio nonno, arrivato negli Stati Uniti da Magliano, in Italia; per me disegnare non era altro che un hobby. Un hobby che ho avuto da sempre, anche grazie a mia sorella, di quindici anni più grande di me, che aveva la casa piena di fumetti. Una passione che portavo avanti assieme a quella per i film degli anni 50/70; da ragazzino collaboravo con una fanzine dove riversavo entrambe queste passioni, sotto forma di articoli e di strisce, e continuai a farlo anche nella rivista d’istituto delle scuole superiori e in quella del college.
College al quale mi sono iscritto non per studiare disegno, ma ingegneria, così l’unico tipo di disegno che facevo era quello meccanico. Per questo motivo potrei benissimo fare una lezione su come NON si disegna un fumetto. I miei disegni sono un po’ rigidi, ci sono più dettagli di quelli che dovrebbero esserci, più del normale, ma mi piace tantissimo farli così. Ad alcune persone piacciono, ad altre no.

Per confermare le sue parole, Don Rosa inizia veramente una lezione, tenutasi tra l’ilarità generale, mostrando come non si disegna: usando la riga per tracciare il profilo di un bastone, il goniometro per calcolare la rotondità di una testa, il compasso per calcolare che la distanza delle basette sia la medesima sia a destra che a sinistra, e così via.

LB: In Italia abbiamo pubblicato tutte le sue storie Disney meno l’ultima (pubblicata nel gennaio 2007 su Zio Paperone 206 – ndr). È l’unica storia fatta nel 2005?
DON: Si. Ho cominciato a scriverla nel 2004 e ci ho messo 9 mesi a finirla. Prima impiegavo 2 o 3 mesi per terminare una storia completa, ma da quando sono famoso ci sono più cose da fare ogni giorno, persone con cui parlare e lettere a cui rispondere, tutte cose che nell’insieme occupano metà della mia giornata. Non posso permettermi di assumere un assistente perché non vengo pagato abbastanza per una persona sola, figurarsi per due! Rispondo personalmente a tutte le lettere dei fan, perché sono stato un fan come loro prima di loro e comprendo bene cosa li spinge a scrivermi. Per me è un onore rispondere alle loro lettere.
D’altra parte, non ero partito con l’idea di diventare un fumettista professionista, di guadagnarmi da vivere con questo lavoro. Ho preso la strada più lunga: ho cominciato come ingegnere e come appassionato di fumetti, e tale sono sempre stato. Solo quando sono diventato un professionista nel campo ho iniziato a guadagnare con il fumetto e questo ha assorbito tutto il mio tempo.

AB: In che formato lavori in originale, e che strumenti usi? (Mostrando un’edizione olandese di Zio Paperone e alcune riviste francesi, che pubblicano le storie di Don Rosa in un formato più grande di quello italiano. – ndr)
DON: Io lavoro in un formato più piccolo di quello di queste pubblicazioni, molto vicino alle dimensioni del foglio di stampa, su quattro strisce per pagina (poco più grande del formato italiano, nel quale si lavora principalmente su tre strisce – ndr). Disegno due pagine per foglio, e utilizzo fogli non troppo alti, altrimenti non arrivo fino in cima. Ho calcolato i margini esatti anni fa e continuo a usare quelli: ho un righello apposta per segnarli. La carta su cui disegno è piuttosto rigida, è la migliore che si possa trovare ed è piuttosto costosa. So che molti altri disegnatori preferiscono la carta ruvida, io quella liscia. Per squadrare la pagina ritorno al mio essere ingegnere e utilizzo uno strumento chiamato tecnigrafo che serve per tracciare le linee diritte.
Uso una matita con micromina: non capisco perché altri fumettisti usino il lapis, a me basta premere il bottone, senza dover appuntare ogni volta! Come china uso quella di marca Pelikan che è molto scura e nera e non sporca il pennino. Il pennello, invece, non so proprio usarlo, ho provato ma se ne va ha destra e a sinistra, e mi spiace perché un vero disegnatore dovrebbe saperlo usare! Uso invece un pennarello con la punta squadrata, così da un lato traccia linee più grosse e dall’altro più sottili; purtroppo con questo strumenti devo girare molte volte la pagina per fare tutte le linee! Questo pennarello lo adopero per i primi piani e per le cose più vicine dal punto di vista del lettore, mentre per il resto della vignetta ne uso un altro, simile ma più piccolo. Per gli sfondi e gli oggetti in lontananza ne uso invece uno con la punta tonda e dal segno uniforme. Per riempire gli spazi neri uso la penna a sfera, che lascia molto inchiostro, per quelli piccoli, e un pennello che uso solo per buttare inchiostro senza che abbia bisogno di saperlo “controllare” per quelli più grandi.
Dopo aver fatto due pagine a matita, passo a inchiostrarle. Prima pero’ prendo le tavole e le metto davanti allo specchio per vedere se funzionano. Questo perché, quando lavoro, so cosa voglio disegnare, ma non cosa disegno. Ogni volta, prima di inchiostrare o fare ogni altra cosa dopo la matita, guardo le tavole allo specchio per capire se funzionano.
Quando poi ho fatto l’ultima vignetta della storia, e solo allora, uso l’inchiostro bianco per correggere le pagine. Prima utilizzavo un pennarello, ora una penna con inchiostro bianco, con la quale metto a posto e ripulisco tutti gli errori. In media conto circa 12 errori per ogni mia vignetta! Sono molto molto minuzioso quando si tratta di correggere i miei disegni!
Tutto quello che so sul disegnare i fumetti, l’ho imparato da autodidatta. Non sono in contatto con molti altri autori di fumetti; a San Diego frequento ancora le stesse persone da anni mentre non frequento molto i nuovi fumettisti; non ho quindi un metro di paragone per giudicare la validità del mio metodo di lavoro. Io, che sono un fan del fumetto, vedo i miei lavori solo da fan e mi chiedo che cosa vi trovino di bello le persone che li leggono. Io non mi sento molto professionale, nonostante faccia il fumettista di mestiere da quasi 20 anni. Sfogliando i lavori di alcuni autori italiani, ad esempio, penso “ecco un lavoro veramente professionale!”. Non ho fatto scuole per fare fumetti, fin da piccolo ho disegnato solamente per me stesso, per divertirmi, senza altro scopo. Esattamente come Robert Crumb: abbiamo più o meno la stessa età, lui è un po’ più vecchio, e disegniamo più o meno allo stesso modo perché siamo cresciuti leggendo gli stessi fumetti.

LB: L’ultima storia scritta e disegnata da Don Rosa è legata alla nota saga di Paperon Dé Paperoni, e in particolare un periodo di cui finora non si era mai parlato. Un avvenimento datato 1953, che approfondisce il rapporto tra il vecchio papero e Doretta Doremì.
DON: Avevo già scritto una storia dove i protagonisti erano Paperone e Doretta, ma prima del loro primo incontro, in cui i due pur interagendo tra loro non si incontravano mai, né tanto meno parlavano. Dopo quella, non volevo scrivere un’altra storia sul loro incontro, perché Barks l’aveva già fatto e riscriverla avrebbe voluto dire rovinare tutto il suo lavoro. Non volevo aggiungere niente alla loro storia, ma volevo solamente spiegare cosa accadde in quel mese in cui Paperone rapisce Doretta e la costringe a lavorare nella sua miniera per essere risarcito di un furto. Spiegare perché all’inizio della loro “convivenza” sembrano nemici giurati e alla fine appaiono in qualche modo più vicini. Poi, a me piace molto scrivere storie di Paperone ambientate nello Yukon. Non farei altro!

LB: Parlando dell’approccio di Don Rosa ai testi, c’é da sottolineare il grande lavoro nascosto dell’autore, la grande ricerca che caratterizza la stesura di una storia. Puoi raccontarci a cosa serve questo grande lavoro di studio nello scrivere la sceneggiatura di una storia?
DON: La ricerca rende tutto quanto più interessante per me, e spesso in questa fase mi viene in mente il plot principale del racconto. La storia come ci insegnano a scuola, spiegata e raccontata superficialmente, come una serie di date, può essere molto noiosa. Ma scavando un poco sotto, andando oltre quello che ci viene insegnato, la storia è una cosa veramente fantastica, ha un grande appeal. Proprio per questo, non invento più nulla di carattere storico, ma nei miei racconto utilizzo fatti realmente accaduti; se questi riguardano fatti storici antichi, per i quali mancano le prove per stabilire con certezza certi avvenimenti, mi baso sulle principali teorie storiche.
Anche se i lettori pensano che io mi inventi tutto, non è così. Per esempio, nel racconto “Il segreto dell’olandese”, ho inserito una mappa: tutti i luoghi segnati sono reali, tanto che mi aspettavo che la gente andasse veramente a cercare il tesoro!
A me piacciono le cose fatte bene: quando ho scritto la storia sugli aborigeni australiani, telefonavo continuamente a un esperto della popolazione indigena, perché dovevo decidere il nome da dare a una loro dea, tanto che questo esperto si scocciò davanti alla mia insistenza, e alla fine mi chiese “Scusa, ma quanta gente in america può capire la differenza se usi un nome rispetto a un altro?”. E io risposi: “E allora? Cosa importa?”.
Ho fatto una storia ambientata nel sudamerica, nelle montagne intorno alla Bolivia. Durante una visita in Finlandia, dove Paperino è anche più famoso che in Italia, c’era una lunga fila di persone venute per farsi fare un disegno o una dedica. Un uomo venne e mi lasciò una lettera sul tavolo, che lessi solamente il giorno dopo, come al solito. Quell’uomo era un botanico universitario, e mi scriveva per dirmi che in quella storia aveva riconosciuto una specie rara di orchidea che cresce solamente in quelle regioni.

LB: Non tutti hanno questo genere di approccio, anche perché Paperino non vive nel nostro mondo reale. In questo senso, mi viene in mente una storia particolare di Don Rosa, nata come una sfida: realizzare una storia a partire da una copertina fatta da Carl Barks, in cui Paperino fugge con una borsetta di coccodrillo in mano, che non prevedesse la caccia ai coccodrilli, diventata nel frattempo illegale. Nel far questo, Don Rosa finì per trovare degli elementi di un antico linguaggio della popolazione della zona, e inserì una scritta all’interno della storia che nessuno è riuscito ancora a tradurre!
DON: L’unica cosa che ho cambiato di quella copertina, l’unica che potevo cambiare, è stato il marchio sulla borsetta. Non volevo fare una storia su Paperino a caccia di coccodrilli! Così ho fatto una ricerca molto dispendiosa sul simbolo da utilizzare e ho scoperto che gli egiziani adoravano un dio-coccodrillo, Sobek, e che curiosamente il geroglifico del suo nome significava anche “mettere incinta una donna”.
C’é una ragione per cui metto la storia reale, o le leggi della fisica, nei miei fumetti. Ho letto molti fumetti Disney fin da quando sono nato, e solamente a 12 anni ho scoperto altri tipi di fumetti come Superman o i supereroi Marvel. Prima di allora pensavo che i protagonisti delle storie Disney fossero persone, non paperi parlanti, che quello fosse il modo in cui gli autori disegnavano le persone. Non erano d’altronde come Bugs Bunny, che vive in una tana sottoterra, ma vestivano e vivevano come noi. Quelli che Barks disegnava con fattezze umane, a me sembravano dei cani!

Incontrando l'uomo dei paperi: Don RosaPUBBLICO: Quanta libertà ha nello scrivere le sue storie, e quali sono i controlli da parte della Disney?
DON: Io non lavoro direttamente per la Disney, ma per una grande casa editrice che pubblica in scandinavia, nord-europa, Russia e Cina, la Egmont. La Disney prende molti soldi dalla Egmont per l’esclusiva delle sue storie, e per questo loro non vedono niente fino a che non viene pubblicata la storia su carta, e forse nemmeno allora. Non hanno voce nella realizzazione delle storie.
Più o meno, quindi, ho un editore, ma ho molta libertà. Loro sanno che io conosco bene questi fumetti da quando sono nato, conoscono il mio stile. Nessuno mi commissiona le storie, sono io che le propongo e se le accettano bene. Infatti nell’ultima storia ho messo delle battute piuttosto pesanti, ma l’editore le ha lasciate. Starà a Becattini (traduttore Disney Italia – ndr) decidere se lasciarle o meno nell’edizione italiana.

PUBBLICO: Alla mostra di Angolueme, lei e Giorgio Cavazzano vi siete incontrati per la prima volta. Da tempo l’autore italiano ripete che una delle sue speranze è di poter disegnare una storia scritta da Don Rosa. Avete avuto modo di parlarne?
DON: Preferisco essere un autore completo. Se scrivo una storia o una sceneggiatura, e la lascio disegnare a un altro, temo che lui non riesca a rendere tutti i particolari. Un disegnatore ha sempre il vizio di aggiungere qualche piccola gag, e questa può essere vista come una piccola offesa allo sceneggiatore, come se non avesse scritto una storia abbastanza divertente e ci fosse bisogno di qualcos’altro. Quindi la risposta per ora è negativa, anche se c’é una storia che ho scritto circa 15 anni fa, che ho venduto alla Egmont e che è in attesa di un disegnatore. Una storia nata in occasione speciale, l’inaugurazione di un parco con le attrazioni dei personaggi Disney. La storia si distingue perché, pur essendo una storia di paperi, il vero protagonista è Topolino. La storia non ebbe mai occasione di essere pubblicata, o non è piaciuta abbastanza, ed è rimasta nel cassetto. Essendo stata acquistata dalla disney, la storia è di fatto disponibile per essere disegnata e pubblicata.A proposito di Cavazzano, c’é una cosa curiosa che abbiamo scoperto, ovvero che potremmo essere parenti! Una delle sue nonne di cognome fa Rosa, e viene da un paese fuori Venezia, così come una sua zia, e quindi può darsi che ci sia qualche parentela alla lontana!

PUBBLICO: Un altro autore italiano, Tito Faraci, ha detto che gli piacerebbe molto scrivere una storia per farla disegnare a Don Rosa. Visto che in passato ha ricoperto in alcune storie il solo ruolo del disegnatore, la risposta sarebbe la stessa?
DON: Si. Preferisco scrivere e disegnare le mie storie. Non voglio offendere nessuno, ma preferisco così.

PUBBLICO: In molti si sono chiesti il motivo della famosa vignetta con la tomba di Zio Paperone, che riporta la sua morte in data 1967, come l’ultima storia di Barks. Perché la disegno’?
DON: Ho voluto scherzare sul fatto che, se Paperone fosse nato nel 1800, oggi non potrebbe essere vivo. La vignetta voleva essere solamente uno scherzo. Tanti autori hanno affrontato i possibili futuri di Paperon Dé Paperoni, ma solo io ho fatto una vignetta come quella. Non immaginavo che mi avrebbe procurato tanti problemi, che la gente non la capisse. Addirittura, ho finito per scrivere un file che tengo nel mio computer con tutta la spiegazione di cosa sia successo e del perché abbia fatto quel disegno, per rispondere a chi continua a farmi questa domanda.

PUBBLICO: Zio Paperone è l’esempio tipico del “self made man”, diventato ricco come avventuriero, che vive l’avventura come modo per arricchirsi ma non solo. Come si troverebbe secondo lei in questo mondo finanziario di oggi, fatto di azioni, stock options, bilanci falsati?
DON: Le mie storie hanno come riferimento gli anni ’50, quindi non devo preoccuparmi di queste cose. Per me il pensiero di Paperone alle prese con il mondo di oggi è troppo astratto per poter dare una vera risposta.

Riferimenti:
Don Rosa su wikipedia.it: it.wikipedia.org/wiki/Don_Rosa
La Saga di Paperon Dé Paperoni su wikiepedia.it: it.wikipedia.org/wiki/Saga_di_Paperon_de%27_Paperoni
Scuola Internaziona di Comics: www.scuolacomics.it
Auguri Paperone, il sito Disney: www.auguripaperone.it

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