L’incantatore di serpenti: Intervista ad Alan Moore, 1a parte

E' il nome del mondo del fumetto che piu' incute rispetto, ma sta per lasciare tutto alle sue spalle per concentrarsi sugli spettacoli multimediali e sulla magia. Ninth Art e'...
Articolo aggiornato il 23/05/2015

L'incantatore di serpenti: Intervista ad Alan Moore, 1a parteNel 1994 aveva annunciato al mondo che stava per dedicare la sua vita alla magia ed aveva cominciato ad adorare un serpente. Fra le espressioni perplesse dei fan che aspettavano pazientemente un sequel a The Killing Joke e lo scherno della comunità magica, Moore si imbarco’ in una sequenza di nuovi progetti, incluso un romanzo completo (Voice of the fire) ed una serie di spettacoli multimediali.
Con una compagnia di persone che la pensavano come lui ha chiamato The Grand Egyptian Theatre of Marvels (che includeva i musicista new age Tim Perkins e precedentemente Bauhauser David J) Moore aveva iniziato a mettere su elaborati eventi multimediali, spesso ispirati dal posto esatto e dal momento in cui si svolgeva l’evento stesso. Gli spettacoli erano esperienze sensorie, rappresentando fieramente musica sperimentale, collage di film di avanguardia e ballerini mediorientali, e perfino un fantasma, sebbene questo avesse partecipato solo alle prove.
Con il tempo divenne chiaro che gli spettacoli erano diventati il mezzo scelto da Moore per esprimere le sue credenze spirituali e le sue teorie nella sua forma più pura, non diluita da restrizioni narrative o linee guida editoriali. Si trattava di lavori crudi – poemi in prosa labirintici che cercavano di spiegare la vera natura dell’universo stesso. Erano costruiti in maniera meravigliosa, carichi emotivamente e facevano venire i brividi ben più di un poco.Il suo ultimo spettacolo, Snakes and Ladders, ispirato dalla Londra del Nord, è stato appena pubblicato in CD con la Steven Severin’s Re:Records.

Snakes and Ladders è la storia di un risveglio spirituale raccontato attraverso gli occhi di Arthur Machen, un romanziere del diciannovesimo secolo. Da dove usciva fuori il fascino da Arthur Machen, e cosa aveva ispirato lo spettacolo stesso?
Con lo spettacolo Snakes and Laders, abbiamo realizzato un evento lungo un giorno, un “simposio di magia vera” – sebbene sia io a giudicarlo così – ed abbiamo deciso di cercare di fare uno dei nostri spettacoli interamente basato sul posto dove l’evento avrebbe avuto luogo, che venne ad essere Red Lion Square ad Holborn.
Lavorando sul mio ragionamento di base, che dice che ogni metro quadro sul pianeta è probabilmente un ricettacolo di cose meravigliose se solo scavi abbastanza a fondo, dovemmo ricercare la piazza – cercando di cercare quale, se ce n’era una, fosse interessante.
Perciò iniziammo a cercare in tutte queste cose, quelle riguardanti l’esumazione di Oliver Cromwell, e come il suo corpo fu posato nei Red Lion Fields di notte; il fatto che almeno due o tre dei maggiori pre-raffaelliti avessero vissuto lì durante un periodo; tutti questi altri piccoli filoni, ed il fatto che Arthur Machen avesse vissuto nella strada di Gray’s Inn, che porta direttamente nella piazza, proprio nel punto dove la moglie era morta e dove, secondo la sua autobiografia, aveva avuto quelle visioni particolari, o mutamenti di stato, probabilmente dovute alla depressione avuta in seguito alla more della moglie.La cosa che è interessante su tutti questi spettacoli, o che almeno interessava me, è che inizi con una area abbastanza banale di Londra o Northampton o Newcastle o dovunque tu voglia farlo, ed il carattere unico e l’essenza dell’area ti rivela la stessa. È abbastanza sorprendente. Voglio dire, Highbury è solo ad un paio di miglia da Holbon – sono entrambi nell’area nord di Londra – e già quando avevamo iniziato a scavare nel passato di Highbury abbiamo trovato rappresentati diversi tipi di energie.
Abbiamo scoperto che c’erano stati spettacoli bizzarri, che c’era stata una moltitudine di persone orribili, da Aleister Crowley al produttore musicale Joe Meek, che assumeva grandi quantità di droghe. Abbiamo scoperto che questo addirittura si prolungava fino alla squadra dell’Arsenal del 1925 che aveva, a quanto pare, preso una specie di anfetamina – deve essere stato come un prototipo. Ne parlavano come delle “pillole del coraggio”. Abbiamo scoperto che c’era una quantità terribile di droghe, fantasmagorie, spettacoli bizzarri, spettacoli di fantasmi – c’era una atmosfera bizzarra ad Highbury. Ad Holborn sembrava esserci più un’atmosfera più da Morte e Resurrezione.

Ed anche l’amore è un grande tema.
Amore e Morte e Resurrezione. E l’indole di Highbury è di tipo bizzarro, appariscente, drogata, fantasmagorica. Holdurn e Red Lion Square sembrano avere questa tavolozza pre-raffaellita, laddove ci sono tutte queste immagini di amore e morte e resurrezione. Non credo che è qualcosa che abbiamo imposto su questa area; penso che è qualcosa che abbiamo rivelato attraverso la nostra ricerca su quest’area.
È davvero interessante fare queste cose, scopri questi posti che in un modo preciso hanno la propria essenza unica, hanno costruito la propria storia con tutte le voci e leggende su di loro – tutte le persone che ci sono passati, lasciando una specie di impronta storica. Hai strati e strati di significati storici e mitologici che in un qualche modo si fondono per rendere il posto quello che è.

Quali sono i vantaggi nel rappresentare questi lavori dal vivo, in confronto al “semplice” scrivere un albo?
Beh, in parte ha a che fare con come le cose hanno avuto inizio. Circa dieci anni fa, nel 1933, quando ho passato i quaranta, ho deciso inaspettatamente che sarei diventato un mago, solo un po’ per ridere in realtà. Ma tutti mi avevano preso sul serio, perciò sono stato costretto a dire il vero a fare qualche magia. Avevo avuto esperienze iniziali che sembravano, almeno nel mio libro, essere esperienze di magia.
Così come con molte cose nella mia vita, cerchero’ di elaborarle in una qualche modo creativo. Avendo avuto tutte queste nuove straordinarie informazioni riversate nella mia testa come risultato di questa esperienza magica, la mia prima riflessione è stata “Come posso elaborarle? Seguendo una specie di istinto, con una coppia di altri amici che stavano sperimentando con la magia una simile inclinazione, si sentì come se la strada più naturale per esprimere alcune delle idee che ricevevo per conto della magia era in un qualche modo uno spettacolo multimediale.
All’epoca non avevo capito che buona parte di maghi importanti nel passato avevano fatto esattamente la stessa cosa. Aleister Crowley realizzava una specie di rituali teatrali con sottofondo musicale e multimediali chiamati THE RITES OF ELEUSIS, SL Mac Gregor Mathers aveva messo in scena THE RITES OF ISIS – perfino John Dee nel sedicesimo secolo aveva spaventato tutti con uno scarabeo volante meccanico che aveva costruito per un dramma greco.

L'incantatore di serpenti: Intervista ad Alan Moore, 1a parteMoore aveva notato che questa pratica era anche più diffusa di quel che aveva pensato.
La cosa più grande che avevo trovato era che l’Opera stessa aveva avuto origine come risultato di un’alchimia. Persone come Monteverde, che furono in pratica i padri dell’opera, erano anche alchimisti. Concepirono l’opera come una specie di forma d’arte definitiva perché includeva tutte le altre. Doveva esserci un libretto, quindi c’erano le parole; doveva esserci la musica; dovevano esserci set dipinti; dovevano esserci costumi; doveva essere un dramma teatrale.Apparentemente, questo era anche il motivo per il quale tante delle prime opere avevano temi alchemici. Sia THE RING CYCLE, con tutti i troll e l’oro del Nord, sia THE MAGIC FLUTE, opera che ha preso origine come veicolo di spettacolo multimediale per portare in giro idee di magia. Sembra che è un modo naturale con il quale la gente riesce ad esprimere la magia – questo tipo di spettacoli schiaccianti.

Ma un pubblico che ascolterà un CD di uno spettacolo di Alan Moore sarà sufficientemente schiacciato, non avendo il beneficio degli aspetti multimediali?
Beh, ovviamente, sarebbe meglio se vedessero lo spettacolo nel suo complesso. Ma credo che. Perché c’é così tanto nelle parole e nella musica – queste sono la parte più importante dello spettacolo – che è ancora facile avere un’idea approssimativa dello spettacolo. Sì, probabilmente sarebbe stato più efficace se avessero avuto un mangiatore di fuoco nel salotto con loro. Questo probabilmente li avrebbe fatti stare seduti a prestare attenzione. Ma probabilmente possono trovare l’essenza di tutto ciò in un CD.
Credo che questo tipo di vicenda multimediale sia interamente naturale, pensandoci, perché se guardi ad una gran parte delle nostre religioni – la Chiesa Cattolica, per esempio – nel tipo di “rituale alto” della Messa Cattolica, anche lì puoi trovare uno spettacolo multimediale. Hai gli incantesimi, la musica emozionante e risonante; hai lo spettacolo di luci delle vetrate colorate; hai il profumo di incenso. Usiamo incenso in alcuni dei nostri spettacoli, solo per cercare di catturare ed, in un certo senso, sovraccaricare tutti i sensi.L’esperienza attuale è molto simile alle droghe psichedeliche, come se la tua testa stesse ricevendo improvvisamente informazioni su sedici canali contemporaneamente. È un po’ come ascoltare una fuga musicale, dove se cerchi di ascoltare solo una delle voci, non riesci a sentire la musica nell’insieme. Perciò il miglior modo di rapportarsi ad una fuga, o quel tipo di “status” di fuga che l’LSD provoca, è semplicemente non preoccuparsi di esaminarla nel tuo modo normale e lineare. Devi solo di caderti addosso come una pioggia. Credo che ci sia qualcosa in comune fra quello che facciamo, l’opera e gli alti rituali Cattolici. Tutto funziona secondo principi simili.

Quanto a suo agio si sente Moore rappresentando spettacoli per un pubblico che può capire o non capire, per persone che potrebbero essere andati lì solo perché è l’uomo che ha scritto WATCHMEN?
Mi sento a mio agio nel farlo perché, in realtà, questi spettacoli… non so se si riesce a sentire l’effetto globale dal cd, ma sono davvero affascinanti. Sono sicuro che ci sono state persone fra il pubblico venuti perché sono quello che ha scritto WATCHMEN, ma di solito si ha una bella sensazione di come il pubblico sta apprezzando lo spettacolo.
Fino ad ora non c’é ancora stato uno spettacolo brutto. Se sei in una rock band e fai lo stesso spettacolo ogni sera, avrai serate buone e serate cattive. Ma sembra esserci proprio qualcosa di speciale in questi spettacoli unici, quando non li rappresenterai mai più e non li avevi provato prima innumerevoli volte – sembra esserci qualcosa di speciale che fornisce un’intensità ed un’immediatezza allo spettacolo stesso, proprio in virtù del fatto che è un evento totalmente unico che non sarà ripetuto. [Il pubblico] sembra essere completamente affascinato.Durante molti di questi spettacoli, ci sono stati altri spettacoli che probabilmente verranno poi a vedere. Durante lo spettacolo su William Blake c’era Billy Bragg e Jah Wobble e Deepspace ed questo strano supergruppo fatto da Glen Matlock dei Sex Pistols, Dave Rowntree dei Blur, e Ewan McGregor. La gente presente a questi eventi – una gran parte di loro non erano venuti per niente a vedere me.
Ma io credo che stiamo diventando abbastanza bravi in questa faccenda degli spettacoli. Possiamo generalmente intrattenere un pubblico e – credo – catturarli per quaranta minuti o un’ora oppure comunque per quanto duri lo spettacolo. E se hanno apprezzato WATCHMEN, e vengono a vedere come sono in carne ed ossa, ci sono buone speranza che facciano un’esperienza che per molti versi è assolutamente allo stesso livello di interesse di WATCHMEN. Questo è comunque quello che spero.

Nella seconda parte, Alan Moore ci parla di Eddie Campbell, VOICE OF THE FIRE e della fine della sua carriera nel mondo dei fumetti.

Frank Beaton, 31 Marzo 2003

Tratto da www.ninthart.com/display.php?article=532
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(traduzione Davide Occhicone)

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