Il Lupo Alberto di Piero Lusso

Il Lupo Alberto di Piero Lusso
Analizziamo le caratteristiche di scrittura di Piero Lusso, il principale sceneggiatore delle storie di Lupo Alberto dopo Silver, responsabile peraltro anche delle storie pubblicate attualmente sul nuovo “Lupo Magazine”.

Il Lupo Alberto di Piero Lusso è un personaggio creato da (al secolo Guido Silvestri, qui una nostra recente video-intervista) nel 1973. Inizialmente comprimario all’interno di strisce incentrate genericamente sugli animali della immaginaria fattoria McKenzie, il lupo dal pelo blu ha presto conquistato la ribalta, diventando nel tempo un’icona del fumetto comico italiano.

Col tempo, e successivamente al varo del mensile da edicola nel 1985, Silver si rese conto di non potersi occupare da solo della produzione fumettistica necessaria alla testata, e venne quindi affiancato da alcuni sceneggiatori e disegnatori che avrebbero curato in particolare le storie lunghe del giornale. Su Lupo Alberto hanno lavorato autori come Francesco Artibani, Tito Faraci, Casty, Massimo Bonfatti, Giorgio Sommacal, Giacomo Michelon, Bruno Cannucciari e Piero Lusso.

Ci vogliamo concentrare in particolare proprio su quest’ultimo, sceneggiatore al lavoro su Lupo Alberto da parecchi anni e responsabile peraltro anche delle storie pubblicate attualmente sul nuovo Lupo Magazine, individuando alcune peculiarità e filoni della sua narrativa.

Le storie speciali

Il Lupo Alberto di Piero Lusso

Piero Lusso ha mostrato in più occasioni un approccio particolarmente ambizioso nelle sue storie per Lupo Alberto, la volontà di andare oltre la semplice comicità per costruire intrecci più complessi e impegnati, che non rinunciassero all’umorismo ma che potessero ricollocare il cast del fumetto in un’ottica più ricercata.

Il caso più eclatante è forse La ballata dei McKenzie (con i disegni di Bruno Cannucciari), una storia in tre parti racchiusa in una cornice quasi dickensiana. Lo sceneggiatore infatti ambienta la vicenda nell’Inghilterra vittoriana, quando tutti i protagonisti hanno abbandonato la fattoria per cercare fortuna nella grande città. Rimasto solo, il cane-custode Mosè decide di andare a cercarli per sapere come stanno e provare a riportarli a casa. Il racconto è particolarmente malinconico e sentito, nel raccontare la solitudine di Mosè e le difficili condizioni in cui versano Alberto, la sua amata Marta e gli altri amici.

Il risultato è un affresco spietato della durezza di quel periodo storico, con una sorta di atto d’accusa allo spopolamento delle campagne e al perbenismo della borghesia dell’epoca, pronta a indignarsi per tutto ciò che si colloca fuori dalla norma ma che accetta serenamente il forte dislivello tra le classi sociali. Quasi un’epopea, insomma, cornice adeguata per una delle caratteristiche dello stile di Lusso: la verbosità, che porta a lunghe didascalie e a dialoghi molto ricchi e che in quest’occasione può fregiarsi anche di un linguaggio aulico, coerente con l’epoca di ambientazione.

Il Lupo Alberto di Piero LussoAltra versione “alternativa” dei personaggi si ritrova in Lupo Alberto è Messer Correggio (disegnato sempre da Cannucciari), biografia a fumetti del pittore emiliano Antonio Allegri (1489-1534), detto il Correggio dal nome della sua città natale. Lusso segue fedelmente la vita dell’artista, omaggiandolo e facendolo apparire come un maestro importante per le arti visive italiane, a dispetto del fatto di essere meno celebre di altri pittori dell’epoca per via della sua indole più riservata, nonostante il suo grande talento.

L’inventiva maggiore che si ritrova in questo caso è data dalla presenza di Ipod, “coach” e motivatore di Correggio interpretato da Enrico La Talpa, uno dei personaggi più dirompenti di tutto il cast di Lupo Alberto. Il personaggio ha delle visioni dal futuro e sa a cosa è destinato l’amico, per cui lo aiuta e, potendo assumere in qualche modo anche il nostro punto di vista moderno, diviene il tramite ideale del lettore per addentrarsi nella biografia di un artista così remoto nel tempo.

Le battute e le gag sono tutte per Ipod, spesso basate su divertenti anacronismi, mentre Alberto-Correggio viene caratterizzato in maniera più posata, anche in ossequio al carattere dell’uomo reale. Lo sceneggiatore è quindi riuscito a trovare il modo per rendere briosa e godibile una storia che, in altri contesti, avrebbe potuto essere troppo didascalica e meno avvincente.

Il Lupo Alberto di Piero Lusso

Infine, Alta marea (ancora una volta illustrata da Cannucciari) lascia completamente da parte la vena umoristica per far posto, semmai, a un approccio vagamente surrealista e sognante in un chiaro omaggio alla narrativa di Federico Fellini, citato in più occasioni nella storia. Il passato e il presente si fondono e si confondono continuamente, durante una vacanza in riviera di Alberto, Marta e tutti gli altri animali della fattoria. Per i toni soffusi e il delicato equilibrio tra malinconia e desideri umani, Alta marea è un piccolo capolavoro che in sole 12 tavole riflette sul tempo, sulla vita e sul confronto tra sogno e reale, in un riuscito paragone tra i moti dell’anima e quelli della risacca del mare.

Il Natale

Il Lupo Alberto di Piero LussoIl periodo natalizio rappresenta un’altra costante nella poetica “lupesca” di Piero Lusso, che usa le Feste comandate per far vivere storie intense ai protagonisti della serie.

Il caso più eclatante è Natale senza te, con Bruno Cannucciari ai disegni, nella quale osserviamo Marta elaborare il lutto per Alberto, deceduto dopo un incidente sui pattini. La sofferenza della gallina, la sua impossibilità nell’andare avanti con la propria vita, i sogni in cui continua a fare capolino il proprio innamorato sono gli elementi che mette in campo lo sceneggiatore per comunicare il baratro metaforico in cui cade una persona che perde qualcuno di caro.
Solo qua e là le battute di Enrico stemperano l’atmosfera pesante di questo particolarissimo Natale, in una trama perlopiù angosciante e nella quale alcuni eccessi di disperazione da cui è colta Marta riescono a coinvolgere emotivamente il lettore in una maniera così forte da dimenticarsi di star leggendo un fumetto con animali parlanti.

Più soft, ma non per questo più natalizie nel senso classico del termine, sono Verrà Natale e Una storia di Natale, entrambe con i disegni di Cannucciari. In tutte e due abbiamo alcuni dei personaggi intenti a raccontare una storia legata al periodo festivo, ma la crisi economica, un Santa Claus schiavista e le dimostrazioni scientifiche su come Babbo Natale possa compiere il suo lavoro rendono questi racconti decisamente alternativi, soprattutto per il giovane uditorio di Enrico e degli altri.

Anche con toni più scanzonati, non manca comunque un velo di malinconia con il quale Lusso offre la sua versione del periodo, evidentemente non composto unicamente di luci e addobbi ma anche di sentimenti difficili e di contingenze con cui combattere: i cuccioli della fattoria devono fare a meno dei doni per via della difficile situazione economica, e il signor La Talpa legge preoccupato le notizie finanziarie sul giornale.

Il signor La Talpa

Il Lupo Alberto di Piero Lusso

Proprio Enrico La Talpa è un personaggio che Piero Lusso dimostra di padroneggiare molto bene. Il personaggio ha conosciuto negli anni un successo crescente presso i lettori. Prototipo dell’uomo comune, vizioso, sbruffoncello e un po’ traffichino, Enrico è spesso protagonista di storie in cui Alberto nemmeno compare, accompagnato solo dalla moglie Cesira con cui condivide un matrimonio piuttosto tipico.

In Estinto di santo, per esempio, il personaggio offre il peggio di sé: in visita ad un amico defunto, sconvolge i parenti del morto con comportamenti inappropriati e ricordi fin troppo goliardici a base di donne e ubriacature. Enrico incarna qui l’animo compagnone, quello dell’uomo medio che si sente libero dalla propria routine e vita famigliare solo quando riesce a “rompere gli schemi”, a essere trasgressivo, anche se in modo goffo o iperbolico. Celebrare l’amico scomparso rievocando aneddoti sconvenienti ci restituisce tutta la comicità della sua figura, quasi affetta da una sorta di “sindrome di Peter Pan”.

Il Lupo Alberto di Piero Lusso

La domenica bipolare del signor La Talpa è un piccolo gioiellino di comicità surreale in quattro pagine, dalla trama esile ma tutta incentrata sull’assurdità dei comportamenti del protagonista, che si rende conto tutt’a un tratto della vuotezza della propria vita, salvo poi uscire dall’impasse nell’arco di poche ore e ritrovarsi ad essere colui che critica l’esistenza degli altri, credendosi il migliore di tutti.

Per quanto riguarda l’aspetto più arrogante, di chi è convinto di avere doti nascoste che tutti ignorano, troviamo una riuscita testimonianza in Pazza idea, pubblicata nel primo numero di Lupo Magazine. In questa storia Enrico si convince di avere le carte in regola per diventare un attore di film porno, essendone da tempo un recensore online, e si avventura così in questa particolare branca della cinematografia.

Lusso è abile nel restituirci una personalità dalla sicurezza adamantina, che non sembra porsi il problema della propria statura ridotta o di altre difficoltà congenite per poter sfondare in quell’ambito. Il finale paradossale conferma la capacità umoristica dello sceneggiatore, in grado di cogliere certe caratteristiche e di adattarle al contesto, e riportando al centro della trama un’altra peculiarità del personaggio: la sua libido.

Il Lupo Alberto di Piero Lusso

È d’obbligo citare infine Duro come il tuo cuore, una riuscita parodia del genere hard-boiled in cui Enrico interpreta il detective Sam Falco. Del carattere del signor La Talpa rimane una certa tendenza a non ascoltare chi gli sta intorno e a non cogliere determinati segnali, elementi che gli rendono difficile il proprio lavoro. Per il resto, lo sceneggiatore attinge a piene mani a tutti i cliché di questo tipo di narrazioni ottenendo una storia divertente e simpatica, ma in grado di mantenere intatte anche le atmosfere delle opere a cui si ispira, valorizzata non solo dai disegni di Cannucciari ma anche dai colori dello stesso Lusso.

L’horror

Il Lupo Alberto di Piero Lusso

Enrico La Talpa è anche protagonista di diverse storie dal sapore horror, appartenenti a un filone specifico firmato da Piero Lusso.
Sulla falsariga degli speciali di Halloween realizzati nella serie animata dei Simpson, lo sceneggiatore cala gli animali antropomorfi della fattoria McKenzie in trame orrorifiche, che fanno il verso agli stilemi più rodati del genere quali contagi zombie, lupi mannari, mutazioni e altri abomini.

Non si tratta però di semplici parodie o sberleffi: benché sempre gestite con l’ironia che contraddistingue il prodotto, le brevi trame di questo filone sono spesso effettivamente inquietanti e, svincolate dalla continuity della serialità per via della loro natura speciale e “altra”, possono anche risolversi in veri e propri stravolgimenti dello status quo, in grado di lasciare un leggero brivido nel lettore anche dopo l’ultima vignetta.

Tra i migliori esempi di queste storie citiamo La fattoria dei dannati (disegnata da Giacomo Michelon), dove rifiuti tossici inquinano l’area dei McKenzie portando a una mutazione mostruosa i suoi abitanti. O Neve mutante (sempre per i disegni di Michelon), nella quale una nevicata rende tutti gli animali – meno le talpe – dei vampiri, offrendo un’atmosfera sinistra solo in parte stemperata dai dialoghi sopra le righe di Enrico.

Anche Così fan tutti, ancora con Michelon alle matite, è degna di nota: a metà tra B-movie e satira socio-politica, viene spietatamente messa all’indice l’omologazione alla stupidità e il peggio degli esseri umani, fino ad un finale amaro e a sorpresa.

Il Lupo Alberto di Piero Lusso

Da tutte queste prove, come dalle tante altre non citate, si può delineare lo stile narrativo dell’autore: la costruzione dei dialoghi, per esempio, sa essere incalzante, con una prosa naturale e colloquiale che restituisce ottimamente il registro semplice che ben si confà a personaggi quali Mosè, Enrico, Cesira e altri comprimari della fattoria.

Di contro, però, come anticipato all’inizio del presente approfondimento, il tono di Lusso tende anche a una certa verbosità, che viene però dosata e gestita in maniera opportuna all’interno di trame in cui un certo tono nel linguaggio ha il suo perché.
I dialoghi veicolano gran parte dei tempi comici nelle storie dello sceneggiatore: il suo è un umorismo prevalentemente verbale, che porta alla risata come conseguenza dell’escalation nei discorsi di Enrico La Talpa o che si ritrova nella scelta di alcuni termini gergali e spontanei. Non mancano comunque gag più prettamente fisiche, anche se troviamo che in quel campo l’autore abbia dato il meglio soprattutto nelle sue storie per Cattivik.

Piero Lusso dimostra quindi di aver ottimamente raccolto il testimone di Silver per quanto riguarda la gestione dei personaggi della fattoria McKenzie, cogliendone la loro componente umana e non limitandosi alla comicità, ma anzi usandola intelligentemente come viatico per trame complesse e stratificate. Un talento che sarebbe senz’altro interessante vedere all’opera anche al di fuori di Lupo Alberto.

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