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Un Hulk non così fichissimo

Cosa resta di Hulk se spogliato del fascino e del dramma del tema archetipo del Dr. Jekyll e Mr. Hyde? La risposta non è così...

Un Hulk non così fichissimoBruce Banner, nel corso degli anni, è stato definito in tanti modi: incredibile, il più forte che c’è, gigante di giada, Golia verde, sfregio verde, distruttore di mondi… ma mai fichissimo. A essere fichissimo è il genio ventenne Amadeus Cho, l’ della Nuovissima Marvel, un eroe per le giovani generazioni, al quale piace flirtare con un’attraente baby-sitter, mentre “spacca” un’enorme tartaruga a due teste.
Questo simpatico americano di origini coreane non è sempre stato Hulk, pur avendo provato da subito una forte ammirazione nei confronti del temuto mostro con i pantaloni viola, riuscendo a diventare suo amico, dopo numerosi tentativi falliti.

Creato da nel 2005, Cho è, per sua stessa ammissione, l’ottava mente più brillante del pianeta, un divoratore di merendine, dalle quali trae l’energia utile al funzionamento del suo cervello, nonché un esibizionista che dietro la spacconeria nasconde il dolore e il senso di colpa causati da una grave perdita. Dopo aver formato un improbabile dinamico duo con Ercole, ha vissuto alcune avventure ai margini dell’Universo Marvel, fino al momento in cui, terminato l’evento epocale Secret Wars, si è ritrovato a difendere l’umanità trasformato in Hulk.

La Casa delle Idee ha deciso di affidare le gesta di Amadeus proprio alla tastiera di Pak, sceneggiatore che ha raccontato diverse storie con Bruce Banner come protagonista. Oltre alla serie regolare, pubblicata mentre imperversava il Rulk di Jeph Loeb, dalla mediocrità della quale si eleva l’appassionante ed epico arco narrativo Planet Hulk, si ricorda il Blockbuster World War Hulk.

Per quanto riguarda il primo arco narrativo, raccolto nel volume italiano di  dal titolo Cho time,  ad affiancare lo scrittore è , disegnatore molto amato dai lettori, prolifico copertinista e premiato ideatore della striscia Liberty Meadows per Image. Questo penciler aveva già avuto modo di cimentarsi, da autore completo, con il suo omonimo nelle pagine di Savage Wolverine, nelle quali, oltre all’artigliato canadese, erano presenti la bellezza selvaggia di Shanna e la ferocia di mostri dalle fattezze arcaiche.

Forse con l’intento di esaltare le doti del collega, per l’esordio del suo fichissimo Hulk, Pak stende una sceneggiatura che prevede, come avversario principale, l’affascinante e temibile Lady Hellbender, un’aliena collezionista di creature di mondi diversi, giunta sulla Terra per arricchire la propria riserva. L’artista coreano non si lascia sfuggire l’occasione di far esplodere nelle vignette il testosterone del nuovo Golia verde, sempre pronto a combattere e desideroso di essere sedotto dalle provocanti forme femminili della straniera.

Nel primo volume domina l’azione, traducibile in scontri fisici corredati da dialoghi volutamente comici, senza che venga omessa la spiegazione riguardante l’assenza di Bruce Banner. Nella sua ultima apparizione, inserito da Jonathan Hickman nella ricca trama sviluppatasi parallelamente nelle testate Avengers e New Avengers, pur non essendo un personaggio di primo piano, l’esperto di raggi gamma era stato presentato sia come una minaccia che come parte della soluzione alla catastrofe imminente.

Un Hulk non così fichissimo

Nel secondo brossurato italiano, intitolato Allo specchio, i due capitoli centrali dei cinque raccolti sono dedicati proprio a Banner, osservato nel suo aspetto più fragile e persino commovente, mentre intraprende una nuova vita, tra speranza, dolore e senso di liberazione. Nel rapporto con Amadeus si colgono le differenze tra i due personaggi, accomunati dalle perdite, ma diversamente caratterizzati attraverso le reazioni a esse.

La riflessione e l’introspezione costituiscono gli elementi preponderanti di questo dittico, che spezza il rocambolesco succedersi degli eventi. Infatti, prima di riprendere fiato, Cho si scontra con l’Incantatrice, mettendo alla prova il proprio autocontrollo e cercando di comprendere il motivo degli svenimenti che lo colgono durante le battaglie.
Conclude l’albo un breve racconto ambientato nel 2099, scritto da Paul Benjamin per i disegni di Diego Latorre. Le poche pagine inserite non evidenziano alcun legame con la serie de Il fichissimo Hulk, rendendosi difficilmente intelligibili per chi non avesse dimestichezza con la versione futura del gigante di giada. Nemmeno il comparto artistico soccorre il lettore, dal momento che lo stile dell’artista spagnolo è tanto affascinate quanto poco funzionale alla trama.

A completare il parterre di disegnatori sono Mike Choi e . Il primo si esalta nella costruzione di alcune splash-page nelle quali Hulk scatena la propria forza, mentre il secondo, con il suo tratto elegante sempre riconoscibile, seppur in questo caso incostante, si concentra sull’espressività dei personaggi mettendone in risalto le emozioni. In particolare, il suo Bruce Banner passa con naturalezza dalla rabbia alla felicità, dall’incredulità alla tristezza.
Se la gradazione brillante scelta dal colorista Frank Martin non valorizza i disegni di Choi quanto lo facciano i toni più cupi, Chris Sotomayor entra subito in sintonia con le linee di Davis, dosando con sapienza luci e ombre.

Un Hulk non così fichissimo

Mettendo a confronto gli otto capitoli distribuiti nei due volumi italiani, si nota una costante della scrittura di Pak, ossia la presenza di un numero elevato di comprimari. Sicuramente tra tutti spicca Maddy Cho, la sorella di Amadeus, geniale coordinatrice delle missioni del fratello maggiore. La sedicenne è utile allo sceneggiatore per dare vita ai battibecchi che affollano i balloon e per sondare le qualità di Cho, con particolare attenzione al controllo della rabbia.
Oltre a lei, compaiono Miles Morales, Fin Fang Foom, Tony Stark e alcuni membri della famiglia degli Hulk, protagonista delle precedenti storie di Pak. Questi personaggi, uniti alle situazioni descritte, consentono al lettore di scoprire quale sia la dimensione del fichissimo Hulk nel contesto dell’Universo Marvel forgiato dopo Secret Wars.

Amadeus si è fatto carico di una grande responsabilità, beneficiando dei poteri un tempo appartenuti a Banner, senza diventare una copia dell’amico. Il personaggio si offre al pubblico come un eroe che non distrugge tutto ciò che lo circonda, né perde il controllo pur vedendo le proprie emozioni amplificate dalla trasformazione.
Vera traduzione dell’espressione “genio e sregolatezza“, Cho, che ha finalmente liberato Bruce dal mostro, ama le donne e le belle macchine, desidera divertirsi e collezionare armi incantate, vuole aiutare chi è in difficoltà senza rinunciare a godersi la vita.

Purtroppo, questo Hulk si presenta anche meno sfaccettato, meno drammatico, perché privato della dualità che ha sempre contraddistinto il Dr. Jekyll e Mr. Hyde della Marvel. La semplificazione si ripercuote sulla complessità delle trame e delle caratterizzazioni, al punto che gli unici capitoli capaci di elevarsi oltre la sufficienza sono quelli dedicati a Banner.

Abbiamo parlato di:
Il fichissimo Hulk #1 – Cho time
Greg Pak, Frank Cho
Traduzione di Giuseppe Guidi
Panini Comics, agosto 2016
96 pagine, brossurato, colori – 8,90 €
ISBN: 9788891222145

Il fichissimo Hulk #2 – Allo specchio
Greg Pak, Mike Choi, Alan Davis, Paul Benjamin, Diego Latorre
Traduzione di Giuseppe Guidi
Panini Comics, gennaio 2017
96 pagine, brossurato, colori – 8,90 €
ISBN: 9788891225467

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