Le guerre ombra: Ninjak contro i Sette

Nel secondo volume edito da Star Comics, il Ninjak di Matt Kindt affronta i Sette dell'Ombra e rivive importanti momenti del suo passato.

Le guerre ombra: Ninjak contro i SetteIl secondo volume edito da dedicato a Ninjak raccoglie l’arco narrativo Le guerre ombra e quattro storie brevi dal titolo I file perduti. Il racconto riprende proprio dove si era interrotto alla fine del primo brossurato, la lettura del quale è indispensabile per comprendere la vicenda nella sua totalità. Protagonista è sempre Colin King, un letale agente segreto, le cui avventure continuano a essere narrate da , in questo caso affiancato da sei disegnatori. Se Clay Mann e tornano sul luogo del delitto, va registrato il contributo inedito di Raúl Allén, Patricia Martin, Stephen Segovia e Ryan Winn.

Per Kindt non era sufficiente che Ninjak affrontasse Kannon, uno dei capi dell’impero criminale noto come l’Arsenale, così ha deciso di alzare la posta in gioco, mettendo la spia britannica sulle tracce dei letali Sette dell’Ombra, gli altri leader della potente organizzazione.
Parallelamente, l’autore dipana una trama solo abbozzata nei primi capitoli della serie, ossia quella relativa al monaco non morto, un anziano individuo che trascorre la vita immobile come una statua, capace però di guidare all’illuminazione coloro che decidono di diventare suoi discepoli.

Solo chi ha un’anima a cui manca qualcosa è in grado di vedere il monastero del monaco non morto“: fare luce sul mistero che avvolge gli addestramenti svolti nelle vicinanze di Katmandu è, quindi, pretesto per l’approfondimento psicologico del protagonista e dei suoi antagonisti. In tal senso anche le back-up poste in appendice a ogni capitolo sono significative, perché, insieme ai flashback inseriti nella storia principale, mostrano il passato di Colin, parzialmente condiviso con quello dei nemici. Nello scarto tra gli anni lontani e il presente si apprezza la crescita di Ninjak: quello che ora è un agente quasi invincibile, un tempo era un bambino piagnucoloso e un ragazzo fallibile.

Senza incappare in didascalie ridondanti – difetto delle prime avventure raccontate – Kindt costruisce il personaggio mentre gli fa sventare una minaccia di livello mondiale. Qui, però, risiede il tallone d’Achille di una sceneggiatura comunque apprezzabile: per la spia è tutto troppo facile cosicché più che temere per l’incolumità dell’eroe, ci chiediamo con quale stratagemma riuscirà a prevalere. Perfino un colpo di scena dalle conseguenze potenzialmente molto gravi viene “bruciato”, quasi come se fosse stato subito dimenticato. L’elemento di maggiore interesse diventa quindi la zona d’ombra del passato, nella quale hanno vagato alla ricerca di un senso anche i temibili combattenti Sanguine e Fitz, al centro rispettivamente del settimo e dell’ottavo capitolo.

Le guerre ombra: Ninjak contro i Sette
Juan José Ryp, con la sua visualizzazione grottesca, disegna il percorso di Sanguine, accentuandone l’instabilità mentale attraverso la deformazione fisica. Il sangue scorre, i denti sono zanne affilate, i corpi si contorcono impressionando il lettore, ma i volti non sono precisi, apparendo piuttosto solo accennati. Un maggiore impegno sembra essere profuso dall’artista spagnolo quando lavora alle due back-up assegnategli.
In questo caso il tratto meno fitto acquisisce compiutezza, con una definizione più dettagliata delle fisionomie dei personaggi. Volti affilati e seriosi, fisicità prorompente e marcato gioco di ombre – da notare il prezioso apporto degli inchiostratori Seth Mann e Bit – caratterizzano le tavole di Segovia, talvolta alternate da quelle di Winn, nelle quali Fitz racconta come abbia raggiunto il monastero situato sull’Himalaya.

Le guerre ombra: Ninjak contro i SetteDetto dei capitoli centrali, è curioso rilevare il fatto che i due che aprono e chiudono il volume siano disegnati con stili differenti e diversamente efficaci. Come accennato, quello di Clay Mann non è un nome nuovo per la serie; la sorpresa è piuttosto la prova inferiore alle aspettative espressa nelle pagine conclusive di questo secondo arco narrativo. Non più corpi scolpiti ma agili con pose d’impatto tipiche dei supereroi, ma volti spesso poco espressivi e alcune vignette che paiono completate in fretta.

Al contrario, Raúl Allén, coadiuvato da Patricia Martin, cura meticolosamente le espressioni dei personaggi, alternando linee dolci e spigolose, fermo restando lo spessore del tratto. Pur prediligendo, come gli altri artisti, un taglio orizzontale, si sforza di variare il paradigma. La scelta più creativa contempla l’uso delle onomatopee come margini nei quali far muovere Colin acrobaticamente. Non si può non menzionare il colorista Borja Pindado, poiché egli, diversamente dal collega Ulises Arreola, sceglie di puntare con decisione sulle diverse sfumature dell’azzurro e del blu, rendendo percettibile l’atmosfera misteriosa che circonda Ninjak e il suo nemico, il miliardario pazzo La Barbe.

Infine, il primo numero de Le guerre ombra si distingue tra gli altri come il più equilibrato nella sceneggiatura. Kindt dosa la quantità di informazioni rivelate attraverso i flashback e dona pathos allo scontro tra il protagonista e il membro dei Sette. Sicuramente, impostare anche i capitoli successivi secondo questo schema avrebbe reso la trama ripetitiva e noiosa, perciò si è rivelato saggio concentrare l’attenzione sul passato, a discapito della suspense.

Senza rinunciare all’azione, con dialoghi semplici e didascalie taglienti, l’autore cattura l’attenzione del lettore, che può immedesimarsi nell’eroe, sebbene questi appaia inarrestabile dopo essere sopravvissuto alle pene dell’inferno.

Abbiamo parlato di:
Ninjak #2 – Le guerre ombra
Matt Kindt, Raúl Allén, Patricia Martin, Juan José Ryp, Stephen Segovia, Ryan Winn, Clay Mann
Traduzione di Fiorenzo Delle Rupi – Arancia Studio
Edizioni Star Comics, giugno 2017
144 pagine, brosssurato, colori – 9,90 €

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