Grip: quando il postmoderno invade il mondo del fumetto

Grip di Gilbert Hernandez, Edizioni BD, racconta con toni grotteschi l’improbabile salto da un’amnesia cittadina a un confronto in pieno stile western.

Grip: quando il postmoderno invade il mondo del fumettoGrip apre le sue pagine su uno scenario surreale che lascia storditi e disorientati.

Più che la sinossi di quest’opera allucinata, è sicuramente più semplice raccontare in due righe l’incipit della storia: un uomo, in preda a un’amnesia, si ritrova in mezzo alla folla indifferente della città con soli tre indizi, ovvero il segno di un bacio femminile sulla guancia, un completo classico in giacca e cravatta indosso e il portafogli di un’altra persona in tasca.
La vicenda si presenta come un curioso giallo, tuttavia è molto più contorta di quanto possa apparire da questa descrizione superficiale.

Nel corso del fumetto si alternano coppie insolite di donne prosperose e appariscenti e di uomini dai difetti fisici evidenti, esperimenti scientifici su esseri umani cresciuti in cattività e scontri tra gang criminali rivali, complotti per il dominio/liberazione delle menti e poteri paranormali dalle tinte grottesche.

Osservare questa sfilata di situazioni che si susseguono senza soluzione di continuità e, spesso senza un fil rouge chiaramente visibile, suscita la sensazione che l’autore abbia messo troppa carne sul fuoco.

L’ordine degli eventi è scardinato da una struttura intellegibile: il lettore deve concentrarsi per poter seguire la trama della storia, frammentata nelle numerose vicissitudini dei personaggi, le cui diverse identità costituiscono un altro elemento da ricostruire con attenzione ai fini della comprensione completa dell’opera. Nello stesso tempo, però, l’intreccio prepara a una risoluzione da resa dei conti in stile western che si fa attendere per diverse pagine e che, tuttavia, quando arriva delude un po’’per la sua conclusione sbrigativa.

I disegni di traducono perfettamente le fantasie allucinate dello scenario surreale proposto, e lo fanno, paradossalmente, proprio mantenendosi dentro i canoni grafici di un fumetto che potrebbe benissimo narrare una comune vicenda dall’ambientazione realistica e “ordinata”.

I contorni di ogni figura, personaggio o oggetto che sia, sono netti e spessi, riducendo al minimo i dettagli, all’interno di una descrizione generale elementare; ogni cosa occupa uno spazio ben definito all’interno delle vignette, spazio rigorosamente bidimensionale in assenza di chiaroscuri o sfumature che accennino a una qualche traccia di profondità. Spesso i volti sono ritratti di profilo o schiacciati frontalmente, mentre quando, raramente, il punto di vista si solleva dal terreno, gli oggetti sono disposti nelle panoramiche in modo da evitarne le sovrapposizioni.

Grip: quando il postmoderno invade il mondo del fumetto

Come nelle stampe giapponesi, il più lontano è in alto, il più vicino in basso, mentre, nell’omissione del cielo, lo sguardo sembra percorrere stencil piatti di costruzioni che, ridotte a ombre, fanno da cornice all’azione. Il risultato di queste scelte stilistiche è particolare e riesce a trasmettere bene l’atmosfera di ridicolo surreale e grottesco di cui si colora la storia.

Il contrasto fra la chiarezza netta delle cose e il mistero delle situazioni descritte aumenta lo straniamento del lettore. Un esempio su tutti: il disegno chiaro e inequivocabile di un corpo senza pelle, nonostante, o forse proprio per questo motivo, non lasci adito a dubbi sulla sua interpretazione, finisce per creare, anziché dissipare, gli interrogativi nella mente del lettore. Ragioni, modalità e scopi di una tale mostruosità nascono come quesiti proprio dalla visione di queste vignette trasparenti nella loro lettura.

Grip: quando il postmoderno invade il mondo del fumetto

Purtroppo, diversi di questi interrogativi suscitati dall’autore con tale immediatezza, in realtà rimangono tali, o comunque non viene data loro sufficiente importanza. Inoltre, la narrazione risente negativamente di violenti cambi di scena che, anziché aumentare il ritmo e la suspense, spezzano il racconto e omettono alcune sequenze narrative, mettendo a dura prova la comprensione da parte del lettore e la stessa coerenza interna del testo.

In generale, più che la volontà di trasmettere un determinato messaggio, sembra piuttosto che i temi trattati costituiscano un pastiche di idee mutuate dall’universo sconfinato dei generi narrativi più disparati, con l’unico obiettivo di illustrare una vicenda surreale in pieno stile postmoderno.
Questa chiave di lettura viene suggerita dai titoli dei diversi capitoli dell’opera, che giocano sulle svariate sfaccettature del termine “grip” e dei suoi derivati, mentre nelle vesti grafiche ricalcano le copertine dei classici a fumetti, di volta in volta horror, romantici, fantascientifici, western…

Tale suggestione acquista maggiore consistenza quando il protagonista, vissuto in isolamento per tutta la vita, si prepara al suo ingresso nel mondo osservando solo MTV oppure quando, nel bel mezzo della sua amnesia, le soluzioni ai problemi gli sovvengono da scene di film visti in passato. Nell’opera gli unici ricordi della propria vita sono le rappresentazioni fittizie che l’umanità fa di sé in un circolo vizioso nel quale la “realtà” è la sua rappresentazione e per raccontare una storia basta mettere insieme porzioni di vicende già raccontate.

Questa intuizione, che costituisce una delle chiavi di lettura di molte delle opere di Hernandez, non è malvagia, anzi; dispiace che la mistura finale non sia all’altezza dell’idea che l’ha concepita, o che probabilmente la presenza di quest’idea sia talmente predominante da mettere in secondo piano la completezza dell’invenzione narrativa prodotta.

Abbiamo parlato di:
Grip: è un piccolo mondo ridicolo
Gilbert Hernandez
Traduzione di Micol Beltramini
, novembre 2015
128 pagine, brossurato, bianco e nero – 14,00 €
ISBN: 9788868833978

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