Greystorm: Verne secondo Bonelli?

Con Greystorm, Antonio Serra e Gianmauro Cozzi mirano a ricreare il fascino del romanzo ottocentesco d'avventura: una prima analisi dell'impresa a un terzo del cammino.
Articolo aggiornato il 08/01/2016

IL PROGETTO

è una miniserie in 12 capitoli, costruita nell’arco di quattro anni di lavoro da e Gianmauro Cozzi.Greystorm: Verne secondo Bonelli?Ambientata alla fine del XIX secolo, il suo intreccio si dipana lungo un ventennio e ruota attorno al personaggio di Robert Greystorm, ambizioso e geniale inventore, affascinato dal progresso tecnologico e dai romanzi di Jules Verne. Distaccandosi dalla tradizione bonelliana, che propone come protagonisti personaggi positivi, l’eroe eponimo di questa serie è un cattivo: la discontinuità è tale che Serra e Cozzi si sono preoccupati di definirlo con il minimo di ambiguità possibile, sia dal punto di vista narrativo/biografico sia grafico.

Chiarisce Serra:

“non volevo che le scelleratezze commesse da Robert Greystorm apparissero giustificate da un qualche passato tormentato. Spero, quindi, che ai lettori Robert risulti genuinamente cattivo e, anche per questo, affascinante”

E aggiunge Cozzi:

“Dal punto di vista grafico, ho cercato di rappresentare il carattere ambiguo e malvagio di Greystorm sia nell’aspetto esteriore (capigliatura, pizzetto, sguardo), sia nelle scelte di abbigliamento. Dovendo poi disegnare tutti i mezzi, volanti e non, creati dal nostro protagonista, ho cercato di trasmettere in essi il suo carattere ambizioso”.

Greystorm è quindi non solo e non tanto un cultore del progresso, visionario, disadattato magari monomaniaco, come il professor Lindenbrok, capo spedizione nel “Viaggio al centro della terra“, o un cupo cercatore di libertà per la sua patria, come il Capitano Nemo di “Ventimila leghe sotto i mari (1) , quanto un vero e proprio personaggio negativo senza significative sfumature e gli autori scelgono di utilizzare gli stereotipi a loro disposizione per sottolinearlo.
Naturalmente, resta il sospetto che Serra e Cozzi con quelle dichiarazioni intendano creare precise aspettative nel lettore, sulle quali potranno contare per scegliere come rendere il più efficace possibile la narrazione, e questo fa parte del gioco. Al netto di ciò, le aspettative sono di un Greystorm che insegue le proprie ambizioni lungo una china sempre più malvagia e che si ravvede poco prima del disastro, sacrificandosi per salvare il mondo (e l’amico d’infanzia Howard, che nello svolgimento dell’intreccio si sarà magari allontanato da lui, fino a diventarne avversario). E, naturalmente, di una storia ricca di avventura.

LA STORIA SIN QUI

Nei primi quattro numeri pubblicati, possiamo individuare un primo trittico introduttivo, una sorta di prologo più apertura, che presenta i personaggi e le tematiche di fondo (la brama di notorietà di Greystorm, la creatura imprigionata in Antartide, che lo richiama) e pone le basi per gli sviluppi della serie, che iniziano con il quarto numero, con il naufragio del dirigibile/nave Iron Cloud su una misteriosa isola del Pacifico.

Centrale da subito è il rapporto tra i due protagonisti: un’amicizia che sembra superare la caratterizzazione/divisione quasi manichea delle rispettive personalità: il “buono”e apparentemente puro Jason e l’oscuro e bramoso Greystorm (tenebroso già dal nome). Questa polarizzazione è rimarcata dalla caratterizzazione grafica, coerente con i caratteri dei personaggi: se il protagonista principale è contraddistinto, come specificato da Cozzi, da tonalità scure, dai capelli ai vestiti fino all’espressività, il carattere positivo di Howard è dichiarato anche dalle tonalità chiare della sua rappresentazione. E questa dicotomia, con le tensioni che da essa originano, è il plausibile meccanismo di evoluzione dell’intreccio e della vicenda del protagonista; rappresentazione dell’opposizione tra Bene e Male (un Male veramente profondo, che, sepolto nel profondo del Freddo Glaciale, attende qualcuno che lo riporti sulla scena del mondo), tra tensione al progresso e rischio di distruzione, tra capacità di creare e possibilità di uccidere.

Greystorm appare da subito guidato da un’ambizione totalizzante, legata a un egocentrismo tale da renderlo insensibile a tutto ciò che è altro da sé: dalla fame (si nutre con poco) ai sentimenti delle persone, che sono per lui semplici strumenti da utilizzare nel modo più efficiente possibile per raggiungere i propri obiettivi (2) ; il suo fascino gli guadagna l’amore adolescenziale di Elisabeth, il suo carisma la fedeltà incondizionata di personaggi quali McCrane e la sua indiscutibile genialità tecnica l’ammirazione di tutti coloro che lo conoscono, ma il suo rapporto con gli altri non sembra andare oltre lo sfruttamento. La grossolanità delle stesse categorie che utilizza per leggere le persone, essenzialmente efficienza e fedeltà, indica la sua scarsa maturità: l’esempio più clamoroso è il fraintedimento della personalità di Howard, che Greystorm definisce più volte “romantico”, in senso spregiativo, mentre l’amico è semmai espressione dello spirito illuministico e umanistico.

Howard si dichiara alla ricerca di una passione che dia senso alla sua vita, e lo pensiamo accompagnarsi a Greystorm per tentare di assorbire parte della passione che sorregge e al contempo avvelena l’amico. E tuttavia applica tecnologia e scoperte scientifiche in maniera non meno creativa di Greystorm, ma come mezzo per una migliore integrazione uomo/ambiente, e comunque mantenendo l’uomo come fine e non come mezzo (proprio questo approccio caratterizza Howard e lo possiamo immaginare lettore appassionato di Kant e Adam Smith, così come Greystorm lo è di Verne, con il quale tiene addirittura una corrispondenza (3) ).
Siamo quindi di fronte a due simmetrici nichilismi: l’accidia di Howard e l’amoralità di Greystorm; ma, mentre Greystorm sembra inoltrarsi sempre più nel vuoto dentro se stesso, Howard in ogni occasione si apre agli altri, crescendo nella loro considerazione e diventando elemento di riferimento dell’equipaggio. Se Grystorm può aspirare ad essere un padrone, Howard ha tutte le caratteristiche di una guida, mancandogli solo la consapevolezza delle proprie capacità.

CHE AVVENTURA SIA!

Il XIX secolo è l’epoca dove sono ambientate varie serie bonelliane, dalle classiche Tex e Zagor alla più recente Magico Vento ed è anche quella che fa da sfondo ad opere quali La Lega degli Straordinari Gentlemen, di Alan Moore e Kevin O’Neill [MOO-ONE] o al Professor Bell di Joan Sfar [SFA]. Mentre le serie bonelliane raccontano (ricostruiscono) il mito della frontiera dal punto di vista della contemporaneità (al punto che parlano forse più di questa che di quella), le due opere citate si rifanno al romanzo d’avventura ottocentesca: Moore ne riprende i protagonisti [RAS] e Sfar, usando un personaggio di Conan Doyle, lo ricrea innervando le sue storie di un senso del magico tratto direttamente dalla cultura ebraica ([GAB-1] [GAB-2]).
L’idea (la sfida) che sorregge Greystorm è diversa: recuperare l’atmosfera del romanzo d’avventura classico e scrivere un fumetto come avrebbero potuto farlo Verne o Stevenson, con le ovvie implicazioni di una simile impostazione, ben illustrate da Borges nel suo “Pierre Menard autore del Don Chisciotte[BOR].

Fino ad ora la serie ha svolto il proprio dovere con ordine e precisione, costruendo ogni episodio secondo una struttura narrativa classica, composta da introduzione, parte centrale con climax e finale che chiude quanto accaduto prima e apre agli episodi seguenti. La scrittura, lineare e controllata, mescola elementi e riferimenti diversi, propone con chiarezza ai lettori le direttrici del racconto e delinea i rapporti di forze fondamentali e i possibili punti di sviluppo (la dualità Greystorm/Howard, il progressivo rafforzarsi dell’essere rinvenuto nei ghiacci, le tensioni nell’equipaggio e così via). Greystorm, al di là della scelta di un personaggio negativo come protagonista, rispetta quindi la tradizione e la missione della Bonelli, che ha fatto dell’Avventura il principio guida della propria produzione. Avventura in tutte le possibili sfaccettature e attraverso i generi e i periodi storici, in un contesto di pubblicazione seriale e mainstream. In generale, la sfida dei suoi autori è quindi valorizzare le idee, i personaggi e gli scenari alla base di ogni serie evitando gli stereotipi di genere e la ripetizione.
In particolare per Greystorm, dai primi quattro numeri possiamo mettere in evidenzia alcuni fattori di rischio di questo tipo. La caratterizzazione troppo marcata dei personaggi, che pur consente la loro immediata identificazione, può risultare in un’eccessiva assenza di sfumature e in una prevedibilità di azioni e pensieri: serve allora una costruzione dell’intreccio che sfrutti la linearità delle psicologie come elemento costitutivo e non indulga alla loro sottolineatura. La caratterizzazione unidimensionale ed estrema del protagonista espone la serie al rischio della banalizzazione e della perdita di drammaticità e forse un modo per evitare questo rischio è proprio quello di affiancare un “alter-ego”, un personaggio della stessa importanza, con il quale creare e far evolvere un rapporto di tensione e equilibrio (Jason Howard dall’inizio, poi EléEle). L’uso di elementi e situazioni tipici del genere, funzionale alla leggibilità immediata, rischia di togliere il fascino della scoperta e della sorpresa, e ridursi a citazioni che solleticano l’erudizione del lettore, senza pero’ arricchire la trama e lo scenario della vicenda. Così nel giovane Greystorm che persegue la sua brama di successo e di potere, cieco a tutto fino a rimetterci una parte del suo corpo, possiamo facilmente vedere ad esempio il giovane Anakin Skywalker, che diventerà poi il cattivissimo Darth Fener o il primo Tetsuo di Otomo e più in generale, tutta quella serie di personaggi di cui è piena la letteratura, che finiscono per essere vittime di se stessi.

Al momento la serie risulta sicuramente godibile: le sceneggiature indugiano sulla parte tecnico-scientifica, ma senza che la cosa risulti invasiva e in definitiva ogni elemento è calibrato per esaltare l’avventura stessa, vera protagonista della serie (4) .
La parte grafica sorregge in maniera efficace la sceneggiatura: le tavole sono molto curate e attente ai particolari, aspetto fondamentale in un fumetto con così tanta tecnologia e presentano sempre strutture perfettamente adattate ai diversi momenti narrativi, sottolineando l’alternanza delle diverse fasi del racconto. A riguardo basta prendere l’incipit del quarto volume: la caduta dell’Iron Cloud viene raccontata con un’alternanza di tavole a due vignette nelle scene dinamiche esterne a tavole con tre/cinque vignette che raccontano quello che succede all’interno del dirigibile, mentre dopo l’atterraggio le tavole diventano in prevalenza di cinque vignette, cosa che rallenta e dilata la narrazione dopo la concitata fase iniziale.
Le matite, con un alto grado di fedeltà agli studi di Cozzi, offrono un risultato più che soddisfacente, anche se l’influenza degli inchiostri è molto forte, tanto che i disegni di Simona Denna, autrice di tre dei primi quattro volumi, diventano sensibilmente più morbidi, compatti o spigolosi a seconda che le chine siano di Palomba, Vicari o Corbetta. Bignamini, autore del terzo Capitolo, presenta un tratto “castelliniano” con anatomie molto forti e marcate e un’ombreggiatura altrettanto decisa, che sottolinea ed esalta i volumi delle sue tavole.

Confrontato con alcune delle più recenti produzioni di casa Bonelli, si pensi soprattutto al quasi coetaneo Caravan, partito con un buon esordio [SAL] e poi lanciato verso la strada del nulla, come i suoi personaggi, o a Volto Nascosto, sovrano della contro-banalità, dove tra le Guardie (i Bianchi colonizzatori) e i Ladri (i Neri colonizzati) alla fine sono i secondi a essere i Buoni e i primi sono i Cattivi oppressori, Greystorm scorre con maggior leggerezza.
L’obiettivo degli autori è una storia dove l’Avventura stessa sia protagonista e il percorso dei primi quattro numeri è saldamente impostato in quella direzione: è lecito sperare che il risultato finale sia qualcosa di più di un prodotto ben fatto e magari un piccolo classico nel mondo Bonelli.Greystorm: Verne secondo Bonelli?

Abbiamo parlato di
Greystorm #1 – Grandi Progetti
Antonio Serra, Gianmauro Cozzi, Simona Denna, Francesca Palomba

Greystorm #2 – Il gigante dei cieli
Antonio Serra, Gianmauro Cozzi, Stefano Vietti, Simona Denna, Antonella Vicari
Sergio Bonelli Editore

Greystorm #3 – Il Polo Sud
Antonio Serra, Gianmauro Cozzi, Alessandro Bignamini
Sergio Bonelli Editore

Greystorm #4 – La fine dell’Iron Cloud
Antonio Serra, Stefano Vietti, Simona Denna, Silvia Corbetta
Sergio Bonelli Editore

Riferimenti
[BOR] Jorge Luis Borges: Pierre Menard autore del Don Chisciotte in Finzioni. Einaudi.
[GAB-1] Ettore Gabrielli: Professor Bell #1: Il messicano a due teste.
[GAB-2] Ettore Gabrielli: Professor Bell #2: La bambola di Gerusalemme.
[HOB] Ion Hobana: 20000 pagine alla ricerca di Jules Verne. Editrice Nord.
[LOT] Herbert Lottman: Jules Verne, Sognatore e profeta di fine millennio. Mondadori
[MOO-ONE] Alan Moore, Kevin O’Neill: La Lega degli Straordinari Gentlemen. Magic Press.
[RAS] Simone Rastelli: La Lega degli Straordinari Gentlemen.
[REC-TOR] Carlo Recagno, Rodolfo Torti: Martin Mystere #294 – Ricordi dal Futuro. Sergio Bonelli Editore.
[SER-COZ] Antonio Serra, Gianmauro Cozzi: faq su Greystorm: www.sergiobonellieditore.it.
[SAL] Massimo Salzmann: Caravan #1 Il Cielo su Nest Point.
[SFA] Joan Sfar: Il Professor Bell. Coconino Press.


Note:
  1. Le opere di Verne sono disponibili presso l’editore Mursia, sebbene con vario grado di reperibilità; Mondadori propone una ristretta selezione delle avventure più celebri. Fra i saggi che trattano dell’autore francese, nelle biblioteche si possono trovare i lavori di Hobana [HOB] e Lottman [LOT]. 

  2. Va pero’ sottolineato che il disprezzo verso Elisabeth (una contadina) e gli operai che costruiscono l’Iron Cloud è compatibile con la differenza di classe sociale (e merita sottolineare che il cantiere dell’Iron Cloud appare molto più sicuro per i lavoratori rispetto alla stragrande maggioranza dei cantieri edili italiani contemporanei). In questo senso, risalta maggiormente la sensibilità di Howard che l’insensibilità di Greystorm, il cui egocentrismo si manifesta semmai nell’arroganza e disprezzo con cui tratta i suoi pari. 

  3. Notiamo di sfuggita che Jules Verne appare ad esempio nel bonelliano Martin Mystere “Ricordi dal futuro” [REC-TOR]. 

  4. Il prologo è sinora l’episodio più debole: scritto in maniera lineare e senza sbavature, manca tuttavia della forza di impatto che è lecito aspettarsi dall’incipit di una serie, che ha il gravoso compito di catturare il lettore e convincerlo a proseguire la lettura. Scorre liscio e ordinato al punto da farlo sospettare episodio destinato ad apparire più avanti, o addirittura fuori serie, sfruttando così la pregressa conoscenza dei personaggi e rispondendo a naturali (perché preparate dagli autori) curiosità del lettore, dalla causa della parziale invalidità di Greystorm all’origine della relazione fraHoward e Greystorm. 

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