The Graveyard Book e il sodalizio tra Neil Gaiman e P. Craig Russell

P. Craig Russell cura l’adattamento a fumetti di The Graveyard Book, romanzo per ragazzi di Neil Gaiman, vincitore nel 2009 del prestigioso Premio Hugo.

Da “The Witch’s Headstone” all’adattamento di P. Craig Russell

The Graveyard Book e il sodalizio tra Neil Gaiman e P. Craig Russell
L’edizone NPE dell’adattamento a fumetti

Nel gennaio 2007 pubblica per Bloomsbury il racconto The Witch’s Headstone, all’interno della raccolta Dark Alchemy: Magical Tales from Masters of Modern Fantasy. Nel giugno di quell’anno il racconto viene inserito in un’altra antologia dal titolo M Is for Magic, edita nel nostro Paese come Il cimitero senza lapidi e altre storie nere.

Qualche dettaglio differenzia la versione italiana da quella originale della raccolta. Nella versione nostrana del volume il racconto è tradotto come “Il cimitero senza lapidi” – per la verità perdendo ogni riferimento alla trama –, è posto in apertura del libro e segue l’introduzione scritta da Gaiman nell’agosto 2006, mentre nella versione originale edita da HarperCollins è solo il decimo titolo.

“The Witch’s Headstone” (“La tomba della strega”) può considerarsi il nucleo su cui Gaiman ha successivamente sviluppato l’intreccio del romanzo The Graveyard Book, all’interno del quale diventa il quarto capitolo, mantenendo il titolo invariato.

Edita il 30 settembre 2008 da Harper Collins per il mercato statunitense, e il 31 ottobre da Bloomsbury per il Regno Unito, The Graveyard Book giunto in Italia come Il figlio del cimitero. Scelta quanto meno azzardata perché il titolo così tradotto, pur riferendosi palesemente alla storia raccontata, snatura la dichiarata volontà di Neil Gaiman di trarre ispirazione da Il libro della giungla (The Jungle Book in originale) di Rudyard Kipling.

The Graveyard Book e il sodalizio tra Neil Gaiman e P. Craig Russell
L’edizione per ragazzi del romanzo (Bloomsbury Publishing, ottobre 2009)

L’edizione italiana Mondadori, per la traduzione di Giuseppe Iacobaci, ha però il pregio di aver mantenuto le illustrazioni di Dave McKean, collaboratore di lungo corso di Gaiman, autore della copertina e delle immagini interne dell’edizione USA e di quella per il mercato adulto in UK. L’edizione britannica per ragazzi è invece stata illustrata da Chris Riddell.

La storia editoriale di The Graveyard Book prosegue e approda nel campo della Nona Arte quando, nel 2014, Philip Craig Russell pubblica con HarperCollins l’adattamento a fumetti del romanzo di Gaiman. Un binomio proficuo, questo, dato che Craig Russell era già stato autore degli adattamenti di Coraline e Sandman: The Dream Hunters.

La graphic novel viene pubblicata originariamente in due tomi: il primo, edito il 29 luglio 2014, contiene i primi cinque capitoli del romanzo più l’“Interludio”; il secondo, disponibile dal 30 settembre dello stesso anno, riporta i tre lunghi capitoli finali.

La peculiarità della versione a fumetti di Russell risiede nel fatto di aver affidato a diverse voci l’interpretazione della storia del giovane protagonista, Nobody Owens. E così ai disegni vediamo avvicendarsi, in rigoroso ordine di apparizione: Kevin Nowlan, P. Craig Russell, Tony Harris e Scott Hampton (autori entrambi del terzo capitolo, diviso a sua volta in due parti graficamente ben distinte), Galen Showman, Jill Thompson, e Stephen B. Scott (cui è affidato il breve ma significativo “Interludio”), nel primo volume; David Lafuente, nuovamente Hampton, e infine Russell, Nowlan e Showman (questi ultimi tre autori dell’ultimo capitolo), nel secondo.

L’edizione italiana NPE è la prima a raccogliere in un unico corposo libro l’adattamento integrale, proponendolo finalmente con il titolo originale, e riprendendo per la copertina il disegno creato da Russell per il Volume 1 dell’edizione americana, per la grafica di Sarah Nichole Kaufman. La traduzione è invece stata curata da Nicola Pesce e Andrea Plazzi. Un volume di pregio con sovraccoperta serigrafata, rilegatura cartonata, carta di elevata grammatura, presentato alla scorsa Lucca Comics & Games alla presenza dello stesso Philip Craig Russell, già pubblicato dall’editore campano con il suo Coraline. (1)

The Graveyard Book e il sodalizio tra Neil Gaiman e P. Craig Russell
Un’illustrazione di Dave McKean per l’edizione per adulti del romanzo (Harper Collins, settembre 2008)

Il concept e la trama

L’ispirazione per The Graveyard Book venne a Gaiman nel 1985, quando – secondo quanto detto in un’intervista rilasciata a Scottish Book Trust il 23 febbraio 2009 – vide suo figlio di allora due anni pedalare sulla sua bici attorno a un cimitero, vicino alla loro casa di East Grinstead, nel West Sussex. Accorgendosi di quanto il bambino fosse a suo agio in quel luogo, pensò che sarebbe stata una buona idea scrivere qualcosa che somigliasse al Libro della giungla, ma ambientandolo in un cimitero. Tuttavia, dopo i primi tentativi di scrittura pensò di non essere un autore ancora abbastanza capace per quell’opera, che poi vide la luce solo ventiquattro anni dopo.

Ciascuno degli otto capitoli in cui il libro, e di conseguenza l’adattamento a fumetti, è suddiviso, racconta un breve spaccato della vita di Nobody “Bod” Owens, ed è collocato a due anni di distanza dal precedente, seguendo la crescita del protagonista fino all’adolescenza e al toccante epilogo.

The Graveyard Book e il sodalizio tra Neil Gaiman e P. Craig Russell
Tavola di Kevin Nowlan per il Capitolo 1

Il romanzo – a cui il fumetto si mantiene assai fedele – si apre con una strage familiare compiuta da un assassino, un Uomo Jack, al quale però sfugge la vera vittima designata dell’omicidio: un bambino di due anni, che nel cuore della notte va a rifugiarsi in un cimitero non lontano dalla propria casa. Qui viene trovato dagli spiriti che abitano il luogo, e in particolare dai coniugi Owens, a cui il piccolo viene affidato dal fantasma di sua madre appena assassinata. Ribattezzato Nobody, “Nessuno”, il bambino cresce in una situazione di innaturale normalità, in cui la sua famiglia e i suoi amici sono le anime dei defunti che riposano nel graveyard, il cimitero del titolo; il suo tutore è un non-morto, l’enigmatico Silas, la sua insegnante è la licantropa Miss Lupescu. Nobody vive in una condizione che chiama “libertà del cimitero”: libero di esplorare ogni angolo di quel luogo, ma allo stesso tempo isolato dal mondo, al sicuro nel solo posto dove Silas può garantirgli protezione dagli Uomini Jack, una setta antica quanto Babilonia alla quale una profezia ha indicato in Nobody l’artefice della sua distruzione e che per questo non ha mai smesso di cercarlo. Bod, come viene da tutti chiamato, acquisisce con il tempo le abilità che sono appannaggio dei fantasmi, e nello stesso tempo vive le inquietudini e i turbamenti di un giovane uomo che sente pressante la spinta verso la libertà, sino all’inevitabile scontro con i suoi nemici e al commiato dalla famiglia e dagli amici di sempre.

Punti di contatto con altre opere

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Tavola di Galen Showman per il Capitolo 4


Le analogie con l’opera di Rudyard Kipling sono palesi. 
Alcuni dei capitoli sono speculari rispetto al romanzo del 1894, che Gaiman ha eletto a sua fonte ispiratrice principale: ad esempio il terzo, intitolato “The Hounds of God” (“I segugi di Dio”, per l’Italia), ha un forte parallelismo con il racconto “La caccia di Kaa”, anch’esso terzo capitolo de Il libro della giungla.

La Guardia d’Onore – un manipolo di creature magiche votale al Bene, che conduce una secolare lotta contro le forze del Male, invisibile agli occhi dell’umanità – di cui Silas e Lupescu fanno parte, protegge con la propria magia il giovane Bod, esattamente come l’orso Baloo e la pantera nera Bagheera tutelano Mowgli dalla minaccia della tigre Shere Khan. E il fatto che Miss Lupescu sia una licantropa è un chiaro richiamo al branco di lupi che ha allevato Mowgli.

Con La Danse Macabre dell’omonimo quinto capitolo il cimitero e il mondo dei vivi celebrano il culto della Morte, rappresentata come una giovane donna a cavallo di un destriero bianco – sulla cui groppa, viene promesso a Bod, un giorno salirà anche lui –. Essa trova nel Libro della giungla il suo corrispettivo nel racconto “Toomai degli elefanti”, in cui la danza dei pachidermi è considerato un momento sacrale e iniziatico per il protagonista.

E per concludere un elenco non esaustivo di parallelismi fra le due opere, il fatto che Nobody esca dal cimitero, pur consapevole dell’incombente minaccia degli Uomini Jack, fa il pari con le frequenti fughe di Mowgli dalla giungla, nonostante Shere Khan lo attenda per divorarlo.

Il libro della giungla non è però la sola opera con cui The Graveyard Book trova dei punti di contatto.

The Graveyard Book e il sodalizio tra Neil Gaiman e P. Craig Russell
Tavola di Scott Hampton per il Capitolo 3

Gli Uomini Jack identificano Bod come il proprio nemico naturale, ma è nel momento stesso in cui tentano di eliminarlo che avverano la profezia cui vogliono strenuamente opporsi. E vista in quest’ottica la vicenda di Nobody Owens non può che ricordare quella quasi coeva di Harry Potter, personaggio scaturito dalla penna di J.K. Rowling e protagonista della notissima saga in sette volumi, pubblicati nell’arco di un decennio a partire dal 1997.

Al di là delle influenze esoteriche che pervadono ambedue le storie, sono molte le creature magiche che compaiono sia in The Graveyard Book che in Harry Potter: dai maghi ai fantasmi, dai licantropi ai vampiri, pur con esiti e ruoli talvolta totalmente differenti. Tutte figure appartenenti a una tradizione narrativa chiaramente fondante di entrambe le opere.

Ma è la predizione di Sibilla Cooman citata nel quinto e sesto libro della saga di J.K. Rowling – esattamente nel passaggio in cui recita «l’Oscuro Signore lo designerà come suo eguale, ma egli avrà un potere a lui sconosciuto…» – che concorda nel contenuto con quella scritta da Gaiman per il suo protagonista. Dopo aver fatto strage della famiglia Potter, ma ferendo e non uccidendo il piccolo Harry, Lord Voldemort designa il suo rivale; allo stesso modo gli Uomini Jack creano il proprio avversario e colui che è destinato a sconfiggerli mancando l’omicidio di Bod nella culla. Per questi motivi entrambi gli orfani sono preservati dalle minacce esterne in un luogo magico e circoscritto: Hogwarts per Harry Potter, il cimitero per Nobody Owens.

Le tavole, i disegni, i colori

The Graveyard Book e il sodalizio tra Neil Gaiman e P. Craig Russell
Particolare di una tavola di David Lafuente per il Capitolo 6

Sul piano grafico l’adattamento di Craig Russell si caratterizza per l’omogeneità con cui gli otto autori dei disegni si approcciano all’opera.

Ciascuno di loro sembra seguire delle precise direttive che conducono verso una rigidità della griglia che non lascia spazio a particolari virtuosismi stilistici che coinvolgano la struttura della tavola, ma che non per questo ne impoveriscono l’impatto visivo.

Ogni pagina è carica di vignette, sempre ben squadrate, regolari, simmetriche, ciascuna delle quali è ricca di dettagli che lasciano spazio alle peculiarità stilistiche di ciascun disegnatore. Proprio questa semplicità nella disposizione delle vignette regala un’esperienza di lettura godibile e di facile fruizione, anche a quanti non hanno piena dimestichezza con il medium fumetto.

Questa coesione nel seguire le linee guida dettate da Russell consente però a tutti gli autori di offrire una personale visione artistica di ciascun capitolo della storia di Bod, in cui spiccano in particolare la resa dell’”Interludio”, disegnato da Stephen B. Scott, e del drammatico e serrato settimo capitolo, “Tutti gli Uomini Jack”, firmato da Scott Hampton – il primo con un particolare gioco di inquietanti luci e ombre, e il secondo con una dettagliatissima attenzione per i particolari realistici.

The Graveyard Book e il sodalizio tra Neil Gaiman e P. Craig Russell
Tavola di P. Craig Russell per il Capitolo 2

Hampton emerge fra gli altri anche per la capacità di rendere inquietanti e vivide le grottesche figure dei Ghoul nel terzo capitolo, cui però si contrappone nettamente in tratto forse eccessivamente carico di Tony Harrys con il quale divide la genitorialità della storia.

In più ogni autore, con il suo stile peculiare, sembra essere stato scelto con particolare attenzione per la porzione di racconto affidatagli. Non è difatti un caso che il secondo capitolo, “Una nuova amica” – dedicato all’amicizia fra il piccolo Bod e la coetanea Scarlett Amber – si caratterizzi per la linea pulita e l’ariosità dei disegni di Russell, in perfetta sintonia con un periodo spensierato della vita del protagonista e con la freschezza di un’amicizia appena sbocciata. Così come la modernità del tratto di David Lafuente – con certi suoi richiami allo stile manga che rendono le sue tavole divertenti e ricche di dinamismo – è abbinato al sesto capitolo, “I giorni di scuola di Nobody Owens”, che coincide con l’adolescenza del protagonista, ovviamente problematica e carica di spinte alla ribellione all’autorità costituita.

Una menzione distinta merita Lovern Kindzierski, i cui colori – tutti giocati sui toni freddi, lividi e desaturati – rendono alla perfezione l’ambientazione cimiteriale, anche là dove non è nella volontà degli autori turbare o spaventare il lettore.

In conclusione

The Graveyard Book e il sodalizio tra Neil Gaiman e P. Craig Russell
Tavola di Scott Hampton per il Capitolo 7

The Graveyard Book, già nelle intenzioni di Neil Gaiman, si presenta come uno splendido romanzo di formazione, insignito di numerosi riconoscimenti internazionali tra cui il Premio Hugo 2009. La vita così particolare di Bod, il suo processo di crescita, i suoi passaggi iniziatici, trovano molti punti in comune con altre opere letterarie, e per questo motivo confermano l’importanza di questo romanzo come un eccellente libro concepito per i ragazzi, ma con importanti sottotesti pensati per il lettore più adulto.

Drammatico, pauroso, inquietante e toccante – specie nei momenti finali – Gaiman ha la capacità di creare affezione nel lettore verso ogni singolo personaggio di questa storia così corale e emblematica, fino a riscoprirsi profondamente commossi nel subire il distacco da Nobody, Silas, Lupescu, gli Owens e tutta la famiglia del cimitero, che per 360 pagine diventa anche la casa di chiunque si approcci a questo romanzo.

Il suo adattamento a fumetti, poi, riesce a valorizzare con le immagini quei passaggi meno approfonditi da Gaiman e lasciati all’immaginazione o alle personali sensazioni del lettore. In particolare il volume curatissimo di NPE valorizza come merita un testo cardine della moderna letteratura britannica, di un autore che raramente delude il suo pubblico.

Abbiamo parlato di
The Graveyard Book
Neil Gaiman, Philip Craig Russell
Traduzione di Nicola Pesce, Andrea Plazzi
Nicola Pesce Editore, novembre 2015
358 pagine, cartonato con sovraccoperta, colori – 29,00€

The Graveyard Book e il sodalizio tra Neil Gaiman e P. Craig Russell
Particolare di una tavola di Jill Thompson per il Capitolo 5

Note:
  1. Nel gennaio 2016, NPE ha fatto seguire all’edizione cartonata – andata esaurita in poco più di due mesi – un brossurato con alette. 

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