In God We Trust: credere e parlare (male) della religione

In "God We Trust" è il nuovo lavoro di Winshluss, un trattato di satira e blasfemia sulla religione cattolica che strappa più di un sorriso al lettore.

In God We Trust: credere e parlare (male) della religioneAlla Lucca Comics & Games 2015, , la linea per i prodotti editoriali pensata dalla fiera del fumetto partenopea, ha presentato In God We Trust, ultima fatica di Winshluss, al secolo Vincent Paronnaud, datata 2013.

Dopo lo straordinario successo di pubblico e critica del suo precedente lavoro, il Pinocchio di collodiana memoria completamente ribaltato dal genio dell’artista svizzero, Comicon ha deciso di scommettere di nuovo sul suo visionario talento, traducendo questa serie di episodi, illustrazioni, tavole singole accomunate da una peculiarità: essere blasfeme.

Paronnaud, seguendo un filone molto in voga in questo momento, cioè le rivisitazioni in chiave umoristico/satirica degli episodi e dei dettami della religione cattolica tratti dalle sacre scritture, sviluppa però la sua opera con una porta d’accesso più impervia,  data paradossalmente dalla maggiore libertà che il suo mercato d’origine – quello francese – gli concede.

La tematica trattata, già di per sé scottante,  viene affrontata dall’artista senza nessun freno, ma anzi con la voglia di divertirsi e divertire anche scioccando, smitizzando completamente i personaggi.

In God We Trust: credere e parlare (male) della religioneIl processo di smantellamento della mitologia cristiana parte dalle fondamenta: Winshluss mette completamente alla berlina il triangolo fondamentale della religione cattolica: il Padre, un dio molto vicino allo Zeus della tradizione greca, beone, bevitore, farfallone; il Figlio, che soffre di carenze d’affetto e di autostima; lo Spirito Santo, elemento che viene addirittura sostituito da più naturali modi di concepimento.

La visione drammaticamente umana, e perciò molto spesso ridicola – visto quanto nelle miserie umane commedia e tragedia si leghino – può disturbare un lettore più sensibile, alla luce dell’attuale complicato momento storico, anche se non sembra proprio che l’autore abbia avuto altre impellenze nel raccontare che non il divertirsi, e il divertire.

Partendo da questa base, è facile immaginare cosa attenda il lettore, tra pagine che fanno il verso alle pubblicità progresso, trasformandola in re-gresso verso la chiesa cattolica, preti pedofili, spacconate di Gesù e fughe paterne dettate da un’immaturità quanto mai umana.

Molto particolare anche l’impostazione narrativa scelta: come Pinocchio era quasi completamente scevro da dialoghi e parole, così questo nuovo lavoro è ricco di baloon, di didascalie, di dialoghi anche direttamente con il lettore, al quale spesso ci si rivolge abbattendo il muro della quarta parete e presentando personaggi quanto più umanizzati è possibile. Da questo punto di vista è anche abbastanza interessante la scelta di legare tutto il materiale tramite un vero e proprio narratore, succedaneo dello stesso Winshluss.

In God We Trust: credere e parlare (male) della religioneIl libro, che si apre con una copertina cartonata quanto mai sobria, tutta blu con inserti dorati, nasconde invece poi al suo interno un’anima colorata, sia per la veste grafica, con frontespizi e tavole di illustrazioni ricche di elementi decorativi, sia per le tavole stesse, per le quali l’autore ha usato una colorazione più brillante rispetto ai precedenti lavori.

Tale brillantezza è aumentata dalla presenza di alcune star della cultura pop, sia provenienti dal mondo della nona arte, come Superman, sia dalla vita reale, come Giovanni Paolo II. Questi cammei – alcuni riusciti, altri meno – aiutano a sdrammatizzare e alleggerire ancora di più anche le situazioni più pesanti o potenziali tali, grazie al fatto di essere tutti rappresentati da un tratto naturalmente grottesco e sopra le righe.

Sicuramente In God We Trust nonostante non riesca a raggiungere – per la verità non le sfiora nemmeno – le vette del precedente lavoro del disegnatore, è un’opera interessante, consigliata però quasi esclusivamente a un pubblico che va dal laico all’ateo spinto, che non si crea grandi problemi di blasfemia.

Rischio fuori tempo massimo?
Forse. Però Winshluss ha le stigmate del narratore di razza, e si vede, sempre.

Abbiamo parlato di:
In God We Trust
Winshluss
Traduzione di Claudio Curcio
Comicon Edizioni, Novembre 2015
112 pagine, cartonato, colore – 22,00€
ISBN 9788898049424
In God We Trust: credere e parlare (male) della religione

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