Gipi, unastoria: “Un fumetto per cui fosse difficile volermi bene”

Gianni Pacinotti in arte Gipi torna dopo cinque anni di silenzio con il suo straordinario nuovo fumetto, unastoria. Un racconto che rappresenta un gesto di coraggio per l'autore.
Articolo aggiornato il 17/04/2015

Gipi, unastoria: "Un fumetto per cui fosse difficile volermi bene"

È impossibile recensire unastoria, la nuova graphic novel di senza parlare del fatto che arriva cinque anni dopo La mia vita disegnata male (2007). Un lungo, lunghissimo momento di silenzio in cui Gianni Pacinotti ha dedicato la sua creatività al cinema realizzando un film, L’ultimo terrestre, presentato alla mostra del cinema di Venezia, alcuni gustosi esperimenti cinematografici come Smettere di fumare fumando e il recente video musicale per i Massimo Volume La cena.

Al recente Lucca Comics and Games, intervistato da Luca Valtorta, l’autore ha raccontato:

Per 5 anni non sono riuscito a lavorare. Per me è stato molto strano: ero convinto che fare fumetti fosse la mia vita e invece di botto è finita, non avevo più idee. Non è stato un momento allegro e poi di botto ho ricominciato. Ho iniziato nel 2012. Non invento storie avvincenti, plot, a me importa un minuto di armonia sulla carta. Riuscire a vedere il mondo che ho intorno. Ero a Parigi,  andavo alle feste, facevo il figo, ma non mi mettevo più al tavolo. La serenità che ho ritrovato tornando al disegno me la sognavo. Mi divertivo molto sul set quando lavoravo al film ma non è la stessa cosa. Ho un legame sessuale con la carta, stiamo insieme da quando ho sei anni“. (1)

Questa battuta d’arresto è dovuta a una depressione che lo ha portato a bussare alla porta di un reparto psichiatrico. 

Mi hanno fatto una superdiagnosi – ha raccontato scherzando – e una lista di pasticche da prendere per essere felice. La lista di pasticche in forma di ricetta medica non l’ho mai messa in pratica, in compenso ho usato questa ricetta: me la portavo sempre dietro per fare lo scemo, per dire ‘sono pazzo, c’ho il certificato!’. Tipo, se mi trovano senza biglietto sul pullman tiro fuori il certificato“. (2)

Gipi, unastoria: "Un fumetto per cui fosse difficile volermi bene"

Causa scatenante della crisi è stata la celebrità conseguente alla partecipazione a “Le invasioni Barbariche”, il programma televisivo di Daria Bignardi per cui Gipi ha realizzato la sigla e di cui è stato anche ospite .

La vanità mi aveva letteralmente mangiato il cuoricino. Ero un disegnatore normale, uno che vendeva pochino, poi sono finito in tv a Le Invasioni Barbariche e il giorno dopo vendevo 100 volte quello che vendevo il giorno prima.Vuol dire che guadagni 100 volte di più, che la gente ti ferma per strada… Se sei una persona forte, che è cresciuta con un carico d’amore decente, non ti fa né caldo né freddo. Cresciuto ahimé, per colpa mia, con un buco d’affetto molto grosso, quel tipo di riconoscimento di pubblico lì lo leggevo come amore. Quell’amore lì mi riempiva questo buchetto nel cuore. In realtà quella è una truffa! Se te, come bambino, cresci con la tua mamma che ti ama solo quando sei bravo e non ti ama quando cadi e fai le stronzate, succede che riconosci come amore solo l’apprezzamento per la tua bravura. Se fai un libro bello, il pubblico ti ama e questo amore sembra che scaldi il cuore. In realtà non te lo scalda e non riempie il buco che hai nel cuore, ma lo allarga. Se avevi 30mila lettori ti servono 50mila lettori, poi ce li hai e te ne servono 100mila. In realtà questo amore che ti deriva perché sei efficace, sei bravo, ti allarga il buco. E sono arrivato a un punto in cui il buco era talmente grosso che avevo un vento gelido che ci passava dentro. E quando questo vento è diventato troppo gelido son finito in psichiatria, ma non ero pazzo, ero disperato“. (3)

Poi, un giorno, il tavolo da disegno ha di nuovo “chiamato” Gipi ed è ripartito tutto, dal disegno di un distributore di benzina deserto, lo stesso disegno che apre unastoria.

Gipi, unastoria: "Un fumetto per cui fosse difficile volermi bene"

È importante questo lungo excursus su quello che è successo prima di unastoria proprio per capire le scelte creative di Gipi. Protagonista del fumetto è Silvano Landi, scrittore di successo che “va in pezzi” e, alla soglia dei cinquant’anni, si ritrova ostaggio di un ospedale psichiatrico. Parallela alla storia di Silvano scorre quella del suo bisnonno, Mauro, che si trova al fronte, in prima linea, durante la prima guerra mondiale e scrive alla moglie lontana. 

Due storie che si fondono in una, un confronto tra due personaggi accomunati dal fatto di trovarsi momentaneamente sospesi nello spazio e nel tempo, mentre le loro vite sono in una pausa forzata dagli eventi: Silvano, che non avrebbe in teoria nessun motivo di essere triste, non riesce a stare nel mondo e se ne allontana e Mauro, che deve invece confrontarsi direttamente con la morte e la lotta disperata per la sopravvivenza. 
In queste pagine troviamo, trasposte su carta, tutte le emozioni nel cuore di Gipi; da suo padre che ha fatto la guerra e non ha mai conosciuto la depressione (di cui il fumettista ci ha già regalato un ritratto commovente e indimenticabile in S), fino al certificato medico che attesta la necessità di cure psichiatriche per il disegnatore toscano, falsa sicurezza nel mare di incertezze e dubbi che è la vita di un quarantenne moderno. 

Il cuore del libro, vero e proprio punto chiave della storia, è affidato a sei pagine mute di paesaggi ad acquerello in cui la poesia di Gipi vola altissimo e i suoi cieli nuvolosi e montagne invernali trascinano il lettore, come in un film, in un viaggio metaforico nei pensieri e sentimenti dei protagonisti. Una scelta audace e consapevole che ricorda i campi lunghi di Hugo Pratt in Corto Maltese.

Gipi, unastoria: "Un fumetto per cui fosse difficile volermi bene"

Non c’è humor in “unastoria”; è un’opera che non tende la mano al lettore, un fumetto che non è mai accondiscendente e lascia ampio margine di interpretazione e i disegni sono stati elaborati molto più di quanto Gipi abbia mai fatto prima d’ora. La grandezza del fumetto è anche in questo: nella commistione di stili diversi per raccontare luoghi e tempi diversi del racconto. Il passaggio da uno stile a un altro, dall’acquerello alle semplici linee in bianco e nero è il meccanismo che dà organicità e che rende comprensibile la storia senza nessuno sforzo per il lettore. 

Mi piace essere un bravo disegnatore, spero di esserlo, ma non deve diventare la cosa più importante. Uno dei processi che ho messo in atto per contrastare questo ‘pericolo vanità’ era l’idea di fare un libro dove non potevo fare nessuna delle mosse paracule che ho fatto ne ‘La mia vita disegnata male’. Perché per me voleva dire: non disegni per l’applauso, racconti per l’amore del disegno, racconti per l’amore del racconto, indipendentemente da quello che sarà il risultato. Sono contento perché ho lavorato non per essere amato da qualcuno ma per il mio amore per quel mezzo. Di che cazzo parla il libro? Io non lo so. Era un gesto di coraggio che mi serviva. Dovevo fare una cosa per cui fosse più difficile volermi bene“.  ((Le dichiarazioni di Gipi contenute in questo articolo sono state estrapolate dall’intervista realizzata dal Direttore di XL Luca Valtorta reperibile integralmente a questo link: xl.repubblica.it/articoli/xl-a-lucca-comics-presenta-unastoria-di-gipi/6760/.))

Gipi, unastoria: "Un fumetto per cui fosse difficile volermi bene"

Dammi risposte complesse è la prima frase di un fumetto che cerca di descrivere l’incolmabile incomprensione tra generazioni diverse, l’origine del dolore, il confronto con la morte.
Al centro di tutto lo scontro tra l’uomo e se stesso, tra cultura e natura; una natura che il regista Werner Herzog definiva “stupida, oscena e sbagliata, ma vitale perché inevitabilmente primitiva, casuale e irripetibile”.

Abbiamo parlato di:
unastoria
Gipi

126 pagine, colori – 18 euro
ISBN 978-88-7618-249-5

Gipi, unastoria: "Un fumetto per cui fosse difficile volermi bene"


Note:
  1. Le dichiarazioni di Gipi contenute in questo articolo sono state estrapolate dall’intervista realizzata dal Direttore di XL Luca Valtorta reperibile integralmente a questo link: xl.repubblica.it/articoli/xl-a-lucca-comics-presenta-unastoria-di-gipi/6760/

  2. Le dichiarazioni di Gipi contenute in questo articolo sono state estrapolate dall’intervista realizzata dal Direttore di XL Luca Valtorta reperibile integralmente a questo link: xl.repubblica.it/articoli/xl-a-lucca-comics-presenta-unastoria-di-gipi/6760/

  3. Le dichiarazioni di Gipi contenute in questo articolo sono state estrapolate dall’intervista realizzata dal Direttore di XL Luca Valtorta reperibile integralmente a questo link: xl.repubblica.it/articoli/xl-a-lucca-comics-presenta-unastoria-di-gipi/6760/

1 Commento

1 Commento

  1. Gian Luigi Bona

    13 dicembre 2013 a 11:55

    Meno male che ne sei uscito Gipi !
    (Non è da tutti avere il coraggio di raccontare queste cose)

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