Gietz!

Andrea Campanella, Hannes Pasqualini Tunue' ed. 2010 - 144 pagg. bross. b/n - 12,50euro
Articolo aggiornato il 21/04/2015

Gietz!Musica e fumetto possiedono, pur nelle evidenti differenze, dei punti in comune che, a un osservatore disattento, potrebbero sfuggire: il tempo, il ritmo, la velocità, la cadenza del suono in un caso, della divisione in vignette, tavole, dialoghi nell’altro. Per quanto il rapporto tra scrittore e lettore sia nel fumetto asincrono e non completamente controllabile dall’autore, la composizione, la struttura, sono elementi importantissimi per guidare gli occhi verso un percorso fatto di movimenti, pause, accelerazioni.

Aspetti che assumono particolare importanza quando il fumetto si confronta direttamente con la musica, cercando di risolvere un problema apparentemente insormontabile: rappresentare con un mezzo muto e statico, suoni, timbri, voci e musica.

Chiaramente un buon fumettista sa già che l’impresa soffre di un evidente handicap, e che disegnare le note all’interno del pentagramma diventa un artificio grafico più che un modo per far leggere la musica al lettore che non necessariamente ne ha le capacità; la sfida va affrontata attraverso la sinestesia, trasmettendo le sensazioni che la musica può indurre, evidenziando l’impegno del musicista, le reazioni di chi ascolta, si commuove, balla, cercando di ricreare attraverso la disposizione degli elementi canonici del fumetto un ritmo, una cadenza nella lettura che richiami quello stesso del suono.

Gietz! racconta una storia tanto realistica da sembrare reale, la carriera del trombettista Nicola Bertini e del suo grande talento per la musica, e attraverso la sua ascesa la nascita del jazz (storpiato nell’italianizzato “gietz”) nel nostro paese. Un riuscito ritratto di un’epoca sociale e musicale che ha come elemento fondamentale, innanzitutto, la ricostruzione storica e geografica. Non solo per mezzo di un accurato disegno che ricostruisce efficacemente l’abbigliamento dell’epoca, i luoghi in cui si muove la vicenda e i modi di vivere di cinquanta e più anni fa, ma anche con l’abile utilizzo della “colorazione”, una monocramia in base marrone molto densa che dona alle tavole un aspetto da foto d’epoca, che pero’ non impone una forte distanza tra il lettore e i personaggi.

Altrettanto importante il racconto parallelo dell’ambiente musicale in cui si muove Bertini, che rivela un’apertura verso nuovi suoni e nuovi generi e un’energia inimmaginabili per l’epoca, e per molti versi anche per la scena attuale, imbrigliata dalle reali o presunte leggi di mercato. Il nutrito gruppo di personaggi della musica italiana e internazionale che compaiono o che vengono anche solo citati, da Duke Ellington a Piero Umiliani, da Piero Piccioni a Chet Baker, aiutano a circostanziare la storia e a inserirla in un contesto dell’immaginario popolare.

Gietz!Infine, per riallacciarsi al lungo preambolo iniziale, l’intensità con cui Bertini vive la musica, l’energia che il suono della sua tromba trasmette, le emozioni e la potenza della musica traspaiono dalle pagine, attraverso un attento lavoro di sceneggiatura, una buona recitazione dei personaggi, e scelte grafiche semplici ma d’effetto: dalla nuvoletta che esce dalla tromba fuggendo alla rigidità della gabbia grafica per invadere lo spazio delle vignette accanto, alla libertà di certe scene dove i riquadri lasciano spazio a un diverso respiro, a una sospensione del tempo che tende a sottolineare uno scandire diverso dei secondi, che lasciano il posto al tempo delle note.

Campanella, dopo tanti racconti brevi per la Cut-Up, di cui è co-fondatore, sembra trovare la propria dimensione grazie a uno sviluppo più ampio, che pure in alcune parti sembra stargli ugualmente stretto. Questa prova rappresenta una evoluzione di stile, una maturità che forse finora era rimasta sacrificata da esigenze editoriali. Gietz! rientra pienamente in una ricerca narrativa dello scrittore che pone molta attenzione al passato, alla storia meno conosciuta dell’Italia, a figure che sembrano abbracciare il mito, e alla sua terra, La Spezia, dimostrando che le grandi storie non necessariamente vanno ricercate in posti esotici o lontani.

, pur con qualche rigidità nelle pose, riesce a ricreare in maniera convincente l’ambientazione e a far recitare i personaggi con tutto il loro corpo, a trasmettere le sensazioni e l’intensità dei momenti più importanti; la veste grafica risulta ottima, e l’uso della monocramia riesce anche a stemperare qualche piccolo difetto accennato sopra.

Non ultimo, il messaggio che lascia Gietz! è un messaggio di speranza, che lascia quasi spiazzato il lettore, immaginando già la classica parabola discendente e autodistruttiva dei grandi artisti, o meglio, di quelli che solitamente stuzzicano maggiormente l’immaginario e gli autori di fumetti, romanzi o film. Bertini è così contemporaneamente un esempio di caparbietà, di immenso talento, di genio quanto di redenzione, di responsabilità e di semplicità. Caratteristiche umane che oggi più che mai sembrano appannaggio del mito.

Riferimenti:
Tunué: www.tunue.com
Il blog di Gietz!: blog.komix.it/gietz
Papernoise blackbook, il blog di Hannes Pasqualini: weblog.papernoise.net
Alphaville, il blog di : www.andrea-campanella.blogspot.com

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