Garth Ennis – Hitman: la guerra

Quarto appuntamento con l'approfondimento su Hitman di Garth Ennis e John McCrea a cura di Luigi Siviero, incentrato sulle sfaccettature della rappresentazione del tema della guerra nell'opera.
Articolo aggiornato il 21/12/2015

Introduzione

Garth Ennis – Hitman: la guerraAnche in , oltre che nelle altre opere che Ennis dedica in modo specifico all’argomento, il tema della guerra è affrontato a più riprese. Dalla seconda guerra mondiale alla guerra di Corea, che emergono in due racconti autobiografici di Sean Noonan, passando per la guerra del Golfo, alla quale parteciparono Tommy e Natt, la guerra delle Falkland/Malvinas, i conflitti in Irlanda del Nord e i molti scontri anonimi che sono stati combattuti e si combattono in Africa.
Tra le fonti alle quali ha attinto Ennis per maturare il suo pensiero sulla guerra, è basilare la sequenza dell’esplosione del ponte Langstone ne Il buono, il brutto, il cattivo di Sergio Leone. Tuco e il Biondo si imbattono in un battaglione nordista accampato lungo un fiume; i soldati stanno combattendo una serie infinita di sanguinose battaglie quotidiane contro i Sudisti, appostati sul versante opposto della valle, per conquistare un piccolo e inutile ponte di legno. Il capitano nordista confida a Tuco e al Biondo tutta la sua frustrazione e disperazione:

“Stupido, inutile ponte. Una merda di mosca sulle carte dell’alto comando. E l’alto comando ha deciso che dobbiamo prendere la merda di mosca. Anche se dobbiamo crepare tutti”.

E poi aggiunge, quando sente i primi spari che annunciano l’inizio di una nuova battaglia: “È il macello quotidiano che incomincia”.
Sono frasi che potrebbero essere scambiate per quelle che scrive Ennis nei suoi fumetti di guerra:

“I pezzi grossi ci tradiscono sempre. Questa è l’altra cosa che uno accetta quando presta giuramento: essere usato come carne da cannone. Procedura militare standard quando ci si trova di fronte a un avversario sconosciuto: spedirgli contro i soldati americani, e sperare che ci siano abbastanza sacchi di plastica per raccogliere i cadaveri”. (1)

Iraq

Il 2 agosto 1990, l’Iraq invase il Kuwait accampando un antico diritto di sovranità sul territorio occupato dal piccolo Stato che si affaccia sul Golfo Persico. La reazione degli Stati Uniti, che temevano un’estensione del conflitto alla vicina Arabia Saudita con ripercussioni sui loro interessi petroliferi nell’area, fu immediata: poche ore dopo avere appreso la notizia dell’invasione del Kuwait, i diplomatici statunitensi e kuwaitiani convocarono il Consiglio di Sicurezza dell’onu che condannò l’invasione voluta da Saddam Hussein e chiese il ritiro delle truppe irachene.
Nei mesi successivi, gli Stati Uniti schierarono nel Golfo Persico più di 700.000 soldati, dapprima per difendere l’Arabia Saudita dalle mire espansionistiche di Saddam Hussein e successivamente per attaccare l’Iraq. L’operazione Desert Storm, condotta da una coalizione di 35 Stati, guidata dagli Stati Uniti e composta, tra gli altri, da Gran Bretagna, Italia e Francia, iniziò il 16 gennaio 1991 e si concluse il 28 febbraio.
La disparità fra le forze in campo fu tale che gli Stati Uniti riuscirono a bombardare l’Iraq per un mese senza incontrare mai alcun tipo di opposizione da parte dell’aviazione irachena, e la campagna di terra durò solo un centinaio di ore.
In Hitman, Ennis evidenzia l’assenza di un vero scontro frontale fra le truppe della coalizione e l’esercito iracheno. La guerra del Golfo è la guerra della pioggia di missili su una lontana Baghdad, che i soldati della coalizione videro solo dagli aerei, sui radar o addirittura in televisione, e del fuoco amico, che per errore uccideva i commilitoni.
Ennis recupera questi due elementi quando scrive una storia (2) nella quale Tommy Monaghan e Natt il Cappello partecipano al conflitto. Per errore l’aereo da trasporto fa sbarcare i due personaggi in mezzo al deserto, a cento miglia di distanza dal teatro dei combattimenti; in piena notte, e convinti di essere in una zona di guerra, Tommy e Natt si imbattono in un gruppo di soldati della s.a.s. e, scambiandoli per un plotone della Guardia Repubblicana di Saddam Hussein, li uccidono.
L’episodio di fantasia rispecchia quello che successe a quasi tutti i soldati inviati veramente nel Golfo Persico, che furono così lontani dalla guerra da non essere riusciti a vederla a occhio nudo (prima parte del racconto, dove Tommy è perso nel nulla delle tenebre del deserto) e, quando vi si imbatterono, fu in molti casi per colpa del fuoco amico. (3)
Come possono emergere queste figure tragiche, tanto amate e rispettate da , in una guerra dove l’unico americano veramente vicino al teatro dei combattimenti era un inviato della cnn a Baghdad, e dove le perdite della coalizione nei combattimenti ammontarono solamente a 213 soldati (a fronte delle ingenti perdite subite dagli Iracheni)?Garth Ennis – Hitman: la guerra
Lo sceneggiatore trova una risposta in un’altra storia della serie, l’Annual disegnato da Carlos Ezquerra. Tommy si reca in uno sperduto paesino del Texas dove ha occasione di chiacchierare con un reduce di guerra che è rimasto invalido. L’uomo racconta che, dopo la cessazione delle ostilità, stava perlustrando un’area sospetta assieme alla sua squadra. In base alle informazioni fornite dai suoi capi, nello stabilimento dovevano esserci solo armi ordinarie e non le famigerate armi chimiche ma, mentre i soldati stavano setacciando il locale, da un bidone si sprigionò un gas giallo che li rese invalidi. Ritornato a casa, l’uomo fece richiesta di una pensione di guerra, ma l’esercito la negò perché era stato perso il foglio con l’ordine di perlustrazione: il soldato non doveva trovarsi nel luogo dell’incidente, quindi era colpa sua se era rimasto invalido.
L’episodio di fantasia può essere (simbolicamente) assimilato a quanto successe a 50.000 soldati statunitensi che, dopo la conclusione della guerra, contrassero la cosiddetta sindrome del Golfo, una malattia che attaccava il sistema immunitario ed era causa di gravi malformazioni nei loro figli. Il morbo è stato attribuito a un vaccino sperimentale che il Pentagono aveva somministrato indistintamente a tutti i soldati inviati nel Golfo Persico.
Nella guerra tecnologica, i soldati non sono più in balia di generali che li mandano al macello in combattimenti impossibili e inutili, però subiscono lo stesso le conseguenze di decisioni scellerate prese dall’alto.

Africa

Garth Ennis ha ambientato la saga di Hitman intitolata Tommy’s Heroes (4)
nella Repubblica di Tynanda, fantomatico Stato africano governato col pugno di ferro dal presidente Kijiro. Ennis sfrutta una tipica caratteristica degli albi di supereroi – la presenza in Africa, Asia e Europa orientale di Stati fittizi che, da un lato, hanno caratteristiche proprie, e, dall’altro, ricordano vagamente Paesi esistenti – per raccontare una storia di guerra del tutto atipica rispetto alla sua vasta produzione.
Il primo elemento anomalo è la collocazione della vicenda in uno Stato che in realtà non esiste, a differenza degli altri fumetti di guerra dell’autore nei quali, anche quando sui fatti storici vengono impiantati avvenimenti di fantasia, ci sono sempre riferimenti a date e luoghi precisi. La scelta di ambientare Tommy’s Heroes in un Paese immaginario suggerisce una sorta di “lontananza” degli occidentali dalle molte guerre senza nome, di cui spesso non si conosce nemmeno l’esistenza, che hanno insanguinato e insanguinano l’Africa (e di cui all’Occidente non importa nulla).
L’altra anomalia è la presenza di esseri umani dotati di superpoteri: il presidente della Repubblica di Tynanda ha ingaggiato come guardie del corpo due metaumani, Scarlett Rose e Skull. L’ambientazione di Hitman nell’universo dc permette a Ennis di giocare con gli incroci fra i generi; in questo caso lo sceneggiatore ha mescolato l’analisi di situazioni reali – l’esistenza di dittatori che acquistano armi sia per domare le ribellioni che per placare l’invidia nei confronti delle potenze militari occidentali – con la matrice supereroistica della serie.
Il risultato finale è riconducibile al filone del cosiddetto realismo supereroistico, (5) cioè, come già accennato in precedenza, l’applicazione di concetti presi dalla vita reale al mondo di fantasia dei supereroi. Dunque, se nella realtà lo Stato africano acquista armi più o meno convenzionali come pistole, fucili e mine antiuomo, nella fantasia potrebbe ricorrere anche alla potenza di fuoco scatenata dai supercriminali.

 


Note:
  1. Garth Ennis e John McCrea, Hulk Smash!, in Marvel Monster Edition: War World Hulk, Panini Comics, Modena, trad. it. Claudia Baglini, p. 187. Edizione originale: Garth Ennis e John McCrea, Hulk Smash! n. 2, Marvel Comics, New York 2001, p. 5. 

  2. Op. cit. n. 5, 1996. 

  3. Un quarto dei 147 soldati americani morti in combattimento fu ucciso dal fuoco amico. Dei 24 soldati britannici morti, ben nove caddero in un unico episodio di fuoco amico. 

  4. Op. cit. n. 29-33, 1998-1999. 

  5. Va detto che questo particolare apporto dato da Ennis al filone è un elemento di novità. 

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