Il fumetto “collettivo”: il valore dell’associazionismo

Al Carrara Show, conferenza con Tuono Pettinato, Daniele Brolli, Giancarlo “Elfo” Ascari e Francesco Guarnaccia moderato da Paolo Interdonato.

Durante il Carrara Show, manifestazione svoltasi dal 30 maggio al 2 giugno nel complesso di Carrarafiere, si è tenuta la conferenza “Quando il fumetto nasce e cresce ‘collettivo’”, un incontro che ha coinvolto vari esponenti di diversi momenti di associazionismo che hanno influito sulla storia del fumetto italiano. Erano presenti sia i protagonisti dei collettivi formatisi dagli anni ’70 agli anni ’80, come Giancarlo “Elfo” Ascari (uno degli autori di punta di Storie & Strisce, ma anche autore poliedrico per Linus, Il Manifesto, L’Unità, Il Corriere dei Piccoli) e (fondatore del gruppo Valvoline, scrittore e sceneggiatore), assieme ad autori più giovani, ovvero (fondatore assieme a Ratigher dei Superamici) e (autore del collettivo Mammaiuto), protagonisti della nuova ondata di collettivismo che sta vivendo il fumetto in questi ultimi anni.

Le domande mirate del giornalista Paolo Interdonato hanno permesso un confronto tra queste diverse realtà, ponendo l’attenzione su come sia cambiato in questi decenni l’approccio al fumetto e all’autorialità.

Il fumetto “collettivo”: il valore dell’associazionismoIl punto di partenza è stata proprio l’esperienza, raccontata da Ascari, di Storie e Strisce: «Un’esperienza nata nel ’79, di stampo milanese ma anche nazionale. Nasceva in un momento in cui tutta una serie di persone, di cui moltre provenienti dalla militanza politica, che avevano fatto altre cose prima, in vari settori come teatro, cinema, fumetto o musica, cominciava a costruire strutture in cui lavorare insieme, con uno scopo comune. Questo a Milano voleva dire la realtà come il Teatro dell’Elfo, Quelli di Grock… L’elemento unificante era la Lega delle Cooperative Culturali, molto vivace in quel periodo. Noi entrammo quindi come gruppo di autori in questa Lega, seguendo il percorso regolare. Il paradosso è che poi diventammo struttura nazionale perché eravamo l’unica cooperativa di autori che arrivava a coinvolgere circa cinquanta, sessanta persone. I primi a entrare nel progetto furono quelli che lavoravano per alteralter, una testata parallela di Linus: Altan, Guido Bozzetti, Renato Caldigaro.»

Si trattava quindi di un approccio più strutturato e di stampo sindacale, capace di coordinare un folto gruppo di autori con esperienze e obiettivi diversi: il collettivo lavora così in diversi ambiti, avvicinando il fumetto alla pubblicità e alla televisione.

Uno dei risultati più importanti fu quello di portare in Italia Maus di Art Spiegelman come prima pubblicazione effettiva dell’opera all’estero, grazie all’abilità del presidente dell’associazione Ugo Cirillo.

Diversa l’esperienza di Valvoline, un gruppo di autori come Igort, Lorenzo Mattotti, Marcello Iorri e lo stesso Brolli, tutti con individualità molto forti e «l’ambizione di essere un gruppo musicale, un gruppo rock: si litigava e ci si confrontava trasmettendoci idee e sensazioni, volenti o nolenti. Ci teneva insieme l’arroganza di una gioventù in cui sembrava tutto possibile. Avevamo la convinzione di poter fare qualsiasi cosa: fumetto, riviste di moda, design, scenografia… Non ci precludevamo niente. Eravamo consapevoli di possedere una diversità forte e innovativa, che poteva trasmettersi attraverso l’autorialità.»

Non mancavano anche i confronti con altri collettivi come Frigidaire, capace di proporre istanze dal sociale e cogliere con arguzia e sagacia i fermenti giovanili, grazie ad autori come Andrea Pazienza e Filippo Scòzzari.

Arriviamo così alle esperienze più recenti, con i Superamici e Mammaiuto.

I primi nascono verso la fine degli anni ’90 dall’incontro tra Tuono Pettinato e Ratigher, che volevano entrambi fare “fumetti mattissimi”. I due formano un gruppo punk, e il contatto con l’ambiente musicale procura loro un pubblico ricettivo a un determinato tipo di produzione autoriale. Incontrano poi Maicol & Mirco, LRNZ, Dr Pira, tutti con la stessa idea su come fare fumetti: «Divertimento, merende, bombe atomiche, minigolf.» Da questa esperienza, sono nate produzioni come: un corso di fumetti dozzinale in cui Tuono spiegava come disegnare male; una parodia per scienziati di Cioè intitolata Ergo con copertina adesiva; una collana, I bruni di Donna Bavosa, in cui venivano pubblicati solo gli autori bruni di capelli.

Come ha notato Interdonato, in tempi recenti l’associazionismo non ha più solo i contorni della denuncia sociale e dell’essere controcorrente a una cultura vigente, ma si estende anche al divertissement e all’esercizio puro di stile.

Il fumetto “collettivo”: il valore dell’associazionismoMammaiuto ha invece una connotazione mista: sbarca in Rete nel 2011 ed è un sito che nasce come una palestra, dove i fondatori potevano “buttare” sul Web i propri fumetti più sperimentali, senza una categorizzazione o serializzazione precise. Diventa però anche un punto di riferimento per leggere serie, strisce e storie complete, che vengono pubblicate in cartaceo dopo aver suscitato un certo interesse in forma digitale. Francesco approda al collettivo nel 2014.

Ma cosa pensano le “vecchie guardie” di questi nuovi movimenti?

Oltre al fatto dell’inevitabile ciclicità delle fasi culturali, Ascari sostiene che la mutazione più evidente risiede nei canoni economici: «Assistiamo a una fase in cui fare l’autore è diventato un lavoro secondario, come fare libri. Notoriamente, chi fa libri, letteratura, fa altri lavori per mantenersi. È evidente che chi fa fumetti oggi deve campare di un’altra cosa. È questa la vera mutazione. Il problema del diverso rapporto derivante dalla rivoluzione tecnologica è reale, l’approccio è diverso. Io ho iniziato come autore, con alteralter e il Corriere dei Piccoli, facendo sempre cose d’autore, continuando più o meno a considerarlo un lavoro, non facendolo gratuitamente.»

Daniele Brolli ha aggiunto: «Mi piace questa cosa di cogliere lo shining, la luccicanza, delle cose, delle persone, le piccole svolte percettive e di visione. Questo per me è sempre motivo di interesse, di rinnovamento. Non è proprio un’evoluzione, ma una trasformazione continua.»

Il gap generazionale resta comunque forte, vista soprattutto la giovane età di Francesco, influenzato a sua volta dai collettivi come Valvoline e Frigidaire.

Essere in un collettivo però non permette solo di confrontare le proprie idee ed essere stimolati: è anche una possibile fonte di problemi, soprattutto in associazioni molto grandi ed eterogenee e in presenza di personalità che vogliono affermare il proprio punto di vista.

Il fumetto “collettivo”: il valore dell’associazionismo

I vari collettivi hanno risolto questo problema, nel corso degli anni, in modi differenti: per Storie e Strisce, è stata la presenza neutrale di Cirillo a fare da collante tra le diverse istanze presenti; in Valvoline, il litigio era costante, ma era una fonte continua di rielaborazione e discussioni che influivano positivamente sul lavoro. Notiamo invece, stando a quanto raccontato da Tuono e Guarnaccia, che nei collettivi più recenti la situazione è più tranquilla, e le discussioni si concentrano più su concetti filosofici e autoriali.

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