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Il fumettista evangelico Jack Chick, creatore di Dark Dungeons

Un excursus sul fumettista evangelico Jack Chick, autore di strisce e comics a sfondo religioso-conservatore, scomparso lo scorso 23 ottobre 2016.

È scomparso lo scorso 23 ottobre 2016 Jack Chick, controverso personaggio del fumetto americano, lontano dal lavoro delle major ma, indubbiamente, interessante dal punto di vista sociologico. Chick, nato nel 1924 in California, inizia la sua attività di cartoonist nel secondo dopoguerra, quando nel 1953 inaugura una serie di vignette dal titolo Times have changed?, dove situazioni del mondo moderno sono ambientate nell’età della pietra. La serie precede di poco B.C. (1958) di Hart e i Flintstones (1960) di Hanna e Barbera, che hanno entrambi lo stesso (comune, in fondo) meccanismo comico.

Il fumettista evangelico Jack Chick, creatore di Dark DungeonsConvertitosi da un tiepido, generico protestantesimo a posizioni evangeliche già verso il 1948, dopo l’incontro con la futura moglie, si sente chiamato alla responsabilità di predicare il vangelo al prossimo che è dovere costitutivo dell’evangelismo. L’uso del fumetto da parte della propaganda maoista lo convince della universalità del medium e decide di rispondere con una serie di pubblicazioni cristiane.

A partire dal 1960, inizia  così a produrre piccoli albetti di propaganda religiosa. Il primo, Why No Revival?, è ancora composto di una collezione di singole vignette, che satireggiano le scelte religiose diverse dalle sue, in particolare il protestantesimo progressista, sfruttando meccanismi comici non dissimili dalla sua precedente produzione laica.

A demon’s nightmare (1962) introduce per la prima volta una struttura fumettistica, sequenziale e l’uso del balloon. Inoltre, pur mantenendo una struttura e un tratto comici, inizia a introdurre il tema più truce della dannazione (l’incubo del demone è ovviamente il predicatore evangelico, che gli strappa via preziose anime). Il titolo inoltre risulta seducente per un non convertito, che può pensare di trovarvi (e in parte vi trova, ma finalizzati alla sua conversione) elementi orrorifici.

Gli albi sono molto brevi, in formato a striscia; la sequenzialità è minima: due o tre vignette quadrate affiancate, raccordate da didascalie. Il segno è essenziale, ma a suo modo efficace: il contrasto tra il segno cartoonistico e la visione truce tipica del fondamentalismo a suo modo funziona.

Il fumettista evangelico Jack Chick, creatore di Dark DungeonsNel 1970 Chick fonda così una sua casa di produzione fumettistica a tema religioso, la Chick Publications, che sforna nel corso del tempo una produzione vastissima, che vanta traduzioni in 100 lingue e dichiara centinaia di milioni di copie vendute. Il successo degli albetti, in vendita ancor oggi a una decina di centesimi di dollaro nella loro forma cartacea, è fuori discussione, come pure la loro rozza efficacia comunicativa.

Nel 1972 Chick assume come suo collaboratore Fred Carter, che ha un segno meno comico, e lo affianca nella produzione; soprattutto, il nuovo autore è legato al lancio di un esperimento di Comic Book, nel 1974, con la serie dei Crusader Comics, che però avranno un successo molto più limitato: ne usciranno 23 numeri, chiudendo poi nel 1985.

Il formato comic book si presta sicuramente meno alla lettura molto veloce del pubblico di Chick; permette però di introdurre un salto qualitativo nei temi. Al tema della salvezza individuale dal peccato, si aggiunge quello di un gigantesco complotto, ordito dalla chiesa cattolica e in particolare dai gesuiti, che abbraccia anche le altre religioni di radice biblica (eccetto la sparuta pattuglia dei veri evangelici), la massoneria, i governi, l’industria culturale, tutto al fine della dannazione dell’umanità, poiché il pontefice massimo (carica di ascendenza pagana, si sottolinea) altri non è, come funzione, che l’Anticristo di cui parlano le profezie.

Si tratta di temi diffusi della propaganda protestante dall’epoca delle guerre di religione in poi (ovviamente, per Chick l’unica Bibbia valida è la versione di Re Giacomo, del 1611), ma qui ripresi con piglio caotico e acritico, ma anche drammatico ed essenziale, lontano dalla verbosità tipica del complottismo.

Il fumettista evangelico Jack Chick, creatore di Dark Dungeons

I nuovi temi complottistici passano, dopo la chiusura dei comic books, nelle strisce brevi, che sopravvivono. A quest’ambito appartiene anche quello che è il capolavoro di Chick, probabilmente: Dark Dungeons (1984), rappresentazione dei giochi di ruolo come parte del grande un piano satanico (senza nessuna ironia dell’autore, ovviamente). L’opera inizia a divenire un piccolo cult per il mondo dei RPG, e – in modo più marginale – del fumetto.

Nello stesso periodo di metà anni ‘80, comunque, proprio in connessione al rafforzarsi di questi temi, le librerie evangeliche moderate iniziano a rifiutare i fumetti di Chick, dopo le proteste della Chiesa Cattolica per le pesanti critiche nei suoi confronti, in nome del dialogo ecumenico (non vi saranno però cause legali, forse per non dare ancor più visibilità all’autore).

Il fumettista evangelico Jack Chick, creatore di Dark Dungeons

Chick però intanto compensa le limitazioni alla distribuzione cartacea con il passaggio all’online, che avviene negli anni ‘90 (la sua dotcom è, semplicemente, www.chick.com). Le ragioni evangeliche che lo ispirano fanno sì che i fumetti siano disponibili online in modo integralmente gratuito; la qual cosa contribuisce innegabilmente a pubblicizzarli ulteriormente in una cerchia laica, rafforzandone il pur marginale culto trash (nel senso tecnico introdotto da Tommaso Labranca). In particolare per Dark Dungeons, spietata critica dei RPG, che è diventato di recente anche un film dallo stesso titolo, adattato nel 2014 dal regista “laico” L. Gabriel Gonda.

Inizia anche una certa attenzione critica, soprattutto americana, sia pure in toni a larga prevalenza negativi. Il più antico saggio sistematico è forse quello di Daniel Raeburn, The Holy Book of Chick, del 1998. Segue un nutrito numero di pubblicazioni, di taglio però sempre più sociologico che fumettologico, e accomunate dalla suddetta visione radicalmente critica.

A suo modo, il lavoro di Chick – e dei suoi allievi – ha costituito quindi un caso interessante di quegli ambiti laterali del fumetto, che non sono frequentemente indagati ma che, forse, meriterebbero una maggiore attenzione.

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