I 10 migliori fumetti del 2016

I 10 migliori fumetti del 2016

Non ho mai amato le classifiche e i voti in relazione al fumetto e all’arte in generale, e alcuni ritengono persino dannose le liste di questo tipo.
Dal mio canto però, se prese e redatte col giusto spirito, ho sempre apprezzato questo tipo di “classifiche” e le ho sempre consultate con divertimento: è un modo come un altro, pratico e immediato, di confrontarsi con altri lettori, di scoprire o riscoprire qualcosa che si è perso strada facendo, ma soprattutto è un’istantanea, certamente non esaustiva, ma nemmeno inutile, sull’andamento delle pubblicazioni durante l’intero arco dell’anno; perché alla fine dei conti ciò che ci interessa di più sono i fumetti, ciò che ci viene proposto e in un certo senso “permesso” di leggere, a causa delle barriere linguistiche non sempre sormontabili.
In ordine casuale:

Patience di Daniel Clowes (Bao Publishing):
un grande ritorno che attendevamo da un po’, osservare Dan Clowes cimentarsi con un’opera di fantascienza, dal carattere assai moderno e ironico, con viaggi nel tempo e piglio à la Vonnegut, è certamente un bel vedere.
I disegni sono meravigliosi, lo stile dell’autore è ormai sempre più certo, perfezionato e riconoscibile, e i colori psichedelici rendono il tutto ancora più efficace.
Come al solito l’interesse di Clowes è totalmente proiettato sui personaggi, la storia è un mero pretesto e il loro approfondimento è il vero fulcro narrativo. L’autore riesce a intessere una riflessione peculiare sulla memoria e sul rapporto col passato, oltre che a delineare dei caratteri attualissimi, dei personaggi che possiamo incontrare tutti i giorni, con problemi e atteggiamenti che ci riguardano in prima persona.
Un titolo che ha diviso molto, ma che ho amato senza riserve e goduto a pieno, anche grazie alla meravigliosa veste editoriale, che riproduce in sostanza l’edizione originale.

La mia vita in barca di Tsuge Tadao (Coconino Press):
primo titolo della collana Gekiga proposta da Coconino Press e curata da Vincenzo Filosa. Il progetto editoriale è certamente una ventata d’aria fresca nel panorama editoriale italiano, permettendoci di leggere alcune delle tappe fondamentali della storia del manga, a lungo tempo ignorate dai nostri editori.
La mia vita in barca è una meravigliosa storia tranquilla e inquieta, una sorta di autobiografia che racconta il percorso interiore di un uomo di mezza età che gestisce un negozio di jeans assieme alla sua famiglia e vive nel rimorso di non essersi mai impegnato abbastanza nella scrittura, non solo a causa del lavoro.
Un uomo dunque solo con se stesso e il suo dramma interiore, che avverte una distanza ormai incolmabile non solo dalla società in cui vive, e dalle persone che ogni giorno incontra nel suo negozio, ma anche forse dalla sua famiglia.
L’opera racconta allora la sua scelta di acquistare una modesta barchetta, che viene tramutata in una piccola casa con vari interventi dozzinali.
Il rapporto con la natura, la pesca tranquilla sul fiume restando soli con se stessi, incontri tanto veloci quanto significativi con uno strano spirito, un monaco un po’ pervertito, la tenacia e la sicurezza nel realizzare il proprio progetto contro lo spaesamento di fronte al bivio di un’esistenza che in nulla somiglia a quanto il protagonista si era prospettato da giovane: La mia vita in barca racconta la Vita nella maniera più pura e diretta, una narrazione semplice che non potrebbe mai stancare.

La tecnica del perineo di Florent Ruppert e Jerome Mulot (Rizzoli Lizard):
la premiata ditta che ha ideato il seminale Irene e i clochard colpisce ancora. Sperimentalismo grafico estremo in un’opera che descrive una relazione amorosa nata con mezzi moderni, per caso e in maniera un po’ “squallida” con delle videochat, ma non per questo meno pura e sentita.
In bilico fra il segno più giovane della bande dessinée di Bastien Vivés e quello più monumentale di Moebius, gli autori raccontano una storia romantica in bilico fra onirico e reale, un’allegoria raffinata e imprevedibile.
Qui ne ho parlato più a lungo: La tecnica del perineo e l’amore al tempo del web 

Itero perpetuo di Adam Tempesta (Eris Edizioni):
un eccezionale viaggio psichedelico e comico, un’odissea che narra per il mero piacere dell’intrattenimento e dell’avventura. Con un segno a mezza via fra influenze dal fumetto underground americano (Jesse Jacobs, Michael DeForge), della street art e dell’animazione, Itero perpetuo segna un grande esordio per Adam Tempesta, con un’opera divertente che miscela sapientemente il nonsense e grottesco con l’attenzione per la storia, senza mai perderla di vista.
Ne parlo più diffusamente qui: Itero Perpetuo: l’esordio contundente di Adam Tempestaqui invece c’è la mia lunga chiacchierata con l’autore, svolta a Lucca Comics 2016.

La Repubblica del Catch di Nicholas de Crécy (Eris Edizioni):
seconda opera tradotta in Italia dell’autore, dopo Il celestiale Bibendum, per Eris Edizioni. La Repubblica del Catch è prima facie un racconto leggero e coinvolgente, nato nel contesto editoriale giapponese, che fortemente ha influenzato la sua realizzazione. Innanzitutto i tempi ristretti delle consegne , oltre che il tradizionale bianco e nero nipponico, hanno portato l’autore ad abbandonare il colore, e prediligere una narrazione spedita ed essenziale, meno enigmatica rispetto a Il celestiale Bibendum. A dispetto del fatto che il colore sia davvero un valore aggiunto per de Crécy, e che il racconto sia molto semplice, l’autore è riuscito a nascondere nella sua opera una forte satira politica dal carattere fiabesco, con contaminazioni del folklore giapponese attingendo all’immaginario degli yokai. Un’opera brillante e sfaccettata, passaggio fondamentale per rileggere con maggiore consapevolezza anche Il celestiale Bibendum, portando sostanzialmente avanti le idee poetiche e politiche lì delineate.
Qui ho scritto un’analisi approfondita del tessuto politico sotteso all’opera: La Repubblica del catch: la fiaba politica di Nicolas de Crécy

Visione di Tom King e Gabriel Hernandez Walta (Panini Comics):
dopo aver letto quest’opera avevo la mente in subbuglio, un miliardo di idee, collegamenti, riflessioni sull’importanza di questa storia nel suo contesto. Mi sono ripromesso quindi di scriverne a lungo, prendendomi una dose abbondante di tempo.
Visione prosegue un filone supereroistico che potremmo dire “iniziato” con l’Occhio di falco di Matt Fraction e David Aja, è un’opera attualissima che riflette sulla società americana, su temi caldi come l’accettazione dello “straniero”, e soprattutto un grande passo per il revisionismo supereroistico, a volte troppo sfruttato, ma qui operato in maniera rivoluzionaria e sorprendente.

Tetris di Box Brown (Panini 9L):
dopo il suo grande biofumetto dedicato alla figura del wrestler Andre the Giant, Box Brown realizza un documentario sulla nascita del videogioco Tetris e sul significato e ruolo sociale del gioco e del suo sviluppo, partendo sin dalla preistoria. Un segno minimale ed essenziale, funzionale anche nel suo utilizzo occasionale di diagrammi per realizzare una riflessione matura sul videogioco. L’autore contestualizza inoltre il mondo dei videogiochi nel mercato economico, in un’operazione che mancava davvero al fumetto, portata avanti con una narrazione leggera e coinvolgentissima.
Ne parlo meglio qui: Tetris di Box Brown: l’età adulta dei videogiochi 

La terra dei figli di Gipi (Coconino Press):
Gipi è un autore con cui non vado molto d’accordo, non sul personale ovviamente, ma per le sue opere, con cui ho sempre avuto un rapporto ambiguo.
Ad esempio non ho sopportato il suo unastoria, per motivazioni articolate che non potrei qui riassumere in poche parole, ma ho invece amato il suo La mia vita disegnata male.
Questa è stata forse l’opera con cui il mio giudizio si è maggiormente perso: non mi ha razionalmente davvero convinto, perché ci ho visto tante cose sbagliate (che di nuovo non posso riassumere e rimando a una futura riflessione), ma non mi ha di certo nemmeno deluso.
Ho trovato in parte fastidiose le atmosfere e il contesto, soprattutto per la maldestra ironia nel delineare così semplicemente e banalmente un fenomeno sociale attualissimo e frutto di variabili molto disparate, che sono qui state ridotte a mio giudizio ad una canzonatura eccessivamente stereotipata.
Dall’altro lato ho però amato visceralmente quest’opera, che mi ha colpito molto per la sua sapiente costruzione formale, per il serratissimo ritmo narrativo, senza vuoti, cali o imperfezioni, in cui tutto era necessario. Gipi ha raggiunto una notevole padronanza del mezzo, che è propria dei grandi maestri. Ciò che è riuscito inoltre a colpirmi al cuore sono le vicende dei protagonisti, il loro rapporto con la figura genitoriale, delineato in maniera vivida, seppur con qualche riserva.
La terra dei figli è dunque una grande opera, riuscita, ma non totalmente, perché ai miei occhi Gipi è stato finora capace di liberarsi di questo alone fastidiosamente cervellotico e semplificante solo ne La mia vita disegnata male.
Nonostante le mie perplessità e critiche, quest’opera è riuscita ad entrarmi dentro e a segnare in me un ricordo di sensazioni che difficilmente potrò mai scrollarmi di dosso; e questo dovrà pur significare qualcosa.

Escapo di Paul Pope (Bao Publishing):
Bao Publishing, di nuovo in una meravigliosa veste editoriale che riproduce l’originale, porta in Italia un’opera “perduta” dell’avvio di carriera di Paul Pole. Il tratto di Pope è sublime, e rielabora nella sua sapienza la lezione di Alex Toth e di molti altri maestri, miscelandola con l’ipercinetismo tipico del manga.
La storia è una velocissima corsa al cardiopalma, semplice e immediata, intrattenimento puro che lascia alle sue spalle ogni velleità di riflessione superflua, condita qua e là da stimolanti rimandi esoterici. Un piccolo gioiello della prima carriera autoprodotta di Pope, ma forse la tappa più fondamentale della sua produzione.
Analizzo a lungo l’opera in questo articolo: Escapo: la formula esoterica della semplicità

Una gru infreddolita – storia di una geisha di Kamimura Kazuo (J-Pop):
J-Pop ci presenta, grazie al grande impegno di Paolo La Marca nella ricerca e riproposizione delle opere di Kamimura, autore a cui è molto legato, una delle produzioni più peculiari del grande maestro.
L’opera è formata da dodici racconti, che seguono il percorso artistico di una geisha, dalla sua infanzia (shikomikko) a cui è dedicata la prima parte in sei storie, fino all’età adulta, dei successivi sei episodi.
Sono storie di vita quotidiana, spaccati della società giapponese intrecciata alle grandi guerre, che ci permettono di avere una visuale su un mondo, quello dei “fiori e dei salici” che ci è poco noto.
Nonostante la narrazione di crudeli drammi di vita a cui la protagonista assiste impotente, Kamimura non trascura mai la vena comica, tipica della commedia classica, con rotture della quarta parete, personaggi-maschere e toni farseschi.
Un’opera profonda e intimista di rara bellezza.

La selezione

Per arrivare a stilare questa classifica personale mi sono riferito alle mie letture, senza alcuna pretesa di completismo, dato che ormai è divenuto pressoché impossibile seguire tutto ciò che il nostro panorama editoriale propone. Ho inserito nella lista esclusivamente opere pubblicate in Italia per la prima volta, anche se datate nel tempo, evitando però eventuali ristampe.

Ho scelto poi di riportare anche i titoli che avevo selezionato e ponderato per stilare questa classifica, precisando che la lista di seguito non esaurisce tutte le mie letture delle nuove pubblicazioni del 2016 (che sono molto più ampie), ma costituisce una selezione fra quelle che più ho apprezzato. Anche stavolta in ordine sparso:

  1. Cosmo di Marino Neri (Coconino Press)
  2. Tex – Capitan Jack di Tito Faraci ed Enrique Breccia (Sergio Bonelli Editore)
  3. I giorni della merla di Manuele Fior (Coconino Press)
  4. Dressing di Michael DeForge (Eris Edizioni)
  5. Oltremondo di LaureEngraver (Hollow Press)
  6. Maledetta balena di Walter Chendi (Tunuè)
  7. Elegia in rosso di Hayashi Seiichi (Coconino Press)
  8. L’ultimo paese di Federico Manzone (Canicola)
  9. Palla di Paolo Bacilieri (Hollow Press)
  10. La mia vita con Mr. Dangerous di Paul Hornschemeier (Tunuè)
  11. La casa di Paco Roca (Tunuè)
  12. Princesse Suplex di Léonie Bischoff (MalEdizioni)
  13. Sputa tre volte di Davide Reviati (Coconino Press)
  14. Jones e altri sogni di Franco Matticchio (Rizzoli Lizard)
  15. Special Exits di Joyce Farmer (Eris Edizioni)

Conclusa la classifica propongo ora un confronto con i miei migliori 10 titoli pubblicati nell’anno precedente (2015), una sorta di “cosa stavamo facendo” in questo stesso periodo nell’anno passato:

  1. Qui di Richard McGuire (Rizzoli Lizard)
  2. Remi Tot in stunt di Martoz (MalEdizioni)
  3. Quaderni giapponesi di Igort (Coconino Press)
  4. Safari honeymoon di Jesse Jacobs (Eris Edizioni)
  5. Largemouths di Gabriel Delmas (Hollow Press)
  6. Prima di Adamo di Giacomo Nanni (Canicola)
  7. Saint Cole di Noah Van Sciver (Coconino Press)
  8. Viaggio a Tokyo di Vincenzo Filosa (Canicola)
  9. Il celestiale Bibendum di Nicolas De Crécy (Eris Edizioni)
  10. Anubi di Marco Taddei e Simone Angelini (Grrrz Comic Artbooks)