Missione Leo Ortolani

Missione Leo Ortolani

Ho avuto la fortuna e il piacere di placcare Leo Ortolani dopo un incontro con gli studenti del Liceo Artistico di Varese, ha gridato “Fletto i muscoli e sono nel vuoto!” ma io sono stata più rapida e l’ho stordito con una serie di domande.

 

Secondo te, per diventare un fumettista, servono davvero una sedia comoda e la faccia tosta?

Io di solito scrivo per terra per cui non mi serve una sedia, la faccia tosta purtroppo non ce l’ho. Più che la faccia tosta serve non perdersi d’animo e avere il sorriso perché quando vai a incontrare gli editori devi avere una buona disposizione d’animo che si vede nel sorriso, nei modi.

A proposito della sedia, ci sono fumettisti che lavorano in piedi, un mio amico, per esempio, quando deve finire un lavoro e gli tocca fare le nottate, per non addormentarsi disegna in piedi. Anche John Romita Junior, dopo un incidente sciistico, disegna stando in piedi. Quindi la sedia potrebbe essere superflua. Diciamo, però, che è una sedia comoda aiuta a non far venire il mal di schiena, anche perché devi passare un sacco di tempo a disegnare.

 

A proposito di tempo, quanto ce ne vuole per completare un numero di Rat-Man?

Visto che ogni due mesi questo numero deve uscire in edicola, ho a disposizione circa 2 mesi. La parte più interessante per me è la scrittura: capisco se una storia è venuta bene già dalla scrittura. Il disegno è più da mestiere, ci sono cose che mi danno più da fare,esperimenti con le ombreggiature, coi pennelli. Una volta che ho la sceneggiatura la suddiviso in tre quattro pagine al giorno e so quanto tempo mi porterà via il disegno.

 

Può essere utile trovare un maestro o frequentare una scuola di fumetto?

Io non ho mai fatto scuole e i miei maestri li ho trovati leggendo i fumetti, quindi non è necessario secondo me,  è necessario avere una grossissima capacità di autocritica, rendersi conto di essere o non essere in grado di fare qualcosa cambia dal giorno alla notte il tuo approccio a questo lavoro. Quando ti rendi conto di non essere in grado di fare una cosa o ti eserciti fino a che non sei in grado di farla oppure trovi delle scorciatoie, uno stile che ti salva.

Un tempo c’erano  studi che prendevano dei ragazzi a bottega. Io non lo farei, sono abituato da una vita a lavorare per conto mio senza nessuno intorno, anzi se qualcuno mi guarda disegnare mi sbaglio, non sono a mio agio.

 

Oggi ci sono molti mezzi per promuoversi e farsi conoscere. Hai qualche suggerimento?

Se tu sei bravo ed emergi dal gruppo si vede subito. Bisogna mostrare i propri lavori, partecipare a eventi, sempre.

Io all’inizio andavo a cercare spazi, strisce quotidiane, sono andato alla gazzetta di Mantova, alla gazzetta di Parma, sono andato in giro a propormi e spesso non succedeva niente, intanto però ci provavo e questo fatto di provarci, di cercare delle strade che possano essere adatte a te, è una cosa che bisogna assolutamente fare.

Partecipare alle fiere, far vedere i disegni in giro, anche un po’ rompere le palle, allora forse un po’ la faccia tosta è utile! Io non sono mai riuscito a fare così, sono stato chiamato perché hanno visto le mie opere, mi è andata bene, se dovessi andare a rompere le palle farei molta fatica, sono di una generazione che è abituata a sentirsi dire dalla mamma “mi raccomando non dare fastidio alla gente” e questa cosa mi è rimasta.

 

Ti capita mai di vedere un esordiente e dire “Ecco, questa è una promessa”

All’inizio mi capitava di andare in giro vedere mostre di autori esordienti e vedevo cose meravigliose, però poi alla fine non tutti ce la fanno perché al di là della bravura occorre anche conoscere persone che ti possano introdurre in una casa editrice. Ecco, dipende anche dal carattere: se sei una persona schiva che fa delle cose meravigliose ma sta chiusa in casa non farai mai niente.

Un’ultima domanda: cosa serve per fare fumetti umoristici?

L’umorismo non si impara.  O se un umorista  o è difficile che tu possa creare un umorismo, perché l’umorismo non si può spiegare o ce l’hai di natura e quindi sai che in quel momento quella cosa fa ridere o se no non funziona. Devi averlo dentro poi al limite affinarlo devi notare le assurdità che ci sono nella vita e riuscire a raccontarle facendo vedere come sono paradossali creando un’iperbole senza  però sfociare nel tragico, senza farsi sopraffare.

Ringrazio Leo Ortolani per la pazienza, la gentilezza e i suoi favolosi fumetti!