Eva Miranda

Vittorio Giardino e Gianni Barbieri Edizioni Lizard, 2005 - 60 pagg. cart. col. - 17,50euro
Articolo aggiornato il 23/07/2015

Eva MirandaMisteri, segreti, amori torbidi e rivalità si intrecciano in una storia surreale scritta da e disegnato da . è una soap opera a fumetti: non si sa bene quando e come la storia sia iniziata e non se ne immagina assolutamente la conclusione, anche perché il volume si chiude con un “Fine della Prima parte”. La storia si basa, come in ogni soap, su una ricetta antica e infallibile: due bei giovani si amano e vogliono sposarsi, ma il loro matrimonio verrà ostacolato in ogni modo. Questa idea semplice e scontata viene quindi condita con ogni genere di colpo di scena: tresche, personaggi misteriosi, verità nascoste, investigazioni private ecc. ecc. Le famiglie coinvolte sono ovviamente due: una vergognosamente ricca e un po’ sadica, l’altra assolutamente povera ma onesta. Tra queste due si inserisce la protagonista Eva Miranda, una splendida ed esotica donna dal passato oscuro, che si intrufola alla chetichella nella vicenda e inizia da subito a ordire trame oscure alle spalle degli altri protagonisti.

A differenza delle normali soap televisive, Eva Miranda è raccontato con un tono cinico e sarcastico, sia dal punto di vista della sceneggiatura che da quello del disegno. I personaggi cattivi sono crudeli, di una cattiveria gratuita e senza ritegno; quelli buoni sono un po’ idioti, ingenui e bambocci. I cattivi sono tutti magri, se sono in là con gli anni (l’età è sempre indefinita) sono liftati ma comunque un po’ raggrinziti e, soprattutto, hanno gli occhi sottili, a differenza dei poveri che hanno grandi occhi spesso pieni di lacrime e, se sono più maturi, sono bene in carne. Ci sono poi i personaggi misteriosi come Eva che, a differenza dei buoni e dei cattivi, ha in mente un piano del tutto oscuro al lettore, quindi risulta essere una confabulatrice scaltra e affascinante. Non ci sono caratteri sfumati o complessi, tutto deve essere molto semplice, in modo che per il lettore la comprensione sia immediata, proprio come in una soap. Gli stessi nomi degli “attori” sono banali e assonanti e, in fondo, sembrano tutti uguali: Dan, Ron, Randa, Cindy, Mirna… Alla fine i nomi non contano perché i personaggi devono essere degli stereotipi assoluti: Lui e Lei, il Padre di Lui e la Madre di Lei, l’Amante e il Rivale, ecc. Tutti i protagonisti, proprio in quanto “attori” di una soap, sfoggiano un’espressività e un dialogo degni del contesto: sorrisi smaglianti, mascelle squadrate, sguardi perfidi e sguardi innocenti, pianti amari e lacrime di coccodrillo… il tutto condito da dialoghi leggeri e melensi, spesso interrotti dalla pubblicità o da un’altra sequenza, nel momento in cui tutto è sufficientemente chiaro ma abbastanza sospeso da lasciare aperta ogni possibilità di sviluppo.
Eva MirandaNel disegno di Giardino, come del resto nella sceneggiatura di Barbieri, si avverte un gran divertimento nel sottolineare i luoghi comuni di una soap, nel creare con voluta ridondanza un mondo costruito da stereotipi piatti e idee banali. I personaggi principali sono tutti bellissimi o bellocci (salvo alcuni difetti che Giardino non perde occasione di mettere in luce), quelli di contorno sono mediocri, bruttini e in ogni caso dimenticabili. I vestiti e gli ambienti sono kitsch, ma di un kitsch che spesso tocca e oltrepassa il cattivo gusto, facendo impallidire la moda anni ’80: c’é abbondanza di spalline, costumi sgambati, richiami all’ananas (il frutto con cui si arricchisce la famiglia di Lui), pettinature cotonate, lifting e labbra turgide, giacche improbabili e vestiti dai colori scioccanti, caminetti accesi, stanze sontuose e baci al tramonto. Giardino disegna tutto questo campionario con il suo consueto tratto pulito e netto, senza l’uso di retini, effetti speciali o sfocature, solo linee nette e colori shock. Anche il modo in cui si susseguono le vignette è ritmico e ordinato e determina una lettura più concitata o più diluita: con un taglio più stretto, Giardino ci invita a osservare un particolare, a gustare una pausa o a creare un crescendo; con un taglio più largo dà respiro alla sequenza, allarga lo sguardo e lascia spazio al dialogo. In alcune eccezioni, le tavole sono costruite in modo più insolito e ardito, come la pagina 35, che ruota intorno a una vignetta in cui entrano ed escono di scena i protagonisti di quella sequenza, facendo presagire che i due si incontreranno ancora; o come la pagina 26, in cui le vignette si allungano e accorciano a formare una scaletta, attinente al tema della sfilata trattato in quella tavola.

In ogni soap che si rispetti ci sono abbondanti stacchetti pubblicitari ed Eva Miranda rende giustizia anche a questi. Arrivano sempre in un momento di climax, durano poche vignette e sono cinici e surreali come il fumetto: la merendina per i bambini pestiferi contiene bromuro per addormentarli; lo snack dietetico è a base di segatura; il bianco che più bianco non si può si ottiene col plutonio, quindi nel fustino ci trovi in regalo una tuta antiradiazioni. Si possono leggere alcuni degli stacchetti esclusi nella stesura finale nell’articolo correlato allo speciale Eva Miranda.
Le vignette pubblicitarie non vengono differenziate dal resto del fumetto. In questo modo lo stacchetto è perfettamente integrato nella narrazione in un continuum narrativo insensato e insensibile. L’effetto finale è quello di leggere un’unica poltiglia di vicende e prodotti assurdi, molto simile al disturbo continuo e senza interruzione prodotto da un televisore acceso ad alto volume.

Nell’introduzione al fumetto, Barbieri spiega che la soap è un genere narrativo che addormenta il pensiero e solletica morbose e pettegole curiosità. In occasione della presentazione del volume a Lucca Comics and Games 2005, Gianni ha spiegato che il fumetto è stato concepito per criticare lo strapotere della tv. Iniziato circa 10 anni fa e pubblicato alla fine del 2005 in Italia (Lizard), Francia e Belgio (Casterman), Spagna (Norma) e Portogallo (ASA), Eva Miranda ha l’unico difetto di raccontare un genere televisivo che ormai è superato dal trash dei reality show. Per il resto, descrive e caricaturizza perfettamente un certo tipo di TV e l’assuefazione acritica con cui la si guarda, e lo fa parodiando alcuni dei topoi classici delle soap operas. Rappresenta in modo grottesco non semplicemente il mondo finto e patinato delle soap, ma anche e soprattutto, in senso lato, una cultura di massa basata sulla semplificazione e sul mercato. Il tono quasi sadico con cui viene scritto e disegnato riflette bene la spaccatura tra chi è spettatore felice di questo genere di programmi e chi invece li guarda affascinato e rapito, perché odia loro e il loro pubblico cloroformizzato. In Eva Miranda, il tocco di Barbieri e Giardino è molto presente: lo sceneggiatore e il disegnatore sono un po’ burattinai e un po’ protagonisti occulti della storia, a metà tra baratro e salvezza, tra fascinazione per le soap e rito voodo contro il trash.

Riferimenti:
Lizard Edizioni: www.rizzolilizard.eu

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