Europa di Menotti e Semerano

Europa di Menotti e Massimo Semerano (Black Velvet, 88 pp/b&n 9euro), e' la storia di Baldassarre Sangiorgi, giovane e vizioso aristocratico extramondo, in fuga da una Terra sotto il giogo...
Articolo aggiornato il 13/02/2016

Europa di Menotti e Semerano e Semerano, raggiunti via mail, non disdegnano questa intervista in stereofonia differita, svelando i padri ed i futuri figliocci mediatici della loro creatura.

Europa affronta il tema del totalitarismo, della dittatura: un tema ricorrente che, da Orwell passando nei fumetti per V for Vendetta finoalla Dottrina, gode di immutato fascino. Cosa avete cercato di aggiungere con Europa a quanto già scritto sull’argomento?

Semerano: Per quanto mi riguarda, niente. Quando inizio a lavorare a una storia, non parto mai da un’equazione, da una tesi che voglio dimostrare. È un modo di lavorare con cui non mi ritrovo. Altro che immutato fascino. Europa parla di totalitarismo perché il totalitarismo esiste. Europa si nutre di stralci di telegiornali, dirette vere e finte di due guerre del golfo, notizie a spizzichi e bocconi, frammenti visivi, armi di distruzione di massa, Lilli Gruber, un pizzico di Kafka e reminescenze politichesi scolastiche indoor & outdoor.
Menotti: La nozione che il confine tra buoni e cattivi è molto labile, e spesso non esiste. Il fatto che comunque i cattivi sono più dei buoni e che essere ammazzati da fuoco amico o nemico non fa una grande differenza. Un altro aspetto originale è che la storia funziona benché il protagonista e tutti i personaggi di contorno – con la sola eccezione del servitore Garrone – sono in qualche modo cattivi, e non esitano a compiere azioni gravissime pur di perseguire i propri fini. Europa ribadisce una condanna del totalitarismo, certo, ma questo è scontato. C’é anche la presa di coscienza che qualsiasi potere organizzato, in particolare quello di matrice statale, è in qualche misura arrogante e liberticida. Voglio ricordare che perfino in grandissima parte del mondo liberaldemocratico, compresi molti paesi EU, lo Stato rapisce ogni anno milioni di giovani per molti mesi, per addestrarli all’uso delle armi, finanzia lobby e partiti con denaro estorto ai cittadini senza il loro consenso; irregimenta lo stile di vita degli individui, stabilendo ciò che possono e non possono bere, fumare, ingerire, inalare, fare del proprio corpo; punisce il libero scambio di merci e servizi; decide che gli alimentari non possono aprire la domenica, decreta il periodo di conservazione del latte, determina il numero massimo di taxi circolanti nelle strade e di prostitute scopanti negli appartamenti. Si impiccia insomma di una quantità di cose di cui non si dovrebbe impicciare.

La gestione di Europa è stata quantomeno impervia: apparsa inizialmente più di dieci anni fa, trova ora la sua conclusione. In questi anni, è cambiato qualcosa nella storia?

Semerano: Gli anni sono tredici. Europa ci è germinato tra le mani. Non ricordo esattamente cosa c’era all’inizio. Probabilmente solo l’idea di questo fesso cosmico costretto suo malgrado a restare in una città assediata da un nemico esterno. Via via il discorso si è definito e fino a dieci giorni fa abbiamo continuato ad aggiungere o modificare dettagli. Il corpo della storia è pero’ sostanzialmente fedele alla forma che aveva preso nel giro di alcuni mesi dall’inizio dei lavori.
Menotti: Io in realtà ho sempre tenuto bene in vista il concept della storia: l’esatto opposto del Castello di Kafka. K., protagonista del Castello, lotta strenuamente per entrare in un castello dal quale è respinto. Baldassarre, protagonista di Europa, lotta strenuamente per uscire da una città nella quale è intrappolato. Negli anni la storia è rimasta sostanzialmente la stessa, e nell’ultimissimo periodo abbiamo lavorato solo sui dettagli, aggiornando simboli, sigle, nomi, situazioni e backstories, allo scopo di rendere la storia più lineare e compatta. Il motivo in copertina, ad esempio, è una trovata recente.

Pensate che il significato che volevate dare all’opera tredici anni fa, sia sempre valido?

Semerano: Forse più attuale di allora. Il tema dei terroristi non era così amabilmente in voga come adesso.
Menotti: Già. Inoltre, come viene rivelato nell’introduzione, l’operazione di restyling di cui dicevo si è rivelata una mossa sostanzialmente cosmetica. Al di là dei simboli e delle terminologie i temi più importanti c’erano già tutti: li avevamo derivati dalla vita reale. Non è un pregio di Europa quello di essere rimasta negli anni una storia orribilmente attuale. È un difetto del mondo che invecchia senza cambiare, conservando immutato il proprio DNA fatto di violenza e sopraffazione.

Sebbene il tono di Europa è già chiaro che sia ironico e umoristico, i temi affrontati ed il significato è duro, serissimo. Come avete coniugato i due aspetti?

Semerano: In modo naturale. Quando emerge la chiave di interpretazione di una storia questa diventa il filtro attraverso cui passano tutte le idee che finiscono sulla carta. La situazione, lo scenario, deriva dal reale ma non è reale, è uno specchio deformato, buffo come quelli dei luna park. I personaggi sono maschere. Baldassarre è serio, inossidabile nel suo ruolo e fino alla fine non si rende esattamente conto di cosa gli sta succedendo intorno. Garrone cambia, suo malgrado, e tenta continuamente, spesso ottimisticamente di adattarsi alle nuove situazioni in cui viene a trovarsi. Alla fine Baldassare è ridotto a una merda in terra e ancora chiama Garrone come se potesse dargli ordini mentre quest’ultimo, forse, vivrà felice e contento come in una favola.
Menotti: Lo status del rapporto comico-tragico è un pallino che ho in comune con Semerano. Trovo che un singolo schizzo di sangue sia più disturbante su una camicia immacolata che non travolto da mille altri schizzi. Allo stesso modo, una scena di tortura accompagnata da dialoghi ignoranti e quotidiani mette in maggior risalto l’allucinante crudeltà della situazione.

Forse è quasi “fuori tema”, ma parlando di umorismo e critica sociale/politica non si può non pensare ai molti episodi accaduti in Italia recentemente. Scherzare e ridicolizzare certe realtà è più scomodo che affrontarle in maniera giornalistica, canonica?

Semerano: Affatto. Lavorare a una storia di finzione, ti dà la possibilità di inventare senza per questo barare, senza mentire e quindi senza scrupoli. Tanto, diciamo così, sono tutte palle.
Menotti: Almeno finché non si alza troppo la voce. Perché senno’, qualche suscettibile Governante può svegliarsi e decidere che neanche questo si può fare. Ne sanno qualcosa Luttazzi e la Guzzanti.

Per l’uscita di Europa è stato creato anche il sito www.europa.go.it. Che ruolo occupa questo spazio web? Solo di promozione, o intendete farlo diventare qualcos’altro?

Semerano: Il sito è in un certo senso complementare, integrativo del fumetto. Conterrà i brani musicali con la “colonna sonora” scaricabile del fumetto, animazioni e altre graziose sorprese.
Menotti: Complementare è la parola giusta. Un libro in bianco e nero non può comunicare movimento, colori, musiche, suoni, e un sito web rappresenta un’ottima opportunità per colmare questi vuoti. I complimenti per le animazioni vanno a Giovanni Scarfini, che ha anche curato la grafica del libro. Quanto alle musiche, abbiamo coinvolto alcuni artisti di talento per produrre pezzi musicali inediti che accompagnino il visitatore durante la navigazione e/o possano venire scaricati in seguito. Hanno aderito all’iniziativa, tra gli altri, il chitarrista e compositore Giovanni Seneca, già pupillo di Ennio Morricone, e le popstar neozelandesi Able Tasmans.

Lo stile di disegno quanto è diverso da quello di allora? Quanto di Europa era già disegnato e pronto alla pubblicazione?

Semerano: Rispetto a quanto pubblicato su Cyborg direi che è stato aggiunto un ottanta per cento di materiale inedito, ma negli anni, Menotti aveva completato le matite del fumetto e omai gli restava solo da inchiostrarne una buona parte. Oltre a questo, in fase di revisione sono state aggiunte alcune pagine nuove. A me pare che lo stile di disegno di Menotti sia diventato più carnale e sporco anche se l’impostazione generale è sempre la stessa, niente ombre, toni piatti eccetera.
Menotti: Vero, vero. In passato ero molto più rigoroso, ma anche più rigido. Guardavo le tavole come quadri, unità a sé stanti. Ora sono più interessato allo spessore narrativo, per cui, quando è il caso, non disdegno i tabù di una volta: qualche ombra proiettata e qualche tratteggio qua e là.Altro discorso per le tavole dell’epilogo, diverse da tutte le altre, realizzate con un fitto tratteggio a imitazione delle acqueforti. Trattandosi di una situazione drammatica e infernale, mi sono riguardato Doré e le Carceri di Piranesi.

Quanto e come pensate di essere maturati in questi anni?

Semerano: Penso di avere qualche strumento tecnico in più a mia disposizione. Per il resto temo di non essere maturato affatto.
Menotti: Tra le varie cose, ho capito di non essere interessato a un mezzo espressivo “in sé”. In altre parole, non sono un innamorato de “il fumetto”, “il cinema” “la letteratura”. È vero, mi piacciono le storie e ho sempre il feticcio della pittura rinascimentale, ma sono contento di poter spaziare trasversalmente da un mezzo all’altro per raccontare l’una o l’altra cosa. Purtroppo non si può fare tutto con tutto, ogni mezzo ha i suoi tempi e il suo mercato. Disegnare fumetti è bellissimo, perché si ha un sacco di libertà. Scrivere per la televisione è bellissimo, perché si raggiunge un pubblico enorme. Ma disegnare fumetti è frustrante, perché si guadagna poco e i riscontri sono spesso risibili. Scrivere per la televisione è frustante, perché uno sceneggiatore produce coiti interrotti senza avere alcun controllo sul prodotto finale.

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Semerano: Assieme a Marco Nizzoli sto lavorando a una serie francese per Les Humano

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