Estate, musica e colore: intervista a Giulia Sagramola

"Incendi estivi" è il primo lavoro di Giulia Sagramola per BAO Publishing. Abbiamo intervista l'autrice per parlare del libro e degli altri suoi progetti.

Estate, musica e colore: intervista a Giulia Sagramola

La carriera di è caratterizzata da illustrazioni, fumetto e autoproduzione.
Ha lavorato per diversi clienti, italiani e non, come freelancer e insieme a
Sarah Mazzetti e Cristina Spanò ha creato nel 2010 l’etichetta indipendente Teiera per la pubblicazione di fumetti autoprodotti.
Ha vinto premi a eventi di settore, tra i quali si ricordano l’American Illustration, il Society Illustrators Comic and Cartoon Annual e il Bologna Children Bookfair.
Nel 2015 si trasferisce da Bologna a Angoulême, in Francia,  dove tra le altre cose realizza Incendi estivi, che segna l’esordio della collaborazione tra l’autrice e la casa editrice milanese BAO Publishing, e che ottiene un buon riscontro.
Ha un blog
giuliasagramola.tumblr.com che aggiorna con tavole, disegni e bozzetti work in progress.
In virtù del suo lavoro a colpiti della sua ultima fatica, abbiamo deciso di intervistare Giulia Sagramola per parlare con lei del libro, della sua carriera precedente e dei suoi progetti futuri.

Ciao Giulia e benvenuta su Lo Spazio Bianco.
Com’è iniziata la tua passione per l’illustrazione e il fumetto e quando hai capito che ne avresti fatto il tuo lavoro?

Ciao! Disegnare è un’attività che ho sempre amato fare, fin da molto piccola. Quando ero alle elementari ho capito che esistevano persone che di lavoro disegnavano e da quel momento fantasticavo di poter essere una di quelle persone. I miei genitori mi hanno sempre incoraggiata e ho frequentato una scuola di fumetto pomeridiana durante gli anni del liceo. Penso di aver capito a 12 anni che volevo fare la fumettista, quando sono andata alla mia prima fiera del fumetto a Milano, con mio padre. Non ragionavo se poteva davvero essere un lavoro, non ci pensavo, volevo solo imparare a disegnare e a raccontare delle storie. Poi penso che, aldilà degli studi, conti moltissimo l’ostinazione: sia nel continuare a scrivere e disegnare nonostante tutto, che nel proporsi a editori e clienti. Estate, musica e colore: intervista a Giulia Sagramola

Hai da poco concluso il tuo anno come artista in residenza alla Maison Des Auteurs di Angoulême, dove hai iniziato a lavorare a Incendi estivi, la tua graphic novel pubblicata lo scorso novembre da Bao. Cosa ti ha regalato questa esperienza e come pensi che influirà sulla tua carriera futura?
Venire alla Maison Des Auteurs ha cambiato la mia vita moltissimo, molto più di quanto immaginassi. Erano anni che non mi prendevo del tempo per fare un progetto tutto mio, per di più un progetto così lungo che mi spaventava non poco. Mentre passavo le giornate a fare quello che esattamente volevo fare – e che rimandavo da anni – ho messo a fuoco tanti aspetti del mio lavoro e del mio percorso fino a qui. Quando vuoi fare una cosa e la rimandi per così tanto tempo, si moltiplica l’aspettativa verso di essa e allo stesso tempo la paura di fallire. Ho passato i mesi a smontare questi blocchi mentali uno ad uno. Ora sento di avere più chiaro quello che mi interessa come autrice e penso che possa aiutarmi a guidare la mia direzione lavorativa. Inoltre la residenza mi ha permesso di conoscere tantissime persone molto brave, con cui ho condiviso un anno di vita, che mi hanno dato tanto in termini professionali e umani.

Estate, musica e colore: intervista a Giulia SagramolaIncendi estivi parla di adolescenza e di quel momento pieno di inquietudine in cui qualcosa cambia e si comincia, forse, a “diventare grandi”. Quanto ti è cara questa tematica? C’è qualcosa di autobiografico nella storia che racconti?
La storia di per sé non ha nulla di autobiografico in senso stretto. L’ambientazione e il periodo sono quelli dei miei sedici anni, per comodità e necessità narrative. Volevo raccontare la vita di persone a stretto contatto con la possibilità di annoiarsi, di avere molto tempo libero. Persone che avevano tutte le possibilità davanti ma non ancora gli strumenti per poter decidere cosa farsene.
L’adolescenza e quel senso di inquietudine, sono tematiche che mi sono molto care per varie ragioni. Ho molta memoria della mia adolescenza, è stata un periodo molto denso e in cui mi sono successe cose che hanno segnato molto quello che sono diventata. Probabilmente mi interessa proprio per lo spartiacque che rappresenta. Mi sembra che in questo periodo tutte le emozioni siano vissute in modo molto amplificato e che questo faccia emergere degli aspetti molto netti delle personalità di ciascuno. Molto spesso c’è chi ricorda quel periodo come qualcosa di molto positivo, con un senso di forte nostalgia. Personalmente la vivo con uno sguardo un po’ disincantato, ma con affetto. Mi piace mettere in luce le contraddizioni di quel periodo in cui non si sa ancora cosa si vuole essere o che pieghe prenderà la propria vita.
Insomma, mi sembra una bella tematica su cui ho molto da dire, ma è anche perché avevo in serbo questa storia da tanto e avevo molti pensieri che ci ruotavano attorno. Tutte le storie in un certo senso, parlano dell’autore che le ha scritte, qui può sembrare che io stia raccontando proprio di me perché ho lavorato spesso con l’autobiografia. Mettiamola così: nella vita reale sono decisamente molto più Stefano di Rachele.

Fino ad ora hai lavorato sopratutto come illustratrice e autrice di storie brevi. Come è stato confrontarsi con una narrazione a fumetti di ampio respiro? Hai trovato qualche difficoltà?
La cosa più lunga che avevo realizzato prima di Incendi Estivi era Bacio a cinque per Topipittori. Lo stile narrativo e di disegno sono molto diversi e per questa storia, per come la volevo raccontare, dovevo approfondire diversi aspetti nei quali non mi sentivo a mio agio. Penso che sia normale e che capiti per tutte le cose nelle quali si sta provando a esplorare direzioni diverse da quelle in cui si è comodi. Una parte difficile e che mi ha bloccata per molto tempo (ancora prima di proporre questa storia alla Maison o a Bao) è stata la fase di scrittura della storia. Lo storyboard è forse la parte in cui mi sono divertita di più e allo stesso tempo  quella in cui ho “sofferto” di più, ma ogni fase ha le sue gioie e i suoi dolori.

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La musica ricorre spesso nella tua storia e accompagna le vicende di Rachele e Sabrina. C’è una playlist che ti accompagna mentre lavori?
Ascolto tante cose diverse, a seconda delle fasi di lavoro. Quando scrivo ho bisogno di musica un po’ più “intima” e d’atmosfera, quando inchiostro e coloro ho bisogno di energia e musica pop, spesso felicemente tamarra, la stessa che uso per andare a correre! Per questo libro ho deciso di farmi una playlist di atmosfera, che mi è stata molto utile per centrare le emozioni dietro la storia. È diversa dalle canzoni citate all’interno del libro, è un po’ come se fosse un film. Potete ascoltarla qui:

Per farti due nomi, penso di aver ascoltato equamente sia i Kinks che Katy Perry per fare questo libro! Poi un sacco di podcast: This American Life, Serial, Creative Pep Talk, Your Dreams My Nightmares.

Estate, musica e colore: intervista a Giulia SagramolaIl colore è un elemento molto importante in Incendi estivi, una chiave di lettura dell’intera storia. Per te è stata più una scelta narrativa o estetica? Come ti sei trovata a lavorare in bicromia?
La bicromia è un tipo di colorazione molto familiare e che amo molto. La scelta per questo libro è nata per giocare con qualcosa di minimale ma allo stesso tempo non “neutro”, quindi penso sia principalmente una questione narrativa. Volevo rimandare alle sensazioni dell’estate, più che a un effetto vintage/nostalgico di un’epoca. Così ho preferito giocare con pochi colori e creare un arco di intensità: luglio e agosto sono mesi più caldi e anche momenti narrativi più tesi, quindi i colori qui sono decisamente invasivi rispetto all’incipit e alla conclusione, in cui volevo creare una sorta di distensione.

Nel tuo blog ci hai dato un piccolo assaggio di come è stato realizzare Incendi estivi dal punto di vista tecnico, quindi inchiostrazione, colorazione e lettering. Quali sono state le tue scelte?
La prima cosa che ho fatto è stata di non partire in ordine crescente con le pagine, ma di prendere dei frammenti di libro da fasi anche intermedie e finali. Ho lavorato un po’ a puzzle, per cercare di mantenere un’omogeneità di stile e non essere troppo drastica nell’evoluzione – inevitabile – che avrebbe avuto il disegno. In pratica ho “creato” una mia tecnica per approcciare al libro, che è evoluta durante l’anno. Per esempio ho iniziato a scansionare i piccoli bozzetti che ho realizzato durante la fase di storyboard, ingrandirli ed usarli come base per le mie matite. Nella fase di storyboard erano venuti fuori dei segni molto freschi e non li volevo perdere, ho scoperto che con questa tecnica riesco a mantenere quella gestualità. Inizialmente le matite erano completamente analogiche e questo comportava che, per le scene in cui due vignette si assomigliavano, dovevo realizzare prima il definitivo di una vignetta, farne la fotocopia e poi fare la seconda vignetta con le modifiche. Un sacco di tempo. Procedevo a piccoli blocchi di definitivi, ma è più lento di fare prima tutte le matite e poi tutti gli inchiostri. A un terzo del libro ho deciso di accelerare, anche grazie al fatto che ho iniziato a fare matite digitali, proprio per il fatto che volevo partire dagli storyboard scansionati. Quindi quasi tutte le mie matite sono state realizzate con la Cintiq e poi stampate. La fase di inchiostri invece l’ho realizzata con delle matite grasse tipo 6B e 3B che ho scurito violentemente con i Livelli su Photoshop. Colore e lettering li ho fatti con Photoshop, per il lettering ho optato per una font che ho disegnato anni fa durante gli studi all’ISIA.

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C’è qualche “ferro del mestiere” del quale non puoi fare a meno quando lavori a un’illustrazione o a un fumetto?
I fedelissimi Schizza e Strappa sono un ottimo sostituto del tavolo luminoso, altrimenti ho scoperto un tavolo luminoso ultrapiatto che avevano alla Maison ed è praticissimo. Poi non mi serve molto, le matite 6B sono diventate una droga. Su Photoshop i pennelli di Kyle T. Webster!

Estate, musica e colore: intervista a Giulia SagramolaQuando realizzi una storia, come si articola per te il processo creativo? Parti dalle immagini, dai colori, dalle parole…?
Parto da un sacco di appunti sparsi su diversi quaderni e fogli, qualche abbozzo di personaggio. Per Incendi Estivi avevo in mente da anni come era Rachele, ma non avevo chiaro come la volevo sintetizzare graficamente, quindi ogni tanto scarabocchiavo dei ritrattini di questa ragazza mora con i capelli raccolti ma con due ciuffi fuori e le occhiaie. Un giorno ho trovato il registro giusto e ho fatto uno studio del personaggio. Non facendo una sceneggiatura vera e propria, nella fase di storyboard la cosa che definisco sono i dialoghi nel modo più esatto possibile, per questo è anche la fase su cui passo molto molto tempo.

C’è qualche autore di fumetti in particolare a cui ti ispiri o che credi possa aver influenzato in qualche modo il tuo stile, sia dal punto di vista grafico che da quello narrativo?
Guardando e leggendo tanti fumetti, penso che siano molte le influenze e ho avuto tante fasi di infatuazione. Sicuramente per Incendi Estivi hanno avuto la loro bella parte di influenza i fumetti di Sammy Harckam, Daniel Clowes, Jillian Tamaki, Adrian Tomine, Rutu Modan, Manuele Fior. Dal punto di vista grafico guardo davvero tante cose, spesso molto diverse dal mio stile, che mi ispirano anche se magari poi non è molto evidente guardando quello che faccio. In quest’ultimo anno ho amato molto le cose di Mikkel Sommer, Kerascoet, Noah Van Schiver e Anna Haifisch. In questi mesi sono ipnotizzata dalle tavole di Garrett Prince e in generale mi piace molto guardare ai vecchi classici del fumetto, ad Angoulême ho visto le tavole originali di Hergé e ho detto “vabé, io la chiudo qui”.

Estate, musica e colore: intervista a Giulia SagramolaNonostante la tua giovane età, già da 5 anni porti avanti l’etichetta di autoproduzioni “Teiera”. Ci vuoi raccontare come è nata questa realtà?
A 31 anni mi ritengo serenamente una non-poi-tanto-giovane, comunque grazie! “Teiera” è nata dall’amicizia e dalle chiacchierate con Cristina Spanò, compagna di studi a Urbino, nonché bravissima fumettista e illustratrice. Cristina era l’unica in classe che si occupava già di fumetto, andando a diverse fiere insieme, conoscendo realtà dell’autoproduzione, abbiamo pensato che anche noi volevamo buttarci nel mucchio e tirare fuori il nostro punto di vista. Abbiamo iniziato nel marzo 2010, portando le prime creazioni a BilBOlBul, con i mesi abbiamo chiarito la direzione che ci interessava: librini monografici, realizzati come piccoli oggetti fatti a mano, in cui invitavamo amici a ideare una storia o noi stesse realizzavamo l’idea che avevamo in mente. Nel 2011 si unì al gruppo Sarah Mazzetti, che aveva fatto un mini librino per noi e con cui ci eravamo trovate molto affini nei gusti. Per un’autoproduzione cinque anni sono simili a un’eternità, le nostre esigenze nel tempo sono cambiate e ci siamo trovate molto più interessate a creare dei libri collettivi, che raccogliessero fumetti e illustrazioni degli autori che stimiamo, ex compagni di corso o amici conosciuti via internet. La base di “Teiera” è sempre stata quella di fare cose che ci rappresentassero, dove poter curare per intero la produzione di un libro, dove poterci divertire e provare direzioni che ci interessano come autrici. Negli anni abbiamo realizzato 15 monografie, un libro per bambini finanziato con un crowdfunding, 3 libri antologici. L’ultimo progetto risale già al 2014 ed è un libro in serigrafia e risograph fatto per BilBOlBul e durante i giorni del festival (una maratona!). Si chiama Limbos e per l’occasione abbiamo lavorato insieme a Roman Muradov, che aveva già fatto una storia per noi e con cui è stato davvero bello lavorare insieme in quei giorni. L’obiettivo è di spargere il verbo “Teiera” nel mondo, a maggio approderemo al TCAF di Toronto!

Estate, musica e colore: intervista a Giulia SagramolaL’autoproduzione è uno spazio parallelo alle pubblicazioni con i grandi editori che sicuramente può aiutare un giovane autore a farsi conoscere. In che misura credi che l’esperienza di Teiera ti abbia aiutato a maturare ed emergere?
Penso che “Teiera” sia stata molto utile a far emergere un certo tipo di approccio che abbiamo nel fare libri, un’amore per i dettagli e per sfruttare a nostro piacimento i limiti tecnici/economici che avevamo. Per esempio, dover stampare con pochi colori mi ha aperta degli orizzonti nuovi sul modo di lavorare alla colorazione. A livello di storie, penso che mi abbia aiutata ad avere costanza nel creare regolarmente storie nuove, anche su tematiche che non avrei affrontato da sola. Allo stesso tempo mi sono resa conto quest’anno che probabilmente tutto questo lavoro per “Teiera” mi ha anche rallentato e distratto dal concentrarmi su una storia lunga. Ma i pro sono molto più alti dei contro.

Cosa ne pensi del panorama italiano delle autoproduzioni?
Penso che sia incredibilmente mutevole ed è una cosa sana e bellissima! Le “nuove leve” hanno un occhio molto fresco sulle cose e mi sembra che in qualche modo abbiano già digerito cose su cui io mi scervellavo. Ci sono tanti gruppi nuovi ad ogni nuovo evento, tra quelli che ho scoperto mi sono innamorata delle ragazze di “Blanca”, che mi sembrano già molto mature professionalmente e anche Brace e Toast mi sembra promettano bene, ma non mi ritengo perfettamente aggiornata sull’argomento, è impossibile! Poi è bello vedere anche come evolvano le realtà più consolidate come “La Trama”, “Delebile” e “Mammaiuto”. Forse quello che ho notato girando molti eventi all’estero è che, a dispetto della scena europea, sono poche le autoproduzioni che si confrontano con eventi e realtà estere. Mi sentirei di spingere ad aprirsi ed esplorare: là fuori c’è una sorta di rete di cui l’Italia si autoesclude e non so bene perché, forse perché non pubblichiamo tanto in inglese?

Estate, musica e colore: intervista a Giulia SagramolaPer Graphic News hai realizzato un piccolo servizio a fumetti su quanto sia difficile essere un creativo in Italia di questi tempi. C’è qualche consiglio che ti senti di dare a giovani autori e illustratori che si trovano per la prima volta a confrontarsi con il mondo del lavoro?
Mi sentirei di consigliargli di non avere paura di fare le cose che pensa siano importanti per lui, anche se possono sembrare poco appetibili in termini di mercato. I progetti personali che ho fatto, se guardo al passato, sono le cose che mi hanno permesso di trovare lavoro e anche di fare i lavori più appaganti che ho realizzato. Concedersi del tempo anche per sbagliare o da perdere, le cose si fanno giorno per giorno, io di natura sono spesso impaziente e ne pago in malessere inutile. Non avere paura di mostrare le proprie cose e di ascoltare le critiche, anzi di chiedere a chi stima di dirgli apertamente e in modo costruttivo cosa pensa del suo lavoro. Provare, sbatterci la testa, sbattercela ancora più forte. Non limitarsi a un discorso puramente estetico ma approfondire un approccio autoriale verso le cose che si fanno, soprattutto se si vuol raccontare storie, penso che alla lunga paghi di più. Inoltre, in questo periodo in cui proliferano correnti stilistiche alle quali molti si limitano a uniformarsi, a lungo andare, rende la propria voce più unica.

Estate, musica e colore: intervista a Giulia SagramolaHai già qualche nuovo progetto in mente, qualche altra storia che vorresti raccontare a fumetti?
Ho diversi progetti in mente, sia a fumetti che di illustrazione e sono in una fase di “raccolta dati”. Vorrei raccontare storie molto diverse tra loro, sia nel genere che nell’atmosfera: dalla fantascienza alla commedia. Sbloccata la realizzazione di Incendi Estivi è stato come aprire il vaso di Pandora, tante idee sono nate e sto cercando di stabilire una gerarchia di cosa mi interessa di più raccontare in questo momento. Ho deciso di concedermi un anno un po’ anomalo in cui lavorerò viaggiando: sono stata a Tokyo e ora starò a New York per tre mesi, fino a giugno. Tutte queste esperienze, anche senza volerlo, entreranno nelle prossime storie che farò. Essendo in questa condizione così temporanea ho con me l’essenziale per fare i lavori di illustrazione freelance e per costruire le storie che realizzerò al mio ritorno, non vedo l’ora di cominciare!

Grazie mille Giulia, e buon lavoro!

                                              Intervista realizzata via mail e conclusa a marzo 2016.

Foto di Alain François.

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