Essere Galileo nel rinascimento

Galileo Galilei di Paolo D'Antonio restituisce in maniera fedele, con stile brillante e toni da commedia all'italiana, il pisano che rivoluzionò la scienza.
Essere Galileo nel rinascimento
Il processo a Galilei

I volti disegnati dell’inquisito e degli inquisitori sono indistinti: nessun dettaglio se non quello strettamente necessario per suggerire l’atmosfera e lo stato d’animo. Le vignette del processo sono poi alternate a quelle degli strumenti di tortura in voga all’epoca, per contrasto più precisi.
È con questo parallellismo che inizia Galileo Galilei di Paolo D’Antonio, la rappresentazione a fumetti di quello che è stato uno degli ispiratori più importanti, insieme con Isaac Newton e Niccolò Copernico, della rivoluzione scientifica del 1600.

Vita di contrasti

Quella di Galileo Galilei, in effetti, è una vita di constrasti, molto ben descritta da Enrico Bellone ne L’abisso di Galileo:

È un uomo facile all’ira, passionale e sanguigno, ma le sue collere durano poco e lasciano spazio all’allegria. Le sue lezioni universitarie sono ormai famose a Padova: è particolarmente incline a farsi capire, e il suo modo di esporre i problemi è affascinante. (…) Ma è, soprattutto, un individuo inquieto che effettua strane ricerche in condizioni di discreto isolamento rispetto all’accademia patavina. Ne discute, infatti, con pochissimi amici: soprattutto per corrispondenza.

Essere Galileo nel rinascimento

È interessante osservare come la caratterizzazione fornita da D’Antonio nel suo tomo sia coerente con quanto letto poc’anzi. Galilei, infatti, ama le sfide che la natura gli propone e soprattutto ama burlarsi dei dotti filosofi che ritengono che per conoscere la natura e il funzionamento del mondo basta prendere in mano i testi di chi ci ha preceduto, accettandoli senza alcuna critica o necessità di verificare quanto lì affermato.
Galilei, invece, seguendo gli insegnamenti contenuti in particolare nei Libri di ottica di Alhazen, arrivati a lui e altri scienziati in Europa grazie a vari testi rinascimentali, mette in dubbio ogni cosa, convinto che solo con la matematica e gli esperimenti si possa arrivare a comprendere il funzionamento del mondo.
D’Antonio sfrutta proprio questi contrasti per mostrare il carattere sanguigno e appassionato di Galileo, in particolare con la sfida sulla caduta dei gravi lanciata a un suo collega presso l’Università di Padova, lasciato anonimo ma emblematico della categoria di studiosi diffusi all’epoca.

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Unico difetto nell’episodio è il Galileo che sullo sfondo prega affinché l’esperimento riesca perfettamente: pur essendo un più che comprensibile espediente per rappresentare in maniera semplice la fede, per quanto superficiale, di Galilei o per sottolineare i toni comici e brillanti di tutto il libro, fornisce al lettore la sensazione che, in fondo, lo stesso scienziato pisano non fosse così convinto della correttezza delle sue tesi. Questa immagine, però, contrasta nettamente con la la sua pratica di scrupolosa progettazione e preparazione degli esperimenti.
D’Antonio, però, non si concentra solo sulla fisica, come nel caso della scoperta dell’isocronismo del pendolo (o della successiva commercializzazione del pendolino, mostrando così anche l’anima affarista dello scienziato), ma anche sulla particolarmente affollata famiglia di Galileo: un fratello, un’amante, un po’ di figli che circolano per la casa/laboratorio, e soprattutto una madre che non approvava la condotta immorale, secondo i dettami del cattolicesimo, del figlio. Ne emerge allora nella descrizione del fumettista un gustoso siparietto comico da perfetta commedia all’italiana, emblematico dello stile brillante di tutta l’opera, stile che l’autore non abbandona completamente, ma semplicemente attenua, quando c’è da parlare della rivoluzione più nota portata avanti da Galileo Galilei: puntare un cannocchiale verso le stelle.

La rivoluzione scientifica

Migliorare il cannocchiale, invenzione olandese, con lo scopo di osservare le stelle fu la più nota e importante rivoluzione galileiana. In particolare con il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo del 1632, lo scienziato pisano abbraccia la tesi eliocentrica di Copernico e la sviluppa raccontando le prove raccolte, la matematica e gli esperimenti, anche mentali, utili per rendersi conto di come spesso l’esperienza sensoriale quotidiana sia errata.

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Simplico e Copernico

D’Antonio, per rappresentare al meglio porzioni del Dialogo e di altri scritti galileiani, e quindi la forza della rivoluzione scientifica portata avanti da Galilei, utilizza vari espedienti, come un dialogo immaginario tra Simplicio, che si astrae durante una cena in cui si discute delle teorie del pisano, e Copernico, che così viene mostrato da D’Antonio nel ruolo che nel Dialogo era stato affidato a Filippo Salviati, altro copernicano, morto nel 1614.
Altro bell’esempio è il dialogo tra Galileo e Guicciardini, ambasciatore toscano presso la Santa Sede, dove il fumettista propone una versione semplificata dell’esperimento mentale della nave contenuto nel Dialogo, che è anche una bella spiegazione sui sistemi di riferimento.
Questo stesso dialogo, però, mostra anche un altro aspetto particolare del carattere di Galileo: l’eccessiva fiducia nei confronti delle sue amicizie altolocate, come il cardinale Bellarmino. E sarà in un certo senso proprio quest’ultimo a “rimettere in riga” Galileo prima ancora del famoso processo dell’inquisizione, quello che, secondo la leggenda, vide il pisano affermare, uscito dall’aula, il famoso

Eppur si muove

D’Antonio, però, non chiude con una sconfitta il racconto iniziato con un processo, ma con un dialogo, quello fittizio tra Tolomeo, il titolare del sistema geocentrico, e Copernico, il principale autore del sistema eliocentrico.
Non è semplicemente un ottimo espediente narrativo per proporre, ancora una volta, porzioni del Dialogo, ma soprattutto un modo per mostrare come la fisica e la scienza in generale si basino nella ricerca delle leggi basilari della natura su quanto scoperto da chi ci ha preceduto.

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Tolomeo e Copernico

Questione di stile

Si è scritto che Galileo Galilei di Paolo D’Antonio è una lettura brillante e in alcuni punti persino comica, riuscendo a raccontare senza errori e banalizzazioni la fisica che stava emergendo all’epoca di Galilei in tutta Europa.
Per ottenere questo effetto anche graficamente D’Antonio alterna pagine ordinate, alcune fitte di vignette, ad altre molto più ariose, con una o due grandi vignette, in particolare nel finale con gli spiriti di Copernico e Tolomeo. La stessa colorazione entra all’interno del processo creativo: per la maggior parte le pagine sono monocromatiche o bicromatiche con un colore dominante e l’altro presente in sfumature, con una scelta che ricorda immediatamente il maestro Sergio Toppi.
Lo stesso tratto di D’Antonio ne tradisce l’influenza, in particolare nelle scene più serie, salvo poi far emergere l’influenza dei manga nei momenti più comici o convulsi: le espressioni facciali, in particolare, ricordano Lupin III, sia le serie animate sia il manga di Monkey Punch.
Nel complesso Paolo D’Antonio costruisce un’opera dall’indubbia forza teatrale (d’altra parte Galilei si interessava anche di teatro), che restituisce ai lettori un Galileo Galilei fedele nello spirito, almeno riferendosi agli scritti e alle testimonianze che ci sono giunti, punta di diamante di una rivoluzione scientifica che ha attraversato l’intera Europa.

Essere Galileo nel rinascimento

Abbiamo parlato di:
Galileo Galilei
Paolo D’Antonio
, settembre 2015
64 pagine, brossurato, colori, 13.00 €
ISBN: 9788898439409

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