Essential 11: undici fumetti musicali

Abbiamo chiesto a Danilo Deninotti, sceneggiatore di "Kurt Cobain - Quando ero un alieno", un suo elenco di 11 fumetti a tema musicale.

(1980) è nato in provincia di Cuneo e vive a Milano. Sceneggia storie per Topolino e ha scritto due graphic novel: Kurt Cobain – Quando ero un alieno (Edizioni BD, 2013; tradotto anche in USA, Canada, Spagna, Brasile, Francia e in corso di traduzione in Russia) e Wish you were here, Syd Barrett e i Pink Floyd (Edizioni BD, 2015). Per “Pagina99”, insieme a Giorgio Fontana e Lucio Ruvidotti ha pubblicato – sempre a fumetti – un omaggio a Miles Davis e i reportage Quei vuoti a perdere nel cuore di Milano e Al gelo fra i clochard.
Lo abbiamo contattato per chiedergli di stilare, per questa puntata di Essential 11, la sua lista di fumetti a tema musicale.

Essential 11: undici fumetti musicaliCrescere in provincia – nel mio caso, un paesino di meno di mille anime in una remota zona prealpina del cuneese – quando nulla era interconesso, ti rende caparbio. Soprattutto con gli amori che a un certo punto sbocciano e pretendono attenzione e dedizione. Li devi e li vuoi nutrire. E ogni boccone che offri loro, si trasforma in un mattone, indimenticabile e indistruttibile, su cui piano piano edifichi la tua formazione. Così, in quegli anni e in quelle zone, se amavi un certo tipo di fumetti o di musica, recuperare determinati titoli era complicato. Ma, una volta aggiunto, ogni tassello di conoscenza era una conquista.
E quella caparbietà e memoria granitica, non l’ho scordata neppure quando ho cambiato città, passando prima per Bologna e poi arrivando a Milano. La mia educazione alla musica e ai fumetti ha continuato a seguire un’onda sentimentale, e ciò che entra nella mia personale enciclopedia è – come ha detto una volta Neil Young – qui per restare.
Perciò, se vi va, quello che segue è un piccolo viaggio lungo il mio percorso autodidatta da lettore e sceneggiatore, per quanto riguarda un tipo di narrazione che unisce musica e fumetto.
Due note: seguiremo il mio ordine temporale di lettura, e quelli indicati non sono tutti, necessariamente, fumetti sulla musica; ma la musica è il sangue che scorre nelle vene di queste storie.

CINQUE ALLEGRI RAGAZZI MORTI
di Davide Toffolo

Davide Toffolo è l’autore che ha permesso al mio amore per il fumetto di rinnovarsi, diventare adulto, e trovare nuova linfa. Da bambino leggevo Topolino, Asterix e Il Giornalino. Ma poi c’è stato un buco. Continuavo a leggere Topolino, certo, ma non mi ero mai appassionato davvero al mondo del fumetto supereroistico, per una mia idiosincrasia nei confronti della continuity. Poi, proprio quando la mia avventura alla scoperta della musica indipendente italiana iniziava a farsi seria, sono arrivati i Tre Allegri Ragazzi Morti, la band di Davide. Toffolo, oltre a scrivere quelle canzoni che ancora mi porto dietro (credo che i TARM siano l’unico gruppo italiano di cui ho tutti i dischi), disegnava! E quei pezzi si intrecciavano con i suoi fumetti e i suoi fumetti entravano in quelle canzoni. Era tutto un mondo, quello che stavo ascoltando, che partiva e ritornava a una sua creazione, i Cinque allegri ragazzi morti. Che, attenzione: era seriale! Inoltre, a livello tecnico, la storia ha una particolarità non da poco. È studiata in modo che testi e disegni possano essere fruiti in modo autonomo, rendendo l’esperienza di lettura solidissima.
[Colonna sonora: Piccolo intervento a vivo, Tre Allegri Ragazzi Morti]

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QUESTA È LA STANZA
di Gipi

Grazie ai libri di Toffolo ho cominciato a leggere le graphic novel. E questo Gipi, ti parla già dalla copertina: “Và che qua dentro c’è tutta roba che conosci, eh. Provincia, adolescenza, musica…” E sono proprio i temi, a rendere questo fumetto essenziale: trovare e avere intorno delle persone simili per provare a essere liberi, cercare il riscatto nella musica, il tutto condito, in qualche modo, da una sorta di speranza. Un solco tematico che – più o meno inconsciamente e proprio a partire da questa storia – mi sono trovato a percorrere quando si è trattato di scrivere Kurt Cobain, Quando ero un alieno.
[Colonna sonora: 13 Songs, Fugazi]

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CASH, I SEE A DARKNESS
di Reinhard Kleist

Se la biografia a fumetti ha un modello tecnico e narrativo a cui puntare e con cui misurarsi, quello è Reinhard Kleist. Il suo Cash insegna, secondo me, due cose fondamentali. Primo, un fumetto biografico deve trascendere il concetto di biografia intesa come mera concatenazione di eventi realmente accaduti. Ricordandosi, a ogni tavola, che non ha nessun obbligo verso la verità assoluta o la completezza a tutti i costi. L’unico obbligo, ce l’ha nei confronti della storia. Questo, ovviamente, non vuol dire – e siamo al secondo insegnamento – che per fare un fumetto del genere si possa fare a meno di una pre-produzione fatta di ricerche accurate. Infatti, Kleist stesso ha raccontato di aver raccolto di tutto – foto, interviste, articoli. Perché, solo conoscendo ogni dettaglio che forma un personaggio (vale anche per quelli di fantasia), lo si può mettere in scena in modo credibile.
[Colonna sonora: American III: Solitary Man, Johnny Cash]

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BABY’S IN BLACK
di Arne Bellstorf

La storia – sebbene, forse, più nota di altre – è uno di quei classici racconti perduti del rock: la relazione tra la fotografa tedesca a cui dobbiamo il taglio a caschetto dei Beatles e il primo bassista della band, quando la parte più nota della storia del gruppo doveva ancora cominciare.
Prima di diventare un fumetto (come accaduto anche a Cash), la vicenda di Astrid Kirchherr e Stuart Sutcliffe è stata raccontata in un libro biografico, curato dalla sorella di Stuart, e da un film tratto proprio da quel libro (la colonna sonora è la piccola perla di una band estemporanea composta da Dave Pirner, Greg Dulli, Thurston Moore, Don Flemming, Mike Mills e Dave Grhol).
La storia di Bellstorf, però, rispetto ai predecessori, raggiunge un livello emotivo altro. Più puro. Proprio perché è un fumetto. Grazie a un apparato grafico che gioca con il bianco e nero, si disinteressa dell’iperrealismo – dei volti, soprattutto – e usa spazio e silenzio quando deve raffigurare determinate sensazioni di Astrid, riusciamo a fare un viaggio, pacato e intimo, nei ricordi e nei sentimenti.
[Colonna sonora: Backbeat, The Backbeat Band]

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PHONOGRAM
di Kieron Gillen e Jamie McKelvie

La realizzazione narrativa a fumetti più fulgida del concetto di “potere della musica”. Il protagonista è un mago che basa, appunto, il suo potere sulla musica e lo vuole usare per difendere Britannia, la dea del Britpop. Una storia in cui è l’originalità del plot a venire estremizzata, per posare la lente su un periodo musicale in modo decisamente alternativo a come lo potrebbe fare una qualunque vicenda biografica o documentaristica. Super chicca è l’utilizzo di un citazionismo spintissimo, al limite del comprensibile per chi non abbia dimestichezza con certi dischi o band del periodo; ma non per questo meno apprezzabile e funzionale alla storia.
[Colonna sonora: The Holy Bible, Manic Street Preachers]

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SCOTT PILGRIM
di Bryan Lee O’Malley

Che cosa fai in provincia quando hai vent’anni? Provi a cavartela, suoni in una band, e cerchi una ragazza. Poi, dopo un prologo degno dei cliché di un film indipendente presentato al Sundance, la storia prende tutt’altra piega e il protagonista, per poter continuare a frequentare la ragazza di cui è innamorato, deve affrontare e sconfiggere uno via l’altro i suoi sette malvagi ex-fidanzati. Ma non è l’intreccio a rendere essenziale questa storia, quando il lavoro che O’Malley fa sullo stile. Un frullato strampalato, ma equilibratissimo, in cui mescola mood post-adolescenziale e dialoghi ironici, il tratto manga e una certa cinetica supereroistica, il tutto in salsa comics underground americano. Un piacevolissimo sciacquacervello.
[Colonna sonora: Funeral, Arcade Fire]

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BILLIE HOLIDAY
di José Munoz e Carlos Sampayo

Un bigino che spiega come costruire un biopic, realizzato da due grandi maestri del fumetto.
Primo regola, l’utilizzo di una cornice narrativa: per l’anniversario della morte di Billie Holiday, un giornalista è costretto a scrivere un articolo su di lei e passa la notte in redazione ricostruendone la vita tragica e riscoprendone l’arte.
Seconda regola, la selezione, presentata con vignette e didascalie essenziali, degli eventi biografici: funzionali alla storia di una donna nera in un’America razzista, tra abusi, soprusi, miserie e amore.
Terza regola, la scelta grafica con valore narrativo: il contrasto tra i bianchi e i neri serve per raccontare come, chi ha origini più umili, conosca e capisca molto meglio Lady Day.
[Colonna sonora: Lady Sings the Blues, Billie Holiday]

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BALLATA PER FABRIZIO DE ANDRÈ
di Sergio Algozzino

Non essendo mai stato un grande ascoltatore di De André, prima di dividere un incontro al Salone del Libro con Sergio Algozzino avevo snobbato anche la lettura di questo fumetto. Per fortuna ho rimediato. Perché, quello fatto da Sergio, è un lavoro formale eccellente: raccontare un personaggio senza mai farlo comparire, costruendo una storia che non è una biografia, ma un omaggio.
L’assenza di De André diventa così il fulcro su cui poggia la forza del fumetto, e attorno a cui si sviluppa il racconto. Un’intuizione che dà modo alla storia di avere come protagonisti alcuni dei personaggi delle sue canzoni. Che si muovono in uno in uno spazio onirico, teatrale. E si trovano lì, insieme, per quella che scopriranno essere, la morte di chi li ha creati.
[Colonna sonora: Tutti morimmo a stento, Fabrizio De André]

Essential 11: undici fumetti musicali

IL QUINTO BEATLE, LA STORIA DI BRIAN EPSTEIN
di Vivek J. Tiwary, Andrew C. Robinson e Kyle Baker

Una delle mie canzoni preferite dei Beatles è Yoùve got to hide your love away. Un pezzo che parla di omosessualità, scritta da John Lennon e dedicata al loro manager Brian Epstein, costretto, ai tempi, a nascondere le proprie inclinazioni sessuali. Nonostante questo – ma, forse proprio per questo – quando è uscito Il quinto Beatle, me ne sono tenuto alla larga.
L’ho recuperato solo un anno dopo, quando avevo iniziato a studiare gli ambienti anni Sessanta che mi sarebbero serviti per scrivere Wish you were here, Syd Barrett e i Pink Floyd. E, sebbene quella fosse la mia premessa di fruizione, alla fine, la lettura mi ha aperto due altre strade. Due insegnamenti essenziali che, da quel momento, sono entrati a far parte della mia personale cassetta degli attrezzi.
Per prima cosa, il lavoro fatto sulle singole tavole – layout, inquadrature, ritmo, stacchi. Una costruzione impeccabile. Una varietà e un’alternanza che stupiscono pagina dopo pagina, senza però far vincere la forma sul contenuto e, anzi, mettendosi al servizio della lettura, senza disturbare o complicare la fruizione.
E poi, l’amore palese di Tiwary per il suo protagonista. Una passione che si vede e si tocca in ogni pagina e che arriva netta, e fortissima, al lettore.
[Colonna sonora: Help!, The Beatles]

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PERKEROS
di J. P. Ahonen, K. P. Alare

Altro libro che ho letto in fase di pre-produzione del fumetto su Syd Barrett, seguendo il felice suggerimento di Andrea Ferrari di Edizioni BD, che – per non farmi storcere il naso su quella che di primo acchito mi puzzava di storia metal-fantasy – mi ha convinto facendomi notare come il leader della band fosse disegnato in modo da somigliare parecchio a Kurt Cobain.
A rendere davvero meritevole il lavoro fatto dai due autori finlandesi, oltre alla storia (una favola non convenzionale che segue le gesta di un gruppo non convenzionale) e della caratterizzazione dei personaggi (nella band ci sono anche un cantante kebabbaro, un vecchio hippy al basso e un orso alla batteria), sono la pregevole ricostruzione visiva della cittadina in cui è ambientata la storia e l’ottima dinamica delle tavole e delle singole vignette in cui i Perkeros suonano.
[Colonna sonora: Perkeros vol. 1, playlist creata da Ahonen su Sopity]

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COMIC BOOK TOUR PROGRAM
Hipgnosis

Una chicca per musicomani completisti. Ma alla portata delle tasche di tutti, essendo scaricabile gratuitamente su pinkfloydz.com. È l’albo a fumetti – creato da Storm Thorgerson, Joe Petagno, Gerard Scarfe e Richard Evans, gente che ha fatto la storia della grafica musicale inglese – nato per promuovere il tour di The dark side of the moon. Dentro ci sono Water nei panni di un calciatore, Mason capitano della Royal Navy, Gilmour ciclista stuntman e Wright in “Hés rich & hés right”! Un lavoro assolutamente naif e psichedelico, divertente e divertito.
[Colonna sonora: The Madcap Laughs, Syd Barrett]

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