Undici fumetti horror raccontati da Paolo Di Orazio (prima parte)

Abbiamo chiesto a Paolo Di Orazio, scrittore e sceneggiatore di storie di genere horror, di elencare gli 11 fumetti "di paura" che ritiene più significativi. Ecco la prima parte della...
Articolo aggiornato il 20/04/2017

In questa puntata ospitiamo Paolo Di Orazio, scrittore e sceneggiatore dedito nelle sue opere al genere horror.
Nella sua carriera ha diretto diverse riviste a fumetti a tema (
Splatter, Mostri), ha scritto diverse storie a fumetti e ha pubblicato alcuni libri, tra cui si ricorda Primi Delitti, una raccolta di racconti che diventa un punto di riferimento per la narrativa splatter-noir italiana.
Nel 2013 si occupa in prima linea del rilancio della sua vecchia rivista
Splatter, riconfermando l’attenzione sempre viva dell’autore verso l’horror a fumetti.

Indice:
Undici fumetti horror raccontati da Paolo Di Orazio (prima parte)
Undici fumetti horror raccontati da Paolo Di Orazio (seconda parte)

Le pubblicazioni horror a fumetti in Italia sono naturalmente più delle 11 presentate nella mia personale top 11. Ho omesso sia quelle dirette da me, per ragioni di obiettività, sia i pilastri Dylan Dog e The Walking Dead di indiscutibile riferimento, anche se il noto indagatore dell’incubo lo reputo un “omaggio” all’horror e non un’esplorazione del genere puro.
Ritengo che le idee debbano essere coltivate conoscendo (e, perché no, cannibalizzando) prevalentemente l’area classica dell’editoria a fumetti e della narrativa. Per questo, troverete solo titoli d’antiquariato. Nello specifico, non intendo fornire completezza di dati ma solo uno sguardo da appassionato e autore. L’ordine di preferenza è puramente sentimentale, ma il valore oggettivo di queste opere, così diverse tra loro, è invece pienamente pari e insuperabile.

1 – ZIO TIBIA
(trilogia Oscar Mondadori)

Undici fumetti horror raccontati da Paolo Di Orazio (prima parte)Nel 1969 sbarca in Italia il primo fumetto con un messaggio pienamente horror, totalmente horror. Mondadori pubblica nella pregevole collana degli Oscar un’antologia pocket di storie provenienti da Creepy, epica testata Warren, proponendo 24 racconti americani che definiscono la scuola del fumetto breve dell’orrore. È l’inizio di una lunga marcia nuziale tra i lettori italiani e il racconto del brivido in bianco e nero e mezzatinta.
L’impostazione della trilogia (Le spiacevoli notti di Zio Tibia – Oscar Mondadori n.221, prima ed. luglio 1969; Zio Tibia Colpisce ancora – Oscar Mondadori n.305, prima ed. novembre 1970; Mezzanotte con Zio Tibia – Oscar Mondadori n.401, prima ed. maggio 1972), per un totale di 660 pagine in bianco, nero e grigi, raggruppa i racconti di «Creepy» pubblicati in America tra il 1967 e il 1971 preservando la formula di incastonare le singole avventure in siparietti prologo-epilogo recitati da Uncle Creepy e il suo cuginetto Astragalo, due imbonitori umoristici col pedigree verde-zombi dal retrogusto gotico vittoriano pronti a diventare icone horror eterne. Il breve commento di Creepy, spesso inserito nella gabbia della tavola del relativo racconto, fa da corridoio intrattenitivo tra un episodio e l’altro, a conferma che il fumetto horror è l’evoluzione darwiniana della favola narrata prima di andare a letto (a dormire).
Le armi di Zio Tibia: humour nero, candelabri, un martello insanguinato, un abbigliamento da giudice e un battaglione di autori di calibro che, tra i vari liberi, propongono memorabili riduzioni da E.A. Poe (firmate dall’editor Archie Goodwin per i disegni di Reed Crandall – con le sue tavole in simil-acquaforte; e in particolare Tom Sutton per il capolavoro tout-court La rovina della casa degli Usher senza dimenticare il devastante La maschera della morte rossa, due prove che fanno di lui il perfetto narratore visionario e apocalittico), Ambrose Bierce e H.P. Lovecraft (Il giorno di Wentworth), accanto ai giganti Steve Ditko, Frank Frazetta, Gene Colan, Neal Adams, Gray Morrow, Angelo Torres e addirittura Alex Toth con la alien story In agguato! dall’inchiostrazione fortemente cupa. Dialoghi brillanti e asciutti, disegni dal tratteggio elegante e realista all’insegna del dettaglio senza eccessi, della recitazione dei personaggi e della composizione iperdinamica della tavola. In ogni storia.
Non mancano digressioni dal sovrannaturale in senso stretto alla fantascienza, al fanta-horror e al nero, con Esercito di morti in marcia! strepitoso crossover zombi-III° Reich (dal WW2-master Syd Shores, per i necrodisegni di Michael Rosen) con l’asfittico black-sabbathiano Lo spirito dell’orrore (superlativi Goodwin-Torres), e con l’oscuroIl 3 e 14 è in orario (di Graham-Dixon) che – chissà – potrebbe aver ispirato Macelleria Mobile di Mezzanotte di Clive Barker.
Le spiacevoli notti rappresenta il dominio del duo Goodwin-Crandall ma, in totale, la trilogia (liofilizzata in formato maxi nel 1994 con un’ottima panoramica commemorativa da 410 pagine, Nella cripta con Zio Tibia, Mondadori – Oscar Narrativa) celebra il racconto dell’horror in senso ampio, con protagonisti angoscia, paranoia e metamorfosi, morte vivente. L’unica cosa che non regge lo scorrere del tempo, di questi meravigliosi albi, è la rilegatura: difficile tenere insieme, dopo 40 anni, pagine incollate. Chi vuole realmente capire come si strutturi un racconto horror, e cosa sia l’horror nella sua etimologia, e non passa per questi racconti (senza il reato di sfascio) può evitare di rivolgerci la parola. Senza se e senza ma.

2 – «HORROR»
(Gino Sansoni Editore)

Undici fumetti horror raccontati da Paolo Di Orazio (prima parte)Il primo vero pilastro periodico dedicato all’horror italiano. Il numero 1 esce nel dicembre 1969, a pochi mesi dall’esordio sul territorio de La notte dei morti viventi di George Romero, in un’Italia in pieno movimento operaio, economico e politico. La testata è diretta da e Arnaldo Pier Carpi, scrittore multiforme ed enciclopedia vivente.
Praticamente contemporaneo al debutto mondadoriano di Zio Tibia, e alle porte del grande assalto Marvel-Corno, Horror è il contenitore perfetto, equilibrio compresso tra evasione, sperimentazione grafica e testuale, informativa a tappeto.
Il numero 1, pubblicato e distribuito a dicembre, è già strutturato e non cambierà mai assetto grafico, semmai lo evolverà nei numeri più avanzati della collezione, con le psichedeliche copertine di Marco Rostagno e la classica abbinata morbosa donna discinta-creature malefiche. Alfredo Castelli fa binomio d’eccezione col disegnatore (a cui si aggiunge Marco Baratelli a formare un trio alchemico) per il lavoro corale che deve esserci dietro ogni rivista di successo: tenore, linguaggio, spirito in una lettura coerente, dalle strip black-humour di Coco ai più claustrofobici Zaniboni, Cianti e il grottesco-quasi-underground Rostagno. Nel numero 1, l’editoriale affidato al Gabinetto del dottor Horror, disegnato da Peroni, altro deus ex-machina del mensile, è praticamente una tavola fumetto che isola in 11 vignette quella magica formula del racconto del terrore tra ironia e sintesi grafica che farà il successo delle principali colonne editoriali horror dei 50 anni a venire Dylan Dog e Splatter.
Fondamentalmente, Horror, per chi non l’avesse mai visto, è un vero e proprio giornale di stili grafici e indagini culturali, antesignano di Comic Art ed Eternauta, successore di Linus ed Eureka, presentando disegnatori splendidamente acerbi accanto a firme illustri. Rubriche di cinema, dossier sull’occulto, narrativa, illustrazione, fumetto. Una fucina di sogni e giornalismo da due maestri dell’editoria (Castelli e Pier Carpi) che andrebbero riscoperti ogni giorno alla luce del caos urlante e semianalfabeta del web, per ricordare come si lavora in editoria e con quali requisiti culturali e linguistici. La rivista vince lo Yellow Kid all’8° Salone Internazionale dei comics a Lucca.
Fuori classifica, meritano la menzione accorpata a questo 2° posto i (18) pocket del Dottor Horror che raccolgono i migliori racconti di Horror. Il dottore, disegnato da Peroni con la sua faccina diabolica e il cilindro da mister Hyde, introduce le avventure a mo’ di Zio Tibia ma con un piglio meno cartoon e decisamente, profondamente nero. Indimenticabile. Nella formidabile parata promessa in quarta di copertina del volume 1 (intitolato La cripta del dottor Horror, a cura di A.Castelli, Ottobre 1972, 222 pagine – ma c’è un volume n.1 del 1974, L’orgia di Satana, a cura di Giorgio Medail), scintillano le firme Alvarez, Bonvi, Di Gennaro, Gomboli, Montorio, Grugef fino ad Albertarelli, Battaglia, Carcupino, Crepax, completando il panorama di una realtà editoriale insopportabilmente ricca, di fumetto classico e naif, dove brilla in alto quel Max Capa concreto iniziatore del pop d’Italia.

3 – IL «CORRIERE DELLA PAURA»
(Editoriale Corno)

Undici fumetti horror raccontati da Paolo Di Orazio (prima parte)Breve, strabiliante scuola di fumetto su carta, elegante e amatissima serie con i racconti più affascinanti e spettacolari degli anni ’70, attualmente insuperati. Il meglio della generazione argentina e il top della statunitense, con un Dracula di Gene Colan e Neal Adams al massimo della forma.
Diretto dall’indimenticabile Maria Grazia Perini, giornalista, traduttrice che ha fortemente desiderato un Corriere dei Piccoli versione terrore, il numero 1 sbarca nelle edicole nel giugno del 1974 pubblicando fumetti coevi selezionati dalle testate Marvel Dracula Lives, Strange tales, Monster Unleashed (collana da cui provengono le serie L’Uomo Cosa, L’uomo Lupo e Frankenstein), Tales Of The Zombie (serie Simon Garth), Vampire Tales, Supernatural Thrillers (serie La Mummia).
Rispetto ad Horror, qui la scuola pittorica d’oltreoceano regna sulle splendide copertine (a volte ritoccate nei contrasti e in alcuni dettagli) di Luis Dominiguez, Boris Vallejo, Neal Adams, Al Williamson. Tra le varie firme, i bellissimi racconti sono disegnati da un cosmo di eterni: Pablo Marcos, Esteban Maroto a cui si accostano un clamoroso prologo-cameo di John Romita, il massiccio Frankenstein di John Buscema, la splendida vampira Melissa di Jordi Bernet, il nazi-Dracula e lo Zombie Simon Garth del monumentale Syd Shores, lo strambo Ralph Reese e il crudo Bill Everett, il plumbeo Russ Heat, il Cronenberg-ante-litteram Val Mayerick, fino ad arrivare al divino Alfredo Alcala che lascia un vero e  proprio Testamento di sangueCdP» n.19, Simon Garth) nell’insuccesso della testata, capolavoro a metà tra Richard Matheson e Agata Christie, racconto corale di perfezione grafica e intreccio narrativo (precambriano dei serial moderni) mai più letto a simili livelli.
Dalle parole poco ermetiche della direttrice (editoriale amaro di MGP del n. 22) e dal passaggio dalle copertine pittoriche a quelle al tratto, si evince che la collana non ebbe una grossa fortuna di vendita e che il pubblico della Corno preferisse storie e copertine visivamente legate al mondo dei supereroi e quindi della pop-art in generale professata dall’Uomo Ragno in avanti. Il cordoglio di Maria Grazia Perini nell’editoriale racconta il suo affetto per il suo Simon Zombie ma anche lo scarso gradimento dei lettori a favore del carisma di Dracula, che darà improvvisamente nome alla testata nell’aprile del 1976, dopo due anni e 22 numeri di spettacolari racconti misti, per una collana di soli 18 albi. Un successo atipico, che non ha goduto dei tempi di Twilight e The Walking Dead ma che ha precorso due volte i trend più potenti del pianeta 40 anni prima. Anche il CdP, come lo chiamava affettuosamente Maria Grazia Perini, una delle teste di punta della Corno insieme a Luciano Secchi, presentava oscuri dossier e piccoli servizi del mondo occulto, tra antropologia e cinema, egregiamente scritti da Cesare Medail, poi eliminati nella versione Dracula (i cui fumetti provenivano dalla serie Tomb of Dracula e il già citato Supernatural Thrillers) per accontentare i lettori più talebani del fumetto. Ma forse non bastò.

4 – «SATANIK»
(Corno)

Undici fumetti horror raccontati da Paolo Di Orazio (prima parte)Non serve minimamente parlare di due veri titani del fumetto italiano e, perché no, mondiale (in una top 11 dei binomi più prolifici li piazzerei al 1° posto insieme a Lee-Kirby) come e Bunker.
Per quanto riguarda l’horror, è indiscutibile che Marnie la strega rossa sia il primo vero pulpito (1964) nel fumetto popolare italiano. è il trionfo del mix di pop-piombo basato sul fondamento assoluto dell’horror: il matrimonio grafico della donna sexy tra le brame del mostro. È la grammatica di tutto l’immaginario visivo degli anni ’60-’80. Satanik mescola delitto, stregoneria, vampiri e zombi, trame sulfuree tra erotismo e sovrannaturale. 10 anni di pubblicazione per un fumetto che attraversa il corridoio più nero dell’horror come sana metafora di costume, assumendo e meritando una missione reazionaria al borghesismo del boom economico, unico e ultimo della storia d’Italia.
Stella nera di sensualità e psichedelia, in una splendida escalation di stile grafico e gelido incubo che (oggi) non è affatto retrò: sarebbe nuovamente un manifesto insurrezionale contro il pericoloso rigurgito buonista della classe media italiana tutta e contro la decadenza totale di quella dirigente. Nonché una serie preziosissima di vero fumetto gotico.

5 – I RACCONTI DEL TERRORE DI STAN LEE: «EUREKA POCKET»
(Corno)

Undici fumetti horror raccontati da Paolo Di Orazio (prima parte)La formula del libro tascabile non sfugge alla politica editoriale della Corno, che con i Pocket risponde all’avanzata degli Oscar Mondadori. Collana di 82 titoli, per una massa enorme di fumetti transumanati dal periodico Eureka, di cui 9 dedicati ai brevi racconti horror firmati (e altri scrittori) con i disegnatori più amati del globo terrestre. Ogni albo ha nel titolo la parola Terrore, e lo spettacolo proposto dal primo tomo 30 racconti del terrore (EP n.8, marzo 1972) è già da solo un carnevale infinito di fumetto horror puro, senza mai una goccia di sangue ma fiumi e nebbie di inchiostro donati dalle testate Tower of Shadows e Chamber of Darkness, titoli sufficientemente sinistri di collane intensamente artistiche per cui non è possibile non citare i disegnatori Don Heck, Jack Kirby, Marie Severin, Barry Smith, Jim Steranko, Herb Trimpe, Frank Giacoia assieme ad altri 27 astri, anche per i testi, già impegnati nella miniera Marvel.
I successivi EPocket del Terrore attingono formidabili racconti brevi da Creature On the Loose, Fear, Journey Into Mistery, Monsters On the Prowl, Tales to Astonish, Strange Tales, Vault of Evil e altre prelibatezze Marvel dei primi Settanta i cui titoli evocano un articolato viaggio nel sovrannaturale e nella fantascienza, delitti, mostri, metamorfosi, maledizioni, fantastico, demoni, vampiri, robot, insettoni.
I Pocket del Terrore, quindi, raggruppano il meglio di molti brevi letti già sugli albi dei vari supereroi, divenendo una collezione di valore inestimabile, senza mai una pagina sotto tono, nella migliore tradizione americana.

 

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Undici fumetti horror raccontati da Paolo Di Orazio (prima parte)
Undici fumetti horror raccontati da Paolo Di Orazio (seconda parte)

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