Ernesto Pugliese, spunti per la comunicazione visiva

Partendo dalle risposte di Ernesto Pugliese, intervistato da Salvatore Cervasio, abbiamo evidenziato alcuni concetti propri della comunicazione visiva.
Articolo aggiornato il 22/12/2016

Ernesto Pugliese è nato a Napoli il 29 marzo 1963.
Ha frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, prima di dedicarsi stabilmente al mondo delle nuvole parlanti, dove ha esordito nel 1985, sulle pagine de L’Eternauta. Successivamente ha collaborato con vari editori francesi, approdando di nuovo in Italia nel 2005, alla Sergio Bonelli Editore, nello staff di Brendon.

Salvatore Cervasio lo ha intervistato per Lo Spazio Bianco nel gennaio 2015 e prendendo spunto dalle sue risposte, ho evidenziato alcuni concetti propri della comunicazione visiva.

Il mio primo approccio all’arte è stato con il cinema .. i primi registi sono stati Ford, Kurosawa, Leone, Pekimpha, Hitchchok , Penn .. l’impressione del primo piano di Dustin Hoffman in “Il piccolo grande uomo” è uguale come allora.

Ernesto Pugliese, spunti per la comunicazione visiva
Dustin Hoffman nel film di Arthur Penn “Il piccolo grande uomo” del 1970

Negli stessi anni, ho scoperto illustratori come Walter Molino sulle copertine del settimanale Grand Hotel, che con la sua tecnica pittorica a mezze tinte realizzava i romanzi a fumetti, quel naturalismo nella descrizione dei personaggi e delle scenografie, mi catturavano!
Ma anche la pittura: i grandi affreschi e i cicli pittorici e scultorei si sono palesati alla mia attenzione più o meno negli stessi anni ..

Ernesto Pugliese, spunti per la comunicazione visiva
Walter Molino, tavola illustrata per “Gran Hotel”

Le parole di Ernesto chiariscono bene il concetto di comunicazione per mezzo delle immagini, la loro potenza evocativa attraverso media diversi quali il cinema, il fumetto, l’illustrazione e la storia dell’arte.

L’inizio della comunicazione visiva risale alla Preistoria, epoca in cui compaiono le prime immagini legate alla funzione comunicativa anziché a quella pratica. Osservando le immagini siamo in grado di decifrarne i simboli, convertendo rapidamente il segno in un’idea o in un concetto complesso.

Gianni de Luca, per me che ero poco più che un bambino, mi ha iniziato all’arte totale. Le sue tavole sono un misto di ingegno e trovate originali, a cominciare dal montaggio che riesce a essere cinematografico ma dove sono rintracciabili impostazioni da ciclo pittorico del ‘400 italiano, ma con una grafica moderna, scattante, senza precedenti nella storia del fumetto a parte Jack Kirby, dalla frammentazione della tavola in vignette che prendono forma a seconda dell’umore della scena ..

Ernesto Pugliese, spunti per la comunicazione visiva
Gianni de Luca, tavola a fumetti per “Romeo e Giulietta”

II concetto di inquadratura è interessante: a seconda delle scelte compositive dell’autore, condiziona infatti lo stato emozionale, il mood dell’opera e la sua interazione con il lettore. 

In qualsiasi riproduzione o interpretazione grafica, pittorica, fotografica, filmica o televisiva della realtà, l’inquadratura è la delimitazione dello spazio visivo rappresentato. In un dipinto l’inquadratura è data dai margini della tela, in fotografia, nel cinema e in televisione dallo spazio visivo che l’operatore ha delimitato nel mirino della propria apparecchiatura al momento della ripresa. Così come nelle altre produzioni iconiche, i diversi tipi di inquadrature non vengono usati nel fumetto in modo arbitrario ma a seconda del significato che la stessa inquadratura deve esprimere. La composizione, cioè la disposizione e collocazione degli elementi all’interno di un campo visivo, condiziona alla stregua del tipo di piano la buona riuscita di una tavola.

L’atteggiamento tra fumetto, illustrazione e ciclo pittorico rispetto all’animazione cambia molto. Un artista può comunque praticarli entrambi. L’animatore trae godimento dall’idea di movimento prima ancora della realizzazione del disegno in animazione 3D, o stop motion che dir si voglia, mentre l’illustratore o scultore trae godimento nel disegno o manufatto in sé. Sono due cose molto distinte. Ma certo che nel mio bagaglio c’è lo studio dei disegni della Disney sopratutto degli anni ‘60-’70 .. Comunque quello che dico sempre ai miei studenti, qualunque siano le loro personali aspirazioni professionali, è che bisogna avere, nella ricerca, un atteggiamento trasversale. Insomma un ciclo pittorico del ‘400 è un film ma anche un fumetto, perché si tratta sempre di immagini che raccontano. Ed io ci metterei anche il teatro: infatti passo ore a studiare la recitazione degli attori, mi serve come archivio mimico-mnemonico per i personaggi dei miei fumetti.

Ernesto Pugliese, spunti per la comunicazione visiva
Un frame del film “La carica dei cento e uno” prodotto da Walt Disney nel 1961

I generi citati da Ernesto richiamano atmosfere diverse: i disegni della Disney degli anni ‘60 e ‘70 venivano realizzati su sottili fogli di celluloide fatti scorrere davanti ad una macchina da presa per ricreare l’illusione di un movimento fluido e continuato; i cicli pittorici Rinascimentali del 1400, l’epoca di grandi sconvolgimenti economici, politici e sociali, grandi esplorazioni e della scoperta del Nuovo Mondo; la mimica degli attori a teatro, una rappresentazione che sfrutta la gestualità anziché la parola.

Un termine che mi piace molto è “transmediale”: è un atteggiamento che ho maturato spontaneamente e ho avuto il piacere di leggere la stessa espressione sul programma didattico delle scuole unite del fumetto, quindi ciò significa che effettivamente le cose che sono nell’aria, per così dire, si ritrovano.

Uno spunto interessante da cui partire con il prossimo post!

L’intervista originale è di Salvatore Cerasio

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