Enrico IV, o la maschera oppressiva della normalità feroce

Il riadattamento di Lorenzo Bianchi e Angelica Regni del "Enrico IV" veicola con efficacia i temi centrali dell’opera pirandelliana

“Questo che è per me la caricatura, evidente e volontaria, di quest’altra mascherata, continua, d’ogni minuto, di cui siamo i pagliacci involontarii quando senza saperlo ci mascheriamo di ciò che ci par d’essere.”

Enrico IV, o la maschera oppressiva della normalità feroce Stabilire quale sia il confine netto tra normalità e follia è un cruccio che attraversa tutta la storia umana, dalla poesia alla scienza, passando per la letteratura e l’arte. La definizione stessa di questi concetti è mutevole e sfuggente, soggetta a variabili sociali, culturali e personali.
Luigi Pirandello, drammaturgo, scrittore e poeta italiano, profondo indagatore della psiche umana e delle sue maschere, ha spesso affrontato il tema della follia, a partire dall’opera teatrale Il Berretto a Sonagli, del 1916, dove ne viene principalmente sottolineato l’aspetto grottesco. Nell’Enrico IV, composto cinque anni dopo, sviluppa ulteriormente questo tema, in un’esasperazione del conflitto tra realtà e finzione.

Il dramma, diviso in 3 atti, è ambientato ai primi del ‘900: un nobile, di cui non conosciamo il nome, prende parte a una rievocazione storica in cui impersona proprio Enrico IV. Allo stesso evento sono presenti anche la donna da lui amata, Matilde Spina, e il suo rivale in amore, Belcredi. Quest’ultimo disarciona da cavallo il protagonista, il quale batte la testa e si convince di essere davvero Enrico IV, imperatore del Sacro Romano Impero. Dopo vent’anni, i protagonisti dello sfortunato evento tornano a trovarlo, per cercare di farlo guarire. Ma in realtà egli è già rinsavito, e il tentativo avrà risvolti particolarmente inaspettati.

Dopo due adattamenti cinematografici (uno del 1943, di Giorgio Pàstina, e uno del 1984, di Marco Bellocchio), Lorenzo Bianchi e Angelica Regni ci offrono una reinterpretazione fumettistica ben dosata ed efficace.

Enrico IV, o la maschera oppressiva della normalità feroceL’abilità di Bianchi nel sintetizzare i concetti riesce a non far perdere nulla dell’opera originale, seppur con il silenzioso patto che il lettore sia interamente assorbito dalla vicenda, per non lasciarsi sfuggire i minuziosi passaggi che contribuiscono alla costruzione del climax e del colpo di scena.
La narrazione, affidata sia al protagonista che ai vari personaggi che lo circondano e influenzano, è fluida e sfaccettata, capace di sfruttare i mezzi più espressivi dell’esperienza teatrale, semplificandola ma non svilendola. La costruzione ricalca appunto quella teatrale e soprattutto metateatrale (le sembianze del dottore ricordano molto quelle di Pirandello, e in questo, ritroviamo quel metateatro tipicamente pirandelliano della trilogia del teatro nel teatro, composta da Sei personaggi in cerca d’autore, Stasera si recita a soggetto e Ciascuno a suo modo).

Enrico IV diventa simbolo dell’intera umanità vessata da una condizione oppressiva di finzione e conflitto tra interiorità ed esteriorità. Le maschere indossate dai protagonisti, come in Uno, Nessuno e Centomila, simboleggiano (in una grottesca tautologia) proprio questo conflitto tra sé ed apparenza.

Enrico IV, o la maschera oppressiva della normalità feroceIn quell’ “inferno dei viventi” di calviniana memoria, e come nel Fu Mattia Pascal, l’alienazione dal sé, la consapevolezza della propria alterità e l’accettazione dell’isolamento sembrano essere le uniche vie per sopravvivere. Il mondo ostile ci stritola e non ci lascia alcuno scampo, se non quello dell’illusione.

Il disegno di Angelica Regni è dinamico e potentemente espressivo: nonostante il tratto risulti in diversi passaggi nervoso e poco dettagliato, esso mantiene comunque una buona chiarezza complessiva, specialmente nei primi piani e nei curati sfondi.
L’uso dei colori, simbolico e cangiante a seconda dell’umore prevalente nell’inquadratura, riesce a essere equilibrato e a non pesare su scene di forte impostazione teatrale, dove coesistono sulla scena diversi personaggi in diversi ruoli. La gabbia, allo stesso modo, è molto dinamica e capace di sfruttare diverse inquadrature per non perdere la frenesia dell’azione.

Il volume, per quanto chiaro e ben strutturato, resta pienamente fruibile in tutti i suoi livelli di lettura se si possiede una buona conoscenza della poetica pirandelliana.

Abbiamo parlato di:
Enrico IV
Lorenzo Bianchi, Angelica Regni
, 2015 – Collana Teatro fra le nuvole
64 pagine, brossurato, colori – 13,00 €
ISBN: 9788898439362

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