The Editor is in: intervista a Fabio D’Auria e Jonathan Fara

Abbiamo intervistato Fabio D’Auria e Jonathan Fara, coordinatore e disegnatore al lavoro sulla fiction sugli eroi bonelliani al debutto nel 2016.

The Editor is In è una serie a episodi in live-action e animazione, nata dalla collaborazione tra Sky Arte HD, Sergio Bonelli Editore e TIWI, che racconta la movimentatissima realtà quotidiana di un editor alle prese con collaboratori davvero eccezionali, gli eroi della Sergio Bonelli Editore.
In ciascuno degli  episodi, in onda nel 2016 su Sky Arte HD (canali 120 e 400 della piattaforma Sky), l’Editor – interpretato dall’attore Alex Cendron – è a colloquio con un personaggio bonelliano.

The Editor is in: intervista a Fabio D’Auria e Jonathan Fara dopo il diploma artistico ha frequentato la Scuola Italiana di Comix di Napoli, sotto la guida di Daniele Bigliardo. Nel 2000 si è diplomato come animatore di cartoni animati con qualifica di quarto livello al Corso di creatività giovanile e nuova imprenditoria per la rinascita del cartone animato in Italia organizzato dal centro servizi P.M.I. di Reggio Emilia. In seguito ha lavorato come animatore  presso la factory reggiana Marcenaro s.r.l.
Dal 2004 lavora attivamente come colorista per Italia, Francia e Stati Uniti. Ha colorato il volume disegnato da
 Claudio Villa Devil & Capitan America per la Marvel, il numero 200 di Nathan Never per la Sergio Bonelli Editore. È stato il colorista dello Spider-Man realizzato dallo Studio VOC per il Giornalino della San Paolo e di due diverse serie per la francese Soleil Productions. Attualmente intercala qualche Dylan Dog Color Fest per la Bonelli all’attività principale per la Marvel Comics. Vive e lavora a Reggio Emilia.

The Editor is in: intervista a Fabio D’Auria e Jonathan FaraJonathan Fara ha studiato all’Accademia di belle arti di Sassari, seguendo il corso di Pittura e laureandosi in Incisione, con una tesi sul rapporto tra incisione e illustrazione. Dopo aver partecipato ad alcune mostre, ha lavorato in uno studio di animazione inglese (Animate and Create Studio) come illustratore e character designer.
Ha collaborato come disegnatore al progetto
Davvero, creato e scritto da Paola Barbato. Sempre per Paola Barbato ha disegnato Bad Guys, fumetto on-line che si può trovare nella sito web dell’autrice.
Ha disegnato il fumetto
Vallanzasca: il male dentro e fuori il carcere, scritto da Luca Scornaienchi ed edito da Round Robin Editrice.

Ciao Fabio e Jonathan: benvenuti su Lo Spazio Bianco.
Quando e come sei stato coinvolto nel progetto The editor is in?
Fabio D’Auria (FD)
– Il mio lavoro è iniziato più di un anno fa, quando a ottobre 2014 ho cominciato a lavorare al primo dei due episodi pilota realizzati per la serie. Si era ancora allo stato embrionale rispetto a quanto proiettato in anteprima a Lucca Comics 2015, ma i due episodi sono stati un passaggio obbligatorio per definire l’impronta finale della serie.
Sul come, credo sia stata una fortuita coincidenza sia per TIWI che per me. Nella fase iniziale, per com’era impostato il progetto, a loro serviva qualcuno che potesse disegnare i personaggi in uno stile plausibilmente bonelliano (anche se con la varietà di disegnatori in forza oggi alla Bonelli, significa tutto e niente). Io abito a Reggio Emilia dove ha sede l’azienda, Raffaele Compagnoni (Motion Designer di TIWI) mi conosceva come fumettista e mi invitò da loro per discutere la fattibilità della loro idea. Utile nella fase di sviluppo è stata la mia esperienza pregressa nell’animazione,  che  è servita a definire quella che è stata poi la strada scelta per The editor is in.
Jonathan Fara (JF) – Non ricordo bene quando, ma un giorno Fabio D’Auria pubblicò un post su Facebook chiedendo chi disegnasse esclusivamente in digitale. Io ero passato al disegno digitale completo da circa un anno e quindi risposi (lavorare esclusivamente in digitale era utile per velocizzare i tempi e facilitare correzioni e modifiche in corso). Dopo un po’, Fabio contattò in privato me e altri tre ragazzi (Claudia Ianniciello, Eleonora Nanni e Leonardo Colapietro) e ci parlò a grandi linee del progetto The editor is in , spiegandoci un poco in cosa consistesse, senza però dirci subito che avremo lavorato con TIWI, SBE e Sky. Infine abbiamo fatto delle prove, sia sullo stile del disegno sia sui singoli personaggi che temporaneamente ci erano stati affidati.

Ricopri il ruolo di coordinatore dei disegnatori coinvolti nel lato “fumettistico” del progetto: quali sono precisamente i tuoi compiti?
FD –
Coordino i disegnatori e realizzo layout e keyframe ((le pose principali dei vari personaggi da animare, n.d.r.)) dei personaggi per tutte le inquadrature.

Come e da quanti disegnatori è formato il gruppo di lavoro? In base a che criterio sono stati scelti?
FD
– Al momento, oltre il sottoscritto, ci sono quattro disegnatori ai cleanup (1) e uno per intercalazioni (2) e stickman (3) . Data la tipologia di lavoro, avevo bisogno di persone che sapessero disegnare in digitale e che avessero uno stile realistico. Non potendo fare un bando pubblico ho guardato tra le persone che conosco; cerco sempre di tenermi aggiornato sui fumettisti  e, amici o meno, ne conosco tanti: in questo caso ho dato preferenza a chi conoscevo già di persona e di cui ero certo dell’affidabilità.

The Editor is in: intervista a Fabio D’Auria e Jonathan Fara

Jonathan, su quanti episodi e su quali personaggi sei stato messo al lavoro?
JF
– Ho già lavorato su Tex, il cui episodio però, in forma di pilota dimostrativo, era già stato disegnato precedentemente da Fabio. Quindi in questo caso ho dovuto disegnare basandomi sui suoi disegni ma col mio stile, aggiungendo alcune scene ex novo.
Gli altri personaggi che disegnerò sono Dampyr e Orfani. E anche una piccola comparsa, di un solo frame, dell’ispettore Bloch.

Fabio, tu dipendi direttamente da TIWI in questo tuo ruolo professionale, ma la SBE svolge un qualche lavoro di supervisione e approvazione riguardo i disegni dei personaggi che utilizzate per le varie puntate?
FD
– Per ogni personaggio sono stati realizzati degli studi dai vari disegnatori che sono stati visionati e approvati dalla SBE, che allo stesso modo supervisiona tutti gli episodi.

Tecnicamente e materialmente, puoi spiegarci come funziona il vostro lavoro grafico su ogni puntata?
 FD – Di ogni episodio ricevo lo script e un pre-montato del video, cioè l’episodio grezzo con l’attore che interpreta l’editor da solo nell’ufficio che parla con una voce fuoricampo, e assieme a Raffaele Compagnoni definiamo inquadratura per inquadratura cosa il personaggio deve fare. A grandi linee è già tutto nello storyboard fatto da TIWI, ma ascoltando il doppiaggio definiamo recitazione e gestualità. Definito tutto, mi creo una lista di tutte le scene e per ognuna faccio uno screenshot del video che servirà da sfondo all’animazione.
Per ogni scena in pratica disegno i movimenti chiave del personaggio in forma di layout, organizzo e scompongo le animazioni nei vari files  e organizzo i labiali, il tutto da distribuire tra i cinque disegnatori. Pper ogni inquadratura gestisco almeno quattro diversi file tra layout, cleanup, intercalazioni e stickmen, e per circa 25/40 inquadrature a episodio.

Jonathan, il tuo lavoro come si svolge?
JF
– Come ha detto Fabio, la primissima cosa che riceviamo, di solito, è un video del girato con l’attore principale che parla e interagisce col …nulla (e questo dimostra quanto sia bravo)! Ci sono naturalmente tutte le voci, anche quelle dei personaggi che devono ancora essere disegnati. Basandosi sullo script e sul video, Fabio divide appunto in frame la storia e ci spedisce il frame sotto forma di file in formato Photoshop al cui interno si trova uno screenshot dell’ambientazione, preso dal video, e la figura abbozzata (sempre da Fabio) del personaggio per indicarci la posizione in cui si trova e cosa fa. A quel punto tocca a noi disegnare il personaggio.
Per ogni frame il personaggio può anche trovarsi in posizioni diverse (seduto, in piedi, di spalle e così via) e di solito ci sono diversi movimenti della bocca, degli occhi, braccia e altre cose, ognuna delle quali va creata in livelli diversi. Ci tengo a sottolineare quanto sia  indispensabile e importante tutto il lavoro di coordinazione correzione e impostazione che fa Fabio per ognuno degli episodi. In pratica crea dal nulla il fulcro e l’ossatura per il lavoro che poi facciamo noi disegnatori.

The Editor is in: intervista a Fabio D’Auria e Jonathan Fara

 

Quanti disegni sono richiesti in media per l’animazione di ogni personaggio per un episodio della serie?
JF
– È difficile fare il calcolo ma per averne un’idea prendiamo l’episodio di Tex: è costituito di una ventina di file al cui interno ci sono una media di 2\3 figure intere del personaggio in diverse posizioni. Per ognuna di queste figure ci sono da disegnare una decina di bocche, 4/5 occhi e sopracciglia in posizione diversa, a volte anche degli spostamenti del viso di trequarti o verso il basso . Poi di solito altri 5 o 6 movimenti di braccia. Non bisogna poi dimenticare che oltre al personaggio principale che interagisce con l’editor, ci sono anche i disegni dei personaggi che aspettano in sala d’attesa.

Guardando il video della prima puntata della serie, pubblicato sul sito SBE, le cose che colpiscono sono la spiccata “bidimensionalità” dei disegni e l’idea del movimento dei personaggi resa attraverso una sorta di animazione di schizzi a matita di questi ultimi. Da chi vengono e come sono nate queste idee?
FD
– L’idea TIWI era che tra un’avventura e l’altra i personaggi di carta uscissero dalle pagine della loro testata per relazionarsi con l’editor e discutere delle loro sorti,  restando però “fumetti”.
L’intento iniziale ha cambiato varie vesti, i personaggi dovevano muoversi e interagire con l’ambiente e gli attori ma NON dovevano diventare un cartone animato. Passando per i due pilota, ragionando assieme con TIWI, abbiamo piano piano smussato le diverse idee. Sui movimenti lunghi, il personaggio è come se  attraversasse lo spazio bianco tra due vignette e si ridisegnasse, la mia proposta di aggiungere ai disegni grezzi gli stickman (gli scheletrini della struttura base della figura umana) è stato forse l’uovo di colombo  che serviva a dare la giusta impressione, come dici tu, di bidimensionalità.

Quali sono i personaggi bonelliani coinvolti nella serie? Avete deciso di lasciarne fuori qualcuno?
FD
– Gli episodi sono 12 per ora, in ognuno c’è un personaggio  a colloquio con l’editor e ne appaiono altri in sala d’attesa, qualcuno è rimasto fuori ma dato l’alto numero di personaggi della casa editrice era inevitabile.
Gli episodi sono  (in ordine sparso) su Tex, Dylan Dog, Nathan Never, Zagor, Gmor (Dragonero), Lilith, Julia, Martin Mystère, Orfani, Morgan Lost, Harlan (Dampyr) e Legs, ma abbiamo partecipazioni attive o come comparse di Adam Wild, Sigmund Baginov, Hellingen, Gregory Hunter, Java, Carson, Demian, Bloch, Tesla, Mefisto, Groucho, Lord Marsden,  qualche indiano Navajo e anche dei vampiri.

Jonathan, quali sono – se ci sono – le maggiori difficoltà da te incontrate in questo tuo lavoro?
JF
– La maggior difficoltà l’ho avuta all’inizio nella ricerca di uno stile che fosse adeguato a Tex. Per quanto ritenga (purtroppo) di non avere ancora un mio stile riconoscibile al 100% che anzi riesco spesso ad adattare a ciò che serve, in questo caso è stato un po’ più difficile. Bisognava infatti rappresentare il personaggio in un modo abbastanza classico e riconoscibile, ispirandosi (per quel che è possibile) a Claudio Villa, cioè IL disegnatore di Tex, colui che riesce al meglio a rappresentare in un disegno tutta la possanza, la sicurezza e il forte carattere del Ranger.
Da un punto di vista più pratico, invece, è stato un po’ difficoltoso, soprattutto all’inizio, trovare il giusto rapporto tra cappello , testa e spalle di Tex, che è particolare rispetto a una persona normale, ma che è indispensabile per riuscire a trasmettere quella sensazione di potenza e fermezza di cui sopra.

The Editor is in: intervista a Fabio D’Auria e Jonathan Fara

È molto diverso rispetto a disegnare un fumetto, essere al lavoro per una serie “ibrida” come The Editor is in?
JF
– Rispetto a un fumetto, qua ci si concentra solamente sulle figure, dimenticando sfondi e ambientazioni, con le quali però devi lo stesso far interagire nel giusto modo il personaggio. Per il resto, ogni singolo disegno può essere inteso come una vignetta. Si disegnano solo un po’ più di bocche e braccia. È anche vero, però, che in un fumetto una singola vignetta non vive da sola, isolata, ma andrebbe considerata come un singolo elemento che interagisce con tutte le altre vignette che la precedono e la seguono all’interno della tavola, con il fine ultimo di raccontare qualcosa. Mentre qua, lavorando con un medium diverso, tutta quella parte non esiste.

Nella vostra esperienza professionale che rapporto avete con la figura dell’editor?
FD
– A livello strutturale credo fortemente nella gerarchia: affinché una macchina complessa funzioni c’è bisogno, sì, di partecipazione attiva di tutti, ma è utile che qualcuno coordini le operazioni. Con gli editor in Bonelli ho sempre avuto buoni rapporti, idem con quelli americani della Marvel. Ho avuto anche diverbi con editor di altre realtà editoriali ma perché la macchina non funzionava come avrebbe dovuto.
JF – Purtroppo arrivando quasi esclusivamente da lavori autoprodotti , non ho mai avuto un vero e proprio rapporto con un editor, inteso come quello che vediamo in questa serie. Ti dico però che ne sento la mancanza, perché penso sia una figura indispensabile. Per esempio, ricordo che durante un colloquio in cui mostravo a un editor un portfolio con alcune pagine di prove a fumetti fatte da me, lui riuscì in pochi secondi a notare un insieme di errori e inesattezze facili da evitare o correggere che io non avevo mai notato. Questo perché che uno sguardo “esterno” e competente è importantissimo.

Quanto è verosimile la messa in scena della vita dell’editor in questa serie rispetto alla realtà?
FD
– Se avete avuto modo di guardare anche il trailer che  fornisce uno scorcio sugli altri episodi,  si potrebbe pensare che il tutto è poco verosimile, ma in realtà, a parte le esplosioni è tutto plausibilissimo! Agli editor tocca mediare tra sceneggiatori e disegnatori e tra entrambi e la casa editrice in generale; devono coordinare tutta la produzione delle serie di cui sono curatori, rincorrere sceneggiatori, disegnatori  e coloristi in ritardo e fare la voce grossa per ottenere il tutto. In più, molti editor Bonelli si occupano anche di scrivere le storie quindi anche se ai lettori non sembra, hanno una vita bella movimentata.
JF – A parte tutte le declinazioni fantascientifiche, fantasiose, paranormali che si trovano in questa serie, credo che tutto il resto sia verosimile. Dopotutto un editor di fumetti deve riuscire a coordinare e gestire delle figure professionali come scrittori e disegnatori con una forte componente creativa che va veicolata nella creazione di un prodotto finito, un fumetto, che poi deve piacere anche al pubblico.

Pensi sia possibile riuscire a diffondere la passione per i personaggi bonelliani attraverso The editor is in?
FD
– Personalmente spero che la serie piaccia ai lettori bonelliani ma che incuriosisca anche quelli che non lo sono. Tutti i personaggi che appaiono “interpretano” se stessi così come sono nelle rispettive testate, con tutto quello che ne consegue: Tex è il Tex integerrimo e infallibile che conosciamo da decenni e certe cose in sceneggiatura non può permettere che l’editor le lasci passare: non sono degli attori in pausa che parlano col regista. Io considero The Editor is in come il dietro le quinte nei contenuti speciali dei dvd dei film che amiamo: magari il pubblico di Sky Arte guardando questi “speciali” avrà la curiosità di andarsi a leggere le avventure di quei personaggi.
JF – Penso di sì, sia perché viene trasmessa su canali diversi da quelli che sono soliti trattare fumetti e quindi è possibile sia vista da un pubblico non abituato a leggerli, sia perché riesce a far trasparire tutta la passione e la profonda conoscenza della materia trattata. E la passione è contagiosa.
In più, gli script delle puntate sono molto buoni, scritti in maniera intelligente e consapevole e riescono a mostrare i personaggi bonelliani da un punto di vista diverso, un po’ più ironico e divertente. Ma anche più “umano”. Tutte cose che possono catturare la curiosità di chi guarda e far nascere la voglia di proseguire la conoscenza di quei personaggi.

Grazie a entrambi, ragazzi!

Intervista realizzata via mail nel mese di dicembre 2015

 

 


Note:
  1. il ripasso “pulito” del disegno fatto sulla matita, n.d.r. 

  2. disegni intermedi che danno l’idea di movimento, n.d.r. 

  3. gli omini stecco, gli scheletrini della struttura umana, nd.r. 

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