Dylan Dog, Roberto Recchioni e la lettura stratificata

In Dylan Dog #341 lo sceneggiatore romano offre spunti per analizzare le tematiche a vari livelli.

Dylan Dog, Roberto Recchioni e la lettura stratificataAl servizio del caos può essere considerato il vero esordio della nuova stagione editoriale di . ha inaugurato la cosiddetta “fase due” del personaggio con la divagazione fantascientifica di Spazio profondo; subito dopo, gli altri sceneggiatori hanno svolto compiti preliminari affatto semplici: il pensionamento di Bloch per Paola Barbato, l’esordio dei nuovi comprimari per Gigi Simeoni e il debutto del nuovo status quo dello stesso Bloch per Michele Medda.
Recchioni, però, si è riservato il gusto di far debuttare una sorta di nuova run, in classico stile comic book, in cui gli eventi si mettono in moto per davvero. L’evento chiave di Dylan Dog #341, ovvero il debutto del miliardario John Ghost, è solo la punta dell’iceberg narrativo ideato dall’autore romano che gioca con il lettore lavorando sull’equilibrio labile tra innovazione, citazionismo e riadattamento di idee altrui.
Ne emerge prepotentemente quello che può essere annoverato tra i pregi della scrittura di Recchioni: fornire vari livelli di lettura. Questo operare per strati può però trasformarsi, quando non ben strutturato, nel difetto più grande, se alcuni dei livelli di lettura, come il primo citato più sotto, mostrano dei limiti.

Analizzando Al servizio del caos è possibile individuare perlomeno cinque differenti livelli di lettura:

  1. Lettura standard dell’albo: la trama di per sé scorre, sebbene presenti alcune lacune. L’intreccio in alcuni passaggi viene quasi accantonato per lasciare che il lettore sia rapito dalla presenza della nuova “nemesi”, dalla sua (millantata?) potenza, dal suo indubbio fascino archetipico. Lasciando volontariamente che alcuni punti siano risolti in maniera piuttosto “semplice” (probabilmente l’intento dell’autore non era concentrarsi su questo livello).
    Dylan Dog, Roberto Recchioni e la lettura stratificata
    Studi per il personaggio di John Ghost, di Angelo Stano ©
  1. Lettura metafumettistica: il “cattivo” ruba quasi la scena a Dylan Dog. È lui a svegliarsi all’inizio dell’albo, come John Doe faceva all’esordio della sua saga in La morte, l’universo e tutto quanto (scena riprodotta quasi pedissequamente)… Forse questo vuol significare qualcosa di più profondo? Un confronto tra i due John non sembra secondario e porterebbe a identificare John Ghost come un character difficilmente racchiudibile nei concetti elementari di “nemesi” o di “male”; lo stesso John Doe si è ritrovato prima a ricoprire il ruolo di entità che gestisce e padroneggia la morte di tutti gli esseri umani, diventando solo in seguito egli stesso la personificazione dell’Oscura Mietitrice. Che John Ghost possa essere una sorta di nuova entità super partes? Inoltre, quale fumetto italiano ha rappresentato la Morte come entità più dello stesso Dylan Dog?Dylan Dog, Roberto Recchioni e la lettura stratificata
  1. Altra lettura metafumettistica: Guglielmo Nigro nella sua recensione dell’albo accenna a Marcus Irvine, “santone della creatività” con le fattezze di Alan Moore. È interessante notare come questo sosia dello sceneggiatore britannico si ribelli alla grossa corporazione dopo aver creato uno dei suoi prodotti di maggior successo: ciò non rispecchia forse quanto accaduto effettivamente ad Alan Moore dopo aver creato opere come Watchmen per un colosso come la DC Comics/Warner Bros, che di fatto se n’è appropriata senza rendergli un adeguato tributo creativo e di diritti? Non è forse un cenno alla condizione di chiunque (autori di fumetti e non solo) sia sfruttato e per nulla considerato dalle grandi compagnie?
  1. Lettura sociologica: l’uso della tecnologia (e in particolare degli smartphone), narrazione del nostro tempo e di uno degli strumenti che (giustamente? ingiustamente?) catturano la nostra attenzione trasformandoci subdolamente in novelli zombie dell’era moderna. Accantonati i non-morti di Romero, i neo-zombie sono vivi e inconsciamente infettati dal morbo della frenesia e della voglia inarrestabile di spendere buona parte del proprio tempo dietro i nuovi mezzi di comunicazione e dietro l’uscita di un nuovo modello di smartphone.

Dylan Dog, Roberto Recchioni e la lettura stratificata

  1. L’impegno sociale: Dylan, uomo comune, si indigna e cerca giustizia, pur non sapendo bene come fare. È inerme nei confronti di un sistema sin troppo organizzato e, nel finale, afferma la propria sconfitta nel non riuscire a contrastare un predominio onnipresente, citando De André e la rivoluzione del maggio francese con il suo “siamo tutti coinvolti” (così come, appunto, l’uomo comune spesso non riesce a contrastare sino in fondo le brutture della modernità).

In conclusione, l’albo di gennaio dell’Indagatore dell’incubo, pur non essendo esente da difetti, si presta a diverse letture concentriche. Ciò permette di superare l’approccio legato alla proposta di trame lineari e dirette, offrendo un modello complesso e stratificato che comunque non perde in immediatezza.

2 Commenti

2 Comments

  1. Massimiliiano

    25 febbraio 2015 a 00:14

    Mi dispiace leggere anche sul vostro sito, che apprezzo, l’ennesimo ingiustificato peana in onore di Recchioni, che, dopo il mediocre Orfani, si dedica in maniera altrettanto mediocre a DD. Buttare lì quattro citazioni paracule, come si getta un osso, in modo che il lettore se torni scodinzolante per averle riconosciute, non significa scivere storie e meno che mai buone storie.
    Con il metro adottato in questo articolo potrei trovare 5 piani di lettura a un episodio di peppa pig.
    Detto ciò si rispetta il lavoro e le opinioni di tutti, ma risparmiateci Recchioni come produttore di livelli di lettura… che già si fatica a trovarne uno decente di livello.

    • Giuseppe Lamola

      Giuseppe Lamola

      25 febbraio 2015 a 11:54

      Gentile Massimiliano,
      lo scopo di questo articolo era analizzare e sintetizzare alcuni spunti emersi dalla lettura di Dylan Dog #341. Essendo un approfondimento, non era negli intenti fornire un giudizio di merito: per quello c’è la recensione, a cui ti rimando ( http://www.lospaziobianco.it/139944-dylan-dog-341-servizio-caos ). Nonostante ciò, rileggendo il presente articolo potresti notare, ad esempio, un accento sui limiti del primo livello di lettura ipotizzato, ovvero la trama lineare letta di per sé (elemento, se vogliamo, non proprio marginale). In altre parole, non credo che identificare dei livelli di lettura corrisponda pedissequamente a lodare le doti di scrittura di un autore. Sono concetti alquanto distinti.
      Non ritengo pertanto che la definizione “ingiustificato peana” renda alcuna giustizia alle parole presenti nell’articolo, onestamente. Altrove, sul web, troverai lodi immotivate e senza particolari specifiche su tanti autori, realizzate senza porsi in modo ragionato verso le opere di cui si va a parlare.
      Prova anche a rileggere quanto scritto nel tempo sul nostro sito riguardo l’autore romano: Lo Spazio Bianco si è sempre proposto di andare oltre le critiche o le lodi fini a se stesse, anche mediante un lavoro redazionale di dibattito, interscambio e revisioni varie.
      Poi, ovviamente, siamo tutti liberi di mantenere la nostra opinione.

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