Dylan Dog, i colori della paura che tingono Milano

Cronaca della presentazione stampa milanese della nuova collana di Sergio Bonelli Editore e RCS su Dylan Dog che ristampa le storie dei Color Fest.

Dylan Dog, i colori della paura che tingono MilanoIn occasione del varo della prima collana di allegati a fumetti che vede la collaborazione diretta e ufficiale del gruppo RCS – in particolare il quotidiano La Gazzetta dello Sport – con la , le due case editrici hanno dedicato un doppio momento di presentazione a : I colori della paura nella giornata di martedì 21 luglio 2015, nell’assolata cornice di Milano.
Mentre il secondo di questi appuntamenti è stato pensato per il pubblico, e proprio per questo motivo ha visto come location il Mondadori Store di Piazza Duomo, il primo è stato impostato espressamente per alcuni rappresentanti della stampa fumettistica e si è tenuto nella redazione Bonelli, per la precisione nell’ufficio che fu di Sergio Bonelli in persona.
Val la pena spendere un paio di parole su questa sede, rimasta così come era quando il suo proprietario la viveva quotidianamente: una scrivania ampia e importante, una libreria fornita dei più svariati titoli tra romanzi e fumetti e, su un tavolino circondato da comodi divani, pile di tomi che probabilmente Bonelli teneva maggiormente a portata di mano. Dylan Dog, i colori della paura che tingono MilanoAttorno alle pareti numerosi juke-box perfettamente funzionanti e tuttora soggetti a manutenzione periodica, come da volere del patrono della casa editrice, il quale ne era grande appassionato.

La presentazione parte con una breve introduzione di Michele Masiero – capo redattore centrale SBE – che lascia presto la parola a Fabio Licari, a capo di tutti i progetti fumettistici che La Gazzetta dello Sport ha varato negli ultimi anni. Licari ha parlato della forte volontà di lavorare insieme alla Sergio Bonelli Editore per una collana di allegati ad un giornale RCS:

Parlando con il signor Bonelli anni fa, ci aveva confermato che vedeva molto bene Dylan Dog con La Gazzetta dello Sport per il target del nostro giornale, mentre riteneva che altri personaggi fossero più adatti per altri quotidiani. Ora non può vedere questo risultato, però siamo riusciti a creare una collana un po’ particolare, che inizia con una storia inedita.
Non avrei mai immaginato, quando abbiamo iniziato a lavorare all’iniziativa, che potesse andare a finire in questa maniera. L’idea era semplicemente quella di stampare singolarmente le 52 storie che compongono i Dylan Dog Color Fest degli ultimi otto anni; solo in seguito si è avuto l’idea di partire con un inedito, ci è sembrata un’idea carina.

Si passa quindi a parlare della storia che occupa il primo numero di questa serie: La nuova alba dei morti viventi, di cui abbiamo parlato qui, è il remake della prima avventura dell’Indagatore dell’incubo e ha spiegato che si tratta di un modo per introdurre in modo adeguato all’universo narrativo di Dylan Dog quei lettori che non vi si sono mai approcciati e che potrebbero farlo con questa collana. La sfida era di comprimere un’avventura di 96 pagine in sole 32, snodo che lo sceneggiatore romano ha risolto scegliendo un punto di vista differente, dal quale raccontare la trama ideata da Tiziano Sclavi quasi trent’anni fa sfruttando un angolo cieco della storia originale. Per il resto Recchioni riconosce più volte, nel corso della presentazione, la grandezza di Sclavi come sceneggiatore, spiegando come L’alba dei morti viventi sia una storia che per ritmi e velocità di lettura è attuale e fruibile senza problemi oggi come trent’anni fa.

Dylan Dog, i colori della paura che tingono Milano
Dal punto di vista grafico spiega le difficoltà nel prendere in mano le tavole di Angelo Stano per farle sue e reinterpretarle:

Mi raccontano i miei colleghi che, quando uscì il numero #1 di Dylan Dog, i disegnatori che passavano in redazione dicevano: “Ma noi davvero possiamo disegnare così?”. Disegnare come Angelo Stano, ho scoperto sulla mia pelle, non è così facile.
Ero partito con l’idea di fare una cosa molto moderna, smontando tutto il possibile nell’approccio alla tavola: purtroppo la parte di rimontaggio era troppo complessa perché effettivamente L’alba dei morti viventi è un capolavoro. C’era già tutto quello che ha reso Dylan grande, come l’attenzione a una certa povertà del dettaglio che permettesse di far emergere i personaggi.

Roberto Recchioni pone poi l’accento sul colore: Annalisa Leoni viene descritta come una persona determinata e professionale, in grado di aggiungere una voce importante al lavoro congiunto di Recchioni e Mammucari. Il primo la definisce

terza voce emotiva e narrativa della storia

il secondo afferma che

quando Annalisa lavora con noi, il colore è la colonna sonora della storia.

Sono seguite alcune domande, che vertevano sulla necessità e lo scopo di questo tipo di remake e sull’iniziativa de La Gazzetta, in particolare sull’eventuale target che si vuole andare ad intercettare e sull’analisi del prodotto in sé, inteso come grafica e formato.

Riflessioni a margine

Dylan Dog, i colori della paura che tingono MilanoLa collana si rivolge in particolar modo al pubblico giovanile/adolescenziale. Il prezzo basso, la scelta dei colori, il formato agile e maneggevole, poco impegnativo, e una grafica che richiama immediatamente il fascino dei comics supereroistici americani rappresentano degli elementi che possono attirare le nuove generazioni. Durante l’incontro in Bonelli Roberto Recchioni l’ha ben sottolineato, e chi scrive crede che tutti questi elementi partecipino effettivamente alla possibilità di avere successo presso quella fascia d’età.
Gli extra, pur contenuti, dal canto loro offrono quel minimo di approfondimento che può attrarre anche il lettore più attento, tanto che questa edizione si pone comunque come una buona soluzione per recuperare quanto prodotto sui Dylan Dog Color Fest per chi non li ha comprati a suo tempo.
Le due presentazioni testimoniano il grande interesse delle case editrici coinvolte in questo progetto e la volontà di dargli adeguato risalto. Un’iniziativa differente dal trend di questo tipo di collezioni – che solitamente si rivolgono agli appassionati con corposi volumi commentati e integrali di vecchie serie a fumetti – ma che proprio per questo si crede possa ritagliarsi una fetta importante di lettori.

Qui sotto riportiamo il video dell’incontro al Mondadori Megastore.

 

Si ringrazia Ilaria Mencarelli per i virgolettati.

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizio