Dylan Dog e “I colori della paura”: il remake del mito

Il remake del primo albo di Dylan Dog, "L’alba dei morti viventi", di Recchioni/Mammucari/Leoni apre la nuova collana della Gazzetta dello Sport.

Dylan Dog e "I colori della paura": il remake del mitoUn po’ per divertimento, un po’ per sfida, un po’ come simpatico escamotage per aprire in modo inusuale la nuova collana di allegati a fumetti abbinata alla Gazzetta dello Sport, che si prepara a ristampare tutte le storie pubblicate nei vari Color Fest: così ha giustificato la genesi di La nuova alba dei morti viventi, rifacimento in 36 tavole della storica avventura d’esordio dell’indagatore dell’incubo pubblicata sul primo numero di Dylan Dog: I colori della paura.

La storia

La trama di L’alba dei morti viventi, di e , è nota ai più. Recchioni, nella presentazione stampa svoltasi il 21 luglio alla , ha ben chiarito che trova la sceneggiatura di quella storia vincente e godibile anche dai lettori di oggi, senza particolari aggiustamenti. Effettivamente, leggendo la nuova versione della storia, si può notare come non ci siano grandi differenze rispetto all’originale del 1986, giusto alcuni accorgimenti in certi dialoghi e ovviamente alcune scene compresse per rientrare nella nuova e più ristretta foliazione imposta dalla collana. Ma la trama di Sclavi era così pulita e diretta che non soffre di questa operazione, permettendo a Roberto Recchioni di renderla chiara e apprezzabile anche in questa nuova veste.
D’altronde, è bene ricordare che pochi mesi fa un’operazione di riscrittura analoga – anche se con sensibili differenze da questo caso – era stata operata da Tito Faraci nella parodia disneyana Dylan Top in: l’alba dei topi invadenti, in cui la trama era riuscita a conservare i suoi snodi narrativi essenziali pur con una foliazione inferiore all’opera di partenza e con le variazioni del caso dovute all’ambito Disney in cui ci si trovava.

Dylan Dog e "I colori della paura": il remake del mitoTornando a La nuova alba dei morti viventi, interessante è il diverso punto di vista con cui viene raccontata l’avventura, che è quello della custodia del clarinetto di Dylan Dog. Un’introduzione ad hoc e le didascalie in cui seguiamo i pensieri di questo oggetto permettono allo sceneggiatore romano di dare uno spessore maggiore a quello che nella storia originale poteva apparire come un deus ex machina risolutivo ma privo di una vera spiegazione, regalando a questo elemento un background inaspettato e interessante.

affronta la prova grafica con grande consapevolezza: anche se questo approccio non fosse stato esternato durante la presentazione milanese, sarebbe comunque emerso chiaramente dalle tavole dell’artista. Il suo tipico gusto cinematografico nell’illustrare la scena, evidenziabile da alcune inquadrature interessanti, si sposa molto bene con le vignette in cui il suo tratto si attiene maggiormente a quello di Angelo Stano: ne risulta però, soprattutto per quanto riguarda il volto del protagonista, un esito altalenante nella resa finale, che non stona ma resta percepibile.
La scansione delle vignette si presenta molto classica, senza costruzioni particolari nella tavola che effettivamente non avrebbero rappresentato un valore aggiunto al lavoro.

Dylan Dog e "I colori della paura": il remake del mito

Nel complesso comunque le tavole si presentano pulite e curate, esaltate dai colori di : la colorista ha già lavorato con Recchioni e Mammucari su Orfani, e in questo albo riversa la stessa abilità nell’accompagnare i disegni. Efficace la scelta di una gradevole tonalità marroncina per i flashback che aprono e chiudono il racconto, che vira verso un azzurro inquietante quando il passato è costituito dai ricordi di Sybil, la cliente di Dylan. Un verde malato rappresenta invece l’ambientazione cromatica per il laboratorio di Xarabas e per il cupo villaggio di Undead, mentre il rosso acceso la fa da padrone sul finale, liberatorio ed esplosivo. Annalisa Leoni sceglie quindi con cura dalla propria tavolozza le sfumature di colore necessarie per comunicare al lettore determinate sensazioni.

L’edizione

Dylan Dog e "I colori della paura": il remake del mitoCon un’altezza a metà tra un albo Bonelli e uno spillato americano, gli albi dei Colori della paura offrono un formato accattivante, aiutato dalla grafica della copertina e degli interni. La figura di Dylan Dog nella fascetta in alto a sinistra richiama direttamente i fumetti di supereroi (da Batman e Spider-Man fino ad arrivare al nostrano Rat-Man), così come il titolo in basso con tanto di indicazione degli autori della storia.
L’aspetto degli articoli interni è essenziale e apprezzabile: abbonda il rosso, e una goccia di sangue cala dal’alto verso il basso per dividere le due colonne di testo. I pallini in trasparenza sullo sfondo delle scritte aiuta a spezzare il total white della pagina, con un effetto non sempre piacevole alla lettura ma significativo.
Per quanto riguarda i contenuti, lodevole la presenza della biografia di sceneggiatore e disegnatore. Deludente l’assenza di tale attenzione verso la colorista, in considerazione dell’importanza che il colore ricopre in questa collezione.
L’editoriale di Fabio Licari riesce in poche righe a dire tutto quello che è necessario sapere per introdurre il lettore contemporaneamente alla collana e alla storia di turno, mentre l’articolo che chiude il volume offre un buon approfondimento su Emiliano Mammucari, tra carriera e segnali di stile, scritto con perizia da Luca Barbieri.
Il disegno di copertina, di Carmine Di Giandomenico, è infine la ciliegina sulla torta: un approccio dinamico, moderno e accattivante al personaggio e alla scena che può davvero calamitare l’occhio del lettore.

Conclusioni

Il primo numero di Dylan Dog: I colori della paura è un biglietto da visita più che soddisfacente per la collana. Formato e grafica sono funzionali per attirare anche i lettori più distratti o che non hanno mai seguito Dylan Dog, pur essendo magari appassionati di un altro tipo di fumetti, ma la pur breve presenta di contenuti speciali permette di offrire un minimo di approfondimento interessante anche per i più esperti.

Dylan Dog e "I colori della paura": il remake del mitoLa nuova alba dei morti viventi è un esperimento che non merita condanna. Non aggiunge e non toglie niente a L’alba dei morti viventi che ha dato i natali all’indagatore dell’incubo, né intende farlo: va preso come un modo divertente e nuovo – per i canoni bonelliani – per celebrare una storia importante da una parte e per introdurre il personaggio ai nuovi lettori, in apertura di una collana che potrebbe portare il personaggio anche ad un pubblico più vasto.
Si può vedere come un esercizio di stile, interessante nel suo essere inusuale e nel permettere di vedere un classico approcciato dagli autori della generazione odierna, così come da anni fanno le band che suonano cover di brani celeberrimi della storia della musica.

Abbiamo parlato di:
Dylan Dog: I colori della paura #1 – La nuova alba dei morti viventi
Roberto Recchioni, Emiliano Mammucari, Annalisa Leoni
Sergio Bonelli Editore-RCS, 22 luglio 2014
36 pagine, brossurato, colori – 1,99 €
ISSN: 9 772039 596229 50001

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