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Dylan Dog: analisi del nuovo corso – Seconda parte

In questa seconda parte della nostra analisi comparativa tra obiettivi ed esiti del nuovo corso di Dylan Dog tiriamo le fila della gestione Recchioni.

Seconda parte della nostra analisi comparativa tra obiettivi ed esiti del nuovo corso di .

Dylan Pop

Cronologicamente parlando, il primo elemento su cui si sono visti i primi risultati del cambiamento è stato la copertina.
Paolo Campana si è adoperato per snellire lo storico logo creato da Luigi Corteggi nel 1986, ma è stata soprattutto la nuova concezione nell’ideazione e nel disegno delle copertine a consegnare alle stampe un Dylan Dog tirato decisamente a lucido.
Stano stesso, che pure è sembrato maggiormente ispirato da questo nuovo processo creativo, riconosce a Recchioni almeno mezza paternità delle nuove copertine, alle quali la svolta “pop” ha fatto certamente bene.

Dylan Dog: analisi del nuovo corso – Seconda parteSlegandosi dall’essere delle mere rappresentazioni di una scena dell’albo, le copertine del nuovo corso hanno rinverdito il gioco delle citazioni direttamente dalla presentazione, e così Mai più Ispettore Bloch è il calco di Spiderman no more, Gli abbandonati omaggia Intrigo internazionale, Django Unchained presta colori e catena a La paga dell’inferno, fino all’autocitazione (Il cuore degli uomini – I delitti della mantide).

Dunque un lifting riuscito, che ben incarna l’idea di rinnovamento alla base del progetto e riesce il più delle volte nel duplice compito di presentare un personaggio diverso a chi già seguiva le gesta dell’Indagatore dell’incubo, e ad attirare l’attenzione dei neofiti nelle edicole. Rinnovamento che con l’annunciato avvicendamento tra Stano e il nuovo copertinista Gigi Cavenago diventerà ancora più marcato.

Il parco disegnatori ha visto ingrossare le sue fila grazie a numerosi esordi: Giorgio Pontrelli, Alessandro Baggi, Luca Casalanguida, Fabrizio De Tommaso, Emiliano Tanzillo, Gigi Simeoni, Davide Furnò & Paolo Armitano, Gigi Cavenago, che si aggiungono a Paolo Martinello e Raul e Gianluca Cestaro alla loro seconda storia e Sergio Gerasi alla terza (due nel nuovo corso). Si tratta lapalissianamente di nuova linfa, ma anche di una discreta scommessa per la serie regolare, scommessa che possiamo considerare vinta visti i risultati ottenuti, che confermano l’intuito e la capacità di Recchioni nel formare scuderie di disegnatori di tutto rispetto, sin dai tempi di John Doe.
Non si può non citare la vetta raggiunta da Cavenago grazie all’egregio lavoro svolto per il numero del trentennale, ma anche le tavole di De Tommaso hanno saputo emozionare pur rimanendo nel solco dello stilema tipico bonelliano. Anche quando le storie non sono state esenti da critiche, i disegni hanno contribuito a risollevare le sorti degli albi: è il caso di Martinello ne L’uomo dei tuoi sogni o Tanzillo in Miseria e crudeltà.

Imperativo: osare!

Il lavoro di coordinamento è ben emerso nella scelta di proporre un nucleo forte di sceneggiatori, composto da Paola Barbato, Gigi Simeoni e dallo stesso Recchioni, che ha realizzato oltre la metà delle storie proposte, quasi a voler surrogare l’unità artistica impersonata da Sclavi negli anni d’oro; fra i tre, quello che ha convinto meno è stato certamente Simeoni.

Dylan Dog: analisi del nuovo corso – Seconda parteNel fumo della battaglia rappresenta un acuto degno di rilievo: si tratta di una storia costruita senza velleità di indagine sulla natura del personaggio, però fra le più solide e disturbanti dell’intero ciclo, mentre Il sapore dell’acqua e soprattutto Miseria e crudeltà sono risultate meno convincenti. Recchioni ha dettato i tempi con quattro storie di spessore, oltre a Spazio profondo e Mater Dolorosa, lo sceneggiatore romano ha sviscerato ne Il cuore degli uomini il tema centrale della sfera affettiva di Dylan e introdotto John Ghost in Al servizio del caos, storia dalle molteplici sfaccettature. Dal canto suo, Barbato ha saputo dare una spinta energica alla serie grazie a …E cenere tornerai, tappa fondamentale nel nuovo corso, che ha messo completamente a nudo l’Indagatore dell’incubo, regalando una preziosa riflessione sulla sua stessa natura. Inoltre, l’autrice milanese ha giocato più di tutti con la continuity, sia riutilizzando i personaggi di Gus e Nora, sia “promettendo” ulteriori sviluppi al termine de L’uomo dei tuoi sogni e Remington House.

Si è assistito dunque a numerose incarnazioni del protagonista, quasi come se questi venticinque numeri fossero stati una sorta di laboratorio sugli sviluppi del personaggio, su cosa debba intendersi, a trent’anni di distanza dalla nascita, lo scrivere Dylan Dog, anche se, va detto, la serie regolare non è nuova a esperimenti o a proporre un protagonista più o meno attivo all’interno della trama.

Tra le migliori storie possiamo citare l’esperimento fortemente innovativo e di rottura realizzato da Ratigher, capace di rielaborare le tematiche proposte da Recchioni in Spazio profondo, spingendo al limite le caratteristiche fondanti di Dylan Dog in un’avventura solo all’apparenza ordinaria, ma che invece presenta più livelli di significazione. C’è poi Sul fondo, nella quale Matteo Casali ha delineato il Dylan forse più originale fra quelli visti nel nuovo corso, più nervoso e risoluto rispetto al solito. Alessandro Bilotta ha consegnato alle stampe un numero d’eccezione: La macchina umana si colloca fra le migliori storie di tutta la serie, per come è raccontata e per la valenza sociologica. Fabrizio Accatino, con Il generale inquisitore, ha efficacemente unito a una storia citazionista elementi metafumettistici e una scena gore davvero disturbante. Abbiamo poi già citato Nel fumo della battaglia di Simeoni, che ha saputo trattare l’orrore della perdita di un figlio in maniera per nulla scontata.

Dylan Dog: analisi del nuovo corso – Seconda parteInsomma, nonostante la qualità sia stata altalenante, gli episodi degni di nota ci sono stati, e non è un caso che molti di essi non contengano gli elementi programmatici del nuovo corso, o perlomeno non li prendano come fondanti.
Significa che l’invito a osare che Recchioni indirizzò agli sceneggiatori in una lettera aperta pubblicata poco dopo aver preso le redini del progetto ha sortito l’effetto voluto: vedere cioè all’opera un Dylan Dog magari non proprio sclaviano, anche perché il papà di Dylan è tornato a scrivere e quindi a fornire direttamente la visione “originale” del personaggio, ma rinnovato dalla reinterpretazione dei canoni posti da Sclavi stesso.

Il significato sotteso di questo processo è rilevante: il fatto che gli elementi programmatici, nella maggior parte delle storie, non siano stati intesi come dei monoliti insormontabili, ma piuttosto come riferimenti generali, rappresenta un punto di svolta.
Negli episodi meno riusciti abbiamo notato dei riferimenti che sono parsi forzati, soprattutto nelle meccaniche dei nuovi personaggi, che se reiterati avrebbero avuto l’effetto di avviluppare le storie dylandoghiane su nuovi cliché in sostituzione dei vecchi. Ben venga quindi il coraggio degli sceneggiatori a spingere la loro creatività per dare vita “semplicemente” a buone storie, che funzionano a prescindere da qualunque espediente narrativo, anche in un fumetto seriale come Dylan Dog.

Superare Sclavi

Replicare (o tentare di farlo) la poetica sclaviana è stato con ogni probabilità la causa stessa della necessità di attuare il processo di rinnovamento in esame, almeno per due ragioni, concettuali più che squisitamente legate alla scrittura.

In primis l’unicità di Sclavi, che rovescia il rapporto tra lo scrittore e la sua opera non identificandosi con il protagonista, bensì con tutto il mondo creato attorno ad esso, incarnando ogni volta un nuovo incubo, il tutto con un linguaggio all’epoca rivoluzionario, ricco di citazioni e rimandi tanto alla cultura considerata “alta” quanto alla nascente cultura pop, che avrebbe poi preso piede definitivamente negli anni successivi.
Questo ci ricollega poi all’unicità del periodo storico nel quale Dylan Dog trova l’humus per nascere e diventare un fenomeno di costume, che ne caratterizza il successo almeno quanto le capacità narrative del suo creatore. A cavallo tra i due decenni ’80 e ’90, Sclavi ha dato voce ad una intera generazione di appassionati, riuscendo a interpretare lo spirito degli adolescenti di allora in maniera unica, contribuendo in piena tradizione bonelliana a mettere in discussione la distinzione fra fumetto popolare e d’autore, numeri alla mano scardinandola definitivamente.

Dylan Dog: analisi del nuovo corso – Seconda parteQueste considerazioni ci portano alla conclusione che il rinnovamento del personaggio deve passare giocoforza attraverso il ripensamento delle storie, legandole maggiormente alla vena dei singoli autori. Modificare o addirittura ribaltare il mondo attorno al protagonista risulta l’unico modo possibile di contribuire alla crescita del personaggio, ponendolo cioè di fronte a nuove sfide. Alla maniera di Sclavi, e qui l’accezione dell’aggettivo sclaviano cambia di prospettiva, ogni autore deve trasformarsi in un nuovo mostro, in modo che il personaggio in sé, immutabile nei suoi limiti, nelle sue convinzioni, nelle sue debolezze, possa risaltare e innescare nuovamente quel processo di identificazione che ne decretò la fortuna trent’anni fa.

A Recchioni va dato atto di aver saputo presentare e portare avanti un progetto definito, i cui tempi di lavorazione sono apparsi forse più lunghi di quelli preventivabili inizialmente, ma che ha dato buoni risultati su più livelli.

Alle abilità di scrittura e alla propensione a veicolare attenzione sul personaggio grazie alla dimestichezza con i social network, l’autore romano ha aggiunto anche buone doti organizzative, impostando la revisione delle varie testate legate all’Indagatore dell’incubo, smistando le energie e le capacità al bisogno, contribuendo al progetto I colori della paura e Il nero della paura con La Gazzetta dello Sport, e alla nascita di nuovi crossover come quello con Topolino o i prossimi con Dampyr e Valter Buio.

Dunque l’operazione rilancio è riuscita?
La risposta può essere affermativa in buona parte. E’ vero, molte delle novità introdotte non sono state declinate alla perfezione, così come non tutte le pagine pubblicate in questo frangente sono state qualitativamente all’altezza. Bisogna considerare però che numerosi albi sono stati occasione di riflessione sul personaggio, com’era necessario viste le premesse per l’avvio del rinnovamento, e che sul piatto della bilancia complessivamente i punti a favore soverchiano quelli a sfavore.

Non sempre i risultati sono stati positivi, e in effetti la sfida che si presenta ora è proprio quella di innalzare lo standard qualitativo delle storie rispetto a quanto fatto finora, in attesa che terminino i lavori per la “fase tre” che finalmente ci darà un quadro completo di questo nuovo corso e delle sue conseguenze.

2 Commenti

2 Comments

  1. max

    8 novembre 2016 a 16:34

    ma sei il rilancio è tanto bello perchè dylan continua a perdere lettori? Io ho smesso dopo il cuore degli uomini. storia oscena, magari poi è migliorato

    • la redazione

      la redazione

      14 novembre 2016 a 11:23

      Non abbiamo dati di vendita certi, però constatiamo che oltre alla serie originale continuano le collane accessorie ed è stata rinnovata pure una collana di allegati da edicola. Sul gradimento, forse la cosa migliore è giudicare le singole storie senza immaginarle per forza come fossero tutte una unica massa informe plasmata da un solo individuo :) ci sono state storie molto diverse tra loro in fondo.

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