Dylan Dog #354: riflessioni sulle differenze di classe

Dylan Dog #354, "Miseria e crudeltà", di Gigi Simeoni ed Emiliano Tanzillo, ci offre un Dylan Dog in versione politically correct.

Dylan Dog #354: riflessioni sulle differenze di classeCominciamo dal titolo: bello, ma sfruttato male. A poca distanza dall’omaggio di Berardi a Totò (Julia #209), l’albo non gioca realmente mai né con l’opera di Scarpetta né con il film di Mattioli del 1954, ai quali il titolo allude.
Alla fine suona un po’ come un’occasione persa.
Si tratta infatti di un numero di che ci riporta indietro e che se non fosse per l’assenza di Bloch potrebbe stare tranquillamente nel periodo di stagnazione pre-Recchioni.

La prima tavola ci introduce un barbone che chiede la carità, snobbato e insultato dalla tipica “signora bene” che sembra essere il distillato del peggior conformismo da social network. In due pagine, una scarica di comparse delimita un ambito narrativo da subito asfittico, stereotipato.

L’inchiesta di questo numero, scritto da , ruota attorno a un ipotetico fantasma che uccide i senzatetto di Londra, i quali chiedono l’aiuto del Nostro. Dylan accetta l’incarico, fingendosi uno di loro e dando luogo ad alcuni sbiaditi pensieri sulle minoranze e sulle loro difficoltà.
Sono concetti non particolarmente originali: si va dal ricco cocainomane che si fa beffe della vita dei barboni, alla signora borghese che offre la carità gettando brutalmente una moneta sul selciato, in realtà trattati a più riprese nella stessa collana, per esempio in Prigione di carta (Dyd #114).

Dylan Dog #354: riflessioni sulle differenze di classeIn Miseria e crudeltà ci si trova più che altro a riflettere sulle frizioni di classe portate all’estremo, declinate attraverso il modello Arancia meccanica, film citato espressamente in una tavola.

L’aspetto procedurale della sceneggiatura è sviluppato in maniera frettolosa, portando così il lettore già dalla prima metà dell’albo a una conclusione troppo prevedibile.
Forse a causa dei personaggi della storia, talmente polarizzati da risultare caricaturali, forse per uno sviluppo della trama che non è mai particolarmente sorprendente, l’albo scorre, ma non rimane impresso.

Di positivo ci sono invece le tavole di Emiliano Tanzillo. Il suo tratto tormentato è particolarmente adatto a restituire il disagio della vita di strada, grazie anche a una scelta figurativa orientata ai primi piani di visi segnati e spesso carichi di tensione.

Dal punto di vista della lunga serialità, infine, si sviluppa ulteriormente il rapporto tra la detective Rania e Dylan, complice la provvidenziale assenza di Carpenter, che permette una maggiore ariosità nel rapporto tra i due.
Si tratta di un passaggio delicato, data la nota satiriasi dell’Indagatore dell’Incubo: Dylan si apre infatti a una complicata relazione di lungo periodo, ostacolata dalla presenza di Carpenter e caratterizzata dal sostanziale equilibrio che deriva dalla personalità della poliziotta. Rania, in un certo senso, corrisponde a Dylan specialmente nelle incertezze, e l’orizzonte del loro rapporto è quanto mai aperto.

Dylan Dog #354: riflessioni sulle differenze di classe

Si può dire senza tema di smentita che una presenza femminile fissa in Dylan Dog rappresenta una bella sfida, considerando che l’unico precedente, di certo meno carico di implicazioni, è quello della ultranovantenne (e probabilmente immortale) signora Trelkovski.

Non a caso l’ultima vignetta dell’albo recita:

«Diamo tempo al tempo, detective. Chi vivrà vedrà.»

Abbiamo parlato di:
Dylan Dog #354 – Miseria e crudeltà
Gigi Simeoni, Emiliano Tanzillo
, febbraio 2016
98 pagine, brossurato, bianco e nero – 3,20€

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizio