“I druidi” di Istin, Jigourel, Lamontagne

Romanzo storico con elementi fantastici, "I druidi" ci riporta nella Gran Bretagna medievale, nel momento di passaggio dal druidismo al cristianesimo.

"I druidi" di Istin, Jigourel, LamontagneQuando il cristianesimo, soprattutto grazie all’appoggio politico di Costantino, iniziò a diffondersi nel mondo conosciuto, portò avanti due approcci sostanziali, non necessariamente esclusivi a vicenda. Da una parte una sorta di “fusione” pacifica con le tradizioni locali, che comportava l’accorpare feste e riti pagani trasformandoli nel significato senza alterarne troppo la forma. E poi un approccio di tipo militaresco, qualcosa del tipo crociate o tribunale dell’inquisizione.
All’interno di queste dinamiche si pone, tra gli altri, il rapporto fra la nascente chiesa cattolica e la tradizione druidica: l’approccio principale fu di tipo pacifico, con una convivenza destinata a portare all’estinzione del vecchio (i druidi) in favore del nuovo (i cristiani).

Ciò non escluse episodi di violenza e intolleranza o addirittura repressioni di tipo militare, ma nella sostanza il periodo di passaggio è ben rappresentato dalla leggenda di Merlino, non a caso utilizzato da Thomas Mosdi ed Emmanuel Civiello nell’allegorico Il seme della follia.
I due autori francesi, infatti, utilizzarono una trama complessa basata parte su La storia infinita di Michael Ende, parte sul film Il settimo sigillo di Ingmar Bergman, creando una vera e propria allegoria moderna del passaggio di consegne tra druidi e cristiani rappresentato dal mago arturiano, figlio del diavolo, che si redime portando il mitico Artù sul trono dopo che questi ha estratto la spada dalla roccia, visione figurale della Gran Bretagna che accoglie la nuova religione rappresentata proprio dalla spada posta in contatto con la terra come se fosse una croce.

"I druidi" di Istin, Jigourel, Lamontagne

"I druidi" di Istin, Jigourel, Lamontagne

Jean-Luc Istin, Thierry Jigourel e Jacques Lamontagne compiono, invece una scelta apparentemente più aderente alla storia come la conosciamo, imbastendo una trama che si basa su Il nome della rosa.
Le atmosfere quasi apocalittiche, di tragedia incombente, le morti efferate, la sparizione di un vecchio documento su cui è trascritto un rito della tradizione druidica sono tutti elementi in comune con il film di Jean-Jacques Annaud e con il romanzo di Umberto Eco, cui si aggiungono l’evidente somiglianza del druido Gwenc’hlan, chiamato dagli stessi cattolici a indagare sulle morti misteriose, e del suo discepolo Taran con i Guglielmo da Baskerville e Adso cinematografici.
La stessa vicenda, inoltre, è raccontata da Taran, che, come Adso nel romanzo di Eco, viene sedotto da una donna, che in questo caso è mortalmente pericolosa a causa dei suoi poteri soprannaturali.

I tre autori, infatti, oltre al mistero terreno, utilissimo per attirare l’interesse degli amanti del giallo investigativo, aggiungono anche un elemento fantastico connesso con la tradizione druidica che evidentemente serve per strizzare l’occhio agli amanti del fantasy, e – narrativamente parlando – per aumentare il senso di pericolo incombente e lo stretto legame tra tutte le componenti che formano il nostro mondo: una modifica a uno degli elementi costitutivi può quindi causare una rottura dell’equilibrio, sembrano quasi sostenere i tre autori.

In conclusione, se Il seme della follia era un gioco allegorico costruito anche con rimandi forse non banali, I druidi, pur perdendo nella spettacolarità delle illustrazioni, in fondo non necessaria (Lamontagne fa un ottimo lavoro con un tratto chiaro alla Arthur Adams), risulta nel gioco dei riferimenti, più semplice quindi da seguire nella lettura, e potenzialmente più accessibili a un pubblico più vasto.

Abbiamo parlato di:
I druidi vol. 1: Il mistero degli Ogham
Jean-Luc Istin, Thierry Jigourel, Jacques Lamontagne
Traduzione di Davide G.G. Caci
, 2013
96 pagine, brossurato, colore – € 13
ISBN: 9788863046977

 

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