Disegnare, come un fulmine: intervista a Mike Deodato

Una carriera trentennale. Centinaia di supereroi disegnati. Tecnica, velocità e continua voglia di evolversi. In una parola: Mike Deodato Jr..

Disegnare, come un fulmine: intervista a Mike DeodatoMike Deodato Jr. è senza dubbio uno dei più apprezzati ed acclamati disegnatori del mondo del fumetto statunitense. Nato a Campina Grande, Paraiba, sotto il nome di Deodato Taumaturgo Borges Filho, si è fatto strada fin da giovanissimo nel mondo dei fumetti. A partire dagli anni ’90 realizza storie di Wonder Woman, Thor e Glory insieme a Rob Liefeld per la Image. Dopo un breve periodo di stop e un’importante evoluzione artistica, si impone con il suo stile fotorealistico, dettagliato e ricco di chiaroscuri realizzando opere quali Thunderbolts, Dark Avengers, Avengers, Incredible Hulk, Thanos e molti altri supereroi, collaborando con i più grandi scrittori del fumetto americano e diventando un nome di punta della Marvel Comics.

Quando è nato il desiderio di diventare un disegnatore professionista e cosa ti ha attirato del mondo del fumetto statunitense?
È iniziato quando ero molto giovane. Anche mio padre era un artista perciò sono cresciuto guardando lui e leggendo i fumetti che lui mi comprava. A differenza di altri artisti, ho sempre avuto il supporto della mia famiglia da quando ho deciso di diventare un disegnatore, più o meno a  tredici anni. Fu quello il periodo in cui capii di avere il dono del disegno.

Disegnare, come un fulmine: intervista a Mike DeodatoNel corso degli anni il tuo stile è molto cambiato, partendo da un tratto tipicamente anni ’90 per arrivare a un segno più realistico, ricco di tratteggi e chiaroscuri. Qual è stato il tuo sviluppo artistico e le influenze che ti hanno guidato?
Neal Adams è stato molto importante, ma come lo sono state tante altre persone. Sto ancora crescendo e quando scopro un artista interessante, mi immergo nel suo lavoro per imparare qualcosa di nuovo. È un processo infinito e  ci sono sempre da imparare nuove cose.

Quali sono gli strumenti che usi nel tuo lavoro? Più digitale o sei ancora legato alla carta?
Attualmente, lavoro al 99% in digitale e raramente disegno su carta, eccetto alle convention. Questo perché amo la nuova tecnologia, ma anche perché ti rende molto più veloce e il nostro lavoro ti richiede una certa velocità. Sono  venti pagine al mese, più tre o quattro copertine, è un sacco di lavoro! Inoltre preferisco il digitale per il risultato che produce e poi perché mi piace sperimentare cose nuove.

Devo dire che sei il primo fra gli artisti che ho intervistato a dirmi di preferire il digitale invece che il disegno su carta. La maggior parte degli artisti che ho intervistato lavora su carta e poi trasferisce sul digitale per rifinire e aggiungere effetti.
Davvero? Trovo che sia affascinante lavorare col digitale e sperimentare costantemente. Inoltre hai un sacco di strumenti che ti rendono la vita più semplice. Per esempio, prendiamo le speed lines: farle su carta richiede un sacco di tempo, ma in digitale hai uno strumento apposito e in cinque minuti hai finito. E poiché non devo dimostrare che so disegnare le linee cinetiche, posso concentrarmi su altre cose, per esempio sulle espressioni dei personaggi. Alla fine, stai solo disegnando su una superficie differente, ma lo stai facendo più velocemente. Sono circa tre volte più veloce, ma la qualità è equivalente se non superiore dato che posso concentrarmi su cose più importanti.

Disegnare, come un fulmine: intervista a Mike Deodato

Molto interessante è la tua scelta di usare di tanto in tanto modelli famosi per disegnare i tuoi personaggi, come nell’emblematico caso di Norman Osborn ispirato a Tommy Lee Jones. Sei tu stesso a scegliere il riferimento o nasce sempre da una scelta concordata prima con lo sceneggiatore?
Beh, solitamente sono io a scegliere il riferimento e al mio editore normalmente non va giù. Alcuni attori non amano si faccia una cosa del genere, non pensano che li stiamo omaggiando, pensano che rubiamo la loro immagine. Per esempio, ho usato Vincent Cassel come Doctor Doom e lui ha pensato che fosse fantastico, mi ha anche ringraziato su Instagram. Ma per i fumetti della Marvel si preferisce evitare, a meno che non si stia facendo un fumetto specifico come Star Wars ad esempio. Perciò ogni volta devo cercare di convincerli o litigarci. Nel caso di Norman Osborn e Tommy Lee Jones, all’inizio non se ne sono accorti, poi mi hanno chiesto di ridurre le similitudini, tanto che per Story I sono finito a dover ridisegnare venti pagine a causa delle loro richieste. Negli ultimi tempi, invece, cerco di essere molto più cauto.

Parlando di Star Wars, che è uno dei tuoi lavori più recenti, come è stato lavorare con quella storia e quei personaggi?
Mi sono sentito molto onorato. Sono personaggi leggendari che hanno un’enorme base di appassionati. A dire la verità non sono mai stato un fan della saga prima di disegnarli, ma da quel momento sono riuscito a conoscere i personaggi e a entrare pienamente in quell’universo.

Non hai sempre fatto parte del mondo del fumetto: negli anni ’90 hai messo in pausa la tua carriera, dedicandoti ad altro. Che cosa ha dettato quella scelta e il successivo ritorno ai comics? E quali insegnamenti porti con te da quel periodo?
A dire il vero ho sempre disegnato fumetti, non ho mai smesso se non quando mi sono sposato e non ho lavorato per un anno. C’è stato però un periodo, verso la fine degli anni ‘90, in cui non lavoravo molto perché il mio stile era fondamentalmente antiquato e non dava buoni risultati.

Parliamo dunque di una carriera ventennale nel mondo del fumetto. Qual è il bilancio? Qual è il lavoro che ricordi con più affetto e cosa cambieresti tornando indietro?
Anche se è recente, probabilmente Thanos (con Jeff Lemire, pubblicato proprio in questo periodo negli Stati Uniti). Ho semplicemente adorato quello che ho fatto con quel fumetto, ho usato uno stile diverso ma soddisfacente, una combinazione tra quello di Original Sin e i miei esperimenti con i layout, più l’introduzione di puntini a mezza tinta, che hanno dato al fumetto un aspetto più antico ma anche classico allo stesso tempo. Thanos è il mio lavoro migliore sino a questo momento.

Che cosa è cambiato di più nel mondo del fumettoDisegnare, come un fulmine: intervista a Mike Deodato in questi ultimi anni, a tuo modo di vedere?
Beh, parlando dell’industria, molti editori e soprattutto la Marvel hanno fatto un sacco di errori durante gli anni ‘90: è andata in bancarotta dopo aver comprato un distributore, hanno quasi rovinato l’industria perché non sono stati in grado di gestire una cosa del genere. Il 50% dei negozi chiuse per quel motivo! Ma ora l’industria è in una fase di rinascita, ci sono un sacco di nuovi lettori e la cinematografia ha davvero cambiato la percezione dei fumetti, portando una nuova generazione di appassionati. Le persone stanno tornando a leggere i fumetti dopo un periodo in cui preferivano altri media, è come un processo circolare che, ora come ora, sta funzionando. Non saprei dirti riguardo alla mia posizione nell’industria, sono ancora qui a disegnare e ancora amo farlo. Continuerò a farlo fino a che sarò vecchio e cieco.

Finiamo con una domanda classica: quali sono i prossimi progetti all’orizzonte?
Ora come ora sto lavorando a Old Man Logan. Erano anni che aspettavo di lavorare su Wolverine e ho finalmente ricevuto questo regalo dalla Marvel. È una grande serie, Ed Brisson (il nuovo scrittore della serie subentrato a Jeff Lemire) ha creato un’avventura che ha il sapore di un vecchio western. È fantastica e dato che sono un grande fan di Wolverine, ci sto mettendo tutto me stesso!

Traduzione di Elisabetta Gatti
Intervista realizzata dal vivo al Lipsia Comicon il 18/03/2017

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