Brodeck: Rapporto di un Camminatore.

Ogni lettore stipula a suo modo un contratto con gli autori che incontra. Certamente la sospensione d’incredulità, il più noto anche ai non addetti ai lavori e base di ogni creazione narrativa fantastica. Quello che però – più o meno spontaneamente – si è creato tra me e Manu Larcenet è un po’ diverso. Direi che tra me e l’autore francese ci sia un vero e proprio contratto di fiducia.

Manu Larcenet mi ha convinto con lo spessore delle sue opere precedenti, con la sua originalità, con le sue straordinarie capacità di indagine introspettiva. Mi fido di lui, e attendo con ansia ogni sua creazione, superando agilmente qualsiasi ritrosia iniziale e acquistando ogni sua uscita senza nemmeno attendere un confronto con altri lettori. Rilevo questo dato con un po’ di stupore e anche con un po’ di disappunto, considerando che un patto di questo genere presenta un’insidia non da poco: passare dalla sospensione del dubbio a quella del senso critico. Non solo un patto insidioso ma perfino unilaterale, considerando che il fumettista di Blast e de Lo Scontro Quotidiano del mio parere di lettore non sa davvero che farsene. Eppure lo devo ammettere: tra me e le sue storie funziona proprio così.

Al di là di ogni considerazione di carattere personale vorrei però provare a persuadere chi legge di un dato: Il Rapporto di Brodeck, l’ultima opera in due volumi di Larcenet pubblicata in Italia da Coconino Press è una lettura di valore e profondità fuori dall’ordinario, una narrazione di cui nessun appassionato di storie dovrebbe privarsi, un’esperienza visiva immersiva e totalizzante.

Per apprezzare fino in fondo il percorso dell’autore ho deciso anzitutto di recuperare il romanzo Il Rapporto di Philippe Claudel(Ponte alle Grazie, 2008). La misteriosa storia di un fattaccio, un crimine collettivo ad opera della comunità di un piccolo centro sperduto tra le montagne, una storia di violenza, diffidenza e omertà. Una trama nerissima eppure struggente, che racconta la voragine della miseria umana ribaltando con eleganza le categorie più abusate dal modo in cui gli uomini percepiscono la Storia: le vittime e i carnefici. A Brodeck, protagonista della storia, il compito di ricostruire attraverso un dettagliato Rapporto la verità sulla vicenda.

Un romanzo capace di alternare tenerezza e scabrosità, intrigo e lirica. Un giocattolo narrativo perfetto. Il mio pensiero, appena terminata la lettura, è corso alla durezza della sfida intrapresa da Manu Larcenet e la sua trasposizione a fumetti. Se la straordinarietà del romanzo consta soprattutto del mettere con grazia estrema l’indicibile in parole, simmetricamente il fumetto avrebbe dovuto metterlo in vignette, riconsegnando al lettore – attraverso le immagini – tutta la profondità di una meditazione sull’esistenza, sul dolore, sul male, soprattutto sulla Memoria.

L’opera è stata pubblicata in due volumi dal layout elegantissimo: entrambi singolarmente in cofanetto e formato orizzontale, efficacissimi nel riprodurre la sensazione di sfogliare con indiscrezione il blocco note del protagonista.

L’impatto visivo è eccezionale sin dalle prime pagine: mi sono soffermato ad osservare l’evoluzione del tratto da Lo Scontro Quotidiano ad oggi, meditando sulla versatilità dell’autore nel passaggio da un tratto cartoonesco alla drammaticità delle figure necessarie alla storia ideata da Claudel. Magistrale l’uso di bianchi e neri: i soggetti sembrano emergere da una costante penombra, immagine – nella mia personalissima lettura –  di un abisso di segreti nerissimi. Il contrasto con la malinconia tersa e sterminata delle distese innevate consegna perfettamente a chi legge la solitudine e la desolazione del protagonista. Laddove nel romanzo il flusso di coscienza di Brodeck accompagnava la ricostruzione degli eventi, Larcenet decide di esprimersi attraverso tavole mute – spesso basate su campi visivi lunghissimi – che riproducono fedelmente lo spaesamento interiore dei personaggi. Larcenet non rinuncia a una piccola ma potentissima incursione nel fantastico quando – nella riproduzione dei soldati nazisti – conferisce loro un aspetto volutamente mostruoso, quasi a voler ammantare di tratti onirici i ricordi del protagonista. Il risultato è di un impatto immaginifico straordinario.

La scansione degli eventi è riportata piuttosto fedelmente dal romanzo, e anche i dialoghi – seppu

re frutto di una cernita accurata,  per ovvie ragioni di spazio – sono carichi della stessa eccezionale tensione narrativa. Memorabile tra tutti quello tra il protagonista e don Peiper, il parroco del villaggio, prostrato dalla perdita della fede e della speranza, soprattutto appesantito dalla coltre di segreti dei suoi compaesani. Ho percepito una forza incontenibile nella capacità di Larcenet di riprodurre nelle vignette l’intensità di quello scambio di battute accompagnata alla delicatezza necessaria a rispettarne l’intimità.

Il Rapporto di Brodeck è una grande storia a fumetti tratta da un bellissimo romanzo. Fedele all’opera di Claudel, eppure a suo modo “complementare”. La consiglio a tutti i lettori che amano le storie dense di domande, che amano far luce sugli aspetti più nascosti del nostro mondo interiore, soprattutto ai lettori che non sanno resistere al fascino del mistero e del non detto. In queste vignette, oltre al virtuosismo grafico troveranno un capolavoro di omissione letteraria, oltre che di profonda coerenza e compattezza narrativa.

Davvero, i disegni di Larcenet non si guardano. Forse nemmeno si osservano. Piuttosto si leggono, a tratti perfino ci leggono. Per questo secondo me tutti dovrebbero dare un possibilità a questa storia, anche e soprattutto quelli che dicono “i fumetti non fanno per me”, perché se una cosa mi ha insegnato questa rilettura de Il Rapporto è che le belle storie non conoscono confini di genere letterario o di mezzo espressivo. Arrivano dritte laggiù in punti di noi stessi che da soli sovente non sappiamo raggiungere.