Nei Labirinti di Charles Burns

Al termine di un 2016 che ha segnato l’inizio del mio tragitto di camminatore nel mondo del fumetto, sento l’urgenza di raccogliere qualche pensiero sulla Trilogia X’Ed Out di Charles Burns(pubblicata da Rizzoli-Lizard).

Questo blog vuole essere il diario di un viaggio, e questa – ci crediate o no – è la storia di un viaggio.

Il cammino, la discesa, la ricerca, lo smarrimento infine, sono i temi di un’opera ambiziosa che travolge il lettore in un’autentica apocalisse del ricordo. Un dramma in tre atti che gradino dopo gradino rivelano il nocciolo di una vicenda che fotografa impietosamente l’interiorità ferita dell’uomo postmoderno.
L’autore italiano Michele Mari nell’ambizioso Tu, Sanguinosa Infanzia(Einaudi) descrive il processo di crescita come mutilazione. Crescere non equivarrebbe a irrobustirsi, al contrario significherebbe perdere sanguinolenti pezzi di sé. Scapperebbe quasi da dire che Charles Burns quel libro l’abbia letto e amato moltissimo, considerata la frequenza di immagini contenenti tagli, ferite, sangue che perturbano l’esperienza di chi legge. Le cicatrici sono i segni necessari alla consumazione di quel processo che è diventare adulti.

Un’unica opera in due storie, due ambientazioni e due protagonisti che non si incontrano mai se non secondo un misterioso processo dell’inconscio. Da una parte il giovane Doug, adolescente tagliato fuori e impegnato in una disperata ricerca di adeguatezza e dall’altra il suo alter-ego Johnny, proiezione allucinata del Tintin di Hergè, viaggiatore intrappolato nell’alveare della memoria, prigioniero di un mondo onirico e alieno su cui gli elementi della trama principale sono proiettati attraverso la lente dell’irrazionale.

X’Ed Out – titolo del primo volume della trilogia – parte con il risveglio di Johnny/Doug nella sua stanza, disturbato dal gatto morto qualche tempo prima. Sulla parete di mattoni nudi una breccia misteriosa: l’ingresso in un mondo inquietante, l’occhio di un turbine di indizi assurdi. Esseri deformi e lucertole sboccate danno il benvenuto al protagonista nell’opprimente mondo prodotto dall’immaginazione dell’autore.

Nel volume successivo, The Hive, il modello vorticoso del primo episodio cede lievemente a uno stile più nitido. Nel disordine apparente degli indizi lanciati si delinea una causa scatenante nel passato del protagonista, e si entra nel vivo dei temi che esploderanno nel terzo episodio.

Sugar Skull è il titolo del terzo volume. Pur conservando il potentissimo impulso surrealista dell’intera trilogia qui Charles Burns trova il modo di rimettere ogni cosa al proprio posto, illumina retrospettivamente ogni indizio, eppure…

Avete mai letto Casa Occupata di Julio Cortazar? In quell’inquietante racconto l’autore argentino descrive l’ambientazione con grandissima generosità di particolari, ma l’effetto che produce è esattamente contrario a quello di rendere chiarificante la mappa del luogo. Tanti più sono i particolari aggiunti alla descrizione quanto più il luogo appare labirintico ed inesplorabile. L’effetto ottenuto in questo finale è il medesimo: ogni cosa torna al suo posto e contemporaneamente viene sovvertita, confusa, cifrata. Il dolore è l’ultima parola di questa storia.

Colori accesi, tratti marcati, volti immobili nella smorfia della sofferenza. Disorientanti sequenze lynchiane che sfumano l’una dentro l’altra secondo il criterio dell’incubo.

Un grande fumetto underground sull’adolescenza, pertanto. Ma anche uno spaccato inquietante sulla psicologia maschile.
Sono grato a Charles Burns per aver trattato il suo protagonista superando gli innumerevoli clichè(ancora presenti in diverse rappresentazioni, anche letterarie) che ancora ritraggono il maschio come un essere necessariamente rozzo, incolto, primitivo, elementare in ogni espressione di sé. Al contrario il fumettista statunitense  restituisce con la dovuta complessità una rappresentazione del rapporto tra individuo di sesso maschile e violenza, soprattutto la relazione ossessiva tra uomini e senso di colpa, quest’ultimo forse il vero tema dell’opera.

Dalla Trilogia X’ed Out emerge una visione del mondo dominata dall’ossessione e dal disagio. Eppure la sensibilità dell’analisi introspettiva, la lirica disperata del tratto, le sofisticate soluzioni narrative ribadiscono nel fumetto un primato fondamentale: quello della bellezza. Questa è la vera ragione per cui penso che il mio viaggio debba necessariamente passare da qui.

 

 

Lo Spazio Bianco ha parlato già di Charles Burns con:

[1] La recensione di Black Hole: http://www.lospaziobianco.it/3850-Black-Hole/ di Davide Garassino

[2] L’approfondimento di Paolo Interdonato http://www.lospaziobianco.it/24914-oscuri-frantumi-charles-burns/

[3] La recensione di X’ed Out http://www.lospaziobianco.it/32391-xed-out-nuovo-ipnotico-viaggio-charles-burns/ di Valerio Stivè

[4] La recensione di The Hive http://www.lospaziobianco.it/59199-hive-psichedelico-viaggio-charles-burns/ di Valerio Stivè