Deadly Class 1988 – I ragazzi del buco nero

Prosegue la cavalcata frenetica di Rick Remender e Wes Craig su "Deadly Class 1988", un teen drama che ha ancora molto da mostrare.

Siamo nel 1988, cazzo. Chi è l’idiota che si preoccupa ancora di cose come Dio, la nazione e i cavalli?

Deadly Class 1988 – I ragazzi del buco neroAbbiamo già spiegato diffusamente in questo articolo di come Deadly Class sia profondamente radicato al clima degli anni ‘80 a tutto campo: politico, musicale e fumettistico, e di come sia pregno delle esperienze di vita dell’autore segnate da quel passaggio da collettivismo a individualismo e spinta antisistema che furono gli 80s e il punk.

La serie di continua a tenere incollati i lettori attraverso la miscela perfetta di monologhi raffinati e dialoghi freschi con sequenze di adrenalina pura.

All’analisi approfondita e sfaccettata dei suoi personaggi con interessanti riflessioni sull’infanzia, l’inadeguatezza e gli amori adolescenziali e la voglia nascosta dietro il punk di sentirsi parte di qualcosa, l’autore intreccia continui rimandi all’immaginario culturale dell’epoca: Watchmen, Doom Patrol, Akira, Eraserhead, divertenti stoccate nei confronti dei lettori nerd più petulanti, come anche quel personaggio che ricorda non casualmente Margaret Thatcher, insieme alla presenza ossessiva di Ronald Reagan di fianco a immagini cristiane sacre.

Quel che appare più interessante nello sviluppo della trama di questo volume è la variazione del baricentro narrativo, che si sposta dal protagonista, Marcus, ai personaggi femminili principali, di cui Remender approfondisce il passato, spiegandone così il presente, e caratterizzandoli in maniera sempre più raffinata, arrivando ad ottenere nel tempo una selezione eterogenea e variopinta di caratteri che arricchiscono la lettura.

Deadly Class 1988 – I ragazzi del buco nero

Il tratto di Wes Craig continua a trasmettere un profondo dinamismo, con chine corpose e un utilizzo
costante di retini che in questo volume diviene massiccio e onnipresente
, volutamente eccessivo e volto a trasmettere un gradevole gusto pop.
L’impostazione delle tavole è sempre cucita su misura rispetto alla narrazione, attraverso lo sfruttamento mai banale delle griglie e delle inquadrature e con il frequente inserimento di piccoli cerchi all’interno o all’esterno delle vignette, volti a ingrandire o sottolinere le espressioni dei personaggi per creare pathos.

Ancora una volta non è possibile fare a meno di rimarcare il grande lavoro di Lee Loughridge alla colorazione, che riesce ad esaltare sapientemente il tratto di Craig.
Loughridge sembra aver adottato una paletta cromatica fissa per la serie, quasi a rappresentarne un marchio distintivo: le tinte si ripetono invariate nelle medesime situazioni, con colori acidi ma tenui, per poi esaltarsi nella lunga scena del concerto punk e nelle sequenze d’azione disseminate di esplosioni.

La serie risulta ben bilanciata e continua a procedere a vele spiegate, senza eccessi o cali, pensata sugli stilemi e le tempistiche tipiche del telefilm. Deadly Class non smette di invogliare il lettore con il suo puro intrattenimento visivo e narrativo.

Abbiamo parlato di:
Deadly Class 1988. I ragazzi del buco nero
Rick Remender, Wes Craig
Traduzione di Fabio Gamberini
, marzo 2016
128 pagine, cartonato, colori – 14,00 €
ISBN: 9788891218896

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