La Dama di Picche di Renzi e Pedrazza: un’eroina nella selva del fumetto postbellico

Luciano Tamagnini ripercorre la storia della Dama di Picche, eroina dalla rapida vita editoriale comparsa nella scena fumettistica italiana nel dopoguerra.
Articolo aggiornato il 04/08/2017

Pochi anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale, Roberto Renzi e Augusto Pedrazza lanciavano nel panorama del fumetto italiano La Dama di Picche, testata incentrata su un personaggio femminile nelle vesti di giustiziere. Luciano Tamagnini nel n° 86 della rivista Fumetto edita dall’Anafi ha ricostruito la breve storia della testata – con particolare attenzione al contesto editoriale e alle produzioni in voga negli stessi anni – e gli influssi alla base del personaggio.

La giustizia a suon di sganassoni!

[Articolo apparso originariamente su Fumetto n° 86 a firma di Luciano Tamagnini]

La Dama di Picche di Renzi e Pedrazza: un'eroina nella selva del fumetto postbellico
La copertina del numero 17 Gioco pericoloso.

Negli anni del primo dopoguerra, prima ancora della nascita dell’evergreen Akim, la coppia RenziPedrazza furoreggiava all’interno del mondo della stampa per ragazzi con una serie incredibile di personaggi che toccavano tutti i temi dell’avventura resi avvincenti agli occhi dei piccoli lettori sia dalla narrativa scritta tradizionale, che da successi derivati da altri media, con il cinema in testa: le serie di racconti del duo (da Bob Karteen a Joe Bolide, da Pierino, vera icona avventurosa di notevole successo in quel periodo, un vero must si direbbe oggi, a Kid Tempesta) erano tenuti in piedi dall’abilità di Renzi di mescolare con sapienza temi frequentati dalla fantasia dei ragazzi (una fantasia galoppante che, al di là di ogni logica, poteva mischiare jungla e pirati, cow boys e alieni…) ripresi da racconti che avevano affascinato i ragazzi (le tematiche horror con mummie viventi, mostri alla King Kong e simili, la presenza western di pellerossa e cow boy anche in ambienti, in cui non ci sarebbero dovuti essere, il fascino suggerito dalla jungla misteriosa, gli spettri, i razzi spaziali…) e venivano shakerati graficamente dallo stile di Pedrazza, che riusciva a portare tutto a “livello bambini”, facendone una sorta di teatrino, in cui le randellate, le botte, le esclamazioni comiche, i volti deformati dal dolore erano fonte di “comicità avventurosa”. Erano farse con cui i ragazzini sorridevano dei pericoli dell’avventura.

La Dama di Picche di Renzi e Pedrazza: un'eroina nella selva del fumetto postbellico
La copertina del numero 4 Strada sbarrata.

In questo stesso registro vediamo nascere il 10/2/1949 un albo a striscia, che, come accadrà per Tony Boy, si presenta ad una lettura verticale: La Dama di Picche. Gli autori sono appunto Roberto Renzi e Augusto Pedrazza, che, memori nella scelta del nome del grande successo dell’Asso di Picche dell’Uragano Comics, avevano inventato un’eroina mascherata che altri non è che la bella ed atletica Liana Norton (una sorta di campionessa di lotta giapponese), nipote di Lord Norton, un riccone truffato e ucciso in un incidente automobilistico procurato da tre delinquenti, che incarnano metaforicamente i peccati più gravi in una società come quella italiana avviata sulla via delle ricostruzione: l’usura, il gioco d’azzardo e il contrabbando; i tre vengono aiutati dal nipote di Norton, Sam Baxter, che è oltretutto il promesso sposo della bella Liana. Quest’ultima giura vendetta davanti al ritratto di una antenata, che ha lottato contro il crimine travestita, con tanto di mascherina sul volto, da Dama di Picche (se la situazione vi ricorda Phantom forse il legame non è casuale…) e, detto fatto, come se avesse il corredo già pronto e della giusta misura nell’armadio, indossa il costume con una camicetta e un corsetto rossi ed un paio di calzoncini che lasciano libere (ed esposte agli sguardi allupati dei giovani lettori) le gambe. Il riferimento grafico a personaggi che agivano nel mondo dei comic books americani è evidente (siamo sulla scia della famosa Miss Fury) e il tentativo di agganciare, senza incorrere troppo nelle ire della censura, il treno del successo delle eroine con le cosce al vento del tipo di Pantera bionda o Miss Diavolo lo è altrettanto, solo che questo particolare richiamo non funziona troppo nel disegno di Pedrazza che, se è valido quando si getta nella farsa, lo è meno quando dovrebbe titillare i lettori con richiami, sia pure alla lontana, sexy. Il disegno di Pedrazza nei primi numeri è piuttosto angoloso, quasi scostante, ma poi rapidamente con l’entrata in azione del nero Fracassa, un delinquente redento e tramutato a suon di sganassoni dalla pepata moretta in “servo fedele” ed in spalla umoristica nelle proprie vicende. Egli è l’elemento farsesco che viene inserito nella narrazione, vuoi per il suo linguaggio strambo ed infantile (esclamazioni come Carambas! o Largo a me, ciuska!) che riprendono il modo di raccontare già utilizzato in Pierino con il duo di spalle Stecco e Bomba, vuoi per i pasticci che combina (in un delle sequenze iniziali il nostro, tramutato in poco accorto maggiordomo, riesce a far cadere il cabaret con i bicchieri, che sta trasportando, e, nel tentativo di porre rimedio, fa letteralmente scoppiare il vestito sotto la possanza dei suoi muscoli…).

La Dama di Picche di Renzi e Pedrazza: un'eroina nella selva del fumetto postbellico
La copertina della prima raccolta, I tre nemici.

La vendetta che la Dama di Picche compie nel primo ciclo delle sue gesta si svolge in una Londra veramente di fantasia, ricchissima di altissimi grattacieli, che la fanno più assomigliare ad una New York fantastica che alla città sul Tamigi; è la stessa tecnica che usavano in quegli anni i disegnatori italiani quando, non avendo visto molto delle città cosmopolite, sia americane che inglesi, piazzavano grattacieli come se piovesse al centro di ogni narrazione (pensate alla Pattuglia dei senza paura disegnata da Zamperoni…). La nostra eroina, che nelle metropoli trova inizialmente il suo modulo narrativo, si trova però a finire poi in ambienti del tutto diversi e in situazioni che con quella iniziale avevano poco a che fare, tanto che uno alla fine della serie si potrebbe domandare in che mondo era ambientata la vicenda, visto che figurano ravvicinatissimi, grattacieli e deserti, tortuose strade di montagna e rade marine!

Sul finire del racconto la nostra Dama vede arrivare in suo aiuto un altro eroe dell’editrice, il biondo eroe alla Gordon, Joe Bolide, per rialzare, con un tocco di fantascienza, le vendite, ma la cosa non serve; la nostra Dama cessa le pubblicazioni improvvisamente dopo 24 numeri. Per curiosità citiamo l’esistenza di un’altra Dama di Picche (che prende il nome più moderno di Donna di Picche), che viene presentata con taglio più spregiudicato (e più esplicitamente sexy) nel 1966 dall’ed. Cancellieri; ella agisce in maniera più diretta come giustiziere metropolitano; si basa sui testi di Di Domenico e sui disegni di Ellis e Giammei; purtroppo solo pochi numeri in formato pocket non incidono molto sulla storia del fumetto.

Il dettaglio

La collana edita dalla ed. La Dama di Picche, che in realtà nasconde il tentativo dello stampatore Brugora di inserirsi nel piatto ricco in cui si muoveva già un altro stampatore (l’ed. Tomasina), nasce come decadale il 10/2/49 (settimanale dal n.4) in formato striscia con 32 pag. (la lettura avviene in forma verticale) più le cover realizzate come gli interni da Augusto Pedrazza; il prezzo è di L.15 che manterrà sino alla fine; stampatore è la milanese tipografia Brugora. I testi sono di Roberto Renzi, anche direttore responsabile sino al n.12, poi sostituito da Elsa Cavrioli. In seconda (e alle volte anche in terza) troviamo il racconto umoristico, realizzato da Antonio Terenghi, Il signor Alacrini e Scansafatiche (che a volte diventa anche Scansafatiche e il signor Alacrini; rimane incompleto alla chiusura della testata), gag umoristiche che mettono in confronto un uomo portato per il lavoro con un vagabondo pasticcione anzichenò; normalmente in terza ed in quarta di copertina, accanto ai dati di colophon, troviamo la corrispondenza con i lettori (con le classifiche per aggiudicarsi “un pallone ad ogni numero”, come “strillato” sin dal numero iniziale), la pubblicità, i prossimamente…; la serie si chiude il 28/7/1949 con il 24° numero; viene annunciato il seguente, La coppia senza paura, ma mai pubblicato.

I titoli

n.1 La Dama di Picche
n.2 Salto nel vuoto
n.3 La casa del terrore
n.4 Strada sbarrata
n.5 Il re dei ladri
n.6 In trappola
n.7 Il teatro della paura
n.8 I fantasmi dell’opera
n.9 Giustizia è fatta!
n.10 Traffico nero
n.11 La nave misteriosa
n.12 Facce gialle
n.13 Fracassa alla riscossa!
n.14 Salvataggio volante
n.15 Botte da orbi
n.16 Pugno fulminante
n.17 Gioco pericoloso
n.18 Sotto zero!
n.19 Sabbie mobili
n.20 Uno… due e tre!
n.21 Ritorna Joe Bolide
n.22 Il terrore dello spazio
n.23 Il pilota maledetto
n.24 Brivido!

Le raccolte

La serie è stata ripresentata tramite tre raccoltine con le copertine disegnate da Corbella (in molte di queste raccolte ci sono problemi di lettura in quanto la rifilatura degli albi spesso elimina anche parte dei disegni e dei testi):
n.1 I tre nemici
n.2 Alla riscossa
n.3 Il pilota del terrore.
Essendo però la collana di 24 numeri e le raccoltine contengono ognuno solo 7 strisce è ovvio che ad ogni raccoltina nella consecutio dei titoli manchi un albo, che può essere diverso da raccoltina a raccoltina.

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