Comix T.A.Z. – “Resistenze” e le zone liberate del fumetto italiano

Dopo Comix Against Global War, Vite precarie e Fortezza Europa, per il quarto anno consecutivo dallo Sherwood Comix Festival di Padova arriva nelle nostre mani un'ennesima antologia a cura di...
Articolo aggiornato il 18/04/2015

Comix T.A.Z. - "Resistenze" e le zone liberate del fumetto italianoLa ribellione raccontata in queste brevi storie è quella contro il razzismo, l’omofobia, le mille ingiustizie quotidiane, i proibizionismi d’ogni tipo, il degrado dell’ambiente in cui viviamo, la mafia o, come dice Rabuiti nella postfazione, “la resistenza culturale al pensiero unico: quello guerrafondaio, avido, bigotto, ipocrita o opportunista”. Ma al di là di quello che i diversi fumetti raccontano, già essi sono “resistenti” nel loro modo di essere indipendenti, anticonformisti, alternativi e distanti dall’omologazione culturale e artistica, e quindi anche fumettistica, sulla quale troppo spesso editori, artigiani del disegno e lettori si adagiano. Un felice connubio di forma e contenuto, si potrebbe dire, con il risultato di avere oggi tra le mani un libro che per certi versi é quasi il manifesto di una scena fumettistica tutta ancora da esplorare, inquieta e multiforme.
Come già sembrava per i precedenti volumi sopra citati, senza sottovalutare il valore dei fumettisti e dei fumetti contenuti in queste 300 pagine (anzi, semmai è il contrario), la qualità complessiva dell’operazione è sicuramente maggiore della qualità dei singoli lavori che la compongono e questo anche perché in qualche modo, anno dopo anno, tassello dopo tassello, nell’appuntamento patavino si sta compilando una importante mappatura del nuovo fumetto italiano.

È sorprendente sapere che se si scava in maniera approfondita e con metodo all’interno del mondo fumettistico italiano possiamo trovare talenti e tesori nascosti al grande pubblico, ma soprattutto un’enorme vitalità artistica, progettuale, micro editoriale che mi fa dire (ma qui su LSB non è la prima volta che lo rimarchiamo) che nel nostro paese quasi mai abbiamo vissuto un periodo così florido e vivace. Il lavoro di Calia e Rabuiti, che va consolidandosi sempre più di anno in anno, è lì a testimoniare questo. Non ci sono solo le fiere e le convention, quasi tutte prevalentemente incentrate sul lato commerciale e spettacolare del mondo a nuvolette. Ci sono anche occasioni di approfondimento, studio e dibattito: poche in realtà, ma comunque abbastanza per far capire che a livello di piccole produzioni, di fumetto indipendente, underground, non omologato, eterodosso, anticonformista o come lo volete catalogare, qualcosa si sta muovendo.
La postfazione di Rabuiti è illuminante in questo senso, quando elenca i collettivi fumettistici qui rappresentati: i Cani, Self Comix, Canicola, Monipodio, , Lamette, l’INDaYs festival, The Artist, InguineMAH!gazine, , e così via. Circa 50 autori per 37 racconti, quasi mai dei cani sciolti, ma gruppi di artisti che con modalità differenti uniscono le forze, mettono in comune gli orizzonti, dividono le spese per costruirsi delle piccoli oasi di libertà creativa, artistica, umana. Esperienze diverse, forse troppo parcellizzate, ma che coprono in lungo e in largo tutta la penisola italiana. Ecco, Resistenze fotografa questo tipo di fertilità artistica ed editoriale. Non un’unica “scena indipendente”, non un unico progetto, non un’unica idea di come fare fumetto oggi in Italia, ma diverse scelte, diverse sensibilità e probabilmente diversi bisogni artistici e relazionali da esprimere e soddisfare.

Quasi che l’insieme di quel mondo fumettistico italiano che nasce dal basso si possa leggere attraverso la bella definizione che l’esponente della controcultura americana Hakim Bey uso’ agli inizi degli anni novanta per riassumere in un solo concetto tutti i movimenti spontanei di ribellione alla normalizzazione della società massificata, le avanguardie anti capitaliste e anti liberiste, sorte con la fine dei grandi movimenti antagonisti organizzati, all’indomani della caduta del muro di Berlino. Per l’occasione Bey conio’ l’acronimo T.A.Z., ovvero Temporary Autonomous Zone (Zona temporaneamente autonoma) con il quale intendeva “un luogo liberato, dove la verticalità del potere viene sostituita spontaneamente con reti orizzontali di rapporti” (dalla prefazione di T.A.Z. di Hakim Bey, Shake ed. 1997). Un luogo, non necessariamente geografico, di ribellione sociale, politica, ma anche artistica, che per analogia si potrebbe usare per rappresentare il collettivismo fumettistico, parte della piccola editoria di settore, le avanguardie artistiche e le autoproduzioni.
È probabile che per interpretare la complessità di questo passaggio storico e del suo momento culturale nel nostro paese si abbia bisogno di qualcosa di più articolato di una sola scuola fumettistica, di un’unica prospettiva professionale per tutti questi giovani (o meno) fumettisti. E da qui l’idea che oggi, più che nel passato, l’Italia si stia dividendo in tante T.A.Z. fumettistiche mi sembra uno sviluppo naturale del discorso. Resistenze ha il merito di proporre una visione globale (anche se ovviamente non esaustiva) di ciò che fino a poco tempo fa era comodo leggere solo nel particolare.

Spazi di reciproca conoscenza, di osmosi e di crescita collettiva come lo di Padova o il neonato INDaYs Festival di Viterbo, sono importantissimi e assolutamente necessari. Anche perché non sembra, al momento, che l’industria, alcune eccezioni a parte, abbia voglia di metterci il naso e di portare a profitto il meglio di ciò che è qui rappresentato.
È anche vero che se la definizione di “T.A.Z. fumettistica” può funzionare (ma già questa è una semplificazione) essa è in aperta contraddizione con l’idea di utile economico come primo obiettivo. Anzi credo che la maggior parte dei soggetti in questione si sia messa in gioco proprio in alternativa allo status quo dell’editoria corrente, coi suoi schemi culturali e le sue logiche commerciali. Non che questi fumettisti debbano morire di fame e non possano crearsi una carriera anche redditizia collaborando con le major editoriali: non metterebbero di certo in gioco la propria integrità etica e artistica. È un discorso trito e ritrito, che quando va bene genera una polemica, ovviamente, arida, noiosa e a volte strumentale. Come sempre è avvenuto, qualcuno di essi si farà strada anche nell’industria, ma difficilmente una delle esperienze sopra elencate sarà inglobata in toto in un meccanismo editoriale prettamente commerciale. Queste realtà, invece, sono mutevoli e necessariamente transitorie, capaci di adattarsi nel tempo alle condizioni sociali e culturali più disparate, come appunto le T.A.Z. idealizzate da Hakim Bey.

Comix T.A.Z. - "Resistenze" e le zone liberate del fumetto italianoC’é da chiedersi, pero’, quale sia il grado di consapevolezza nei soggetti che animano queste diverse realtà editoriali, creative e organizzative di essere protagonisti di un momento per certi versi inedito nella storia del fumetto italiano. I diversi attori sul palco hanno la percezione di stare recitando da soli oppure si sentono parte di un’ampia rete di fumettisti, fumetti, sperimentazioni, auto produzioni, con tutto il corollario, necessario e vitale, di relazioni e discussioni? Insomma, quest’antologia, che precedentemente ho definito come una sorta di manifesto del fumetto indipendente italiano nel 2007, è solo un catalogo assemblato artificialmente o invece attesta una complessa realtà fumettistica che ha, almeno in parte, coscienza di sé?
È un quesito che avrebbe bisogno di un approfondimento ulteriore, da sottoporre magari nel futuro ai vari fumettisti coinvolti nel progetto “Resistenze”. Quello che mi sembra evidente, e che mi preme sottolineare, è che alcuni dei soggetti in campo dispongono già di questa visione globale. In primis, ovviamente, i responsabili dello Sherwood Comix, ma anche gli organizzatori del già citato INDaYs, forse il primo tentativo reale e in certo modo strutturato di mettere in relazione le diverse entità del fumetto indipendente italiano dai tempi dell’Happening Underground che si teneva anni fa al Leoncavallo di Milano.

Sono d’accordo con Valerio Evangelisti, quando dice, nella bella e importante prefazione al volume (che a parte pubblichiamo): “speriamo che il potere – editoriale, culturale, sociale, politico, economico – continui ancora a lungo a considerare il fumetto attività futile, adatta ai bambini. Quando si accorgerà che non è così, sarà troppo tardi”. Questi fumetti, questo modo di intendere l’editoria con modalità collettivistiche – proto anarchiche, direi – sta cambiando a poco a poco l’idea del fumetto nei lettori più attenti.
Non ci si contrappone per forza o per moto ideologico al fumetto industriale che tuttora domina l’immaginario collettivo dei più, ma che denota evidenti cedimenti in ordine d’idee, talenti, entusiasmi, lettori. Questi (é giusto parlare al plurale) sono altri modi di fare fumetto che soddisfano altre esigenze di leggere fumetti.
Ci sono delle differenze evidenti, è vero, tra quello che viene prodotto generalmente per l’edicola e i suoi autori e quello che viene proposto in questa antologia e nelle numerose riviste ed etichette in essa rappresentate; o tra il fumetto commerciale e di intrattenimento e l’editoria più autoriale (come odio questo termine!). È inutile e poco producente elencarne le differenze, ma è altrettanto inutile erigere muri che ne attestino la (presunta) incomunicabilità, come è insignificante affibbiare sterili certificazioni di validità artistica a questo o quel modo di fare e intendere il mestiere del fumettista. Gusti, opinioni, scelte editoriali, dati di vendita, abilità artigianali e artistiche non si possono considerare dogmi assoluti ed immutabili. Il tempo, anche nel sonnolento mondo del fumetto, cambia le prospettive e i punti di vista.

È pero’ abbastanza evidente, come già scritto in queste pagine virtuali, che sono pochi e si contano su una mano gli autori che stanno al di qua e al di là della barricata. E non è solo una questione di industria, di prospettive professionali, di capacità artistiche, di adattabilità di stile. È, purtroppo, una predisposizione culturale che viene a mancare, probabile figlia di un mercato e di un’editoria sclerotizzata che ragiona per compartimenti stagni quando invece si avrebbe bisogno di risposte e proposte più articolate, più complesse e più esaustive.
Eppure dire che niente sta cambiando sarebbe altrettanto sbagliato. L’ondata di graphic novel (altro termine che, se vogliamo, non vuol dire nulla) che stanno arrivando dalle più disparate case editrici generaliste (l’ultima in ordine di tempo è la Guanda) ci porta a dire che la percezione dell’importanza del fumetto nella nostra società sta crescendo. Come dice Evangelisti “stanno pian piano scomparendo gli imbecilli che negano al fumetto un ruolo centrale nella nostra cultura”. Forse è fin troppo ottimista, oppure vede con gli occhi di un non addetto al settore, troppo spesso traviato dalle cicliche voci di Cassandresulle sorti dell’editoria fumettistica. È un fatto: sembra che le grosse case editrici abbiano scoperto che anche coi fumetti si possa realizzare buoni numeri di venduto, e che non per forza le proposte si debbano limitare a riproporre fumetti da edicola in formati più prestigiosi.
Un po’ del merito di aver aperto spazi in libreria ai comics lo si deve dare obbligatoriamente a Becco Giallo, editore di “Resistenze”, che da qualche anno, con tenacia, porta avanti una politica di sdoganamento del fumetto, partendo dalla proposta di titoli legati alla cronaca e alla recente storia italiana fino alla confezione, che valorizza il contenuto contestualizzandolo con un apparato redazionale e bibliografico di tutto rispetto. Si può dire con certezza che questa antologia non poteva trovare casa migliore. Becco Giallo rappresenta un caso unico: ingloba in sé gli aspetti migliori dell’editoria indipendente (dinamismo, ricerca, rapporto coi lettori) così come di quella tradizionale (cura editoriale, penetrazione nelle librerie), riuscendo in questo modo a ritagliarsi l’apprezzamento dei lettori e l’interesse dei media. Essendo una creatura in questo senso ibrida, non è un caso che tenda ad affrancarsi dall’accerchiamento e dall’auto ghettizzazione tipica dell’editoria indipendente, come del resto, ad esempio, dimostra la scelta di proporsi (assieme a pochi altri editori di fumetti) all’ultimo Salone del Libro di Torino nei padiglioni dell’editoria generalista. Scelta che a mio parere porterà i suoi frutti.

Arrivato al termine di questo articolo mi accorgo di aver contraddetto una delle prime regole per redigere una buona recensione (sempre che questo pezzo possa esser considerato tale). Non ho ancora parlato, infatti, degli autori coinvolti. E siccome non mi posso nascondere dietro il paravento asserendo che il progetto è più importante del contenuto, qualche nome lo devo pur fare.
Non posso che partire da , curatore del libro, presente con un buon racconto che mischia finzione e il suo solito impegno politico. , autore di alcune tavole di rara bellezza e liricità. La conferma della buona vena della coppia e Luca Genovese. L’ottimo , autore di una dissacrante e divertente storia sull’invadenza del Vaticano nella vita privata. E ancora , che vorremmo leggere più spesso come più spesso vorremmo vedere fumetti di ; Hannes Pasqualini sul quale accetto scommesse; Salvo D’Agostino, che si riconferma un bravo autore; con una sua Cronachetta. E le sorprese (o quasi) Armin Barducci, , Sara Pavan, Gianluca Romano, Emanule Rosso, Luana Vergari e Laura Camelli.

Resistenze
Cronache di ribellione quotidiana
A cura di Claudio Calia e Emilano Rabuiti
Becco Giallo, 2007 – 304 pagg. b&n bros. – 18,00euro

Riferimenti
La prefazione di Valerio Evangelisti al volume: www.lospaziobianco.it/3475-Fumetti-contro
Il sito di Becco Giallo editore: www.beccogiallo.it
Il blog di Claudio Calia: www.claudiocalia.it
Il sito della Shake edizioni: www.shake.it

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