Goldoni e gli altri: il Settecento a fumetti

Goldoni e gli altri: il Settecento a fumetti

Da un punto di vista puramente teorico, quando ho avviato questo blog su letteratura e fumetto avrei immaginato che il Settecento letterario italiano fosse piuttosto sguarnito di adattamenti, come secolo.

Invece, sorprendentemente, alcuni dei principali autori del secolo sono coperti da un fumettista eclettico quale Davide La Rosa che ha adattato, in tempi molto recenti, autori come Ugo Foscolo nonché una miriade di nomi minori, e a breve anche Giuseppe Parini. Ne ho scritto qui e qui: adattamenti molto liberi, naturalmente, ma che comunque evitano uno iato nel canone. Penso che La Rosa rimarrà isolato in questa sua impresa, anche se almeno l’Ortis si presterebbe a un adattamento tutto sommato canonico.

Maggior fortuna ha goduto Carlo Goldoni, cui Il Giornalino ha dedicato, nel 2000, tre adattamenti, sceneggiati da Piero Zanotto e disegnati da Paolo Piffarerio, che negli anni ’80 aveva già realizzato un fortunato adattamento dei Promessi manzoniani, di cui ho parlato qui sul blog.

Non conosco, purtroppo, questi testi, che prima o poi intendo recuperare e recensire; qui un accenno sul sito del Giornalino, qui sul sito dell’attuale editore, con anche una breve gallery. Come Manzoni nei Promessi piffareriani, anche Goldoni appare in veste di personaggio di cornice, a introdurre le sue commedie.

Le scelte, per quanto legittime, lasciano da parte la più famosa commedia goldoniana, La locandiera, che forse si era ritenuta (ma nel 2000?) inadatta al pubblico adolescente del giornale a fumetti cattolico, per alcuni ovvi passaggi blandamente licenziosi nei toni. Un peccato: Piffarerio sarebbe stato molto adatto, a mio avviso, a rendere il garbo ineffabile di quelle situazioni.

In compenso, la Locandiera è apparsa nelle parodie disneyane (che coprono l’universo mondo dello scibile letterario). Stando alla wiki della Disney italiana, qui, Goldoni sarebbe apparso per la prima volta nel 1984, come personaggio del mondo dei topi. Il Sior Papero Brontolon del 1992 (vedi qui) è adattamento perfetto, perché Paperone nasce, come noto, proprio come riproposizione della “maschera” dell’avaro Scrooge (con cui, in inglese, condivide il nome), tipo a sua volta derivato da numerosi avari della tradizione comica, da Plauto a Moliere. I rusteghi goldoniani (una declinazione che manca, ma che potrebbe tranquillamente apparire) non sono ovviamente solo avari: ma in fondo nemmeno Paperone lo è.

Non a caso, anche la vicenda della Locandiera (se ne parla, ad esempio, qui) gli calza come un guanto: le baruffe tra lui e Brigitte paiono quasi una nuova declinazione del tentativo di Mirandolina di sedurre il burbero Cavaliere di Ripafratta. Vero è che la Mirandolina goldoniana, alla fine, svela di agire solo per vendetta, ma certa critica ritiene a lungo ambiguo il suo comportamento, lasciando fino al finale la possibilità di un diverso scioglimento.

E il Settecento europeo?

Ampliando lo sguardo sulle altre letterature europee, verrebbero fuori molte altre possibili indicazioni; naturalmente qui si prendono in considerazione solo pochissimi testi, quelli più usuali nella proposta scolastica, senza escludere in assoluto future integrazioni ed ampliamenti. Anche qui, le parodie disneyane sono una miniera molto vasta: vi è ad esempio un adattamento dei Masnadieri (1782) di Friedrich Schiller con Paperino protagonista.

Negli adattamenti in stile realistico, temo, un autore francese risulta chiaramente sovra-dimensionato nella produzione italiana: Donatien-Alphonse-François de Sade, da cui riprende tutta la tradizione del fumetto nero. Il divino marchese ha una testata tutta sua dal 1971 al 1980, per Ediperiodici, e innumerevoli testate variamente ammiccanti; mentre nel 1979, a un livello “alto”, Guido Crepax realizzò un adattamento della Justine. Persino la Religieuse di Denis Diderot, che è la fonte della Monaca di Monza del Manzoni, viene riletta da George Pichard con toni erotici decisamente sopra le righe, sul modello sadiano: un erotismo morboso presente nell’originale, obiettivamente, ma qui esasperato molto oltre l’opera di riferimento.

I francesi comunque uniscono utile e dilettevole, e quindi vi è anche una versione a fumetti del romanzo-simbolo del Secolo dei Lumi, il Candide di Voltaire. Però forse il capolavoro del fumetto illuministico francese è in una ripresa indiretta di questa tradizione, in quell’Umpah-Pah (1951) che rappresenta la prima collaborazione di Goscinny e Uderzo. Non si tratta di un adattamento preciso, ma è comunque una applicazione perfetta del principio del relativismo illuministico del Settecento francese, come appare nelle Lettere Persiane (1721) di Montesquieu (vedi qui, per esempio). Da noi l’opera è stata recentemente ripubblicata da ReNoir.

Per quanto riguarda la letteratura inglese, Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe è stato ripreso da Sergio Toppi, sempre per il Giornalino dei Paolini, che si distingue sempre per gli adattamenti letterari per ragazzi “seri” così come la Disney italiana non lascia mai intentata una parodia.

Se ci spostiamo fuori dalla scena italiana, gli adattamenti del Crusoe nell’ambito anglosassone diventano numerosissimi, e richiederebbero un approfondimento a parte. Però mi pare interessante citarne qui uno, che apre un altro tema enorme dell’adattamento letterario: si tratta appunto della tavola di cui sopra, stampata da Martin De La Haye a Lille, ai primi dell’Ottocento, e che riassume l’intera storia in una serie di quadri puramente visuali, salvo qualche minima didascalia. Fin dal protofumetto, quindi, non si disdegna affatto di ricorrere all’adattamento per recuperare dalla letteratura trame valide e interessanti.

L’altro grande racconto di viaggi in lingua inglese, il Gulliver di Jonathan Swift, viene adattato da Renata Gelardini per i disegni di Lino Landolfi, sempre per il Giornalino, nel 1976 (all’indomani di adattamenti autorevoli come quelli di De Luca per Shakespeare). Anche qua, ancora una volta, il giornale cattolico si distingue per un adattamento fedele e “autoriale” al tempo stesso, anche se non più ai livelli di sperimentazione assoluta di De Luca.

Interessante anche notare come, in assenza di una grande tradizione fumettistica, diminuisce anche la ripresa di adattamenti letterari. La letteratura tedesca infatti può vantare, a cavallo tra Sette e Ottocento, un campione assoluto come Goethe, che – da una prima ricerca – non vede una particolare fioritura di adattamenti, salvo qualche pur meritorio fumetti didattico (vedi qui) e gli immancabili meme. Anche qui, meriterebbe approfondire, scavare tra vari tentativi  generosi, tra cui magari si cela qualche capolavoro a me ignoto come, magari è (vedi qui) il manga spagnolo di Faust.

Insomma un post che non vuol essere assolutamente una classificazione definitiva del Settecento letterario a fumetti, ma un punto di partenza per eventuali, future indagini. E, sotto questo profilo, abbiamo sicuramente messo un po’ di carne al fuoco.