De Luca, Stevenson e La freccia nera

De Luca, Stevenson e La freccia nera

 

Il 27 gennaio ricorreva il novantesimo compleanno del maestro Gianni De Luca, precocemente scomparso nel 1991.
Lo Spazio Bianco lo ha celebrato con questo bel post del blog collettivo, in cui si ricorda anche qualche mio articolo legato agli adattamenti shakespeariani dell’autore.

De Luca realizza un quarto importante adattamento letterario, oltre la trilogia shakespeariana: ancora una volta un autore in lingua inglese, ancora una volta il medioevo (quello, in questo caso, della Guerra delle Due Rose, a metà del ‘400 inglese) come sfondo d’azione dei suoi personaggi.

Si tratta, ovviamente, de La freccia nera, romanzo di Robert Louis Stevenson del 1883 tra i molti famosissimi dell’autore. L’opera è coeva de L’isola del tesoro, dello stesso anno, modello del romanzo d’avventura marinaresca. Assieme al Jekyll e Hyde, di tre anni successivo, sono le tre opere più celebri dell’autore. De Luca lo adatta nel 1988, dodici anni dopo il lavoro shakespeariano; ma per paradosso, l’opera è – almeno all’apparenza – più tradizionale.

Nell’adattare Shakespeare, su sceneggiatura di Sigma, De Luca modificava profondamente la griglia del fumetto italiano, con soluzioni innovative anche a livello internazionale; adattando la Freccia Nera invece, opera letteraria, De Luca fa propria fedelmente la classica gabbia a due vignette su tre strisce, spesso a mattoncino, sulla sceneggiatura di Paola Ferrarini.

Sono frequenti le belle semi-splash pages, come quella di apertura, che con il minuzioso disegno di un castello ci getta subito nel mondo medioevale che la storia vuole evocare; ma in prevalenza la tavola ha le classiche cinque-sei vignette di ordinanza, quando non si vuole introdurre un nuovo scenario (la foresta di Sherwood, il porto…).

Il segno di contorno delle vignette è anzi particolarmente marcato, quasi a ribadire con forza l’adozione di questo stile tradizionale. Se De Luca aveva reinventato la griglia per mettere in scena il teatro, per il romanzo la trova evidentemente adeguata. Comunque, come si vede nella striscia sopra, è un uso estremamente consapevole delle variazioni che si possono introdurre nella griglia spezzando i contorni (per l’apparire, appunto, della freccia nera del titolo) o accavallando le vignette (il presagio dei corvi).

Anche quando non modifica la griglia nemmeno impercettibilmente, De Luca la usa spesso per sottolineare il dinamismo di una scena d’azione con una closure molto stretta, che collega con poco o niente dialogo due momenti dell’azione.

Lo studio sui personaggi è sempre ai massimi livelli; se in Shakespeare era prevalente – giustamente, date le tre opere scelte – un registro tragico, i personaggi di Stevenson sono spesso soggetti a una maggiore deformazione caricaturale. Specialmente le figure di potere sono rielaborate in modo da far trapelare la loro ipocrisia e doppiezza. Sir Daniel, ma anche il futuro Riccardo III, che ha nell’opera un ruolo di aiutante del protagonista.

La maestria del De Luca incisore ritorna in composizioni che mettono in potente evidenza il paesaggio, usato in modo discreto ma estremamente efficace per creare il tono emotivo desiderato, come il senso di sospensione dello scontro finale, nell’ovattata campagna inglese coperta dalla neve.

Insomma, in quest’opera De Luca mostra la sua maestria nell’adattamento a fumetto, non solo nell’innovazione più aperta, ma anche in questa narrazione più tradizionale.