Perché sei tu Romeo? Lo Shakespeare di De Luca

Perché sei tu Romeo? Lo Shakespeare di De Luca

L’adattamento del Romeo e Giulietta di Shakespeare è il terzo e purtroppo ultimo lavoro di Gianni De Luca sul bardo inglese, con cui chiudiamo questo primo anno di questo blog sugli adattamenti letterari a fumetti.

Come al solito, i testi sono di Sigma (Raul Traversi), che aveva già sceneggiato la Tempesta e poi l’Amleto. Nel Romeo e Giulietta vengono riprese le sperimentazioni già portate a compimento nel secondo adattamento, di cui abbiamo parlato negli articoli precedenti: da un lato l’uso delle splash page come una scena teatrale su cui i personaggi possono muoversi liberamente, dall’altra la ricerca di elementi modulari (colonne, finestre, scale, scansie, icone…) che permettono di scandire la tavola, riprendendo analoghi elementi presenti nel proto-fumetto dell’arte sequenziale medioevale e moderna.

Restano fuori molte importanti opere shakespeariane, come il Re Lear, il Macbeth, il Mercante di Venezia, per citare solo un’altra triade che ci sarebbe piaciuto ammirare nelle scelte stilistiche di De Luca. O, perché no, l’Otello e Misura per misura, tratte dagli Ecatommiti (1565) di Giraldi Cinzio, pubblicati nella mia Mondovì, o la Bisbetica domata, ispirata alla novella del Boccaccio dedicata a Griselda di Saluzzo. Ma in fondo tutto Shakespeare sarebbe affascinante nello stile di De Luca.

Gli interessi dell’autore si orientarono però verso altri adattamenti, sempre per il Giornalino: il Gian Burrasca del 1982, le vite di Totò e Marilyn Monroe, il monumentale Paulus (1985) dagli Atti degli Apostoli, e la Freccia Nera (1988) di Stevenson. I giorni dell’impero, il suo colossale peplum alla Quo Vadis, sull’epopea dei primi cristiani, rimane in parte incompiuto per la morte prematura nel 1991, a sessantacinque anni: ne vengono pubblicate le ultime tavole solo a matita.

Di Romeo e Giulietta ha parlato bene Recensioni Amichevoli, qui, mentre uno speciale molto ampio su De Luca è quello dell’autorevole Conversazioni sul fumetto, qui . Il sito, ormai chiuso, costituisce tutt’ora un archivio prezioso per le ricerche sul fumetto, e ridimensiona, anche giustamente, le ipotesi di una influenza di De Luca sul fumetto anglosassone, dove è più facile rinvenire le soluzioni grafiche di De Luca rispetto a quello italiano.

Le sperimentazioni di De Luca, in effetti, erano già presenti nel fumetto americano, come ad esempio in Gasoline Alley, dove troviamo dei formalismi simili già in molte tavole collocabili intorno al 1947. Sono sicuro che, andando a spulciare più indietro, si potrebbero trovare esperimenti anche precedenti in tal senso, forse meno sistematici.

Gasoline Alley, il secondo fumetto più longevo dopo i Katzjammer Kids, poteva probabilmente essere conosciuto dallo stesso De Luca: ma la vera fonte probabilmente è da ricercarsi nelle soluzioni dell’arte sequenziale del Tardogotico e del Rinascimento, che De Luca omaggia anche in molti stilemi ed elementi scenografici.

Se vogliamo mantenere una supremazia di De Luca, potrebbe stare nel fatto di essere il primo ad aver adottato tali espedienti nel fumetto “tragico”, o perlomeno non di registro comico.

Purtroppo, mentre il fumetto americano ha continuato a recepire queste innovazioni (Marco Apostoli mi segnala giustamente Big Numbers, di Alan Moore e Bill Sienkewitz, del 1990), la magistrale lezione di De Luca non ha avuto in Italia l’accoglienza che avrebbe meritato.

Il modulo da lui creato per l’adattamento shakespeariano, del resto, è ottimale soprattutto per la resa del teatro, di cui cerca di riproporre visualmente la scena e il gesto attoriale (verrebbe da dire: ideale per il teatro shakespeariano). Da qui, credo, potrebbe essere utile ripartire per qualche giovane autore, in un periodo che, nel complesso, sta venendo una discreta fioritura dell’adattamento fumettistico, sia di tipo letterario che specificamente teatrale.

Ma su questi temi avremo modo di tornare l’anno prossimo.