Collezionare Goldrake: intervista a Jurij Ricotti

Jurij Ricotti e il suo Grendizer Museum, la più grande collezione al mondo interamente incentrata sul celebre robot di Go Nagai.

Collezionare Goldrake: intervista a Jurij RicottiRomano, classe 1971, Jurij Gianluca Ricotti è un musicista e fonico di livello internazionale. Nel mondo delle sette note si divide professionalmente tra l’Italia e gli Stati Uniti, collaborando con mostri sacri del settore come Yngwie J. Malmsteen, David Silvian, Brian May, Ennio Morricone e tantissimi altri. Chitarrista, arrangiatore, session-man ed esperto di musica elettronica, ha realizzato colonne sonore per major come Warner Bros. e Universal, insegnato in scuole di musica e collaborato a riviste specializzate. Se la musica è la sua vita e il suo mestiere, c’è un’altra grande passione che arde nel suo petto, quella per Goldrake! Affascinato dal primo anime robotico trasmesso in Italia al pari di tantissimi altri ragazzini degli anni Settanta, Ricotti è proprietario della più vasta collezione al mondo di materiale legato a Ufo Robot Grendizer: robot, pupazzi, action figures, fumetti, libri, articoli scolastici e merchandising d’ogni genere raccolto in giro per il mondo, e praticamente tutto quanto prodotto e distribuito in Italia negli anni del boom degli anime giapponesi. Nel 2014 Minerva Edizioni ha dato alle stampe il suo saggio “Goldrake, la storia di un mito”, in cui ripercorre la storia del robottone di nel nostro paese, il suo impatto sociale e culturale e, ovviamente, la sterminata produzione di giocattoli, gadget e pubblicazioni di cui è stato oggetto. Parte della sua immensa collezione, che prende il nome di “Grendizer Msuseum”, è stata esposta durante l’edizione primaverile di Romics 2016, alla presenza del maestro Nagai.

Collezionare Goldrake: intervista a Jurij RicottiCosa ha rappresentato e continua a rappresentare per te Goldrake, tanto da spingerti a collezionare tutto quanto lo riguarda?
Come è accaduto per molti della mia generazione, fui folgorato dalla spettacolarità del cartone animato, e come tutti i bambini dell’epoca bramavo il merchandise e i giocattoli di Goldrake. Non venendo però da una famiglia ricca, anzi, dovetti accontentarmi soltanto delle figure Fabianplastica in gomma da 10 cm. La passione è però rimasta e da grande, piano piano, ho acquistato grazie anche ai miei continui viaggi all’estero, tutto quello che riuscivo a trovare su Ufo Robot Grendizer.

Quando hai iniziato a raccogliere materiale? La tua collezione comprende anche oggetti che possiedi dalla tua infanzia?
Come dicevo pochissimi, della mia infanzia sono rimasti i fumetti di “Actarus” e “Atlas Ufo Robot presenta Goldrake” e qualche personaggio Fabianplastica.

Hai fatto delle scelte riguardo la tipologia di articoli da ricercare (ad esempio soltanto gadget, libri, giocattoli ecc…) o miri a raccogliere davvero tutto?
Sì ho fatto delle scelte, per evitare di andare a vivere sotto i ponti più che altro. Acquisto esclusivamente materiale originale e sotto licenza, facendo però un’eccezione per il vintage, dove il materiale non licenziato affascina quanto quello originale. Non acquisto custom o repliche.

So che collezioni oggetti provenienti da tutto il mondo. A livello internazionale quanto è diffuso il collezionismo di Goldrake? Esiste una rete di collezionisti? Ci sono dei siti o delle fiere di riferimento in cui si possono fare buoni acquisti?
Sì esiste una rete di collezionisti, che ormai sono diventati anche degli amici che incontro quando mi reco all’estero. La Francia, come anche il Middle East, ha il maggior numero di collezionisti di Goldrake nello specifico. In Italia siamo circa una decina a livello monotematico.

Collezionare Goldrake: intervista a Jurij Ricotti

Hai idea di quale possa essere il “giro d’affari” di questa specializzazione?
Non vasto come sembra, anche le nuove produzioni di giocattoli che riguardano Goldrake non superano mai le 5000 unità per le grandi aziende come Bandai o HLPro, mentre per altri personaggi più diffusi e famosi come Mazinga o DragonBall vengono prodotte una vastità di varianti che invadono il mercato mensilmente. Alcuni oggetti vintage sono arrivati a cifre importanti, ma proprio per la loro rarità e ricercatezza dipendente comunque anche dallo stato di conservazione.

Quali sono i pezzi più ambiti e quotati tra i prodotti italiani? E tra quelli stranieri?
Se parliamo di mercato europeo ci sono rarità ricercate dai collezionisti di Goldrake, come i prodotti Fabianplastica e nello specifico la Trivella Atomica, il Disco e Robot Sperlari, o varianti Mattel prodotte in Francia e Germania. Il mercato asiatico ha invece come punta di diamante la Corea dove i modelli “non ufficiali” raggiungo cifre anche oltre i diecimila euro. In Giappone sicuramente lo Spazer Jumbo e la base spaziale di Goldrake modello Deluxe, per i quali parliamo di cifre vicine ad un posto auto al centro di Roma.

Quali invece i più rari tra quelli che possiedi? E i più curiosi?
Il più raro è sicuramente il Disco Spaziale prodotto per la Sperlari, finora non ne ho mai visto uno in scatola oltre quello nella mia collezione. Al secondo posto il TFO di Alcor prodotto dalla Roal in Francia, sempre in blister nuovo, seguono diverse altre cose molto rare ma meno ricercate. Il TFO Roal di Alcor è indubbiamente curioso visto che fu utilizzato soltanto in un episodio della serie. L’attrazione che però ha suscitato più curiosità al passato Romics dove ho esposto parte della mia collezione, è stato sicuramente il set di caloriferi per termosifone in porcellana, forse gli oggetti più fotografati di tutta la mostra. Sempre in tema di curiosità però non posso tralasciare la piscina gonfiabile giapponese, gli scarponi da sci della Diadora.

Collezionare Goldrake: intervista a Jurij RicottiCollezionare, per come la vedo io, è anche fare cultura, raccogliere materiale che può diventare strumento divulgativo. Non è un caso che dalla tua passione è nato anche un ricchissimo volume (Goldrake. La storia di un mito – Minerva Edizioni) zeppo di informazioni e documenti oramai storici. Com’è nata l’idea del libro e quanto tempo hai dovuto dedicare alla sua stesura?
Negli anni ho raccolto così tanto materiale divulgativo da fare concorrenza alla Toei! Documenti storici, cells, settei, interviste, curiosità e merchandise che creare un libro che raccontasse la storia del mito di Goldrake (quindi non la storia del cartone animato che ormai tutti conosciamo e che è stata ampiamente descritta in altri libri come quello di Alessandro Montosi, ad esempio) era inevitabile. Ho iniziato a scriverlo con calma, soltanto quando avevo tempo tra un aereo e l’altro durante alcuni tour, a cavallo tra il 2008 ed il 2014, o quantomeno organizzarlo visto che il materiale raccolto è ancora molto e non è stato possibile inserirlo tutto in Goldrake Storia di un Mito. Nel fare il libro sono stato anche attento a non utilizzare materiale che non fosse in mio possesso, evitando di prendere informazioni di seconda mano, da siti internet ad esempio. Così piano piano è stato possibile redarlo senza pretese, fin quando non ho incontrato Roberto Mugavero della Minerva Edizioni, grazie all’amico Franco Fasano, che si è appassionato all’argomento per poi pubblicarlo.

Nel volume vengono riprodotti moltissimi articoli tratti da riviste e quotidiani dell’epoca che, come è noto, spesso si scagliavano polemicamente contro Goldrake e gli anime in generale. Oggi fanno sorridere ma è inquietante pensare come la disinformazione e il pressapochismo dei giornalisti di allora abbiano influenzato negativamente per decenni la reputazione di quei prodotti, demonizzandoli e condizionando la passione di tanti ragazzi. Cosa ne pensi?
Penso che il pressapochismo giornalistico sia ancora in voga soprattutto in questo momento storico, dove appunto lo scrivere notizie false senza controllare la veridicità o quantomeno la fonte viene identificato come giornalismo 2.0. All’epoca Goldrake e l’animazione giapponese erano un mistero totale per tutti, non soltanto per i giornalisti che riprendevano spesso le notizie dalle riviste francesi. L’assenza di Internet non aiutava sicuramente, e cercavano di sbarcare il lunario inventando avvenimenti, anche scandalistici, per alimentare la fiamma dell’indignazione generale verso questo fenomeno. Il tutto coincise anche con l’arrivo delle TV private, che diedero in pasto a noi bambini un palinsesto a senso unico con programmazioni che coprivano l’intera giornata, con nostra gioia e preoccupazione dei genitori.

Collezionare Goldrake: intervista a Jurij RicottiSfogliare il tuo saggio ci permette anche di fare un viaggio indietro nel tempo di circa 40 anni, che svela non soltanto le passioni televisive dei bimbi di allora, ma anche come giocavano e cosa leggevano. Molto interessante è infatti lo spazio che dedichi a storiche ditte di giocattoli, dalla Atlantic alla Fabianplastica, o case editrici come le Edizioni Flash, oggi scomparse ma che hanno fatto divertire parecchie generazioni di ragazzi.
Il mercato italiano è stato sicuramente importante, come anche quello francese, per Goldrake prima, e per tutti gli altri poi. La Rai concesse licenza a tutte le ditte e fabbriche interessate scoprendo un mercato miliardario di prodotti derivati, fino a quegli anni mai sfruttato in Europa. In Giappone questo già accadeva invece da qualche anno. Un collezionista inizia la ricerca proprio dai prodotti venduti dai marchi più famosi dell’epoca per poi spostare la sua attenzione su case minori, catalogando e cercando connessioni tra esse. L’Italia, non dimentichiamolo mai, è stata leader mondiale della produzione di giocattoli per molti decenni, la Atlantic, la Fabianplastica, la Mattel Italia esportavano in tutto il mondo i loro prodotti. Sempre all’interno del mio libro ci sono degli articoli interessantissimi sull’argomento economico legato al mercato dei giocattoli tratti da Panorama.

La tua ricerca si limita (per modo di dire, vista la quantità di materiali esistenti) al solo Goldrake o collezioni anche oggetti di altri personaggi di Nagai?
Mi limito solo a Goldrake per un motivo puramente affettivo.

Qual è il tuo rapporto con il resto dell’opera del Maestro? Immagino che da piccolo, come tutti i ragazzi di quella generazione, tu abbia seguito anche le altre serie animate dedicate si suoi robottoni (da Jeeg a Getter Robot, passando per i due Mazinga). Li poni su piani diversi rispetto a Goldrake?
Ho seguito anche le avventure di Mazinga Z, di Getter Robot, di Jeeg, e DevilMan, che venivano trasmesse dalle tv private nei primi anni Ottanta. Ero un fan sfegatato anche di Capitan Harlock ma non ditelo a Nagai. Scherzi a parte, Nagai ha contribuito più di chiunque altro alla diffusione sul mercato europeo di personaggi ispirati spesso proprio alla cultura nostrana, mischiando sapientemente atmosfere dantesche a filosofia e leggende nipponiche. Ricordiamoci che Goldrake in particolare non è una vera creazione di Nagai, bensì un’idea della Toei a cui Nagai ha apportato modifiche per poterlo includere nella Mazinger Saga, che spopolava in Giappone negli anni Settanta. Shingo Araki lo ha poi reso incredibilmente affascinante e dinamico, spettacolarizzato poi dall’animazione di Kazuo Komatsubara innovativa per l’epoca. È stato un connubio di talenti unici che hanno reso Grendizer folgorante sotto ogni aspetto, se paragonato alle altre serie precedenti. Non credo comunque si debba pensare a piani di valutazione, stiamo parlando di fumetti e cartoni animati, ognuno dei quali ha caratteristiche uniche che nascono dalla mente di Nagai e si evolvono nelle serie stesse. Anche le idee successive come X-Bomber hanno qualche cosa di veramente affascinante, o come Gaiking, a mio giudizio geniale.

Segui anche i suoi manga, ora editi da J-Pop, o li hai seguiti nelle precedenti edizioni? Rispetto alle versioni animate come li giudichi?
Posseggo i manga originali e li adoro, belle anche le rielaborazioni di Ota, per cui non acquisto riedizioni moderne degli stessi.

Collezionare Goldrake: intervista a Jurij Ricotti

All’ultima edizione di Romics hai avuto modo di esporre parte del tuo Grendizer Museum nella bella mostra “Goldrake atterra a Roma”. Come è nata questa opportunità e come giudichi l’esperienza nel suo complesso?
È stata un’esperienza stancante, e poco produttiva, faccio fortunatamente un lavoro che mi appassiona e mi assorbe positivamente, per cui rubare spazio alla musica per fare una mostra su Goldrake non era nelle mie prerogative. Andava sicuramente fatta perché sono anni che ricevo richieste in questo senso, ma spostare il materiale è troppo complesso e costoso, e qualche cosa si danneggia sempre. Il Romics si trova a 3 km da casa mia, è stato un fattore determinante nella scelta.

Hai avuto modo di incontrare Nagai o già lo conoscevi? Immagino abbia apprezzato la mostra…
Ho già incontrato Nagai in passato, come puoi anche leggere in una intervista nel libro, ma in questa occasione ha evitato di farsi intervistare preferendo posare sul palco con i cosplayer. Il fatto che non riceva guadagni diretti dalla vendita del mio libro forse non lo ha convinto ad apprezzare la mostra. In compenso Sky e tutte le altre emittenti hanno usufruito dello spazio e delle mie sagome per fare le loro interviste. Sarebbe stato bello averlo presente in questa occasione in maniera più attiva. Il Dio denaro incide e prevale quasi sempre sulla passione.

In chiusura, non per fare polemica ma l’incontro pubblico del Maestro, cui sono accorsi con entusiasmo migliaia di appassionati, ha avuto secondo me il limite di non aver ospitato un esperto nagaiano che lo intervistasse. Si è andati avanti così per 2 ore scarse tra domande piuttosto banali e una certa approssimazione. Non ci sarebbe stato bene uno Jurij Ricotti sul palco al fianco di Nagai?
Non è per fare polemica, ma visti i fatti intercorsi ho evitato di essere presente al fianco del Maestro. L’organizzazione del Romics non ha spiccato per chiarezza ed efficienza. Se avessi saputo prima di questi problemi avrei evitato sicuramente l’esposizione, dedicandomi invece a quello che mi appassiona veramente: la musica.

Intervista condotta via mail a Giugno 2016

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