Collezionando 2018: la critica del fumetto, dalla fanzine al web

Collezionando 2018: la critica del fumetto, dalla fanzine al web
Collezionando 2018 ha proposto un incontro sulla critica del fumetto: gli ospiti hanno raccontato le proprie esperienze professionali e fornito molti spunti di buon senso, che sono però rimasti come fili pendenti di un discorso non focalizzato.

Sabato 24 marzo, nell’ambito di 2018, si è tenuto un incontro di oltre due ore sul tema “La critica fumettistica, dalle fanzine al Web”, moderato da Paolo Gallinari e con la partecipazione di Gianni Bono, , , e .

Cronaca

Collezionando 2018: la critica del fumetto, dalla fanzine al web
Carlo della Corte, I Fumetti, Mondadori, 1961

Paolo Gallinari ha introdotto il tema segnalando l’attuale diffusione di articoli sul fumetto sulla stampa generalista e ripercorrendo la storia del rapporto tra critica e fumetto che, sdoganato da Umberto Eco, si è nel tempo sviluppato attraverso le fanzine amatoriali, le riviste professionali di fumetto, come Sergente Kirk e linus, che le offrivano ampio spazio, e quindi sul web. La critica vive un buon momento, che sfrutta l’occasione delle tante ripubblicazioni di classici come collaterali di periodici da edicola e segnato dall’interesse degli editori.

Del Web ha indicato una diffusa superficialità, che si manifesta nella proposta di classifiche di tutti i tipi. Del Web, ha indicato una diffusa superficialità, che si manifesta nella proposta di classifiche di tutti i tipi. La superficialità di simili iniziative sta nel fatto che è impossibile conoscere e valutare l’enorme quantità di opere che vengono messe a confronto. In particolare, Gallinari ha raccontato di aver declinato a suo tempo l’invito a partecipare alla scelta dei migliori fumetti dell’anno proprio perché, avendone letto meno del 10%, non avrebbe avuto senso dare il proprio parere.

Gianni Bono ha ripercorso sinteticamente la storia delle pubblicazioni sul fumetto in Italia, partendo dal volume di Carlo Della Corte I fumetti, pubblicato da Mondadori nel 1961, risalendo fino al suo progetto di censimento del fumetto italiano, Guida al fumetto italiano, che ha avuto una prima manifestazione cartacea e ora è migrato sul web e offre un database di oltre 8000 schede, aggiornate circa al 2001, e consultabile gratuitamente.

Lo spirito che accomuna il lavoro di Della Corte e Bono è la volontà di offrire un patrimonio di dati verificati sulle pubblicazioni a fumetto in Italia. Per, Bono, infatti, “non esiste critica senza storiografia” e la possibilità di avere fonti attendibili è precondizione necessaria di qualsiasi discorso sul fumetto. Circa il dibattito italiano sul fumetto, Bono ha sottolineato il peso dell’intervento dell’editore Mondadori, che negli anni ’50 si oppose all’istituzione di una censura preventiva sui fumetti e, soprattutto, sui fotoromanzi. Infine, per mostrare come la ricerca sulle fonti non sia solo un’attività accademica, Bono ha raccontato un caso nel quale una sua indagine ha consentito di provare un’attribuzione di un’opera.

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Una delle ultime iniziative editoriali curate da Luca Boschi. il Coccobill di Jacovitti per Hachette.

Luca Boschi ha innanzitutto chiarito di non considerarsi né qualificarsi come “critico” e ha quindi ripercorso la propria esperienza professionale di blogger inserendola nel progetto Nova del Gruppo 24 Ore, finalizzato a fornire contenuti fruibili via internet e con device mobili agli utenti. Nova è infatti uno spazio blog che intende coprire un vastissimo spettro di temi, in modo da attrarre un’altrettanto vasta tipologia di utenti. La potenzialità principale dello spazio web, infatti, è proprio quella di pubblicare articoli e approfondimenti che, per temi e livello di approfondimento, non sarebbero sostenibili su carta, perché rivolti a nicchie troppo ridotte.

Fra le tante proposte, due sono particolarmente interessanti, anche riguardo al rapporto web/fumetto: una che sfrutta un approccio scientifico e che possiamo ricondurre agli ambiti della critica e della storiografia; l’altra è quella dei cosiddetti “influencer”, persone che con le loro prese di posizione e i loro consigli possono muovere centinaia di copia, che nel mondo fumettistico italiano per un piccolo editore fanno la differenza fra un fallimento e un successo. Infine, Boschi ha ribadito di lavorare attivamente per una crescita culturale diffusa nell’ambito del fumetto, curando eventi e manifestazioni che consentano di dare visibilità a tendenze emergenti e spunti al dibattito e offrendo contribuiti a pubblicazioni indipendenti.

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Alessandro Bottero, Il razzismo nei fumetti, NPE, 2015.

Alessandro Bottero ha iniziato fornendo una definizione di critica come “capacità di esprimere giudizi” ed enunciando alcune condizioni irrinunciabili per fregiarsi del titolo di critico, insistendo in particolar modo sul rischio della vicinanza con gli autori e sulla necessità di lavorare sempre sulle opere originali e non sulle traduzioni (impegno che richiede una conoscenza profonda della lingua nella quale è stata scritta l’opera e della cultura nella quale è nata), e sulla capacità di cogliere tutti i riferimenti presenti nell’opera stessa.
Come esempio ha portato il suo saggio Il razzismo nei fumetti, nel quale fra l’altro, ha inteso dimostrare – attraverso una ricerca condotta appunto sulle opere originali – come l’istituzione del Comics Code statunitense avesse mirato a combattere le tendenze anti razziste che si manifestavano nel fumetto dell’epoca – soprattutto EC Comics.

In questo contesto di riferimento,la rete ha abbassato a livelli infimi la capacità di argomentare”, riducendo i modi d’espressione ai due estremi di post sensazionalistici e blog autocompiaciuti. Il dovere del critico è invece quello di prendere posizione e di convincere gli interlocutori. Dal punto di vista dell’editoria tradizionale, la “situazione è catastrofica, perché per gli editori i saggi sono noiosi”; a dimostrazione del fatto Bottero riporta il basso numero di pubblicazioni, con gli esempi di Tunué, che le ha drasticamente ridotte, e di NPE che ha diminuito il numero di nuove proposte. In questo scenario, quindi, chi vuole far critica deve essere consapevole di non poterne fare un lavoro, ma di potere al massimo soddisfare la propria passione.
Ha infine definito come cuore del concetto di autorevolezza del critico la sua capacità di influenzare le scelte del lettore e di non tradirne la fiducia.

Collezionando 2018: la critica del fumetto, dalla fanzine al webLoris Cantarelli ha ripercorso la storia di , indicando come punto di non ritorno la diffusione degli smartphone, che hanno reso quella via internet la modalità principale di fruizione di contenuti. In questo scenario, nel quale il web è il canale principale per tutto ciò che è notizia e cronaca, Fumo di China ha dovuto ripensare il proprio ruolo, ricalibrare la propria struttura e il peso delle varie componenti che vanno a formare un numero della rivista. Come punto di forza ha scelto di puntare sulla qualità degli approfondimenti, rispetto ai quali “non abbiamo concorrenza lato web”, mentre, riguardo le recensioni, il vero problema è evitare l’effetto melassa indotto dal proporre solo opere che ci hanno colpito favorevolmente. D’altra parte, il web a volte si fa carico di responsabilità alle quali la stampa sembra aver abdicato: un esempio per tutti la presentazione dei bilanci delle case editrici italiane di fumetto, che un tempo si poteva trovare sul forum di Comicus.

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Una delle ultime iniziative editoriali curate da Luca Raffaelli: la Valentina di Crepax per Repubblica.

Luca Raffaelli, dopo aver esposto un “decalogo del buon critico”, ha raccontato della sua collaborazione con Repubblica, dalla stesura delle prefazioni ai tanti collaterali del quotidiano, agli articoli sul fumetto, che, mentre un tempo non suscitavano nessun interesse da parte dell’editore, oggi vengono commissionati esplicitamente. Il successo del fumetto ha come effetto perverso la produzione di una quantità di opere che è umanamente impossibile seguire – anche senza considerare il piacere e il bisogno di tornare a quelle del passato. Orientarsi è quindi sempre più difficile e il rischio di perdersi qualcosa di importante sempre più alto.

Ecco che le indicazioni di qualcuno di cui ci fidiamo diventano un mezzo utilissimo per muoversi nel mare delle uscite, anche solo della produzione italiana. Sul ruolo e lo spazio a disposizione della critica, il punto è che il fumetto ha iniziato a diventare importante e quindi a essere interessante oggetto critico proprio in un momento in cui il ruolo della critica – cinematografica, letteraria, musicale, teatrale – andava morendo, lasciando il palcoscenico direttamente agli autori, al punto che una delle tendenze qualificanti di questo periodo è sicuramente la promozione e inflazione dell’ego autoriale.

In chiusura, Gallinari ha annunciato che il dibattito sulla critica del fumetto sarà ripreso sulla rivista dell’ANAFI, Fumetto, che solleciterà contributi sul tema.

Interventi del pubblico

Il pubblico che ha seguito l’incontro non era particolarmente numeroso, ma molto interessato, come segnalato dagli interventi.

Il primo intervento, ha sostenuto che il web offre uno spazio di resistenza nei confronti delle politiche commerciali degli editori, che, nelle loro strategie promozionali, utilizzano sia la stampa periodica sia i cosiddetti influencer come canali di comunicazione.

Il nostro Andrea Gagliardi ha sottolineato come la critica e il discorso su fumetto sul web non sono limitati a post Facebook e blog autopromozionali o autogestiti, ma comprende anche realtà, come Lo Spazio Bianco, dove la qualità è affidata a un processo editoriale che prevede dibattito interno e fasi di peer review, editing e proof reading dei pezzi. D’altra parte, la povertà economica del settore è un impedimento oggettivo allo sviluppo di una professionalità specifica, che rischia di ancorare lo stato del settore a un semiprofessionismo che, per limiti di tempo e risorse, finisce per muoversi solo nelle aree già conosciute.

Un terzo intervento, che non ha trovato sponda negli ospiti, ha chiesto quale ruolo abbia avuto la critica nello sviluppo del fumetto, nella sua trasformazione da ciò che era agli albori a ciò che è oggi, tanto dal punto di vista dei temi e dei modi del racconto quanto da quello del suo riconoscimento.

Infine, Alfredo Castelli ha ripreso la considerazione di Raffaelli sul tardo emergere della critica di fumetto per esprimere il sospetto che, nata in una fase terminale per la critica in generale, semplicemente non si sia mai potuta sviluppare, morendo sul nascere. A prescindere da questa sensazione, si è augurato che chi scrive di fumetto riesca a farlo non solo con competenza ma anche in maniera divertente, citando a modello gli scritti di Vittorini sul Politecnico.

In chiusura, Gallinari ha annunciato che il dibattito sulla critica del fumetto sarà ripreso sulla rivista dell’ANAFI, Fumetto, che solleciterà contributi sul tema.

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Considerazioni sulla struttura dell’incontro

Lasciando ad altra sede commenti di merito, vale sicuramente la pena riflettere sullo svolgimento dell’incontro, per coglierne gli aspetti positivi e quelli migliorabili.

Punti positivi dell’incontro sono sicuramente la scelta degli ospiti e la loro disponibilità a condividere in modo chiaro il proprio bagaglio di esperienza e competenza. Raccontando la propria esperienza e il proprio approccio professionale, hanno mostrato tante modalità di confronto col fumetto.

I punti migliorabili hanno paradossalmente a che fare con l’abbondanza: i tanti spunti sono rimasti di fatto non approfonditi e il dibattito è rimasto, alla fine, su un livello di esposizione di principi e pratiche piene di buon senso ma tutto sommato scontate. E, forse, proprio il timore di aggiungere ulteriori ingredienti a un piatto già ricco ha spinto gli organizzatori a non coinvolgere nell’incontro anche esponenti della critica e divulgazione di fumetto su web.
Viene spontaneo immaginare che distribuendo temi e opinioni in più incontri avrebbe reso loro maggior giustizia. Così, con Bono si sarebbero potuti approfondire i legami fra storiografia, fonti e collezionismo; con Raffaelli e Bottero mettere a confronto ricerca critica e divulgazione; con Cantarelli e Boschi il come mantenere fertile l’attenzione sul fumetto.

Gli interventi hanno quindi proposto una panoramica “orizzontale” sulle attività legate alla critica del fumetto e l’incontro è stato senza dubbio piacevole e confortante, ma è parso in qualche modo autoreferenziale. Quello che è mancato è un motivo forte per essere lì a discutere di critica e fumetto, se non quello di ripetere davanti a volti più o meno noti concetti di solido buon senso. D’altra parte, la scelta di far raccontare vari modi di scrivere di fumetto, senza approfondirne i vari aspetti, segnala che l’obiettivo era più quello di rassicurare che di proporre sfide, come indicato anche dalla scelta di non sfruttare lo spunto offerto dal terzo intervento per riflettere su se e come l’attività di critica, nelle sue varie forme, abbia influenzato lo sviluppo del mondo del fumetto italiano. Nella sua piacevole dispersività, la morale proposta dall’incontro è una sorta di “va bene così”, laddove partire da e scavare un più dubitativo “va bene così?” avrebbe potuto fornire spunti di riflessione forse meno confortanti ma probabilmente più fertili.

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