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Interviste

Collettivo Kuro Jam: tra vinile e cyberpunk

Abbiamo intervistato i cinque componenti di Kuro Jam, collettivo che ha esordito a Lucca Comics 2016 con un interessante fumetto di genere fantascientifico.
Collettivo Kuro Jam: tra vinile e cyberpunk
Il collettivo Kuro Jam. Da sinistra: Gianluca Pernafelli, , Giulia D’Ottavi, Stefano Garau e Mattia De Iulis

Il collettivo Kuro Jam ha fatto il suo esordio a Lucca Comics 2016. Composto da cinque fumettisti – Giulia D’ottavi, Gianluca Pernafelli, Mattia De Iulis, Stefano Garau ed Enrico Carnevale – questo collettivo ha presentato Nigredo il primo albo del progetto Kimeramendax (qui un’anteprima), una storia di fantascienza che si muove tra la musica elettronica e il cyberpunk.
Lo Spazio Bianco ha incontrato i cinque componenti del collettivo per scoprire qualcosa in più su di loro e sulla loro prima opera a fumetti.

Ciao ragazzi e benvenuti su Lo Spazio Bianco.
Come si è formato il collettivo Kuro Jam?

Giulia D’ottavi (GD’o): Ci siamo conosciuti frequentando la Scuola Internazionale di Comics – avevamo gli stessi insegnanti – e poi, tramite un progetto della scuola, abbiamo realizzato tutti assieme un lavoro per il Museo Pigorini di Roma, trovandoci molto bene nella collaborazione. Così abbiamo deciso di partire con questo fumetto (Kimeramendax n.d.r.), coinvolgendo uno sceneggiatore, Gianluca Pernafelli, che già aveva collaborato con uno di noi disegnatori, Stefano Garau. Ognuno di noi ha creato un personaggio, progettandone il concept grafico, e con essi Gianluca ha “tessuto” la storia.

Come è avvenuto il tuo coinvolgimento con il collettivo, Gianluca?
Gianluca Pernafelli (GP): L’amicizia con Stefano, una chiacchierata con il gruppo, una bottiglia di vino rosso, la voglia di fare qualcosa di bello insieme.

Quindi sono nati prima i personaggi e poi la storia. Ma quest’ultima è stata sviluppata in base a delle idee che portavano con sé  i personaggi, come per esempio un loro background immaginato al momento della creazione grafica?
GD’o: I personaggi sono stati creati da noi sia dal punto di vista dell’aspetto fisico sia della personalità. Per esempio, io ho creato il personaggio di una strega con dei poteri magici pensando tanto alle sue caratteristiche fisiche che a quelle dei suoi poteri: da lì Gianluca è partito per approfondire meglio il personaggio e inserirlo coerentemente nella storia.
Enrico Carnevale (EC): Ognuno di noi ha espresso a Gianluca le proprie idee, lasciando che poi fosse lui a creare la storia che le avrebbe racchiuse tutte.

Collettivo Kuro Jam: tra vinile e cyberpunkPrima di passare alla storia raccontata in Kimeramendax, facciamo un passo indietro. Perché avete scelto l’autoproduzione?
GD’o: L’autoproduzione è stata una scelta voluta e condivisa fin dall’inizio.
EC: Siamo partiti con l’idea di fare qualcosa che ci avrebbe fatto divertire lavorandoci sopra, che ci avrebbe permesso di esprimerci liberamente e senza vincoli grafici e narrativi.
Qualche colloquio con alcune realtà editoriali c’è stato, però già in quegli scambi preliminari ci erano state date delle limitazioni creative e, anche a livello economico, le proposte ricevute da dividere tra noi cinque erano ben poca cosa, senza parlare del discorso sui diritti e sulle vendite. Abbiamo così deciso di mantenere l’intero controllo su tutte le fasi del progetto, anche perché, ripeto, l’idea principale è sempre stata quella di poterci esprimere in completa libertà.
L’obiettivo è di farci conoscere, di dimostrare ciò che sappiamo fare, ma sempre divertendoci, senza stress e senza la pressione di ingerenze esterne.

Dite senza stress ma autoprodursi credo che sia un gran bella fatica…
Mattia De Iulis (MDI): Assolutamente sì. Enrico si riferiva a stress “esterno” in aggiunta a quello “interno”, visto che già coordinarci tra noi cinque non è affatto semplice. Se a questo avessimo aggiunto supervisione ed editing esterni, questo nostro primo approccio al fumetto professionale sarebbe stato troppo complesso, secondo noi.

Parliamo di Kimeramendax, una storia che si muove tra fantascienza e musica elettronica. Come è nata?
EC: Gianluca Pernafelli ha un passato da deejay, anche di rave semi-illegali, e Stefano Garau era colui che lo aiutava nel montaggio (e, in caso di “pericolo”… nello sbaraccamento veloce! :) ) di palchi improvvisati. Questo background musicale, imprescindibile per il nostro sceneggiatore, è diventato uno dei perni della storia che è stata plasmata attorno ai vari personaggi: il detective, la strega i cui poteri influiscono sulla musica stessa, la deejay e un altro personaggio, che esordirà nei prossimi numeri, anch’esso legato in qualche modo alla musica.
GP: La vicenda si svolge a Roma nel 2048, a 500 anni dalla nascita di Giordano Bruno. Ci sarà anche qualche “incursione” nella Londra di inizio anni ’90, periodo di fondamentale rivoluzione musicale. E, beh, la trama “gira” essenzialmente intorno a tre enigmatici dischi in vinile su cui qualcuno ha inciso misteriosi spettrogrammi; non mancheranno esoterismo, azione, “cazzeggio”, citazioni (chi, come me, ama Aphex Twin potrà divertirsi a trovarne tante!) e osservazioni sul nostro presente, il tutto condito in chiave giocosamente cyberpunk.

Leggendo questo primo numero mi sembra ci sia nella vicenda anche una certa riflessione – non so se voluta o meno – sulla nostra attuale società digitalizzata, dove tutti noi siamo costantemente connessi e, ci piaccia o meno, costantemente controllati e osservati. Che poi è uno dei tanti aspetti profetizzati  dalla cultura cyberpunk e diventati oggi realtà.
GP: Sì, hai ragione, la riflessione c’è ed è un aspetto forse imprescindibile, quando si maneggia materiale narrativo del genere; anche Decimo, in questo primo volume, più che un agente è un… “agìto”: fa scelte eterodirette, finora.
Ma la paura più grande che spero emerga alla fine della storia, i veri “cattivi”, sono gli autocondizionamenti, l’ipertrofia incontrollabile del nostro Io che ci impedisce l’ascolto profondo di noi stessi e dell’altro, la difficoltà nel decodificare la realtà che ci circonda, l’incapacità di usare la potente e salvifica arma dell’autoironia.

Collettivo Kuro Jam: tra vinile e cyberpunk
Da sinistra: sketch di Decimo (Mattia De Iulis), Xtal (Stefano Garau), Falena (Giulia D’Ottavi) e Talamo (Enrico Carnevale)

Riguardo la suddivisione dei disegni delle storie come vi siete organizzati?
EC: Prima di tutto è importante precisare che la parte “grafica” del nostro collettivo è composta da tre disegnatori di fumetti – Giulia, Stefano e il sottoscritto – e un illustratore, Mattia De Iulis, che esordisce come fumettista proprio su Kimeramendax.
La suddivisione del lavoro è avvenuta abbastanza naturalmente, con Mattia che si è offerto sin da subito come colorista, e con ogni disegnatore che ha scelto un volume della storia da illustrare. Poi Giulia, che è anche una grafica, si è sobbarcata il lavoro sull’impaginazione degli albi ed io mi sono occupato del lettering.

Tecnicamente, ognuno di voi come lavora?
GD’o: Mattia ed io tutto in digitale.
EC: Stefano conserva ancora una tecnica “analogica” per quanto riguarda la fase del disegno per poi passare al digitale al momento dell’inchiostrazione. Io invece lavoro in modo “tradizionale”.

Avete già in mente tutta la storia? Quali e quando saranno le prossime uscite?
MDI
: La storia è completamente scritta. Sarà una saga di fantascienza articolata in quattro volumi, l’ultimo dei quali contiamo di presentare a Lucca nel 2018.

Quanto è stato difficile “cedere” allo sceneggiatore i personaggi creati da ognuno di voi? E quanto lo sceneggiatore ha “tradito” la vostra visione originaria come creatori?
GD’o: Dobbiamo dire che Gianluca ci ascolta molto e abbiamo parlato parecchio di tutte le nostre idee prima che lui sviluppasse la sceneggiatura.
MDI
: Personalmente è andata molto bene, visto che Gianluca ha inserito il mio personaggio nella storia esattamente nel modo in cui lo avrei fatto io stesso.
EC: Io sospendo il giudizio, visto che il mio personaggio esordirà solo nel secondo numero che ancora non è stato sceneggiato. Vedendo il risultato presente sulle pagine del primo numero di Kimeramendax mi ritengo più che soddisfatto perché, sapendo già come si svilupperà la storia, ho la certezza che ognuno dei personaggi avrà il giusto spazio a lui dedicato.

Quanto è stato difficile come sceneggiatore lavorare su dei personaggi creati da altri? E quanto è stato difficile non tradire la loro visione originaria come creatori?
GP: Qualche volta è meglio avere degli argini che affrontare le vertigini della pagina bianca! No, nessuna difficoltà, in ogni caso, perché in fondo non mi erano stati posti limiti invalicabili: in qualche caso i personaggi sono stati rimodellati di comune accordo. Siamo tutti al servizio della storia, e una volta messo a fuoco il tono della narrazione l’importante è non “tradire” quel tono, cioè, in ultima analisi, il lettore.

Grazie ragazzi per la bella intervista e in bocca al lupo per Kimeramendax!

Intervista realizzata a Lucca Comics il 28/10/2016 e via mail nel mese di dicembre 2016

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