Tra CineMAH e la fine di Rat-Man: intervista a Leo Ortolani

Leo Ortolani ci parla di CineMAH presenta: il buio in sala e degli sviluppi conclusivi della saga di Rat-Man.

non ha certo bisogno di presentazioni: autore italiano di punta per Panini Comics, è il creatore di , la serie bimestrale che dal 1996 gli ha permesso di sviluppare il proprio stile, oltre che di presentare anche altri suoi progetti (su tutti Venerdì 12 e L’ultima burba).
Lo scorso maggio è uscito in fumetteria e libreria, per BAO Publishing, CineMAH presenta: il buio in sala, trasposizione su carta (con aggiunta di vari extra) di tutte le recensioni cinematografiche a fumetti che l’autore ha postato sul suo blog negli ultimi anni.
Nel frattempo, inoltre, Ortolani sta sviluppando la conclusione della saga di Rat-Man, la cui la fine è prevista per settembre 2017. Tutti elementi che ci hanno fornito l’occasione per questa lunga intervista.

Tra CineMAH e la fine di Rat-Man: intervista a Leo Ortolani

Ciao Leo, e grazie per averci concesso questa intervista.
Iniziamo parlando della tua nuova opera uscita per BAO: perché è nato il bisogno di realizzare queste recensioni a fumetti?
Si comincia sempre per gioco. Per divertirsi a fare qualcosa di diverso dal solito. Una recensione a fumetti, appunto. Potevo anche iniziare a fumare, ma quel giorno lì ho iniziato a fare le recensioni, mi spiace per i tabaccai.

Cosa ha formato i tuoi gusti cinematografici? Quali sono i tuoi film “culto” e perché?
Credo che non siano solo i film a formare un tuo gusto personale, ma anche altre cose: libri, fumetti, poesie, quadri, vita. Un po’ tutto. Per questo non so bene cosa risponderti. Non so a chi dare la colpa. Alla fine i film sono arrivati dopo che un gusto personale c’era già e un po’ ci si sono incastrati sopra, come tasselli del tetris che arrivano dall’alto su uno schema di gioco già iniziato. I tasselli che si sono incastrati meglio sono sicuramente quelli dove ti ritrovi esaltato dalle immagini o dalle idee, o emozionato dalla storia. E ce ne sono tanti. Di diverso tipo. Dai film di Don Camillo ad Aliens, a Rocky, a Il Raggio Verde, a Barnabo delle Montagne, a Tutti a Casa, a The Blues Brothers, a Leningrad Cowboy Go To America e potrei continuare a lungo, ma non servirebbe molto.

Tra CineMAH e la fine di Rat-Man: intervista a Leo OrtolaniQual è il segreto per stroncare un film senza offendere coloro che lo hanno amato e perdersi quindi in flame mortali?
Ci si ride sopra. A tutti piace ridere. Basta però che la risata non sia una semplice presa per i fondelli, ma abbia un senso. Sia ben indirizzata. Anche giustificata, se vogliamo. Così, anche se avete amato quel film, se un minimo di spirito lo avete, una risata ve la fate anche voi. Io rido spesso di Prometheus, che è un film scritto malissimo, ma mi è piaciuto per tante altre cose e non mi offendo, se me lo stroncano. Lo farò anch’io sul prossimo libro!

Quanto è stimolante per te il confronto delle tue opinioni cinematografiche con quelle di alcuni colleghi come Roberto Recchioni, Giacomo Bevilacqua, Zerocalcare, Daniele Daccò, con i quali hai spesso “condiviso” le visioni durante le anteprime?
Be’, a me diverte sempre molto, guardare i film in compagnia, perché a volte ci sono pareri talmente discordanti che pensi di essere stato in sale diverse. Ma il bello è anche questo. Mica dobbiamo essere tutti uguali. Devo dire anche che a livello di critica cinematografica, leggo sempre quelle di Roberto, che è bravissimo a fare una disamina dell’opera. Poi magari siamo in disaccordo, ma chissene, come direbbe mia figlia Lucy. E, a dirla tutta, quando un film attesissimo non mi piace, invidio quelli a cui è piaciuto, perché se lo sono goduto fino in fondo. A me resta invece quel senso di mannaggitudine, come quando si stappa una bottiglia e la versano a tutti e tu resti senza.

Se in CineMAH, oltre a vederci delle opinioni su film degli ultimi anni, qualcuno ci vedesse anche uno spaccato del nuovo tipo di pubblico cinematografico, sarebbe molto lontano dalla realtà?
Questo è un discorso abbastanza complesso, perché c’è pubblico e pubblico. Se io recensisco un blockbuster non intercetto certo un pubblico composto da spettatori come mia moglie Caterina. Quindi non posso parlare di un pubblico in generale, ma solo di quello dei blockbuster. E, anche qui, il pubblico non è che sia un pubblico che si accontenta di qualunque cosa abbia un supereroe dentro. È un pubblico esigentissimo, attentissimo, costretto dal suo animo nerd ad andare per forza di natura a vedere questi film. E i produttori lo sanno e se ne approfittano, e sanno che, anche se il film non è venuto bene, tutti vorranno comunque vedere Batman vs Superman, perché è una cosa che non è mai successa prima sullo schermo. E il pubblico dei nerd c’è sempre stato, solo che ora viene condotto spesso nelle tonnare cinematografiche per puro ricavo economico. E noi, con le nostre pinne gialle, non riusciamo a dire di no.

Tra CineMAH e la fine di Rat-Man: intervista a Leo OrtolaniQual è il tuo rapporto con il web? Pensi che il fatto di poter commentare quasi in diretta online abbia penalizzato la critica cinematografica classica? Ti fidi più dei pareri che leggi sul web o di ciò che viene detto dai famosi critici cinematografici?
Il mio rapporto con il web è malato, come quello di ogni altro fumettista che ci sia finito dentro. Pare che ti si appiccichi addosso e tu non possa fare a meno di stare senza. Detto questo – che è un po’ come il grido di aiuto del tossico che non riesce a disconnettersi – io di base non ho mai fatto tantissimo affidamento sui pareri della critica cinematografica. A volte bisogna davvero guardare e giudicare con i propri occhi. Così non mi fido di nessuno e mi fido di tutti. Tranne di quelli che non hanno niente da dire e ti raccontano il film. Io, quelli, li odio dal profondo del cuore, sempre ammesso che ne abbia ancora uno.

Leggi le recensioni dei film prima o dopo averle disegnate? Cosa apprezzi di una recensione cinematografica?
Per via dell’esistenza dei “raccontatori di film”, ho iniziato già tanti anni fa a leggere poco e niente, prima di andare al cinema. Magari leggo più dopo. Soprattutto se il film mi interessa.

La recensione di un film che avresti voluto disegnare ma che non hai ancora fatto?
Ce ne sono talmente tanti che recensirei volentieri, tipo L’Avventura degli Ewok. Speriamo di fare altri volumi, così le leggerete anche voi.

In CineMAH ti sei occupato personalmente del rimontaggio delle tavole sostituendone il formato verticale da blog con uno più adatto all’impaginazione del libro fisico, o hai lavorato a questo processo insieme allo staff BAO?
Siccome sono uomo del secolo scorso e lavoro ancora con colla vinilica e forbici, ho realizzato degli schemi di rimontaggio che ho passato al prode Lorenzo Bolzoni, mastro grafico BAO, che ha tradotto i miei manoscritti nelle pagine che vedete adesso, se avete comprato il libro.
L’idea carina che mi è venuta è stata quella di intrappolare le vignette in una gabbia colorata di azzurro, senza incorniciarle, in modo che da una parte restassero sostanzialmente sospese nel vuoto, come quando erano sul blog e dall’altra formassero comunque una pagina di fumetto con lettura orizzontale.

In passato, in storie di Rat-Man o speciali, ti sei già più volte ritratto a fumetti, ma è forse la prima volta che la tua versione di matita e china è protagonista di un intero libro: come ti fa sentire? Imbarazzo, orgoglio o naturalezza?
Ormai ho moglie e figlie, ogni imbarazzo fa parte del passato, quando cercavo di fare colpo con le magliette senza maniche, ma gli occhiali con montatura da Woody Allen. Qui ci si mette in prima persona proprio per ribadire il concetto che si tratta di pareri personali e assolutamente parziali. E magari anche fallibili. Condivido spesso l’imbarazzo con il compagno cinematografico Marcello Cavalli, sceneggiatore lui stesso e portatore sano di parere personale!

Tra CineMAH e la fine di Rat-Man: intervista a Leo OrtolaniSu Rat-Man sta venendo serializzata la saga conclusiva della serie: a quante riscritture è andata incontro questa storia, nel corso degli anni? E soprattutto, da quanto hai in mente il finale che vedremo fra poco più di un anno?
Intanto non avevo mai pensato di fare una saga conclusiva, fino a che non ho preso la decisione di chiudere. Mi spiego meglio: stavo andando verso la chiusura e pensavo di arrivarci facendo due o tre trilogie, archi narrativi che avrebbero portato al finale. Poi mi sono reso conto che due o tre archi narrativi avrebbero solo smorzato l’avanzamento del finale e ho deciso di unire tutte le linee narrative di quanto mi restava da raccontare in un’unica storia. In dieci parti. Una sorta di affresco finale che sto cercando di rendere il più naturale ed emozionante possibile, stando lontano da spiegoni o da noccioli narrativi buttati addosso al lettore all’improvviso. L’idea è quella di scrivere, praticamente, un romanzo a fumetti. E questi dieci albi sono i suoi dieci capitoli.
Se parliamo di riscrittura, la riscrittura è continua. Ogni volta che mi appresto a scrivere una parte che so già quali elementi tratterà, mi trovo a scartare e a riscrivere. Continuamente. Non solo per scrivere le cose nella migliore forma narrativa possibile, ma anche perché sulla macrotrama vanno a inserirsi delle idee che spesso cambiano, venendo sostituite da idee migliori.
Detto questo, l’idea finale della serie è stata fissata già da diversi anni. Non è più quella che avevo in mente di fare negli anni ’90, né quella dei primi anni 2000. Ma la saga si è sviluppata e con essa è cambiato anche il senso di tutto. E di conseguenza, il finale.

Rat-Man è stato tante cose: c’è una sua caratteristica che più di altre lo contraddistingue, magari in modo coerente dal 1995 a oggi, nonostante l’evoluzione della serie e della tua narrativa?
Sì. Nonostante tutti questi anni, va avanti senza sapere mai bene cosa stia succedendo. Un po’ come facciamo tutti, nella vita di ogni giorno.

Il Leo Ortolani di vent’anni fa si identificava in Rat-Man? E quello del 2016?
Quello del 2016 ha fatto uno scarto in avanti, per via di esperienze di vita che a Rat-Man sono mancate. Famiglia e figli. Resto però sempre disposto a stupirmi delle cose, come lui. E questo è bello.

Con la fine di Rat-Man avrai molto più tempo per altri progetti: è possibile che BAO diventi l’editore adatto a ospitare tue future idee?
BAO Publishing è sicuramente un ottimo editore e spero che collaboreremo spesso, in futuro. Ma ci sono progetti che a volte hanno forme diverse e necessitano editori diversi. Così penso anche che continuerò a realizzare cose per le edicole con Panini Comics e (perché no?) anche con altri editori come la Sergio Bonelli Editore, per la quale bollono in pentola un paio di cose da tempo. Ma prima di tutto questo, penso a dare una degna conclusione alla saga di Rat-Man. Se la merita.

Ringraziamo ancora Leo Ortolani per averci concesso quest’intervista.

Intervista condotta via mail il giorno 11/06/2016

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Inizio