Quattro chiacchiere con Bruno Enna tra Disney e Bonelli

Abbiamo intervistato Bruno Enna, sceneggiatore che si muove con disinvoltura tra i personaggi degli universi Disney e Bonelli.

Quattro chiacchiere con Bruno Enna tra Disney e BonelliBruno Enna (Sassari, 1969), dopo un’iniziale esperienza come scenografo teatrale, comincia a  scrivere per Disney dal 1995, prima su Topolino per arrivare poi a firmare alcune storie memorabili su PK (Frammenti d’autunno su tutte) e collaborando molto anche con W.I.T.C.H. Sul settimanale scrive anche le prime storie di Paperino paperotto, personaggio di cui è anche uno dei creatori e si cimenta in parodie di successo come Dracula di Bram Topker e Lo strano caso del Dottor Ratkyll e di Mister Hyde, entrambe realizzate in coppia con il disegnatore . Alla fine del 2014 ha poi realizzato la prima storia di Star Top, adattamento disneyano della saga fantascientifica Star Trek.
In Bonelli, firma sceneggiature per  e crea la serie , per la quale ha vinto il premio Micheluzzi quale miglior sceneggiatore nel 2015.
Abbiamo incontrato Bruno per parlare un po’ con lui del mestiere di sceneggiatore, concentrando l’attenzione sulla sua vasta produzione disneyana e rubandogli qualche accenno sui suoi progetti futuri.

Ciao Bruno e ben ritrovato su Lo Spazio Bianco.
Grazie per avermi invitato.

Ci spieghi com’è che si passa dall’idea di lavorare come scenografo teatrale alla professione di sceneggiatore di fumetti?
In realtà, ho fatto lo scenografo teatrale per pochissimo tempo, una volta terminati gli studi a Sassari. Molti anni dopo, a Milano, sono stato selezionato per frequentare il corso di sceneggiatura all’Accademia Disney. Come vedi i mestieri di scenografo e sceneggiatore sono molto lontani, non solo nella pratica, ma anche nel tempo.

Prima che i fumetti diventassero il tuo lavoro, ne sei stato un appassionato lettore? Quali erano le serie e i personaggi che seguivi?
Troppe, da elencare. Per sommi capi, posso dire: Topolino, il Giornalino, L’uomo Ragno, I Fantastici Quattro, Skorpio, Lanciostory, riviste varie (Linus, Comic Art, ecc.), Tex, Dylan Dog e poi… di nuovo Topolino.

Quattro chiacchiere con Bruno Enna tra Disney e Bonelli

Sono passati quasi venti anni dal tuo esordio su Topolino con la storia Zio Paperone e la sindrome contrattuale. Ci racconti come sei approdato alla Disney? Che considerazioni potresti condividere con noi su questi tuoi primi quattro lustri professionali?
Sono approdato in Disney passando per l’Accademia (prima di allora, frequentavo una scuola di fumetto milanese). Qui, sono entrato a far parte del corso di sceneggiatura tenuto da Alessandro Sisti. Lui è stato, a tutti gli effetti, il mio primo maestro. Finito il corso, ho realizzato brevi storie per allegati a varie testate, come Il Sole 24 Ore e La Repubblica (ricordo che era il 1995-96 e, all’Epierre di Gianni Bono, condividevo l’ufficio con autori del calibro di Massimo Marconi e Tito Faraci). Nel ’96, la redazione di Topolino ha approvato il mio primo soggetto (Zio Paperone e la sindrome contrattuale, per l’appunto) e, da allora, non mi sono più fermato. Ho scritto diverse centinaia di storie Disney, ma non mi basta mai. In particolare, scrivere per Topolino è un sogno che si rinnova ogni volta.

Hai lavorato spesso con l’universo narrativo di Paperino Paperotto, personaggio del quale sei stato uno dei creatori: cosa trovi abbia di interessante Quacktown e la versione bambina di Paperino, e perché credi che funzioni così bene?
Io amo molto il paperotto: è un personaggio positivo, pieno di energia ed entusiasmo. Paperino Paperotto vive in una sorta di mondo alternativo, in cui le storie dei bambini corrono in parallelo a quelle degli adulti, a volte intrecciandosi, altre volte rimanendo separate. Quando lo abbiamo inventato (con Paola Mulazzi, Diego Fasano e Alessandro Barbucci) non ci aspettavamo di entrare a far parte dell'”immaginario” Disney. La nostra era una proposta semplice: far vivere al giovane Paperino delle avventure alla Tom Sawyer, con una spruzzatina di modernità (al tempo, rappresentata da Calvin & Hobbes). L’idea piace ancora molto e credo abbia mantenuto quella freschezza iniziale. Una freschezza nata dalle discussioni che io, Paola e Diego abbiamo avuto proprio al termine del corso di sceneggiatura, all’Accademia Disney. Al tempo c’era molto fermento creativo e quel geniaccio di Barbucci passava tra un’aula e l’altra, muovendosi sui pattini a rotelle. Lo abbiamo “intercettato” ed è nato tutto.

Quattro chiacchiere con Bruno Enna tra Disney e Bonelli
Pagina 2 della storia “Paperino paperotto e l’amico del 3000” apparsa su Topolino #3000 con sceneggiatura di e disegni di Roberta Migheli – raffronto tra tavola disegnata e sceneggiatura

Star Top è un brillante omaggio alla serie tv fantascientifica Star Trek: come hai deciso di affrontare la sfida di trasporre quello show nel mondo Disney? Quanto è stata importante l’impronta umoristica in questa avventura?
L’idea vagava nella mia mente da tempo, ma per proporla bisognava aspettare il momento giusto. Con Star Top, la sfida consiste (anche adesso che sto lavorando a nuove avventure della Enter-Play) nel cercare di mantenere il giusto equilibrio tra il mio spirito nerd e un certo approccio professionale. Voglio omaggiare Star Trek, ma anche cercare di creare una serie a sé stante, che possa convivere con tutte le altre serie appartenenti al variegato mondo Disney, contenute in  Topolino. L’umorismo è determinante, ma cerco di dosarlo in modo da non sopraffare il registro avventuroso delle storie.

Quattro chiacchiere con Bruno Enna tra Disney e BonelliLeggendo storie come Star Top e Paperino paperotto e il Grande sonno è evidente che hai riversato in quelle storie la tua passione per la fantascienza: quanto si presta il fumetto disneyano a incanalare gli elementi narrativi che permeano la formazione di un autore?
Il fumetto Disney è fatto per questo! I suoi personaggi sono incredibili: possono veicolare qualsiasi messaggio, interpretare qualsiasi personaggio, parlare a tutti attraverso il tuo modo di vedere le cose.  Credo sia indispensabile che ogni autore riversi, nelle proprie storie, il proprio vissuto. Solo così quelle storie possono davvero “vivere”. Devono trasparire l’entusiasmo, il piacere per la lettura, la ricerca della battuta, il ritmo avventuroso, l’amore per questo mestiere. Scrivendo tanto per scrivere si rischia di generare storie senz’anima.

Avevi mai visto il Paperino trekkiano che preludeva a una possibile installazione a tema in quel di Epcot? O l’ispirazione di Star Top, più che a questo vecchio riferimento, può anche essere ricercata in altre serie animate, come il Duck Dogers della Warner o l’episodio Where no duck has gone before della serie Duck Tales?
Ammetto la mia ignoranza: non conoscevo tutti questi riferimenti. Sono partito dalla mia passione per un certo genere di fantascienza (quella di Sturgeon, Matheson, ecc.), il resto è venuto da sé.

Quattro chiacchiere con Bruno Enna tra Disney e BonelliDa Dracula di Bram Topker a Lo strano caso del Dottor Ratkyll e di Mister Hyde, ti sei imposto come uno degli autori principali del nuovo filone di parodie Disney: come sono nate queste due storie?
Nel modo più semplice: sono state “commissionate” (a me e a Fabio Celoni) da Valentina De Poli. È stata lei a lanciarci la sfida: realizzare delle grandi parodie tratte da grandi romanzi horror o gotici. Fabio ed io abbiamo raccolto il “guanto” e ci siamo divertiti molto.

Le tue due parodie sopra citate, ma anche il Moby Dick di Francesco Artibani e Paolo Mottura, abbandonano il modello stilistico martiniano e si accostano alla parodia in maniera più fedele, riprendendo la lezione di grandi parodie come I Promessi Topi, Il mistero dei candelabri o molte altre ancora. Quali delle storiche parodie disneyane hanno, dunque, fatto da punto di riferimento per le tue storie? E come pensi che possa svilupparsi questa nuova stagione “parodistica” disneyana?
La parodia che mi è rimasta più impressa è senza dubbio L’inferno di Topolino, di Martina e Bioletto. Detto questo, ho sempre amato le parodie, tutte, senza eccezioni. Nell’approcciarmi a Dracula e Lo strano caso.., però, ho deciso di lasciarmi alle spalle certi punti di riferimento. Ho cercato di fare quasi un adattamento umoristico delle storie in questione, modernizzando il linguaggio in relazione alla mia sensibilità e a quella del nostro attuale pubblico (che è molto esigente e attento). Se esiste una nuova stagione parodistica, allora sono felice di farne parte, anche se non so dove possa condurci. Resto però molto positivo, poiché, in questo periodo, su Topolino lavorano grandissimi artisti.

Quattro chiacchiere con Bruno Enna tra Disney e BonelliNel corso degli anni hai scritto sia storie del Paperinik classico sia di PK: come ti approcci alle une e come alle altre?
Quando mi appresto a scrivere storie di questi due personaggi, faccio un distinguo (molto personale, bada bene): considero il mondo di PK come “alternativo” a quello di Paperinik (un po’ come Paperino Paperotto, che si muove in un universo vagamente differente da quello del Paperino adulto). Entrambi si rivolgono a un target “trasversale”, solo che Paperinik parte dai bambini e va a coinvolgere gli adulti, mentre PK fa il percorso opposto, partendo dagli adulti e appassionando anche i bambini.

Il tuo esordio in Bonelli è avvenuto con una storia di Dylan Dog, L’uomo di plastica, pubblicata nel Maxi Dylan Dog nel 2004; nel 2012 è stata poi la volta di Saguaro, primo personaggio bonelliano da te creato. A fronte della tua esperienza ultradecennale con la casa editrice meneghina e di quella quasi ventennale con la Disney, quali sono le maggiori differenze o, di contro, le affinità tra lo scrivere storie disneyane e bonelliane?
Si tratta di percorsi talmente lontani, che risulta difficile paragonarli. Anche se, devo ammetterlo, senza la mia carriera in Disney, non ci sarebbe stata neppure quella in Bonelli (Sergio Bonelli in persona mi disse di aver apprezzato molto le mie storie disneyane). Ovviamente, le differenze non stanno solo nell’approccio narrativo, ma anche e soprattutto in quello “mentale”. Bisogna muoversi in mondi differenti, pensando a target diversi (se non addirittura opposti) e strutturando le storie in funzione di regole impostate nel tempo da diverse case editrici. L’unica che cosa che non varia, in effetti, è il metodo di lavoro. Con una buona barca, è possibile affrontare qualsiasi tempesta (anche narrativa).

Certo che sei in buona compagnia! Dall’inizio degli anni 2000, sono stati sempre di più gli autori disneyani che sono approdati alle pagine di molte serie bonelliane: oltre a te, ricordiamo il tuo amico Tito Faraci, Fausto Vitaliano, Corrado Mastantuono, Fabio Celoni, Paolo Mottura. Anche se a prima vista uno potrebbe dire il contrario, sembra esserci quasi un’affinità segreta tra fumetto disneyano e bonelliano: la tua impressione?
In realtà, i (pochi) nomi che hai fatto dimostrano come non sia poi così semplice muoversi tra un genere e l’altro. È comunque un dato di fatto che, negli ultimi anni, diversi autori abbiano potuto dimostrare la loro versatilità. La cosa mi sembra più che positiva.

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Pagina 2 de La statua di carne da Dylan Dog Gigante #17 con sceneggiatura di Bruno Enna e disegni di Nicola Mari – raffronto tra tavola disegnata e sceneggiatura

Valentina De Poli, in un’intervista al recente Napoli Comicon, ha anticipato che per l’estate 2015 è prevista su Topolino una saga scritta da te: puoi anticiparci qualcosa al riguardo? È forse la nuova serie dedicata a Star Top? O forse è giunto il momento di vederti al lavoro su una storia pikappica?
Niente di tutto questo. Si tratta di una mini-saga di quattro storie, in cui la famiglia dei paperi si ritroverà a gareggiare, per il destino della Numero Uno, contro una torma di spietati antagonisti. L’ispirazione viene da un vecchio film del 1965 di Blake Edwards (La grande corsa, con Jack Lemmon, Tony Curtis, Natalie Wood e Peter Falk), che mi è sempre rimasto nel cuore. Per quanto riguarda, invece, Star Top, posso solo dire che ci sto lavorando. La nuova saga pikappica è bellissima, ma per adesso la seguo da appassionato “fan”.

Abbiamo appena citato il Napoli Comicom, dove hai ricevuto il premio Attilio Micheluzzi quale Miglior sceneggiatore, per il tuo lavoro su Saguaro. Quale significato per te riveste essere insignito di questo riconoscimento?
Di sicuro si tratta di un premio importante, perciò non posso che ringraziare la giuria, anche a nome di tutta la squadra di Saguaro. Ovviamente, si tratta di un riconoscimento “postumo”, ma fa comunque piacere.

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Pagina 1 di Saguaro #1 con sceneggiatura di Bruno Enna e disegni di Fabio Valdambrini – raffronto tra tavola disegnata e sceneggiatura

Parliamo un po’ del futuro: oltre alle storie disneyane, hai in cantiere qualche altro progetto o qualche altro nuovo personaggio di tua creazione?
Sto terminando un romanzo grafico per Bonelli e lavorando a diversi progetti Disney. Il resto si vedrà. Chi mi conosce sa che preferisco evitare gli “spoiler” e parlare dei miei lavori solo quando questi sono stati realizzati. Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco (Trapattoni docet).

Da poco tempo condividi uno studio con il disegnatore bonelliano Antonio Lucchi (Adam Wild) e lo scrittore Gianni Tetti: che sinergie e “contaminazioni” possono nascere condividendo con altri “creativi” il luogo di lavoro?
Oltre a Gianni, che è un bravissimo scrittore e sceneggiatore, e all’ormai mitico Antonio (parlare con lui e vederlo al lavoro ogni giorno è un piacere), divido lo studio anche con il fotografo, illustratore e videomaker Giampiero Bazzu. Il clima è davvero stimolante e divertente e spero che, in futuro, possa portare a delle collaborazioni (fumetti? Libri? Cortometraggi? Web series? Con un team del genere, tutto è possibile). Dato che lo studio si trova accanto a un ristorante sassarese piuttosto famoso, chiamato L’assassino, tra noi ci chiamiamo scherzosamente Gli assassini. Dunque, guardatevi le spalle!

Chiudiamo con una domanda di rito: se dovessi consigliare un fumetto ai nostri lettori, quale sarebbe?
Più che un fumetto in particolare, mi sento di consigliare la lettura delle ultime opere di una “coppia d’oro”, (marito e moglie; lui disegnatore, lei sceneggiatrice), capace di sfornare capolavori a gogò. Mi riferisco ovviamente a Stefano Turconi e Teresa Radice, che hanno pubblicato di recente Il porto proibito (Bao) e, poco prima, l’altrettanto straordinario Viola giramondo (Tunué). Senza dimenticare la loro trasposizione disneyana de L’isola del tesoro, tanto per tornare a parlare di grandi parodie.

Grazie per la tua disponibilità, Bruno. A presto!
Grazie a voi. Un saluto a tutti!

Intervista realizzata via email e conclusa il 04/06/2015

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