Cells at work! Uno shonen per scoprire il corpo umano

Cells at work! Uno shonen per scoprire il corpo umano
Le logiche didattiche alla “Siamo fatti così” reinterpretate in chiave action nipponica, con una forte dose di ironia per una lettura piacevole ed efficace in questo manga di Akane Shimitsu.

Cells at work! Uno shonen per scoprire il corpo umanoI fumetti giapponesi sono caratterizzati da una serie di meccanismi e stilemi molto specifici connessi alle numerose categorie in cui sono suddivisi. Shojo, shonen, seinen, per citarne alcuni dei più diffusi anche da noi, hanno alcune regole specifiche fatte di topoi e cliché, e di un loro alfabeto narrativo e strutturale.

Cells at works! di Akane Shimitsu si colloca nell’universo shonen, quello dei fumetti di azione indirizzato in patria prevalentemente a un pubblico maschile, che ha prodotto grandi successi.
Quello che fa l’autrice in quest’opera è prendere alcune di quelle specifiche regole e utilizzarle in maniera creativa per portare avanti una funzione didattica. Cells at works! infatti racconta e spiega il funzionamento del corpo umano e il suo comportamento, soprattutto nelle circostanze in cui si trova preda di agenti patogeni.

La storia, almeno in questo primo numero, è suddivisa in una serie di capitoli che presentano storie autoconclusive. Come un vecchio cartone animato o manga d’azione (ma anche molte altre forme seriali), ogni mini-storia si apre con l’arrivo di un nemico, uno o più “mostri” che rappresentano un’incursione di qualche tipo. Assistiamo così a un attacco di pneumococchi, ad un’invasione di allergeni del polline, ad un’infestazione del virus dell’influenza e ad un’incursione di batteri vari all’apertura di un’abrasione.

Un globulo rosso un po’ pasticciona e un globulo bianco freddo e violento, un linfocita T combattente per essere precisi, si ritrovano spesso ad incontrarsi e ad essere direttamente coinvolti in questa sequela di attacchi. A seconda del tipo di scontro, altre cellule ed altri elementi si uniscono ai protagonisti per contrastare e sconfiggere i mostri e la malattia di cui sono portatori.

Cells at work! Uno shonen per scoprire il corpo umanoIl gioco è portato avanti dall’autrice in maniera intelligente e molto ironica, ciò rende il volume una lettura scorrevole e divertente e riesce a passare una serie di informazioni teoriche in maniera funzionale e particolarmente efficace, grazie ad una serie di metafore ben studiate.

Non siamo certo nella sfera della grande originalità: in Italia il cartone Siamo fatti così è l’esempio più facile da ricordare, ma sono diversi i casi in cui la narrazione ha sposato la biologia interna del nostro corpo. Esiste ad esempio un altro caso che per forma si avvicina molto a questo, un film animato e parzialmente live action (con il grande Bill Murray che, in definitiva, diventa ambientazione della storia) dei fratelli Farrelly: Osmosis Jones.
L’escamotage di questo manga però resta ben congegnato e la reinterpretazione degli stilemi dello shonen gradevolmente orchestrata.

E la cosa funziona sia nella scrittura che nelle pagine disegnate: dinamica, composizione delle tavole, character design, gag, faccine… anche graficamente è un continuo gioco di cliché, con qualche citazione e strizzate d’occhio ai lettori più scafati. Lo stile è molto asciutto, a tratti un poco acerbo e con un uso molto contenuto dei retini a cui l’autrice preferisce tratteggi sporchi.

Le cellule del corpo umano sono rappresentate come esseri umani: abbiamo i globuli rossi vestiti come fattorini, i diversi globuli bianchi con divise da forze dell’ordine — fatta eccezione per i macrofagi, il cui aspetto è quello di una donna in sfarzosi abiti dal sapore settecentesco — e le piastrine rappresentate come bambini di una scolaresca.
Cells at work! Uno shonen per scoprire il corpo umanoIl corpo umano invece appare come una grande fabbrica, con i vari reparti strutturati come le parti di una grande azienda chimica, dagli uffici ai magazzini, dalle officine ai laboratori.
Tutti gli agenti patogeni sono mostri di vario genere, ibridi tentacolati, artigliati o altre creature informi.

Lo stile generale è realistico, in un’accezione canonica del manga in cui gli occhi sono dilatati e il naso un lieve accenno, con molte derive alle deformazioni, soprattutto le “superdeformazioni” tipiche del manga umoristico.
Tra i limiti del disegno sicuramente un certo senso di vuoto che le tavole accumulano in alcuni passaggi, in cui sono pochissime le vignette che presentano sfondi e ambientazioni, perlopiù sostituiti da linee cinetiche d’effetto o a volte da appena pochissime linee e accenni.

Il prodotto finale resta comunque un primo numero molto godibile, anche se ci si domanda come procederà in futuro il racconto. Se per qualche episodio reiterazioni come quelle viste qui possono funzionare bene, rischiano però di prestare presto il fianco sulla lunga distanza, minando il divertimento e l’efficacia del ruolo didattico della serie.

Abbiamo parlato di:
Cells at work! vol. 1
Akane Shimitsu
Traduzione di Andrea Maniscalco
Edizioni , Aprile 2018
176 pagine, bianco e nero – 4,50 €
ISBN: 9788822608543

 

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