Lo Spazio Bianco » Recensioni http://www.lospaziobianco.it Nel cuore del fumetto! Fri, 24 Apr 2015 21:20:30 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=4.2 Brigada: di storie scalpitanti, progetti trasversali e voglia di lettura http://www.lospaziobianco.it/147746-brigada-storie-scalpitanti-progetti-trasversali-voglia-lettura http://www.lospaziobianco.it/147746-brigada-storie-scalpitanti-progetti-trasversali-voglia-lettura#comments Thu, 23 Apr 2015 07:30:13 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=147746 Scritto da Marco Montozzi, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Brigada è il nuovo lavoro fantasy di Enrique Fernández, tra miti classici e innovazione, pubblicato in esclusiva mondiale da Tunuè.


Scritto da Marco Montozzi, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Marco Montozzi, tratto da Lo Spazio Bianco.

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brigada-volume-1-Le idee arrivano e le storie si raccontano. Che voi ci siate o no a loro non interessa: nascono, crescono, si muovono, si espandono, e montano come le maree. Se poi il mestiere che vi siete scelti è quello del narratore, allora non avete scampo: dovete raccontarle! Una storia però non è fine a se stessa, non può esserlo: raccontarla per essere raccontata non porta da nessuna parte.
Una storia si alimenta dei suoi lettori, continua a prosperare, ad arricchirsi anche attraverso coloro che apparentemente ne godono soltanto e che, invece, danno involontariamente il loro contributo. Ma per raggiungerli, i lettori, c’è bisogno di un supporto, economico in primis, e se le storie che scalpitano per emergere non ce la fanno ad aspettare che si faccia avanti un finanziatore, ecco che l’era moderna ci consente di ricorrere al crowdfunding. Folla e finanziamento o finanziamento collettivo, così potremmo tradurre la pratica di un meccanismo collaborativo di microfinanziamento, di gruppi di persone che donano il proprio denaro per sostenere gli sforzi di creatori e organizzazioni per progetti di ogni tipo. Sono numerosi i siti internet che promuovono questa pratica, così come numerosi sono i progetti che vi possiamo trovare.

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È a questi sistemi di mutuo sostegno che si è rivolto Enrique Fernández per il suo fumetto fantasy Brigada, con l’intento di raccontare una storia che per prima cosa fosse di tutti, lontana dai filtri degli editori e dalle imposizioni di gusto, avulsa alle logiche di mercato, coerente solo con se stessa e la voglia di essere sbrogliata e letta. Inizialmente scritta per il solo mercato spagnolo, inglese e francese, Brigada è stata ben presto adottato dai tipi della nostrana Tunuèesclusivisti mondiali della versione stampata – che si sono fatti promotori dell’iniziativa, affiancandosi al progetto di finanziamento per sostenere il secondo volume dell’opera.

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Nonostante il titolo richiami a un progetto di inquadramento militare, di forze armate e precisi intenti bellici, la scalcagnata Brigada di cui Fernández va raccontando ha ben poco di ordinario. Un manipolo di nani capeggiato dall’irascibile Ivro, riluttante graduato richiamato in servizio, viene reclutato per combattere gli spietati elfi scuri che diffondono il terrore in un conflitto tutti contro tutti che va trascinandosi oramai da tempo. Non sono eroi, non possono e non vogliono esserlo, tutt’al più sono mercenari pronti a menare le mani in attesa del prossimo compenso da estinguere nella prima taverna che incontrano.
it01C’è poi qualcos’altro che in pochi hanno il coraggio di nominare, qualcosa di impalpabile e indefinito come la nebbia che ne annuncia l’arrivo: una minaccia senza volto e forse senza corpo che da decenni impazza per la terra e che in pochi hanno avuto il coraggio di affrontare addentrandosi tra i suoi fumi. Voirandeer, così lo chiamano, e chiunque vi passi accanto o ne venga assorbito finisce col perdersi.
Ci sono poi le streghe, le cui magie possono attuarsi soltanto grazie a rituali il cui ingrediente principale è composto da ossa di animali rari. Sono personaggi enigmatici, non fascinose ma ambigue ed evidentemente pericolose.

C’è tutto in questa epica fantasy messa in piedi da Fernández i cui personaggi seppur tipici del genere, sfuggono allo stereotipo. Privi delle etichette che li vorrebbero sempre o belli e buoni, o sporchi e laboriosi, riescono a raccontarsi nonostante di loro si sappia poco: le informazioni messe a disposizione del lettore sono le stesse che hanno i protagonisti della storia con i quali si procede, pagina dopo pagina, alla loro scoperta. Enrique Fernández è un amante del genere fantasy e Brigada, per sua stessa ammissione, si ispira alla saga The Witcher dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski il cui protagonista, lo strigo Geralt de la Rivia, si muove in un mondo pericolosamente in bilico. La fortunata saga di Sapkowski è anche ispiratrice di uno dei più famosi videogiochi on line gratuiti al mondo. Brigada ha dalla sua un forte background culturale che va riflettendosi proprio sui personaggi e le ambientazioni. it02Se la matrice del genere fantasy può annoverarsi soprattutto in connotazioni nord europee, è nella grafica delle ambientazioni e nella caratterizzazione dei personaggi che questa viene modificandosi richiamando alla memoria – su tutti i portatori di campane in apertura del primo libro – anche i miti meridionali del vecchio continente, che vanno così fondendosi con i primi a creare qualcosa di nuovo e classicheggiante al tempo stesso.

I disegni di Fernández sono tipici del suo stile. Forse più vicini alle dinamiche giocose de L’isola senza sorriso  che ai tratti geometrici spigolosi de I racconti dell’era del cobra. Elementi comunque presenti entrambi a seconda della situazione: dinamici e morbidi, essenziali e stilizzati in alcuni frangenti e al contempo espressivi. I dettagli con cui sono caratterizzati i personaggi sono già di per sé una narrazione: è sufficiente guardare alle espressioni dei volti, al modo in cui sono abbigliati, o le posture messe in scena, per capire con chi o cosa abbiamo a che fare. Se proprio vogliamo andare a cercare il pelo nell’uovo è nei paesaggi digitali che si riscontra quel non so che di plastico che ci discosta leggermente dalla lettura ricordandoci che quella che abbiamo sottomano è soltanto una storia.

 

Questi primi due volumi di Brigada presentano una vera e propria introduzione a una saga fantasy che vuole evidentemente

allontanarsi dal solito cliché narrativo rifacendosi alle nuove tendenze del genere che accetta le differenze, alla ricerca di una nuova forma di tradizione più vicina ai gusti moderni che a quelli classici.

Abbiamo parlato di:
Brigada #1 – #2
Enrique Fernandez
Tunué – 2014
46 pagine per volume, brossurato, colori – 12,90 € cadauno
ISBN: 9788494365348

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Scritto da Marco Montozzi, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Le “avventure di un Matto” nel secondo volume della Madman Collection della Panini Comics http://www.lospaziobianco.it/144872-avventure-matto-volume-madman-collection-panini-comics http://www.lospaziobianco.it/144872-avventure-matto-volume-madman-collection-panini-comics#comments Wed, 22 Apr 2015 16:30:45 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=144872 Scritto da David Padovani, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Madman collection #2, la ristampa completa e ragionata del personaggio creato da Mike Allred, presenta le prime avventure a colori dell’eroe, ancora inedite in Italia.


Scritto da David Padovani, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da David Padovani, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Speciale: Speciale Madman 25

Madman Collection 2Se qualcuno vedesse girovagare per la propria città un giovane adulto vestito con calzamaglia o tuta elastica dai colori sgargianti e una maschera sul viso, non esiterebbe a definirlo un matto; soprattutto in un periodo lontano da Halloween o da Carnevale, senza nessuna convention fumettistica o raduno di cosplayer nei paraggi.
In effetti, se i supereroi esistessero realmente in questo nostro mondo, sarebbero certo dei personaggi borderline, dei pazzi. Un Madman, che di professione fa il supereroe, esiste davvero nel mondo dell’arte sequenziale, ed è stato creato venticinque anni fa dalla matita del fumettista americano Michael Allred.

Apparso per la prima volta su Creatures of ID, pubblicato dalla Caliber Press nell’ottobre 1990, Madman è l’alter ego di Frank Einstein, che nel nome omaggia “The Voice” Sinatra e il premio Nobel ideatore della teoria della relatività. Ma che richiama anche alla mente  il mostro di Frankenstein, la creatura disperata uscita dalla penna di Mary Shelley.
In realtà, il vero nome di Frank Einstein è Zane Townsend, agente dell’organizzazione Tri-Eye. Townsend resta vittima di un incidente stradale nel quale perde la vita, salvo poi, novello Prometeo del XX secolo, essere ricucito letteralmente insieme e riportato in vita, privo dei ricordi della sua precedente esistenza, da due scienziati (pazzi), il Dottor Egon Boiffard e il Dottor Gillespie Flem.

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Copertina originale di Madman Adventures #3

In questo quarto di secolo, la vita editoriale di Madman è stata un’odissea ricca di continui traslochi da casa editrice a casa editrice, per i più svariati motivi. Destino analogo è stato riservato alle pubblicazioni del personaggio nel nostro Paese, con un esordio a metà anni Novanta in un’edizione introvabile edita da Smoothouse Publishing, a cui segue il passaggio a Magic Press e un volume edito da Play Press (il crossover con Superman).
Dal 2014 la creatura di Mike Allred mette radici in casa Panini Comics e l’editore dà il via alla Madman Collection, opera che in quattordici volumi dovrebbe presentare l’intero corpus madmaniano, in un’edizione ragionata.

Il secondo volume legato a questa operazione presenta, per la prima volta in Italia, i tre numeri di Madman adventures che uscirono tra il dicembre 1992 e il febbraio 1993 per la Tundra. Al tempo, la casa editrice creata da Kevin Eastman (il padre delle Tartarughe Ninja e di Heavy Metal Magazine) era già stata venduta alla Kitchen Sink che, di lì a poco, sarebbe andata incontro al fallimento e alla chiusura, non prima di avere avuto però il suo canto del cigno con i tre albi in questione.
La particolarità delle storie contenute in questo volume è che esse sono le prime avventure a colori del personaggio: rappresentano il primo contatto tra la creatura del daltonico Allred e il pennello policromo della moglie Laura, elemento fondamentale per il successo del personaggio negli anni a venire.

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Tavola tratta da Madman Adventures #1

Da un punto di vista narrativo, le tre avventure contengono al loro interno già tutti i caratteri distintivi della poetica e della narrazione tipiche di Mike Allred. Sono evidenti gli omaggi e le influenze delle letture a fumetti con cui l’artista è cresciuto, dal fumetto supereroistico degli anni ’60 fino ad arrivare alla fantascienza psichedelica del decennio successivo, rappresentata da testate quali Captain Marvel e Adam Warlock della Marvel Comics.
Così come risalta fin da subito il lato esistenzialista dell’eroe, esplicato nella terza avventura del volume, sicuramente la più rappresentativa del personaggio.

L’essere una creatura senza memoria ma con un’intera vita alle spalle, dotata di un carattere ingenuo e associato alla capacità di “sentire” le vibrazioni dell’animo delle persone con cui viene in contatto, fanno di Madman una figura al contempo tragica e leggera. I monologhi filosofici, i profondi interrogativi posti a se stesso, divengono uno dei tratti caratteristici che fanno della creatura di Mike Allred uno dei personaggi più iconici del fumetto statunitense contemporaneo.
A questo si associa la passione dell’autore per la cultura Pop degli anni ’60, esaltata dai colori pieni e saturi che sua moglie regala alle tavole, che gli permettono di creare un’ambientazione retrò che però appare al tempo stesso moderna; una sorta di mondo cristallizzato le cui vicende hanno luogo nel 1962.
In queste pagine si può inoltre ritrovare un’altra caratteristica dello stile dell’autore, la capacità di creare un gruppo di comprimari assolutamente efficaci e riusciti. Allred ha sempre riservato ai personaggi che circondavano Madman, sia ai suoi amici che ai suoi antagonisti, un’attenzione e una cura che gli hanno permesso di creare un universo narrativo molto vasto e coeso nel quale ambientare le sue storie, e non solo quelle di Frank Einstein. Un universo che, a tutti gli effetti, è quello reale in cui noi viviamo e che è divenuto, nel corso degli anni, uno dei pilastri su cui si regge il successo di Madman.

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Copertina originale di Madman Adventures #2

Dal punto di vista grafico, le tre storie de Le avventure di Madman da un lato mostrano già la piena maturità artistica del tratto di Mike Allred e, dall’altro, sono l’esempio di come l’autore maturi a livello esponenziale nella composizione della tavola, nell’arco di soli tre numeri.
Il segno è già quello caratteristico dell’artista, una linea chiara che risente anche delle influenze di artisti come Moebius e Will Eisner, perfetta per essere esaltata dal gusto del colore di cui è dotata sua moglie Laura.

Le pagine della prima storia, con l’esclusione della splash page iniziale tipica dei comics statunitensi, si basano su una griglia 3×2 (tre strisce di due vignette di forma pressoché quadrata) dalla quale l’autore deroga in poche occasioni; le vignette hanno un contorno ben delineato e, non si sovrappongono mai.
Passando alla seconda storia, la scelta di questa griglia rimane sempre evidente nelle tavole ma Allred comincia a derogare all’impostazione 3×2 in modo più deciso, unendo più vignette sia in senso orizzontale che verticale.
Con la terza storia, la griglia rimane evidente a livello di substrato delle tavole e l’autore comincia a osare di più, aumentando le splash page, anche a doppia pagina, e ricorrendo spesso a vignette scontornate e che si sovrappongono.
Il tutto però inquadrato in un’estetica che, di nuovo, si richiama al fumetto supereroistico statunitense degli anni ’60 e ’70 che, a uno spettacolare uso del colore e delle inquadrature, associava una leggibilità che oggi si è quasi completamente persa negli albi americani contemporanei.

Abbiamo parlato di:
Madman collection vol #2 – Le avventure di Madman
Panini Comics, 2014
Mike Allred, Laura Allred (colori)
Traduzione di Giovanni Agozzino
128 pagine, brossurato, colori, € 13,00
ISBN: 978-8891205315


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Scritto da David Padovani, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Topolino Gold Edition: una preziosa raccolta di storie firmate da Francesco Artibani http://www.lospaziobianco.it/146067-topolino-gold-edition-preziosa-raccolta-storie-firmate-francesco-artibani http://www.lospaziobianco.it/146067-topolino-gold-edition-preziosa-raccolta-storie-firmate-francesco-artibani#comments Tue, 21 Apr 2015 15:00:48 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=146067 Scritto da Andrea Bramini, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Prosegue la pubblicazione dei volumi monografici dedicati agli sceneggiatori disneyani di spicco: per la raccolta color oro è di scena Francesco Artibani.


Scritto da Andrea Bramini, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Andrea Bramini, tratto da Lo Spazio Bianco.

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artibanigold_coverUno scrigno pieno di invenzioni preziose come gioielli”, afferma il celebre attore e cabarettista Lello Arena nella prefazione a Topolino Gold Edition, nuovo volume della collana che Disney/Panini Comics dedica agli sceneggiatori di rilievo al lavoro su Topolino e che, come da titolo, sfoggia un’elegante cromatura in oro.

Troviamo Lello Arena ad introdurre la raccolta perché il protagonista è Francesco Artibani, con il quale negli anni ʼ90 il comico napoletano ha scritto a quattro mani diverse storie Disney.
E non poteva che essere lui il terzo autore di questa serie di volumi, inaugurata dalla Black Edition su Tito Faraci e proseguita con la Platinum Edition dedicata a Casty. Da quando nel 2011 Artibani è tornato a scrivere fumetto Disney dopo svariati anni di lontananza, ha sfornato una serie di storie di un certo peso: da Moby Dick alle due avventure con Topalbano, fino ad arrivare al ritorno di PK.

Ma quelle “invenzioni preziose come gioielli” che elogia Arena non si rintracciano solo nella produzione recente dello sceneggiatore romano: questa raccolta ha modo di dimostrarlo attraverso una selezione che riserva maggior spazio a storie scritte tra gli anni ʼ90 e i primi 2000, decidendo di rappresentare la produzione più recente solo tramite due storie.
Questa scelta, effettuata da Artibani stesso, non deve disorientare o deludere, ma anzi permette al lettore di vedere le qualità di scrittura che già l’autore aveva saputo esporre vent’anni fa.

artibanigold_campioneIn questo senso spiccano senz’altro Zio Paperone e il campione in affitto, Paperinik e la fortuna sotterranea e Amelia e il segreto di Babbo Natale, un terzetto di storie significative sotto diversi aspetti.
La prima mostra un Artibani intelligentemente satirico: la versione papera del calciatore Ronaldo (all’epoca appena approdato all’Inter e riconosciuto generalmente come un fenomeno del calcio) viene sfruttata per le sue doti da un Paperone ben poco incline ai valori sportivi, che acquista il calciatore non per la sua squadra ma per metterlo a disposizione delle altre società, che potranno letteralmente affittarlo per una o più partire di campionato. La sceneggiatura riesce ad essere molto divertente per le conseguenze a cui uno spunto del genere può portare, e accusa sottilmente un sistema calcistico sempre più rivolto al profitto economico e meno all’agonismo e alla sportività, critica che a distanza di anni rimane ancora attuale.

artibanigold_paperinikLa storia di Paperinik rappresentava il ritorno del personaggio sulle pagine di Topolino, dopo svariati anni in cui il supereroe viveva le sue avventure sul mensile a lui dedicato e sullo spillato PKNA.
Per l’occasione Francesco Artibani riprende la connotazione da “diabolico vendicatore” delle origini, dato che Paperinik interviene per punire l’ingordigia di Paperone e Rockerduck, tutelando i ragazzini di Paperopoli che sarebbero finiti all’interno dei loschi giochi dei due miliardari. La storia funziona molto bene, grazie alle trovate umoristiche che abbondano senza gettare l’intreccio in burletta e all’uso sapiente dei personaggi.
L’avventura natalizia di Amelia, firmata in coppia con Lello Arena, ripropone insieme alla fattucchiera anche la sua assurda famiglia, inventata proprio dalla coppia di autori qualche anno prima. Come afferma lo stesso Artibani, la famiglia è un ingrediente classico della commedia: affiancare ad Amelia dei personaggi così grotteschi porta ad avere storie dalla grande carica comica, ma lo spessore della strega che ammalia e del papero più ricco del mondo portano nella storia anche la componente avventurosa, rendendo questa avventura (come le altre del ciclo) un buonissimo esempio di fumetto Disney.
artibanigold_amelia1Alle matite di questa storia, così come del Campione in affitto, troviamo Silvio Camboni: il suo stile a tratti spigoloso permette di avere dei personaggi quasi caricaturali e che proprio per questo riescono a trasmettere la comicità delle situazioni grazie all’espressione dei propri visi. Giorgio Cavazzano disegna invece la storia di Paperinik, realizzandola con la consueta perizia che si riscontra soprattutto nel mare di monete che aleggiano su tutto il racconto.

Sempre a proposito della componente grafica, Alessandro Barbucci si dimostra il disegnatore ideale per le tre storie della miniserie La Banda Bassotti qui riproposte: Artibani le realizza strizzando l’occhio ai cortometraggi d’animazione, dove abbondano gag slapstick e situazioni veloci e movimentate. L’indole dei Bassotti è l’ideale per queste brevi storielle, e così anche il tratto morbido e dinamico di Barbucci, ma ciononostante permangono alcune perplessità sul loro inserimento in questa raccolta, per quanto mostrino lo stile dello sceneggiatore alle prese con brevi sketch a fumetti.
artibanigold_bassottiUn’altra scelta che appare poco azzeccata è quella di Mickey’s Movie Parade: Oro, nella quale viene mostrato un immaginario cortometraggio perduto di Topolino ambientato nel Klondike della corsa all’oro. Corrado Mastantuono crea tavole molto piacevoli dove grande cura è riservata ai personaggi e al loro look, ma la storia appare poco originale, mettendo in campo i vari cliché utilizzati in questa ambientazione, e la storia non scorre come dovrebbe.
Si comprende invece la presenza di Zio Paperone e il viaggio della moneta, in quanto prima storia Disney scritta da Francesco Artibani: si tratta di un racconto affettivamente importante per l’autore, dotato di un impianto molto classico ma piacevole da leggere, anche grazie ad alcune soluzioni narrative meno banali di quello che ci si potrebbe aspettare e ai disegni di Guido Scala, che sfoggia il suo stile raffinato.

Chiudono il volume, come anticipato all’inizio, due storie più recenti.
Zio Paperone e la sequoia del capitano ha segnato il ritorno di Francesco Artibani su Topolino, nel 2011: è una classica caccia al tesoro di Paperone con nipoti al seguito, ma lo spunto risulta molto originale considerando che invece di una mappa il protagonista intende usare… i ricordi degli alberi che avrebbero visto dove è stato sepolto il bottino di un vecchio pirata. L’originalità del plot, l’umanità che lo Zione sa dimostrare e i dialoghi brillanti rendono la storia tutto sommato semplice, un racconto davvero piacevole da leggere e rileggere.

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Francesco Artibani punta molto sull’anima dei personaggi, li prende sul serio e sa quali corde toccare per renderli vicini anche alla sensibilità dei lettori, grandi e piccoli. Porta grande rispetto ai characters disneyani e a chi legge le sue storie, e questo approccio trova il suo massimo esempio in Zio Paperone e l’ultima avventura, una lunga storia in quattro parti dove i più grandi nemici di Paperone – Rockerduck, Amelia, i Bassotti e Cuordipietra Famedoro – si uniscono per sconfiggere definitivamente il vecchio papero. È quando ci riescono che i giochi si fanno interessanti, perché l’autore analizza lo spirito di Paperone di fronte ad una pesante disfatta: la capacità di incassare il colpo ma anche quella di rialzarsi, e soprattutto la consapevolezza dell’importanza dei suoi legami famigliari.artibanigold_ultimavventura1
Il recupero di Cuordipietra Famedoro, apparso pochissime volte nelle avventure made in Italy, rende ancora più interessante il progetto, arricchendo l’universo paperoniano di istanze ricche di spunti.
Alessandro Perina è il disegnatore di entrambe queste ultime storie: il suo tratto deriva da Cavazzano ma viene rielaborato, offrendo uno stile ormai riconoscibile e molto adatto all’attuale Topolino, morbido e piacevole ma anche ricercato e allo stesso tempo fedele agli esempi più classici, come dimostra il volto di Famedoro, che nelle espressioni è ripreso direttamente da quello modellato da Carl Barks, il creatore del personaggio.

Topolino Gold Edition presenta quindi alti e bassi nella selezione delle storie contenute: la selezione poteva probabilmente essere migliore, ma le storie significative sono la maggioranza rispetto a quelle che possono destare qualche perplessità.
Il volume rappresenta un tassello importante per comprendere il fumetto Disney e per seguire la carriera di Francesco Artibani, anche grazie alle pagine scritte dall’autore stesso che introduce ogni singola storia, spiegandone brevemente la genesi e contestualizzandola.
La cura dedicata alla raccolta è di rilievo, così come si plaude a queste iniziative che rendono onore agli autori del settimanale Disney.

Abbiamo parlato di:
Topolino Gold Edition – Speciale Disney n. 68
Francesco Artibani, AA.VV.
Disney-Panini Comics, marzo 2015
370 pagine, brossurato, colori – € 7,90
ISSN: 9 771123 884907 50068

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Scritto da Andrea Bramini, tratto da Lo Spazio Bianco.

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La scimmia di Hartlepool: una favola dai toni amari sulla crudeltà umana http://www.lospaziobianco.it/147217-scimmia-hartlepool-favola-toni-amari-crudelta-umana http://www.lospaziobianco.it/147217-scimmia-hartlepool-favola-toni-amari-crudelta-umana#comments Thu, 16 Apr 2015 07:30:10 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=147217 Scritto da Claudia Grieco, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Ne "La scimmia di Hartlepool" Wilfrid Lupano e Jèrèmie Moreau riprendono in modo fantasioso, originale ed educativo un’antica leggenda, attraverso cui riflettere sull'insensatezza del razzismo.


Scritto da Claudia Grieco, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Claudia Grieco, tratto da Lo Spazio Bianco.

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hartlepool_cover_hr_webHartlepool è una città portuale situata nella contea di Durham, sulla costa orientale dell’Inghilterra. I suoi abitanti sono chiamati “Monkey Hangers” (Impiccatori di scimmie), soprannome che deriva loro da una strana leggenda che Wilfrid Lupano e Jèrèmie Moreau raccontano in questo volume edito da Tunuè e inserito nella collana Prospero’s Books. La storia è ambientata nel 1814, nel pieno dei conflitti napoleonici: in questo periodo la rivalità tra Francia e Inghilterra è più che mai radicata e profonda. Durante una notte di tempesta, una nave francese naufraga poco lontano dalle rive di Hartlepool e sulla costa viene ritrovata viva la scimmia mascotte della nave, abbigliata con un’uniforme militare francese. L’animale viene scambiato erroneamente dagli inglesi per un soldato francese, sottoposto quindi a un inverosimile processo, ritenuto complice di un tentativo di invasione dell’Inghilterra e condannato all’impiccagione.
Tutta la narrazione, dunque, ruota intorno a questo gigantesco equivoco, un episodio grottesco che racchiude una molteplicità di significati. Se, infatti, da un lato la storia appare assurda quanto spassosa, allo stesso tempo mette il lettore di fronte a due dei più grandi mali dell’umanità: l’odio e l’ignoranza, in questo caso indissolubilmente legati tra di loro.

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I disegni evanescenti e suggestivi di Moreau sottolineano questo concetto: l’umanità protagonista è tratteggiata in forma espressionista, con i volti deformati dalla cattiveria e da una cieca efferatezza che rende gli uomini simili alle bestie. Questo aspetto caricaturale e spregiudicato del disegno si adatta con coerenza all’inasprirsi della ferocia e della violenza nell’arco della vicenda, con un esito visivo molto efficace e di grande impatto. Inquadrati graficamente dall’alto e dall’esterno, questi uomini sono ritratti in gruppi, simili a sciami d’insetti, che si muovono compatti attorno ad un risentimento verso un nemico comune, in realtà sconosciuto a tutti. Un modo di vedere che semplifica la complessità del mondo:

“… nell’esercito, almeno le cose sono semplici. Da una parte ci siamo noi, […] dall’altra il nemico. Mi piace questa visione onesta delle cose”.

Gli abitanti di Hartlepool si dimostrano ottusi al punto da non riuscire a vedere la realtà dei fatti e da non rendersi conto che un francese, per quanto “straniero”, fa parte comunque della specie umana. E anche i disegni di Moreau contribuiscono ad accentuare l’equivoco: lo stesso sindaco di Hartlepool assume fattezze simili a quelle di una bertuccia, e il suo comportamento è ugualmente istintivo, oltre che irragionevole.

tribunale

Persino una volta che, all’indomani dell’impiccagione, viene svelato l’equivoco, la spinta nazionalistica contro questo indistinto francese, che parla una lingua incomprensibile e si nutre di rane e lumache, è talmente radicata da far dire:

“Ok, sarà pure stata una scimmia… Però era una scimmia francese!”

Nonostante lo scenario esasperato, lontano dalla modernità, sul fondo si muovono comunque delle figure positive, incarnate dai bambini, che saranno fonte di piccole ed interessanti sorprese nell’arco della narrazione, con la loro capacità di guardare al mondo senza pregiudizi, e di ritenersi indipendenti dall’idea di patria e di nazione. L’Inghilterra che emerge da queste pagine è grigia, affacciata su un mare minaccioso e Hartlepool appare isolata e sulla difensiva; i toni grigi diventano poi rosso intenso quando la cattiveria giunge alle sue estreme conseguenze e l’elemento bestiale corrompe le fattezze umane.

ricordi scimmia

Nella seconda parte del volume, un piccolo saggio si pone come supporto teorico alle tavole illustrate: si tratta de La finta vera storia degli inizi del razzismo, di Pierre Serna, da un’idea di Lupano e con le illustrazioni di Moreau. corsaNel saggio si approfondisce quale sia la categorizzazione del mondo naturale dell’epoca, lo studio della scienza dei primati, di come nella teoria si esprima il rapporto tra uomini bianchi, neri e primati stessi.
Nel leggerlo si ribadisce che la leggenda della scimmia di Hartlepool è lontana da essere un episodio semplicemente inventato, ma un racconto verosimile e quanto mai attuale, a dimostrazione di quanto il progresso della cultura e della scienza non vada di pari passo con quello delle mentalità, che rimangono grette e chiuse in se stesse.

Alla fine la storia convince a più livelli, si adatta a qualunque tipo di pubblico e si presta a numerose letture.
Infatti, il quadro è delineato da Lupano e Moreau in maniera magistrale; gli autori, senza mai uscire dalla dimensione favolistica, ci mostrano un’umanità, di cui non possiamo non sentirci parte, sciocca e deludente.
I giochi dei bambini, la loro apertura reciproca, i ricordi della vessata scimmietta (di cui Moreau offre uno scorcio), sono gli unici momenti gioiosi, dai colori chiari, luminosi e di notevole bellezza che gli uomini, troppo occupati a odiare, hanno purtroppo finito per trascurare.

Abbiamo parlato di:
La scimmia di Hartlepool
Wilfrid Lupano, Jèrèmie Moreau
Tunuè, Collana Prosperos’ Book, 2015
Cartonato, colori, 128 pagine –  16,90 €
ISBN: 978886790134-0


Scritto da Claudia Grieco, tratto da Lo Spazio Bianco.

Leggi il contenuto completo su: La scimmia di Hartlepool: una favola dai toni amari sulla crudeltà umana

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IZombie #3 – Dalla padella nel mezzo a una marea di zombie! http://www.lospaziobianco.it/147019-izombie-3-padella-mezzo-marea-zombie http://www.lospaziobianco.it/147019-izombie-3-padella-mezzo-marea-zombie#comments Wed, 15 Apr 2015 07:30:57 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=147019 Scritto da Marco Montozzi, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Accompagnati da Chris Roberson, Michael & Laura Allred, IZombie porta il lettore due metri sopra e sotto terra. Tra amori, strani mostri e altre catastrofi.


Scritto da Marco Montozzi, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Marco Montozzi, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Izombie3covIn apertura della recensione del primo volume di IZombie si era parlato di come il mondo sia cambiato, di come si sia evoluto e di come la cultura – tutta – sia mutata così tanto da esiliare le storie di paura, così come i loro protagonisti, in una nuova area del sentire a cui difficilmente si riesce a dare nome.
Le storie horror e i mostri si fanno pretesto; mezzo espressivo per raccontare amori difficili, dipendenze, cambiamenti sociali, mostrandoci come, spesso, l’anomalia sia rappresentata dall’umanità stessa, dando il via a una rilettura del reale che ci spiega come la natura della paura sia nell’interruzione della norma piuttosto che nei mostri del mito.
Vampiri, licantropi, mummie, zombie, non spaventano più come un tempo: sono i nostri vicini di casa, sono i beniamini delle serie tv, rappresentano gli ospiti meno esotici dei salotti bene.
Che cosa accade però quando ci accorgiamo che quelli che abbiamo accolto in casa non sono nostri amici?
Quando ci rammentiamo che quello non è un simpatico cagnolone ma un predatore che ci ricorda come anche noi siamo parte della catena alimentare?

Scappate i mostri!

Le vicende della non morta ma-non propriamente-zombie Gwendolyn Price e di tutto il contorno di amici e comparse presentateci in IZombie conoscono una nuova svolta.
Le numerose trame aperte iniziano a convergere e i tasselli del mosaico si avvicinano disvelando parte dell’ampio disegno narrativo, così che questo terzo volume costituisce contemporaneamente il decisivo giro di boa della storia e introduce nuovi personaggi.
Non che fino ad ora lo scrittore della serie, Chris Roberson, sia stato avaro di colpi di scena: tra terrier mannari, vampire in carriera, reincarnazioni in corpi di scimmia e scienziate pazze le situazioni sono state alquanto variegate.
izombiex3Quel che mancava all’appello nel cliché del genere era l’invasione di zombie; ebbene, finalmente anche loro trovano spazio chiamando in campo nuove situazioni e nuovi personaggi.

Lo spirito citazionistico è sempre più ricco – evidenti, Scooby Doo e Donnie Darko in apertura – al quale si va ad affiancare l’omaggio, o la rilettura se vogliamo, di personaggi DC Comics le cui peripezie sono state da sempre definite borderline.
Infatti, alla comparsa degli zombie, stavolta veri, che vanno in cerca di ciccia calda per nutrirsi, si affiancano altri strani individui – I presidenti Morti – un team di cacciatori di mostri composto da creature le cui caratteristiche non possono non ricordare quei freak – così originali e al contempo poco amati dai lettori – che vanno sotto il nome di Doom Patrol.

L’acceleratore viene decisamente premuto e altre questioni iniziano a svelarsi. Una su tutte le origini mostruose della nostra protagonista che si rivela essere meno ingenua di quel che fino a questo momento ci è stato fatto credere.
Il comparto grafico e testuale tramano insieme costituendo una perfetta amalgama tra quel che vediamo e quel che leggiamo, creando un racconto mai piatto in grado di rinnovarsi e sorprendere spesso.
Come sempre alle matite Mike Allred non delude, regalandoci più di una sorpresa all’interno di tavole che vanno guardate con la giusta attenzione sia per raccogliere i dettagli ai riferimenti pop e fumettistici, sia per la cura con cui sono prodotte.

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In appendice, una sorta di spin-off dedicato a uno dei personaggi secondari della serie, alle prese con una mordace regina dei vampiri in Amazzonia, realizzata da Kay Stephens cartoonist canadese in opera per Cartoon Network e Nickelodeon.

Nota finale: il titolo originale Six Feet Under & Risen, la cui citazione più evidente è il serial televisivo, come anche i sei piedi (circa due metri) di profondità a cui vengono sepolti i morti negli Stati Uniti è stato, a parere dello scrivente, maldestramente adattato con un eccessivamente nostrano Due metri sopra e sotto terra che mal si accosta ai riferimenti della cultura pop di cui la serie fa continuamente uso.

Abbiamo parlato di:
IZombie#3 – Due metri sopra e sotto terra
Chris Roberson, Michael & Laura Allred
Traduzione di Dario Mattaliano
RW Lion 2013
168 pagine, brossurato, colori – 11,95 €
ISBN: 8866913901

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Scritto da Marco Montozzi, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Mandrake il mago: torna in Italia il “supereroe” di Lee Falk http://www.lospaziobianco.it/146558-mandrake-mago-torna-italia-supereroe-lee-falk http://www.lospaziobianco.it/146558-mandrake-mago-torna-italia-supereroe-lee-falk#comments Mon, 13 Apr 2015 07:30:48 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=146558 Scritto da Andrea Carlo Ripamonti, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Mondadori Comics riporta in Italia le avventure originali di Mandrake, personaggio nato dalla mente di Lee Falk, in un'elegante volume cartonato.


Scritto da Andrea Carlo Ripamonti, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Andrea Carlo Ripamonti, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Mandrake_coverConfrontarsi con Mandrake sembra impossibile. A parte quei due o tre limiti —la sua onnipotente magia non funziona per questioni legate alla vista, quindi nell’oscurità o se viene bendato —, dotato di poteri che spaziano dalla semplice proiezione di illusioni alla telepatia, all’ipnosi, al teletrasporto, ma anche negromanzia e telecinesi (o la trasmutazione, con una ricorrente preferenza a trasformare esseri viventi in ciocchi di legno…), Mandrake fa tutto, può tutto. Ma, soprattutto, è la storia del fumetto.

Forte dell’efficace formato editoriale della ristampa di Kriminal e del suo autore/curatore Max Bunker, Mondadori Comics recupera il grande mago del fumetto americano in una riedizione filologica che, pur con qualche neo, onora il personaggio, il suo creatore e il ruolo che hanno avuto nella costruzione dell’immaginario delle strisce disegnate. Lee Falk, regista e produttore teatrale nonché ideatore del personaggio e autore delle sceneggiature delle strisce quotidiane fino alla morte (nel 1999), scrive, disegna e lancia Mandrake nel giugno 1934 con il King Features Syndicate, riprendendone l’aspetto dal proprio ritratto.

Mandrake_01In totale assenza di una storia delle origini, la prima avventura del mago (The Cobra, 1934) mostra oggi tutta una serie di limiti, grafici e narrativi, che però paradossalmente mettono in evidenza il ruolo di ponte avuto dalla serie, tra una già forte tradizione fumettistica —riscontrabile per esempio nella caratterizzazione grafica del nerboruto assistente nero del mago, Lothar, disegnato inizialmente da Falk con quei tratti del viso esagerati e gli occhi a palla tipici del fumetto umoristico precedente— e le nuove istanze dei supereroi da comic book che sarebbero arrivate nel giro di pochi anni. Infatti, Falk gratta alla porta degli eroi in calzamaglia, richiamati anche solo dal sempre presente abito d’avanspettacolo con mantello del mago o dal costume circense di Lothar, mentre la costante ostentazione di potere di Mandrake sembrerebbe anticipare quella di un Superman Golden e Silver Age.

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Falk lascia comunque presto le matite al più efficace Phil Davis, che nel giro di pochi mesi (e quindi pagine) vira il disegno verso un maggiore realismo e contribuisce a stabilizzare lo standard grafico e narrativo della serie, la cui goffaggine iniziale viene per altro evidenziata proprio da uno degli aspetti discutibili di questa nuova edizione: il materiale delle prime due avventure è, infatti, molto discontinuo, con vignette che sono state ridotte o ingigantite per rientrare nel layout di pagina e, dove l’espediente della variazione delle dimensioni non era praticabile, con l’inserimento di un orrendo riempitivo grafico —un bollo incomprensibilmente grigio, contenente un cilindro e una bacchetta magica.

Mandrake_03A leggere di seguito la catena virtualmente infinita delle strip quotidiane —tanto in continuità da essere sempre collegate narrativamente, anche tra un “ciclo” avventuroso e quello successivo—, nell’arco delle prime due avventure si ha facilmente una sensazione stucchevole, analoga alla discontinuità grafica. È un effetto chiaramente legato al formato editoriale “volume”, che rende ripetitivo il ritmo di strisce di poche vignette concepite per essere lette quotidianamente sui giornali e che quindi necessitavano di una costante ripresa dei fatti precedenti, in didascalie prolisse o in dialoghi che diventano di fatto ineleganti.

In questo senso, l’arrivo e il consolidamento grafico di Davis hanno avuto un effetto positivo sull’intera narrazione: dalla quarta avventura (Saki, the Clay Camel, 1935), le storie iniziano a scorrere, sempre più forti e consapevoli di un passato dei personaggi —e della memoria dei lettori—, con alla base quelle variazioni sul tema che sono il sale del fumetto seriale. Così, il finto cannibalismo di Lothar ritorna come espediente di interrogatorio e comic relief, e lo stesso Mandrake, bendato, riesce in qualche modo ad aggirare il limite del suo potere e a risolvere la situazione.

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Le storie, certo datate ma comunque piacevoli, crescono quindi con i personaggi e con i lettori dell’epoca, mantenendo un tono leggero e fondamentalmente naif e ciò nonostante arrivando ad anticipare temi importanti rispetto all’epoca, dalle questioni razziali all’ecologia. È insomma un volume consigliato a quanti siano incuriositi dai classici del fumetto e interessati alle origini dei suoi modelli ricorrenti, valido sotto il profilo editoriale e caratterizzato da un ottimo rapporto qualità prezzo.

Abbiamo parlato di:
Mandrake. Il mago (novembre 1934-aprile 1937)
Lee Falk, Phil Davies
A cura di Max Bunker – Traduzione e lettering di proprietà della Comic Art
Mondadori Comics, 2014
620 pagine, cartonato, bianco e nero — 14,99 €
ISBN: 9788869260391

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Scritto da Andrea Carlo Ripamonti, tratto da Lo Spazio Bianco.

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’68: la Guerra del Vietnam e la controcultura americana come non li avete mai visti http://www.lospaziobianco.it/145374-68-guerra-vietnam-controcultura-americana-visti http://www.lospaziobianco.it/145374-68-guerra-vietnam-controcultura-americana-visti#comments Fri, 10 Apr 2015 07:30:00 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=145374 Scritto da Riccardo Melito, tratto da Lo Spazio Bianco.

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La Saldapress pubblica ’68 della Image, scritta da Mark Kidwell, disegnata da Nat Jones e colorata da Jay Fotos, un'apocalisse zombie ambientata nel 1968 che travolge sia i soldati impegnati sul fronte vietnamita che i pacifisti intenti a manifestare nelle città statunitensi.


Scritto da Riccardo Melito, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Riccardo Melito, tratto da Lo Spazio Bianco.

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“Onorevoli padre e madre, non ho speranza che questa lettera possa raggiungervi o che ci rivedremo perché ho guardato dentro le porte spalancate dell’Inferno e le cose che hanno ricambiato il mio sguardo, impossibili, malvagie, affamate, adesso strisciano fuori dalle ombre roventi della dannazione, dirette verso la luce, sono Legione e sono noi”.

68Il 1968 è un anno carico di eventi storici, non a caso ha dato il nome a tutta una corrente contro culturale che ha modellato il nostro stile di vita odierno. È l’anno dell’offensiva del Têt durante la Guerra del Vietnam, un duro colpo per l’esercito statunitense e probabilmente l’inizio della sua sconfitta, un’operazione che contribuì alla non rielezione di Johnson alla Casa Bianca e alla vittoria di Nixon.
Fu la fine del Flower power e l’inizio della radicalizzazione delle lotte studentesche e politiche. Soprattutto fu l’anno di uscita di una delle pietre miliari della cinematografia mondiale, La notte dei morti viventi, il capolavoro di George Romero che rappresentava magistralmente le scure nubi che si stavano addensando all’orizzonte.

È da questo sostrato culturale che Mark Kidwell, Nat Jones e Jay Fotos sono partiti per creare il loro ’68, una tipica storia di zombie ambientata, appunto, in quell’anno fondamentale. Questo volume raccoglie la prima storia autoconclusiva, uscita nel 2006 e la prima miniserie del 2011.
L’arco narrativo ha per oggetto la base statunitense Aries in Vietnam e i movimenti studenteschi di Berkeley all’insorgere di una minaccia zombie. Sul versante vietnamita, dalla base Aries, una squadra di marines viene inviata a fare una ricognizione verso un avamposto che non invia più comunicati, dove ad attenderli trovano una spiacevole sorpresa, mentre un’altra squadra è inviata a sabotare una postazione di mortaio nemico. Il ritorno verso la base sarà una discesa agli inferi.

68 berkeley

Nel frattempo, a Berkeley, gli studenti e gli hippie stanno preparando una grande manifestazione contro la guerra in Vietnam, ma purtroppo i loro sogni di cambiamento e pace saranno tristemente squarciati.
Gli ingredienti ci sono tutti: un territorio ostile e pieno di cadaveri, una nazione pronta a esplodere per rivendicare maggiori libertà civili, una situazione psicologica logorata e tesa su entrambe le sponde del Pacifico, buoni sentimenti che vengono mandati in fumo e cattivi sentimenti che si fanno ancora più marci, il tutto condito da epiche scene splatter.

68 tieni duroIl disegno sporco di Jones e le sue splendide copertine si adattano perfettamente alla storia e sono impreziositi dal lavoro di Fotos ai colori; i cambi repentini di inquadratura ben rendono il ritmo frenetico delle azioni di guerra e le scene splatter sono particolarmente dettagliate. Sul versante della narrazione, Kidwell riesce a mantenere il lettore incollato alle pagine, desideroso di sapere cosa accadrà.
68 vittoriaI testi delineano piuttosto bene la psicologia dei personaggi e gli eventi drammatici sono calati in situazioni da cardiopalma e disperate, come ci si aspetta da una serie zombie. I non morti sono una via di mezzo tra i classici cadaveri privi di cervello, spinti solo dalla voglia di nutrirsi, e quelli con un certo livello di intelligenza delle ultime produzioni romeriane. Tuttavia, almeno in questa prima uscita, non vi aspettate nessun tipo di organizzazione, anche se c’è una piccola novità in ambito di mangiatori di carne redivivi.

Il volume è completato da due storie brevi, scritte sempre da Kidwell e colorate da Jay Fotos, ma disegnate da Tim Vigil. Ottima la sezione delle copertine, degli schizzi e degli estratti dalla sceneggiatura, ma soprattutto quella documentaristica dedicata ai fatti reali e storici presenti nel fumetto.

La Image si conferma una delle poche case editrici americane disposta a puntare su nuovi prodotti. Nonostante la prima storia del 2006 fosse passata piuttosto sotto silenzio, la miniserie del 2011 è andata praticamente a ruba appena pubblicata, finendo esaurita in poco tempo, complice ovviamente anche il successo mainstream della serie tv The Walking Dead.

68 vietcong

La Saldapress in Italia sta compiendo un percorso molto simile e questa volta pubblica un’ottima saga zombie, ricca di citazioni e basata su un attento realismo (passateci l’ossimoro).
Un’apocalisse che porta il lettore all’interno del cuore di tenebra del ventesimo secolo. Quello che vi approntate a fare è un’allucinante viaggio alla Apocalypse Now che si snoda all’interno dell’animo umano, sui permeabili confini della sanità mentale. Gli zombie non sono forse risorti per questo?

Abbiamo parlato di:
’68 Vol #1 – Corri nella giungla!
Mark Kidwell, Nat Jones e Jay Fotos
Traduzione di Marilisa Pollastro
Saldapress, marzo 2015
176 pagine, brossurato, colore – 15.90 €
ISBN: 9788869190162

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Scritto da Riccardo Melito, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Canicola Germania: viaggio nel sottobosco del fumetto tedesco, tra sperimentazioni e ossessioni http://www.lospaziobianco.it/145518-canicola-germania-viaggio-sottobosco-fumetto-tedesco-sperimentazioni-ossessioni http://www.lospaziobianco.it/145518-canicola-germania-viaggio-sottobosco-fumetto-tedesco-sperimentazioni-ossessioni#comments Thu, 09 Apr 2015 07:30:13 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=145518 Scritto da Emilio Cirri, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Dopo l’antologia dedicata al fumetto cinese, la rivista Canicola torna con un numero dedicato al meglio del fumetto underground tedesco.


Scritto da Emilio Cirri, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Emilio Cirri, tratto da Lo Spazio Bianco.

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canicola_12_cover-731x1024Da alcuni anni, Canicola edizioni ha intrapreso una strada ben precisa nella scelta delle storie e degli autori da pubblicare, conducendo i lettori italiani nel ricco e intricato ambiente del fumetto underground e indipendente che tra ispirazione dal mondo dell’arte contemporanea, della street art, del cinema concettuale, sfruttando appieno la commistione di generi per creare linguaggi nuovi.

Grazie alla pubblicazione di Rivista Canicola abbiamo conosciuto molti artisti italiani, da Anna Deflorian a Francesco Cattani, mentre nel 2013 il viaggio ci ha portati fino in Cina. Nel 2014 lo sguardo è tornato sulla vecchia Europa, facendo tappa in Germania, per scoprire il poco conosciuto mondo del fumetto tedesco.

Germania, anni ’90: qui inizia il viaggio

Il volume, che rappresenta anche una parziale raccolta delle mostre organizzata da Canicola per il festival BilBolBul 2014 e per altre città d’Italia, presenta sette autori accomunati da tre caratteristiche fondamentali: sono tutti nati intorno agli anni ’80 (si va da Anne Vagt, classe 1978, fino alla più giovane autrice, Josephin Ritschel, nata nel 1986), tutti vivono tra Amburgo e Berlino e fanno parte di collettivi di autori che autoproducono le loro storie.

Tre elementi che possono sembrare scollegati l’uno dall’altro e che invece sono legati indissolubilmente e sono necessari per capire la poetica di questi artisti. Il trentennio che ci ha portati dalla fine degli anni ’80 agli anni ’10 del 2000 è stato ricco di avvenimenti, un terremoto culturale e sociale ha investito il mondo occidentale: caduta dei miti, perdita dei punti di riferimento, delle ideologie, una crescita tecnologica spaventosamente veloce e una globalizzazione che ha messo a rischio le identità culturali. Mutamenti velocissimi che hanno stravolto tutto in pochi anni: su internet ci sono centinaia di pagine dedicate a oggetti, usi e costumi di quegli anni che sono scomparsi nel giro di un decennio, a volte di un lustro.

E se tutto il mondo è stato investito da questi cambiamenti, la Germania ha subito il maggior mutamento: la caduta del muro, la riunificazione e tutte le sue difficoltà, il passare da “malato” a “locomotiva” dell’economia Europea. A tutto questo, si è accompagnata una rinascita artistico – culturale che ha dato sfogo alle energie che si agitavano nella parte est del paese. Di questo rinnovato slancio sono state protagoniste varie città, tra cui Amburgo e soprattutto Berlino, città piena di energia ed in continua evoluzione, da sempre centro nevralgico dei maggiori movimenti artistici contemporanei , un luogo in cui sembra che chiunque possa fare qualsiasi cosa, se dimostra di avere idee e voglia di fare, in cui linguaggi diversi si incontrano e creano nuove, inaspettate forme artistiche.

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Le storie: stili e tematiche

Considerando questi elementi, si può riuscire a capire meglio il contenuto di questo volume, tanto variegato dal punto di vista grafico, quanto solido dal punto di vista tematico e concettuale.
Tutti gli autori affrontano la società che hanno davanti, cercando di sottolineare i cambiamenti e le ossessioni che la animano, scegliendo un punto di vista diverso.

Aisha Franz, nelle storie Timbrex e Programmi per cena, racconta in maniera ironica e feroce il rapporto delle persone con la tecnologia, che tende sempre più ad inaridire, isolare e instupidire: una storia di 62_AV_01_rightsolitudine,di scontro e riconciliazione col mondo narrata con un stile ricco di colori e linee morbide che creano figure grottesche ispirate a disegni di bambini.
Il lungo racconto Hot Dogs di Jul Gordon è disegnato con un tratto estremamente stilizzato, irregolare, che gioca col bianco della pagina e con colori acquerellati che non conferiscono peso ai personaggi, ma anzi li alleggeriscono, li smaterializzano, creando un senso di sottile disagio, di perdita di contatto con la realtà e con la sanità mentale.

Nelle altre storie scompaiono pian piano le parole: in Parvenu, Paul Patzel (che è anche autore delle copertine) mette in scena una grottesca, irriverente lotta tra un padrone ed un impiegato licenziato, sottile critica del modello sociale, sfruttando un tratto realistico la cui verosimiglianza è fugata dall’uso di una bicromia acida.
In Avvoltoi, Josephin Ritschel (autrice di Solitudine, sempre pubblicato da Canicola) mette in scena il conflitto tra uomo e natura, in una complessa metafora che diventa anche scontro tra uomo e uomo, in una società competitiva che mette in fuga bellezza e felicità. Stesso tema trattato da Maria Sulymenko nella storia Monocapello Untaciocca, che si distingue dallo stile della Ritschel per un uso di colori densi, pastosi, che riempiono la pagina.
Infine, le storie Pan di Sabbia di Sophia Martineck e Activity Center di Anne Vagt abbandonano l’uso dello storytelling, per trasformarsi in successioni di immagini legate da un tema, più una galleria di quadri che un fumetto: le tavole della Martineck sono piene di colori brillanti e corposi, di particolari e di strutture reali e geometriche, mentre quelle della Vagt abbandonano la rappresentazione realistica per abbracciare il geometrismo che riporta alla mente alcune avanguardie storiche nate e cresciute in Germania (l’astrattismo di Kandinsky e Klee), in cui la forma e la composizione del quadro danno diverse sensazioni, dal disequilibrio, alla solitudine, alla libertà.

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Ricerca, contaminazione, sperimentazione: ai limiti del linguaggio del fumetto

Canicola Germania si presenta quindi come uno sguardo variegato sull’uomo moderno, le sue ansie, le sue paure e nevrosi, con qualche accenno di speranza per un futuro migliore, che si muove da una dimensione più fumettistica a qualcosa di ben diverso, in cui la contaminazione con l’arte contemporanea prende il sopravvento, dando un senso di spaesamento, misto tra curiosità e dubbio.

Questo aspetto rappresenta un’arma a doppio taglio per il 42_canicola_3webvolume: se da un lato c’è interesse nel vedere come altre arti visive influenzino il fumetto e cosa possa nascere da questa unione, dall’altro il lettore spesso si trova davanti a successioni di immagini, come in una galleria di dipinti, che non hanno la costruzione narrativa tipica del fumetto.

Sebbene legate da una tematica comune, non hanno l’evoluzione o il linguaggio tipico del genere, spesso sono criptici  e giocano più sulle sensazioni che suscitano la forma e il colore. Questa caratteristica è particolarmente evidente nell’opera di Anna Vagt, che appare come la più astratta e sicuramente la più difficile da far rientrare nella categoria classica del fumetto: la trama e costruzione di una narrazione scompaiono per essere sostituiti da un concentrato di strutture, di grafiche, di suggestioni. Chi legge si trova di fronte a un qualcosa che non riesce a definire fumetto nel senso più compiuto del termine, e automaticamente si domanda cosa renda un fumetto tale: se delle successione di immagini hanno sequenzialità e sono legate da un tema, siamo di fronte a un fumetto, anche se mancano tutte le caratteristiche del linguaggio che conosciamo? Le contaminazioni creano un linguaggio nuovo, ma riconducibile a regole note, oppure siamo in un campo totalmente diverso?

Tutti gli artisti di questa raccolta sembano proprio aver intrapreso una ricerca, quasi scientifica, per mettere alla prova le mille sfaccettature di questo mezzo, sperimentando incroci talvolta anche impensabili, creando ibridi forse non sempre riusciti, ma sicuramente coraggiosi.

In quest’ottica, Canicola Germania può essere incomprensibile e frustrante per molti lettori, ma può essere stimolante (e al tempo stesso ostica, difficile, complessa, sfaccettata) per chi è più curioso e vuole scavare e cercare nel sottobosco del fumetto, per trovare alcune risposte e mille nuove domande sul significato e la forma di quest’arte.

Abbiamo parlato di:
Canicola Germania
Autori vari
Traduzione di Mariagiorgia Ulbar, Anna Deflorian, Vincenzo Filosa
Canicola edizioni – Novembre 2014
128 pagine, brossurato, colore – 16 €
ISBN 9788890694196

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Scritto da Emilio Cirri, tratto da Lo Spazio Bianco.

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La promessa dei ciliegi, un inno alla vita e al Giappone http://www.lospaziobianco.it/143670-promessa-ciliegi-inno-vita-giappone http://www.lospaziobianco.it/143670-promessa-ciliegi-inno-vita-giappone#comments Tue, 07 Apr 2015 15:00:02 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=143670 Scritto da Angela Pansini, tratto da Lo Spazio Bianco.

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In un fumetto dalla forte impronta autobiografica, Keiko Ichiguchi racconta la commovente storia di Itsuko e di Tada-sensei e del desiderio di tornare ad ammirare i sakura ricoprire il Giappone dopo il terremoto del Tōhoku, nel 2011.


Scritto da Angela Pansini, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Angela Pansini, tratto da Lo Spazio Bianco.

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promessa dei ciliegi_coverLa salute cagionevole della piccola Itsuko la porta a sviluppare una mal celata paura della morte, fino al suo incontro con Tada-sensei, una giovane e amorevole insegnate che la aiuta a compiere un percorso di rinascita interiore fino alla sua completa guarigione. Una volta adulta, Itsuko si trasferisce a Bologna, dove vive con il suo compagno. Mentre si prepara a tornare in Giappone per la fioritura dei sakura – promessa fatta alla sua vecchia insegnante, ora anch’ella colpita dalla malattia –, il disastro del terremoto e del maremoto dell’11 marzo 2011 si abbatte sul Paese. L’angoscia, la preoccupazione per la sorte dei suoi familiari e la paura di non poter adempiere alla sua promessa gettano Itsuko in un profondo stato di prostrazione.

Keiko Ichiguchi ha pubblicato La promessa dei ciliegi nel 2013 per il mercato franco-belga (Kana, Dargaud – Lombard), mentre durante il Lucca Comics & Games del 2014 ne ha presentato l’edizione italiana per la collana Sensei di Euromanga edizioni.
Anche se di manga non si tratta, visto che l’aver concepito quest’opera per l’Europa ne ha influenzato l’impaginazione, che segue l’usanza occidentale della lettura da sinistra verso destra. Il forte simbolismo di cui è intrisa aiuta però il lettore a prendere contatto con l’ambientazione giapponese, cui sono dedicati la parte iniziale dell’infanzia della protagonista e il finale.

Nel volume, dalla chiara componente autobiografica, la forza emotiva dell’autrice trapela prepotentemente, e i toni della narrazione restano piuttosto cupi e tristi, in linea con la drammaticità del soggetto. E anche la scelta dichiarata di non appesantire visivamente le tavole, optando per una impaginazione regolare e vignette tutte disegnate entro la gabbia, denota la volontà di seguire un registro intimo e riservato. Lo stile dei disegni è quello tipicamente delicato ma non lezioso di Keiko Ichiguchi, il tratto è netto e pulito, pur apparendo ancora evidente l’originaria influenza degli shōjo manga.

La promessa dei ciliegi, al di là della capacità di promessa dei ciliegi_tav 1toccare la sensibilità di un lettore e spingendosi oltre la semplice retorica, ha il merito di inserirsi nel ristretto novero delle opere pubblicate in Italia legate ai fatti dello tsunami del 2011, fra le quali Giappone 2 anni dopo, voluta dalla casa editrice francese Kazé e pubblicato in Italia da Planet Manga.
Nella storia di Itsuko colpisce fortemente la parte dedicata allo sgomento con cui la protagonista vive il dramma del suo Paese d’origine, la difficoltà a ottenere notizie fondate e l’iniziale impotenza mista a rabbia per non poter aiutare le popolazioni colpite. Gli stessi sentimenti vissuti in prima persona da Keiko Ichiguchi durante quelle settimane.

Viene infatti spiegato che la Tv italiana trasmetteva immagini sbagliate, mostrando fotografie e filmati di città e villaggi diversi da quelli indicati dai cronisti, e dava l’idea di un Giappone finito, ormai distrutto e interamente contaminato dalle radiazioni sprigionatesi dalla centrale nucleare di Fukushima Dai-ichi. Invece, dalle poche notizie ottenute dai familiari di Itsuko/Ichiguchi, la gente del posto appariva motivata e più lucida di quanto non lo fosse il Governo, in forte difficoltà di fronte all’emergenza, e cominciava a mobilitarsi per prestare soccorso ai terremotati già nelle ore successive alla calamità.

Come i più attenti alla cultura nipponica sanno, il ciliegio è uno dei simboli del Paese del Sol Levante e suoi fiori rappresentano la fragilità della vita, che è il tema al centro del racconto di Ichiguchi. Il titolo originale del libro, Malgré tout fleurissent les cerisiers (Malgrado tutto, i ciliegi fioriscono), è però chiarificatore del suo messaggio fortemente positivo: nonostante le difficoltà incontrate sul nostro cammino, è dovere di ognuno rialzarsi, esattamente come il Giappone, ferito ma non sconfitto, ha fatto all’indomani del terremoto del Tōhoku.

promessa dei ciliegi_tav 2

A rendere ancor più interessante questo piccolo volume, contenutisticamente valido e di ragguardevole fattura, è l’appendice, in cui l’autrice racconta come il suo fumetto è nato e ne illustra le tecniche di realizzazione.

La promessa dei ciliegi è una storia carica di promesse, un inno alla vita che rinasce caparbia e incurante della sofferenza, scritta per gli amanti della cultura del Sol Levante, ma anche per chi vuole scoprire cosa è davvero successo al Giappone nella primavera del 2011.

Abbiamo parlato di:
La promessa dei ciliegi
Keiko Ichiguchi
Euromanga Edizioni, ottobre 2014
128 pagine, brossurato, bianco e nero – 9,60 €
ISBN: 978-88-6505-014-9

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Scritto da Angela Pansini, tratto da Lo Spazio Bianco.

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S.O.S. Felicità: una richiesta di soccorso per la libertà http://www.lospaziobianco.it/144672-felicita-richiesta-soccorso-liberta http://www.lospaziobianco.it/144672-felicita-richiesta-soccorso-liberta#comments Fri, 03 Apr 2015 07:30:12 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=144672 Scritto da David Padovani, tratto da Lo Spazio Bianco.

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All'inizio degli anni '80, Jean Van Hamme, in coppia con Griffo, ha realizzato "S.O.S. Felicità", un lungo racconto distopico sul significato di libertà.


Scritto da David Padovani, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da David Padovani, tratto da Lo Spazio Bianco.

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SOS F_coverRW Lineachiara riporta in Italia in una veste editoriale consona al suo valore, S.O.S. Felicità di Jean Van Hamme e Griffo, uno dei tesori nascosti del fumetto d’oltralpe.
Già pubblicata a puntate nel 2003 dal settimanale Skorpio, questa opera dell’autore dei Maestri dell’orzo, si contraddistingue per una struttura particolare. Pensata da Van Hamme all’inizio degli anni ’80 come una serie televisiva a episodi, fu poi riadattata dallo scrittore sotto forma di storia a fumetti. Per questo motivo i primi due cartonati originali francesi presentano in totale sei brevi storie, di atmosfera decisamente kafkiana, apparentemente slegate tra loro e con protagonisti diversi. Tuttavia una caratteristica accomuna gli episodi: tutti si concludono lasciando incompiuti vicende e destini dei protagonisti.
A qualche anno di distanza arriva poi il terzo e conclusivo volume che, in un unico capitolo, annoda i fili delle trame dei sei racconti precedenti e porta a un sorprendente scioglimento finale della vicenda.

Lineachiara ci presenta quindi l’integrale di un’opera che resta tutt’oggi una profonda analisi critica della società contemporanea e un ragionamento sul vero significato della parola felicità, o meglio, libertà.
Di più, lette con occhi di oggi, le storie si ammantano, per molti aspetti, di un velo profetico, prefigurando con trent’anni di anticipo lati della nostra esistenza quotidiana divenuti ormai comuni.
Si potrebbe definire S.O.S. Felicità un’opera di fantascienza sociologica, condita di venature fantapolitiche e ambientata in un mondo distopico molto simile a quello di fine ventesimo secolo.
Un mondo dove lo Stato è, a tutti gli effetti, un dittatore travestito da madre protettiva che si arroga il diritto di essere l’unico a sapere cosa sia giusto per il benessere dei suoi cittadini e ad agire di conseguenza.
È così che assistiamo, nelle prime sei storie a un’efficace messa in scena del confronto tra libertà individuale e imposizione di un benessere collettivo organizzato, resa attraverso la deformazione narrativa delle vicende dei personaggi, portate fino a estremi tragici e surreali al contempo.

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L’autore riesce con maestria a mantenere il senso di attesa nel lettore per tutti i primi due terzi del volume, suggerendogli di non fermarsi alle apparenze e invitandolo a riflettere sul senso profondo dell’assurdità delle vicende raccontate.
L’assurdo e il surreale di situazioni che negli anni ’80 apparivano sicuramente fantascientifiche, ma che oggi sono realtà. Consapevoli o meno, tutti oggi siamo “schedati” in un grande archivio centrale e contraddistinti da un numero unico che racchiude tutta la nostra esistenza (e la digitalizzazione, come il web, ha accelerato questo risultato); e per tutti è normale sentire parlare di controllo delle nascite, in paesi come Cina, India o Giappone, anche se non nella società occidentale come nel volume. Ancora, la professione di “scrittore di Stato” è poi da sempre una realtà nei regimi totalitari e anche le Vacanze Nazionali di cui si parla nel terzo episodio, sono reali in un paese come il Giappone.

SOS_F_02Una certa dose di manicheismo attraversa la scrittura di Van Hamme, ma il tutto è finalizzato alla necessità di mostrare al lettore il più chiaramente possibile vicende complesse che devono tendere verso una conclusione comune.
E proprio nel finale lo scrittore dimostra il proprio valore, annodando sapientemente tutti i fili della trama con uno sviluppo narrativo lineare e dal forte stampo nichilistico e pessimistico. Van Hamme sottintende che nessuno può definirsi veramente libero nelle scelte della propria esistenza; saremo sempre burattini dai fili tirati da “Signori” in grado di decidere le sorti delle società come dei singoli, di manovrare rivoluzioni e successive restaurazioni. L’annullamento totale del libero arbitrio viene rappresentato proprio dal destino finale del protagonista dell’ultimo capitolo della storia, che va incontro alla sua sorte già pianificata dall’alto.

SOS_F_03Il valore di S.O.S. Felicità risiede anche nelle tavole realizzate da Griffo. È questo, infatti, l’esordio del fumettista nel disegno realistico e le pagine dell’opera sono la dimostrazione dell’evoluzione dello stile del disegnatore che, storia dopo storia, acquisisce sempre maggior sicurezza in se stesso e si evolve verso il suo riconoscibile stile personale.
Proprio l’ultimo capitolo è esemplificativo in questo senso: disegnato a qualche anno di distanza dai primi, mostra un Griffo con un segno ormai maturo, ricco di quegli aspetti caricaturali nella resa dei personaggi che sono una delle caratteristiche predominanti nella sua cifra stilistica.
Per il resto, dal punto di vista compositivo, tutte le pagine sono impostate su una griglia a tre strisce che, a mano a mano che si procede, vengono sempre più controllate e piegate con maggior libertà agli scopi di resa grafica, senza mai sacrificare l’estrema chiarezza e scorrevolezza della narrazione.

Completano il volume un apparato redazionale a firma dei due autori e la scansione delle copertine dei tre cartonati originali, preziosa cura di recupero filologico da parte di Lineachiara.

Abbiamo parlato di:
S.O.S. Felicità
Jean Van Hamme, Griffo
RW Lineachiara, 2015
176 pagine, brossurato con alette, colore, € 17,95
ISBN: 9788897965480

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Scritto da David Padovani, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Trillium, tra metanarrazione e fantascienza http://www.lospaziobianco.it/143523-trillium-metanarrazione-fantascienza http://www.lospaziobianco.it/143523-trillium-metanarrazione-fantascienza#comments Thu, 02 Apr 2015 07:30:48 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=143523 Scritto da Simone Cilli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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RW-Lion porta in Italia Trillium, l’ultima opera di Jeff Lemire, candidata agli Eisner Awards nel 2013. Fantascienza e romanticismo si fondono nell’ultima storia d’amore del genere umano.


Scritto da Simone Cilli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Simone Cilli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Senza titolo-1Anno 3797: il virus Amnio ha distrutto la Terra e l’umanità, riducendola a pochi esemplari. Compito della xenologa Nika è avviare delle trattative con i nativi Atabithiani per ottenere il Trillium, una pianta che potrebbe costituire la base di cura per la malattia. Anno 1921: reduce della sanguinosa Prima Guerra Mondiale, William, alla ricerca della strada per ritrovare se stesso e il proprio equilibrio mentale, decide di avventurarsi in un viaggio in Amazzonia. Le vite dei due protagonisti sono destinate ad unirsi indissolubilmente per l’ultima storia d’amore del genere umano.

Jeff Lemire ripropone lo sperimentalismo della forma narrativa che già aveva mostrato in Essex County; in Trillium, tuttavia, la narrazione per strati della storia, già presente nell’opera precedente, viene estremizzata e la vicenda risulta spezzata, riscritta, rinarrata, capovolta, mischiata e ricongiunta.
Questa modalità narrativa utilizzata da Jeff Lemire può essere idealmente accostata al modus operandi, in particolare per le finalità narrative, che il regista Christopher Nolan sviluppa in Interstellar, Memento e Inception. Se Nolan da un lato racconta la sua storia cronologicamente al contrario (come avviene in Memento), oppure in maniera onirica e frastagliata con salti temporali e dimensionali (parzialmente in Inception, ma soprattutto in Interstellar), dal canto suo Lemire svolge un intero capitolo e parte del restante intreccio attraverso la divisione a metà delle pagine, con le vignette inferiori capovolte e quelle superiori diritte, alla maniera classica.
Questa tecnica suscita straniamento nel lettore, che è costretto a capovolgere più volte l’albo, e contribuisce a immaginare la sincronia nello sviluppo delle storie parallele dei due protagonisti e la contemporanea simmetria delle loro vite, che vengono mischiate e rinarrate al contrario come in uno specchio.

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In Essex County Lemire costruisce in maniera minuziosa e maniacale la profonda introspezione dei suoi personaggi, che risultano così genuini e veri da creare un gioco di ricordi talmente vividi da commuovere il lettore e portarlo ad affezionarsi alle singole storie di vita comune raccontate, segnando la grandezza dell’opera.
In Trillium, invece, l’autore canadese si concentra unicamente sulla tecnica narrativa, e i personaggi risultano in parte piatti e stereotipati. La loro storia d’amore è fin troppo canonica, complice forse la brevità dell’opera, che in questo caso era concepita come una miniserie e destinata ad un pubblico potenzialmente più vasto rispetto alla più “matura” ed imponente Essex County, pensata in un contesto indipendente con le sue 510 pagine.Senza titolo-2

Se il punto di forza del suo grande capolavoro era la Memoria, in Trillium – candidata agli Eisner Awards nel 2013 – ciò che più colpisce è la narrazione, che non stanca mai e rapisce il lettore, permettendogli di godere a pieno di un racconto che non è né più né meno che un meraviglioso e puro sci-fi.
La vicenda si realizza dunque abbandonando l’introspezione e sviluppando un intreccio da manuale, narrato con interessante e rivoluzionario sperimentalismo.

Il disegno di Lemire è scarno, le figure sono emaciate ed essenziali e il tratto a penna sottile è spigoloso. Accompagnato da una meravigliosa colorazione ad acquarello e una sapiente costruzione delle tavole, il tratto grafico è parte fondamentale dell’opera e contribuisce a ricreare a pieno le atmosfere cosmiche e sognanti, in quella che è una delle migliori prove grafiche dell’autore.

Una storia fortemente coinvolgente che non delude gli amanti del genere fantascientifico alla ricerca di un’avventura ben raccontata fa di Trillium uno dei migliori fumetti di genere degli ultimi anni. Per chi invece apprezza maggiormente il Lemire esaltatore del ricordo, quest’opera potrebbe risultare meno piacevole.
Un dato oggettivo è invece l’assoluta atipicità ed originalità nella modalità di narrazione della vicenda, che riesce davvero a stupire e condurre nel medium fumettistico componenti dal sapore fortemente cinematografico.

Abbiamo parlato di:
Trillium
Jeff Lemire
Traduzione di Matteo Mezzanotte
RW-Lion, dicembre 2014
200 pagine, brossurato, a colori – € 16,95
ISBN: 9788868734862

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Scritto da Simone Cilli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Sex Criminals #1, un fumetto generazionale contro il moralismo http://www.lospaziobianco.it/145657-sex-criminals-1-fumetto-generazionale-moralismo http://www.lospaziobianco.it/145657-sex-criminals-1-fumetto-generazionale-moralismo#comments Wed, 01 Apr 2015 07:30:37 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=145657 Scritto da Giulia Prodiguerra, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Sex Criminals di Matt Fraction e Chip Zdarsky è un fumetto dall'ironia sagace capace di rimettere in discussione molti tabù.


Scritto da Giulia Prodiguerra, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Giulia Prodiguerra, tratto da Lo Spazio Bianco.

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imageSuzie è una ragazza che ha perso il padre a causa di uno psicopatico e sta quindi entrando nel modo peggiore nello spinoso periodo della pubertà. Ma ha una particolarità, per niente comune: i suoi orgasmi sono capaci di fermare il tempo. Spaventata da quell’evento e lasciata a se stessa, cerca di saperne di più sul sesso e su quelle pulsioni che sente nel corpo. Si rende però conto che sull’argomento esistono pochissime informazioni, la maggior parte delle quali stereotipate o stravolte dalle compagne di scuola che vivono la sua stessa situazione.
Questo è l’innesco narrativo del primo volume di Sex Criminals, serie vincitrice di un Eisner Awards nel 2014, di Matt Fraction e Chip Zdarsky. Un piccolo caso editoriale, del quale non è difficile capire le origini già dalla prima lettura.

Parlare di sesso non è mai un’impresa semplice, perché si è sempre sul filo del rasoio della volgarità e dello stereotipo, ed è molto facile dare appigli a eventuali moralisti sempre pronti ad attaccare in nome del pudore. Ma la scrittura di Fraction riesce nell’intento di essere spontanea e coinvolgente: grazie a un sapiente uso del linguaggio, sia adulto che giovanile, è facile identificarsi nell’ingenuità del sesso adolescenziale e nei suoi tratti “sboccati”, nella visione disillusa di quello che ci aspettavamo essere un sesso da favola, mentre il più delle volte si riduce a una routine.

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Alla leggerezza e all’ironia dei brillanti dialoghi di Fraction, spesso rivolti direttamente al lettore in una geniale struttura metafumettistica, non corrisponde però superficialità: essi riescono a portare a galla, in modo consapevole, una forte critica sociale al moralismo, al fatto che il sesso sia ancora un profondo tabù, pur essendo presente quotidianamente in tutti i media in modo strabordante. Una dissonanza che condiziona la nostra vita di tutti i giorni, impedendoci di godere appieno della nostra sessualità. La critica non risparmia neppure il sistema economico. Sono infatti i problemi di Suzie con la banca a spingere i protagonisti a sfruttare i loro poteri. I personaggi, anche i comprimari, si sviluppano già in modo autonomo e coerente: ognuno è ben caratterizzato, ha un suo preciso modo di fare e parlare, e riesce così a reggere bene l’intero impianto narrativo.

Sex Criminals è un fumetto che dà voce alla generazione che ha scoperto Internet e gli strumenti per soddisfare ogni possibile bisogno materiale, e in particolar modo sessuale, ma che non ha ancora imparato a usarli, e ne ride in maniera grottesca.
È una storia che funziona in modo coerente, che riesce a trasmettere la passione, il divertimento che i due autori hanno profuso nel progetto, con una libertà espressiva enorme.

Lo stile di Zdarsky è pulito, potente, con un dinamismo molto efficace e un uso dei colori audace, lavorando sulle tinte piatte di Becka Kinzie e Christopher Sebela. Il suo tratto è particolarmente espressivo e descrive bene le sensazioni, gli amplessi, le reazioni dei personaggi.

L’appendice è un’assoluta chicca da non perdere: finti radiodrammi erotici, foto surreali, processi di colorazione di Chip Zdarsky. Un volume curato in ogni dettaglio e che l’edizione Bao Publishing riesce a far apprezzare al meglio.

Abbiamo parlato di:
Sex Criminals #1
Matt Fraction, Chip Zdarsky
Traduzione di Leonardo Favia e Michele Foschini
Bao Publishing, 2015
136 pagine, brossurato, colori – 14,00€
ISBN: 9788865432945

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Scritto da Giulia Prodiguerra, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Il saldatore subacqueo: Jeff Lemire alla ricerca del tempo perduto http://www.lospaziobianco.it/145268-saldatore-subacqueo-jeff-lemire-ricerca-tempo-perduto http://www.lospaziobianco.it/145268-saldatore-subacqueo-jeff-lemire-ricerca-tempo-perduto#comments Tue, 31 Mar 2015 07:30:04 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=145268 Scritto da Simone Cilli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Lemire ci guida in un commovente viaggio nella psiche umana nel confronto con i fantasmi del passato e una paternità allo stesso tempo imminente e perduta.


Scritto da Simone Cilli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Simone Cilli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Il-saldatore-subacqueo-00-coverPer David Lynch il blu rappresenta il colore del mistero, dell’inconscio e della verità sommersa, un simbolo dei demoni interiori che ricorre in maniera ossessiva nella sua produzione.
In una voluta ambientazione cromatico-ideale, Jeff Lemire presta molta attenzione alla scelta del colore dominante dell’opera, il cui protagonista, Jack Joseph, è un saldatore subacqueo al lavoro nelle blu profondità dell’Atlantico.

Quella dell’autore canadese è una complessa allegoria, l’immagine di un doloroso viaggio dentro se stessi attraverso un approccio rigorosamente psicanalitico e scientifico.
Dietro l’apparenza del ricordo e della memoria, dei forti sentimenti che parlano al cuore del lettore, Lemire pone un vero e proprio processo mentale, nel quale sono riconoscibili tutti gli elementi del meccanismo di difesa, costituito da rimozione, risveglio e accettazione/liberazione. Jack infatti trascina con sé un profondo dramma infantile, rappresentato dalla perdita del padre che egli imputa a se stesso.
Di fronte a questi eventi traumatici la nostra mente lavora per difenderci dai ricordi dolorosi, li rimuove e questi divengono inaccessibili: il protagonista non intuisce infatti la causa dell’inspiegabile malessere che lo accompagna durante tutta la narrazione, e non fa mai menzione di quella tragica “colpa”.
Il blu dell’elemento acquatico diviene dunque il simbolo stesso della ricerca nell’abisso sconosciuto delle lande dell’inconscio.
In uno dei suoi viaggi sottomarini e dentro sé, il saldatore resta folgorato dal ritrovamento dell’orologio che suo padre gli aveva regalato. Questo rinvenimento suscita un risveglio e uno sblocco del doloroso ricordo rimosso, che torna a tormentarlo e inizia a divorarlo.

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Jack non riesce a chiudere i conti con i fantasmi del passato. Non a caso Lemire colloca la morte del padre e il “risveglio” del saldatore nella notte di Halloween, celebrazione iconica che simboleggia il tormento degli scheletri e dei mostri di un tempo lontano; e di nuovo non è un caso se nel nome del protagonista riecheggia quello di “Jack o’ lantern”, anima disperata in stato di sospensione, scacciata sia dal Paradiso che dall’Inferno, costretta all’eterno vagare in una disperata ricerca di un luogo inesistente che gli conceda tregua.

Jack Joseph è allo stesso modo ingabbiato in se stesso, fugge dal presente ed è incapace di guardare al futuro: non gode della sua esistenza. Sua moglie aspetta un bambino, ma fra continui litigi lui non fa altro che scappare nelle profondità degli abissi interiori, rinunciando a vivere a causa dei suoi mostri.

La fuga tuttavia non è mai la soluzione per risolvere i conti con se stessi e nessun luogo può restituirgli la serenità, Jack è dunque costretto a fronteggiare le sue ombre:

“Ti meravigli […] che nonostante le tue peregrinazioni così lunghe e tanti cambiamenti di località, non ti sei scrollato di dosso la tristezza e il peso che opprimono la tua mente? Devi cambiare d’animo, non di cielo. Puoi anche attraversare il mare, terre e città retrocedano pure, come dice il nostro Virgilio: ebbene i tuoi difetti ti seguiranno ovunque andrai.”1
Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, Liber Tertius, epistula XXVIII – traduzione di Fernando Solinas

pu_The_Underwater_Welder_116Lemire descrive dunque il dramma di un uomo che sta per diventare padre ma non ne è ancora pronto, dovendo affrontare se stesso per riottenere la signoria sul presente e la gioia dell’attimo che scorre; in questo viaggio intimo è inevitabilmente solo.
Quello che il protagonista compie è un ciclo completo, una catabasi nel buio entroterra della mente e un’anabasi verso il riscatto e la liberazione: si deve scendere per risalire.

Jack sta per diventare padre, una guida, ma per farlo deve riconciliarsi con i suoi fantasmi, gettarsi dietro i suoi tormenti; per essere padre deve smettere di essere un figlio.
A seguito del risveglio del suo doloroso ricordo, il saldatore subacqueo trova finalmente il modo per rimettere insieme i pezzi della sua serenità; questo è lo scopo dei suoi viaggi nelle profondità del mare/inconscio e del suo lavoro/crociata: entrare dentro sé e “risaldare” la sua integrità mentale.

Durante un immaginario e commovente incontro negli abissi con suo padre, in cui questo gli ripete costantemente “è ora”, Jack scorge l’albero della vita e il suo ciclo, e dunque accetta la sua perdita e supera il senso di colpa che lo dilaniava.
Messo faccia a faccia con la sua imminente paternità, con le paure e i dubbi che questa comporta, è costretto ad uscire dal suo passato, “è ora” di liberarsi e vivere: superata la notte di Halloween e sconfitti i suoi rimorsi, finalmente la bellezza e la serenità del possibile futuro che lo attende con la sua famiglia e un figlio da crescere possono essere apprezzati appieno.
Il protagonista può adesso iniziare a navigare sulla superficie e non più in profondità, può finalmente guardare l’orizzonte:

“Mi chiamo Jack Joseph, ed ERO un saldatore subacqueo. HO una moglie e un figlio in arrivo…un maschietto. Ho sprecato tanto tempo a guardare il passato che non mi sono permesso di guardare il futuro… Vedo tutta una vita che mi aspetta, si stende a perdita d’occhio. Vedo Susie e vedo te… figlio mio.”

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Il tratto è sghembo, asciutto ed essenziale. L’autore utilizza primissimi piani e campi larghissimi, due figure all’opposto, per ottenere il medesimo risultato di suscitare una sensazione di solitudine e silenziosa riflessione nel lettore, e gli sfondi spesso acquerellati contribuiscono alla costruzione di un luogo della memoria. I personaggi di Lemire sono vissuti, solcati da profonde ed evidenti rughe, dolorosamente segnati dal tempo:

“Hai capito cosa intendo? In pratica, secondo me, la forma che abbiamo, il nostro viso, gli zigomi, le guance, le fossette, il mento, la bocca, le labbra, tutto questo, queste forme, sono state definite nei secoli dei secoli dallo scorrere delle lacrime.”2

Quella che l’autore canadese narra è una meravigliosa storia, commovente e delicata, sulla sensazione di inadeguatezza legata al divenire padri; una dolorosa lotta e un riscatto contro i ricordi del passato per afferrare e godere a pieno il presente. Un racconto indimenticabile che penetra nel cuore e nelle vene del lettore e lo scuote con forza.

“Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.”3

Abbiamo parlato di:
Il saldatore subacqueo
Jeff Lemire
Panini Comics, novembre 2013
220 pagine, brossurato, bianco e nero – € 19,00
ISBN: 9788891200280


  1. Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, Liber Tertius, epistula XXVIII –traduzione di Fernando Solinas 

  2. Gipi, unastoria – Coconino Press 

  3. Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby 

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Scritto da Simone Cilli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Le strabilianti imprese di Fantomius http://www.lospaziobianco.it/145353-strabilianti-imprese-fantomius http://www.lospaziobianco.it/145353-strabilianti-imprese-fantomius#comments Mon, 30 Mar 2015 07:30:05 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=145353 Scritto da Gianluigi Filippelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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"Definitive Collection", il nuovo albo di ristampe disneyane della Panini, ripropone nel suo numero d'esordio le prime quattro storie di Marco Gervasio della serie "Le strabilianti imprese di Fantomius" , il ladro gentiluomo alla base della mitologia di Paperinik.


Scritto da Gianluigi Filippelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Gianluigi Filippelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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paperinik_diabolico_vendicatorePaperinik fa il suo esordio sui numeri 706 e 707 di Topolino del giugno 1969 creato da Elisa Penna, Guido Martina e Giovan Battista Carpi. L’ispirazione per le imprese e il costume del suo alter ego giungono a Paperino dopo la lettura dei diari del vecchio possessore di Villa Rosa, una casa abbandonata vinta da Gastone con il solito concorso, ma che con l’inganno Paperino ha dichiarato sua. I diari sono scritti da un ricco gentiluomo che di notte si dedica alla carriera di ladro con il nome di Fantomius insieme con la sua degna compagna Dolly Paprika: dietro la maschera dell’inafferrabile ladro, si nasconde Lord John Lamont Quackett, nome completo dell’ex proprietario di Villa Rosa.

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Origini segrete

Il Fantomius originale era semplicemente una figura di contorno, un’ombra aleggiante sopra il passato di Paperopoli e quindi di Paperinik, fino a che il cavazzaniano Marco Gervasio non iniziò a occuparsi del personaggio, con due storie scritte rispettivamente da Bruno Sarda (Paperinik contro le Giovani Marmotte) e da Fabio Michelini (Paperinik e l’estate a Villa Lalla).
Ben presto Gervasio inizia a scavare nel passato di Paperinik: il suo primo, vero esperimento con Fantomius1 e Dolly Paprika è in Paperinik e il tesoro di Dolly Paprika, dove la coppia di ladri, evidentemente originariamente ispirata da Diabolik ed Eva Kant, compare in un flashback. Gervasio li rende poi coprotagonisti con Paperinik in altre due avventure, Il segreto di Fantomius e Il passato senza futuro, quest’ultima una vera e propria avventura nel tempo: il trittico, alla fine, risulta essere un vero e proprio prologo alla serie Le strabilianti imprese di Fantomius che esordisce sul Topolino #2972 con la storia Il Monte Rosa. Delle dieci storie fin qui realizzate da Gervasio, le prime quattro sono state, quindi, pubblicate sul numero inaugurale di Disney Definitive Collection, albo che, nel formato storico che fu di Zio Paperone, ha iniziato a ristampare una serie di cicli disneyani tra quelli maggiormente apprezzati dai lettori.

Nel segno di Carl Barks

L’intera operazione Fantomius, che come detto parte con il trittico di storie “sulle origini”, è di fatto l’equivalente della Saga di Paperone di Don Rosa: Gervasio, in pratica, si inserisce all’interno di quell’affresco, inglobando alcuni elementi squisitamente barksiani, come il riferimento al Duca Pazzo, che nella ricostruzione del fumettista italiano viene identificato con Richard Quackett, antenato di John. L’autore romano, poi, affianca a Fantomius Copernico Pitagorico, bisnonno del più noto Archimede, con una intuizione non troppo differente da quella avuta sempre da Barks nell’affiancare a un giovane Paperone l’altrettanto geniale Cacciavite Pitagorico, nonno di Archimede e presumibilmente figlio di Copernico.

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L’ultimo elemento necessario per far funzionare le storie di Fantomius era affiancare al ladro un antagonista in grado di sfidarlo, ma anche di far risplendere la sua stella, ed ecco che Gervasio recupera l’ispettore Pinko, ideato da Michelini insieme con Giovan Battista Carpi sulle pagine del Ritorno a Villa Rosa: se il Pinko di Michelini-Carpi era stato ideato come temibile avversario di Paperinik, quello di Gervasio, pur mantenendo la stessa struttura fisica e la stessa determinazione, risulta un personaggio più leggero e umoristico, molto vicino all’Ispettore Clouseau de La pantera rosa. D’altra parte il Pinko di Gervasio, che è solo commissario, è l’antenato dell’ispettore del Ritorno e ha una caratterizzazione maggiormente caricaturale rispetto al personaggio di Michelini, evidentemente abbandonato perché ritenuto non adatto a un pubblico di bambini.

Fonti letterarie

Vale la pena, a questo punto, cercare di capire quali sono state le possibili fonti letterarie di Marco Gervasio per la serie.
La Paperopoli proposta dal bravo fumettista è quella degli anni ’20 del XX secolo: le atmosfere sono evidentemente ispirare alla serie di romanzi con protagonista Fantomas, antieroe che va annoverato anche tra le fonti di Guido Martina, oltre che al ladro gentiluomo per definizione, Arsène Lupin.
Altra fonte fondamentale per Gervasio, oltre che per Martina, è sicuramente il Diabolik delle sorelle Giussani: i piani complessi ideati da Fantomius o i marchingegni avveniristici (per l’epoca) realizzati da Copernico Pitagorico fanno pensare immediatamente al fumetto noir italiano per eccellenza. D’altra parte lo stesso Lord Quackett sembra, fisicamente, una versione papera dell’inafferrabile Diabolik.

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Un altro classico di riferimento è, poi, Belfagor, omaggiato (o parodiato) esplicitamente con la storia Brutfagor, che ha anche il merito di introdurre un nuovo antagonista per Fantomius, Hercule Paperot, ispirato al quasi omonimo investigatore ideato da Agatha Christie.
L’ultimo spunto lo troviamo, infine, nel nome completo di Lord Quackett: il Lamont inserito da Gervasio per completare il nome dell’identità civile di Fantomius è un evidente riferimento a Lamont Cranston, meglio noto come L’uomo ombra in una serie di drammi radiofonici e di avventure distribuite agli inizi del XX secolo sui pulp magazine.

Le storie

Oltre agli spunti letterari e al lodevole tentativo di inglobare la serie nel corpus barksiano e donrosiano (sforzo che sarà maggiormente evidente nel seguito della saga), nel complesso la serie risulta leggera e divertente.
Lord Quackett viene caratterizzato come una versione papera del Bruce Wayne interpretato da Adam West nello storico serial del 1966. Le gag, però, non squalificano il personaggio, ma sembrano più mettere alla berlina il ruolo che interpreta, quello del nobile sfaccendato, e non mirano a criticare Lord Quackett stesso, che nel chiuso della sua villa, in compagnia del fido Copernico Pitagorico e dell’amata Dolly Paprika emerge con tutta la sua intelligenza e audacia.
Degli altri due coprotagonisti, mentre l’avo di Archimede Pitagorico è, di fatto, un personaggio di contorno utile semplicemente per giustificare l’attrezzatura di Fantomius, Dolly Paprika viene rappresentata come la controparte femminile di Lord Quackett: nell’identità pubblica è infatti ammaliante e superficiale, per poi trasformarsi in audace e intelligente compagna di Fantomius.

Abbiamo parlato di:
Disney Definitive Collection #1 – Le strabilianti imprese di Fantomius, ladro gentiluomo vol. 01
Marco Gervasio
Panini Comics, ottobre 2014
116 pagine, brossurato, colore – € 3.90

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  1. Tecnicamente Gervasio aveva utilizzato almeno di nome il personaggio in Paperino e l’ombra di Fantomius, ma un vero progetto organico con il personaggio lo si ha solo a partire dal Tesoro di Dolly Paprika 

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Scritto da Gianluigi Filippelli, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Le 7 Meraviglie # 2: omicidi e truffe nei grandi luoghi del mito http://www.lospaziobianco.it/142526-7-meraviglie-2-omicidi-truffe-grandi-luoghi-mito http://www.lospaziobianco.it/142526-7-meraviglie-2-omicidi-truffe-grandi-luoghi-mito#comments Sun, 29 Mar 2015 07:30:22 +0000 http://www.lospaziobianco.it/?p=142526 Scritto da Cristina Zappardo, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Continua con questo secondo volume il viaggio nel passato leggendario de "Le 7 Meraviglie", la saga ideata da Luca Blengino edita da Star Comics.


Scritto da Cristina Zappardo, tratto da Lo Spazio Bianco.

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Scritto da Cristina Zappardo, tratto da Lo Spazio Bianco.

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7Meraviglie(2)CopertinaBasta poco per rendere noiosa una lezione di storia antica o di arte classica e le ragioni di ciò non risiedono soltanto in una distanza puramente temporale o fisica di luoghi ed eventi, quanto nel racconto spesso impersonale che descrive uno spazio disabitato o popolato soltanto da grandi folle (il che, spesso, conduce al medesimo risultato). Quello che, al contrario, rende le storie della saga de Le 7 Meraviglie tutt’altro che noiose è proprio la scelta di una prospettiva interna a un piccolo gruppo di personaggi, che riporta il tempo a scorrere dentro i luoghi immortali del mito.

Anche in questo secondo capitolo, infatti, le vicende leggendarie, riportate o riadattate, di queste antiche “megastrutture” costituiscono soltanto lo spunto narrativo per altre storie di più modesta natura, ma non meno intriganti. Così sul Faro di Alessandria comincia l’indagine del comandante Kiostrates, chiamato dal suo principe a risolvere un intricato delitto, che si mostra sin da subito un tassello di un mistero ben più complesso. Ugualmente, il Tempio di Artemide a Efeso diventa l’obiettivo delle mire criminali di Abder Fenice, a capo di una banda di ladri dell’epoca, determinato a trafugare il famoso tesoro che il santuario racchiude al suo interno.

A differenza degli episodi precedenti, questa volta non si tratta di racconti narrati in prima persona da uno dei protagonisti, e probabilmente ciò contribuisce a rendere meno approfondita la loro caratterizzazione: se ancora il personaggio di Kiostrates, fedele al suo sovrano ma con dubbi crescenti in merito alla bontà di una cieca obbedienza come la sua, vede una minima evoluzione nel corso della vicenda, lo stesso spazio non è dato alla squadra di truffatori capitanata da Abder, abbozzati appena nei loro ruoli predefiniti.

7Meraviglie(2)Pag21Nonostante ciò, le trame mantengono l’impostazione del volume precedente, rendendo gli spazi della leggenda più che semplici ambientazioni. Difatti, se i dati storici (o talvolta, pseudo-storici) sono spesso piegati nella direzione del racconto che Luca Blengino costruisce, ciò avviene all’interno di un’invenzione narrativa che mantiene al suo centro la “meraviglia” che dà il titolo all’episodio: non si tratta, pertanto, solo di sfondi rimasti come pretesti, ma di veri e propri fulcri narrativi. Prova ne è il fatto che la descrizione del monumento in questione non si conclude mai nelle prime pagine della storia, quando questo è mostrato in tutta la sua imponenza: riusciamo ad avere il quadro completo della struttura e della sua funzione solo alla fine del racconto, quando alcuni particolari prima omessi ci vengono rivelati, spesso dai “cattivi” di turno. In tal senso, lo schema narrativo risulta ripetitivo per alcuni elementi comuni a questi ultimi episodi, che però nell’insieme di ogni storia risultano ben assemblati.

Per il primo racconto, Tommaso Bennato, come lo sceneggiatore, mostra chiaramente di aver condotto uno studio approfondito delle fonti storiche, ricostruendo con abilità e dovizia di particolari non solo l’aspetto esteriore dell’enorme torre di Alessandria, ma anche l’ingegnoso montacarichi che ne consente l’ascesa o gli interni ariosi della biblioteca della città.

7Meraviglie(2)Pag60In linea con gli artisti del precedente volume, il disegnatore arricchisce le sue tavole con ampie panoramiche volte ad abbracciare edifici incredibili, scorci arditi e paesaggi estesi, mentre la costruzione dinamica della narrazione, grazie ai continui cambi di inquadrature attorno ai personaggi, contribuisce a non rendere statiche le numerose scene di dialogo. La stessa carica di realismo e accuratezza non presenta invece il disegno di Antonio Sarchione, più sintetico nella descrizione degli sfondi, spesso semplicemente monocromi, e maggiormente a suo agio con i primi piani dei personaggi.

Abbiamo parlato di:
Le 7 Meraviglie # 2
Luca Blengino, Tommaso Bennato, Antonio Sarchione
Edizioni Star Comics, febbraio 2015
112 pagine, brossurato con alette, colori – 13,00  €
ISBN: 9788869201653

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Scritto da Cristina Zappardo, tratto da Lo Spazio Bianco.

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