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	<title>LoSpazioBianco &#187; Recensioni</title>
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	<description>Nel Cuore Del Fumetto</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 May 2013 07:00:27 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Armi di persuasione di massa: l&#8217;uomo è ciò che legge?</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 13:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Grilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Brooke Gladstone]]></category>
		<category><![CDATA[Josh Neufeld]]></category>
		<category><![CDATA[Rizzoli Lizard]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno sguardo sull'industria mediatica attraverso la sua evoluzione storica e tecnologica. Un'analisi condotta in maniera intelligente, attenta e ironica sulla capacità dei media di informarci e convinverci.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Copia-di-Armicover.jpg?resize=289%2C289" width="240" />
		</p><blockquote>
<p><em>&#8220;Il giornalismo consiste soprattutto nel dire &#8216;Lord Jones è morto&#8217; a persone che non sapevano che Lord Jones fosse vivo.&#8221;</em> <strong>Gilbert Keith Chesterton</strong></p>
</blockquote>
<p><em><img class="alignleft  wp-image-78173" alt="Armicover" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Armicover.jpg?resize=223%2C306" data-recalc-dims="1" /></em>Come nasce una notizia? Come si diffonde? <br />Attraverso quali canali e con quali modalità? L&#8217;informazione ci rende più preparati e consapevoli nel fare le nostre scelte o è al contrario uno strumento utilizzato per indirizzare l&#8217;opinione pubblica e plasmarne le opinioni? <br />Qual è il ruolo di giornali e giornalisti? <br />Questi sono alcuni dei numerosi temi trattati nell&#8217;interessante volume di <strong>Brooke Gladstone</strong> e <strong>Josh Neufeld</strong> a partire dalla definizione stessa di notizia.</p>
<p>Il concetto racchiude infatti in sé altri significati e valenze:<strong> la notizia è comunicazione di un fatto, ma allo stesso tempo ne diventa anche il racconto</strong>, alle volte con qualche forzatura. <br />La notizia è anche una merce in un mondo i cui proliferano network di qualsiasi tipo, e può essere un ottimo strumento di promozione, più o meno dichiarata o volontaria.</p>
<p><img class="alignright  wp-image-78175" alt="Armi di dissuasione di massa" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/IMG_3580.jpg?resize=168%2C240" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Ai media spetta il compito di informare, per dare modo ai cittadini di farsi un’opinione su quello che li circonda; ma <strong>ha senso parlare di un’informazione assolutamente oggettiva?</strong> <br />Il giornalista come deve come deve gestire il rapporto fra la notizia e i propri ideali etici e politici?<br />Sono più responsabili i cronisti che decidono di non votare (l’autrice cita <strong>Len Downie</strong> Direttore Esecutivo del <i>Washington Post</i>, in Italia potremmo menzionare <strong>Enrico Mentana</strong>), oppure quanti palesano il proprio orientamento, “mettendo in guardia” i loro lettori circa la possibile faziosità delle proprie opinioni? <br />E i colossi mediatici proprietari di quotidiani, riviste e televisioni possono essere ritenuti attori imparziali, <img class="alignleft size-full wp-image-78361" alt="IMG_3590a" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/IMG_3590a.jpg?resize=203%2C249" data-recalc-dims="1" />capaci di non utilizzare la propria influenza per i loro interessi economici?</p>
<p>Tra citazioni, esempi e aneddoti (naturalmente USA-centrici), la Gladstone utilizza un numero veramente cospicuo di riferimenti, tutti adeguatamente indicati nella corposa bibliografia in appendice al volume. E numerosi sono gli spunti che l’autrice, che negli USA conduce un programma radiofonico dedicato ai media (<em>On the media</em>), propone, a partire dai casi citati.<br />Nel 1969 il dipendente del <strong>Pentagono</strong>,<strong> Daniel Ellsberg</strong> porta al “<i>New York Times</i>” le trascrizioni di dossier riservati relativi ad una serie di operazioni militari segrete operate dal governo in Vietnam, una guerra che, nelle stesse carte, viene sostanzialmente definita impossibile da vincere: l’esatto contrario di quanto sostenuto dalle varie fonti giornalistiche e governative/politiche di fronte ai cittadini USA. Ellsberg viene accusato &#8211; da un’amministrazione colpevole di aver deliberatamente mentito -  di tradimento. <br />Nel frattempo altri due giornalisti, <img class="alignleft size-full wp-image-78363" alt="IMG_3600a" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/IMG_3600a.jpg?resize=233%2C300" data-recalc-dims="1" /><strong>Carl Bernstei</strong>n e <strong>Bob Woodward</strong> scoprono che il presidente <strong>Nixon</strong> ed il suo <i>entourage</i> sono responsabili di una serie di azioni diffamatorie, atti di spionaggio e altro, contro i propri avversari politici.</p>
<p>Queste vicende da un lato mostrano quanto sia potente l’informazione, sia quella raccolta e non divulgata &#8211; utile al ricatto o all’esercizio di una pressione indebita -  sia quella resa pubblica, per amore della verità o al fine di produrre uno specifico risultato. <br />Ma dall’altro lato sollevano interrogativi sull’effettiva opportunità della pubblicazione di determinate informazioni: la riservatezza è una risorsa per i cittadini? <br />L’interesse nazionale giustifica la segretezza? <br />Sapere che anche un Presidente può agire illegalmente rende un paese più forte o più debole?</p>
<blockquote>
<p> <em>&#8220;Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi&#8221;</em> <strong>Giovanni 8,32</strong> <a title="" href="file:///C:/Users/Pierre/Documents/Lo%20Spazio%20Bianco/Armi%20di._._doc#_ftn1">[1]</a></p>
</blockquote>
<p>L’autrice giustamente si concentra su episodi cruciali per la storia degli Usa e del giornalismo moderno, ma le questioni che sottendono a questi fatti sono riferibili anche al nostro paese:<img class="alignright size-full wp-image-78362" alt="IMG_3598a" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/IMG_3598a.jpg?resize=300%2C276" data-recalc-dims="1" /> la stampa italiana che discute da tempo sull’ipotesi di una trattativa tra lo Stato italiano e la Mafia rende un servizio ai cittadini? <br />Oppure è opportuno che a occuparsi della vicenda siano soltanto la magistratura e la Polizia, nonostante siano a loro volta parte delle istituzioni messe sotto accusa? <br />La mancanza di una legge sul conflitto di interessi mina la nostra democrazia?</p>
<p>D’altro canto se il rapporto tra potere e stampa non è dei più facili (e forse è giusto che sia così) non lo è nemmeno quello tra lettori e stampa. <br />Da giornalista l&#8217;autrice dedica diverse pagine alla sfiducia crescente che la maggior parte delle persone manifesta nei confronti dei giornalisti, e analizza con attenzione le nuove modalità d’informazione che si sono affermate con l’evoluzione di internet e dei social network.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-78359" alt="IMG_3587-1a" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/IMG_3587-1a.jpg?resize=600%2C209" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>L’informazione si specializza, aumenta, si fa allo stesso tempo più rapida e più approfondita, visto che ciascuno di noi è in grado di recuperare nozioni specifiche sugli argomenti che lo interessano maggiormente. <br />Con la rete approvvigionarsi di informazioni è facilissimo, e il problema è forse interrompere e filtrare criticamente un flusso di dati che non si ferma mai e che spesso ci propone anche notizie che non ci interessano. <br />Allo stesso tempo, <strong>ciascuno di noi è in grado di “diventare” giornalista, producendo contenuti condivisibili con gli altri</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-78360" alt="IMG_3588a" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/IMG_3588a.jpg?resize=586%2C285" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>La tesi di fondo del libro è riassunta nella vignetta che chiude il volume, ed è la stessa proposta in copertina: <em>&#8220;<strong>abbiamo i media che ci meritiamo</strong>&#8220;</em>. <br />Ma attenzione a interpretare la frase nel modo corretto: non dobbiamo leggere l’affermazione come una considerazione fatalista sulla mediocrità irreversibile di un prodotto, che oltretutto la Gladstone definisce con insistenza in continua evoluzione, tecnologica e non solo. <br />É esattamente il contrario: <img class="alignright size-full wp-image-78364" alt="IMG_3607a" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/IMG_3607a.jpg?resize=248%2C202" data-recalc-dims="1" />la giornalista sostiene che <strong>l’informazione è un prodotto</strong>, una merce che ha l’esigenza di essere venduta. Sono quindi i suoi acquirenti ad avere la capacità (e la responsabilità) di provocarne un miglioramento, rifiutando di consumare tutta quella informazione che ai loro occhi risulti scadente, strumentale o faziosa. Questo processo è sostanzialmente infinito: gli scenari, tecnologici e sociali, sono in continua evoluzione, così come perenne è il dissidio che affligge i lettori, sempre in bilico tra il desiderio di trovare conferma alle proprie convinzioni attraverso opinioni affini alle proprie, e la volontà di testare le proprie idee,  per evitare di cadere in un meccanismo di auto-legittimazione sclerotizzante.</p>
<p>Dal punto di vista fumettistico il disegnatore Josh Neufeld ha il compito di tradurre in immagini gli avvenimenti raccontati dalla giornalista, incarico piuttosto facile ogni volta che si fa riferimento a episodi specifici, il cui racconto acquista maggior vividezza grazie alla rappresentazione grafica.<img class="alignleft size-full wp-image-78358" alt="IMG_3585a" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/IMG_3585a.jpg?resize=230%2C300" data-recalc-dims="1" /><br />Il ricorso alle immagini consente di alleggerire il tono della narrazione (caratterizzata comunque da una buona dose di ironia) anche da un punto di vista quantitativo: il fumetto lungi dall&#8217;essere prolisso è piuttosto verboso e la possibilità di alternare il racconto a fumetti a quello costituito dal solo testo (come accade nelle parti più prettamente teoriche dell&#8217;esposizione) lo rende più scorrevole e apprezzabile anche per un lettore non &#8220;devoto&#8221; all&#8217;argomento. <br />I siparietti comici, che vedono come protagonista la versione a fumetti dell&#8217;autrice e le caricature dei personaggi storici, sono sicuramente strategici da questo punto di vista, e in sintonia con un lavoro che riesce a essere allo stesso tempo leggero e ricco di nozioni.  </p>
<p>Impossibile e sostanzialmente inutile cercare di riassumere i temi, gli interventi e i contenuti che il volume ospita. <br />Armi di dissuasione di massa è un libro denso, che merita di essere letto con attenzione e tempo, <strong>un divertente manuale d&#8217;istruzioni d&#8217;uso per la realtà che ci circonda, ma soprattutto per come ci viene raccontata</strong>.<iframe style="width: 120px; height: 240px;" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=lospait-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;asins=881705870X&amp;ref=qf_sp_asin_til&amp;fc1=964747&amp;IS2=1&amp;lt1=_blank&amp;m=amazon&amp;lc1=964747&amp;bc1=000000&amp;bg1=D6D0D0&amp;f=ifr" height="240" width="320" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" align="right"></iframe></p>
<p style="text-align: left;"><em>“I mezzi di informazione non cercano di controllare le persone, cercano piuttosto di arruffianarsele” <strong>Brooke Gladstone</strong></em></p>
<p><strong>Abbiamo parlato di:<br /></strong>Armi di persuasione di massa<br />Brooke Gladstone, Josh Neufeld <br />Traduzione di Elisabetta Sedda, Giulia Bertoldo <br /><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/rizzoli-lizard" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Rizzoli Lizard">Rizzoli Lizard</a>, 2013<br />184 pagine, brossurato, bicromia &#8211; € 20,00 <br />ISBN: 9788817058704</p>
<div> </div>
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<div><img class="aligncenter size-full wp-image-78172" alt="Armi di dissuasione di massa" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/IMG_3609.jpg?resize=501%2C334" data-recalc-dims="1" /><br clear="all" /><br />
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="file:///C:/Users/Pierre/Documents/Lo%20Spazio%20Bianco/Armi%20di._._doc#_ftnref1">[1]</a>              La frase campeggia su di una parete all&#8217;ingresso della sede della CIA a Langley, in Virginia</p>
</div>
</div>

	<div id="share"><div class="banner"><p><strong>Etichette associate:</strong></p></div></div><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/rizzoli-lizard" title="Rizzoli Lizard" rel="tag">Rizzoli Lizard</a>, <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/brooke-gladstone" title="Brooke Gladstone" rel="tag">Brooke Gladstone</a>, <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/josh-neufeld" title="Josh Neufeld" rel="tag">Josh Neufeld</a><br />
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		<title>Con Beta di Vanzella e Genovese nel mondo del mecha-anime vintage</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 14:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Foti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bao Publishing]]></category>
		<category><![CDATA[Beta]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Genovese]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Vanzella]]></category>

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		<description><![CDATA["Beta" di Luca Vanzella e Luca Genovese, un fumetto che segue i crismi del genere "robottoni" riuscendo a soddisfare esigenze da fumetto autoriale, frutto della maturità e della sicurezza del mezzo acquisita dai due autori.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Il-mondo-di-Beta-intervista-a-Luca-Vanzella-e-Luca-Genovese_h_partb1-150x150.jpg?resize=150%2C150" width="240" />
		</p><p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-78130" alt="Il-mondo-di-Beta-intervista-a-Luca-Vanzella-e-Luca-Genovese_h_partb" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Il-mondo-di-Beta-intervista-a-Luca-Vanzella-e-Luca-Genovese_h_partb.jpg?resize=549%2C329" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Questo lavoro di autori italiani, incentrato su robot giganti dalla squisita estetica <strong>vintage mecha-anime</strong>, non ha a che fare con la voglia di irretire consumatori nostalgici, quanto piuttosto con precise ambizioni narrative, in cui <b>il contenitore cospira col contenuto</b>. <br />Infatti, sugli scaffali delle librerie i due volumi di &#8220;<em>Beta</em>&#8220;, realizzati da <strong><a href="http://aleagio.tumblr.com/">Luca Vanzella</a></strong> e <strong><a href="http://poinonsuccedeniente.blogspot.it/">Luca Genovese</a> </strong>per <strong><a href="http://www.baopublishing.it/">Bao Publishing</a></strong>, appaiono come uno studiato involucro di suggestioni spaziotemporali. La confezione cartacea è un riuscito balocco vintage: i fonemi del logo riplasmati in falsi logogrammi di fulmine e fuoco, il tradizionale simbolo dell&#8217;automa riassunto in un enigmatico carattere alfabetico, che è assieme sigillo di misteri scientifici e finestra-pulsante ludica che invita a sbirciare, lo spaccato degli ingranaggi interni che rievocano l&#8217;epica sonora delle sigle di <em>Mazinga Z</em>. <img class="alignright size-full wp-image-78127" alt="bao-publishing-beta-m2-2-beta-66975000020" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/bao-publishing-beta-m2-2-beta-66975000020.jpg?resize=250%2C372" data-recalc-dims="1" />La furbizia dei dettagli estetici non è tuttavia destinata alla seduzione, quanto semmai al camuffamento, che inocula <strong>un vero e proprio virus decostruzionista narrativo</strong> negli ormai cresciuti teledipendenti dagli anime trasmessi negli anni ’70-’80.</p>
<p>Facciamo un passo indietro. <br />Nel 2003 <strong>Vanzella</strong> e <strong>Genovese</strong> formano la <em>Self-Comics</em>, etichetta di autoproduzioni decisa a sfruttare al massimo i livelli di interazione col lettore che questo tipo di realtà permette, che si spinge fino ad abbracciare il copyleft<i>.</i> Nel pieno di questa esperienza, sono maturate sperimentazioni narrative-grafiche alla ricerca di un segno riconoscibile e personale e nascono le avventure di <i>Aleaggio</i>, dense di dolci suggestioni autobiografiche affiancate a innovativi esperimenti grafici, che iniettano energia comunicativa nella scena del fumetto “slice of life” italiano. <br />Proprio in una storia di <i>Aleagio</i>, nel 2005, si manifesta il prototipo dell&#8217;idea <em>BETA</em>:<strong> i ricordi dei luoghi d&#8217;infanzia si mescolano a un&#8217;inaspettata visione di basi e robot giganti innestati nei panorami italici</strong>. Questa scintilla porta a isolare e sviluppare una via &#8220;retrofuturista&#8221; rispetto al classico racconto intimista, espansa fino a diventare un avvincente romanzo di guerra, spionaggio e formazione. <br />Non più reperti mecha rinvenuti nel quotidiano, ma un vero e proprio giovane asso-pilota e i suoi alleati con rispettivi automi da guerra, scienziati, basi di partenza, nemici mostruosi. Non più una fotografia dal passato con elementi stravaganti, ma un <b>complicato affresco fantapolitico</b> che usa le battaglie robotiche come metafora di rapporti e tensioni della Guerra Fredda, in scala mondiale così come nel quotidiano. In tutto questo, le regole del genere robotico vengono rispettate pizzicando le corde narrative fino a generare note revisioniste in grado di rovesciare gli scenari iniziali e innestare <b>tardive consapevolezze,</b> ciniche e mature.</p>
<p><img class="size-large wp-image-78133 aligncenter" alt="Beta-2-Dettaglio-da-pag-55_emb8a" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Beta-2-Dettaglio-da-pag-55_emb8a.jpg?resize=600%2C422" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Da questa attitudine revisionista (inerente specialmente al rapporto tra &#8220;buoni&#8221; e &#8220;nemici&#8221;) nasce, nei paragoni seguiti ai primi commenti, l&#8217;accostamento a <em>Evangelion</em> oltre che ai robot della <em>Toei</em> o della <em>Sunrise</em> (questi ultimi rievocati più che altro come modelli da cui prelevare i canoni narrativi base del genere). Tuttavia l&#8217;opera <em>Gainax</em> era un pretesto metanarrativo per criticare aspramente l&#8217;ostinato e autistico prolungarsi dell&#8217;infanzia nella società nipponica, mentre Vanzella e Genovese sembrano più interessati a tornare sulla strada di <em>Gundam</em>, <img class="alignleft size-full wp-image-78132" alt="vanzella-genovese-beta" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/vanzella-genovese-beta.jpg?resize=320%2C310" data-recalc-dims="1" />in cui i robot sono solo l&#8217;elemento decorativo e romanzato di un vero e proprio scenario di guerra.</p>
<p>Questo però vale solo sul piano narrativo, visto che in termini puramente estetici il riferimento rimane comunque la potenza iconica dei robot alla <strong>Go Nagai</strong>. Semplicemente, il presupposto narrativo dell&#8217;invenzione dei robot sostituisce, nella finzione del racconto, il deterrente della minaccia atomica sui due blocchi politici USA-URSS: sono quindi<b> veri e propri strumenti,</b> senza le connotazioni divine e le fusioni pilota-gigante d&#8217;acciaio tipiche della poetica nagaiana (anche se nel finale alcune pennellate più “tecnorganiche” e Gigeriane, alla Mazinsaga, trovano spazio).<br />I personaggi della storia vengono quindi sistemati in una scacchiera verosimile che vede i robot come<b> tecnologia bellica</b> sviluppata alla fine della Seconda Guerra Mondiale.</p>
<p>L&#8217;attenzione infusa nella caratterizzazione psicologica dei vari attori del dramma fa sì che l&#8217;intreccio di giochi di potere, amori, conflitti vada a sfociare in un dramma congegnato con perfetto senso del ritmo. I fili della complessa ma scorrevole trama si riannodano in una condanna decisa dell&#8217;ossessione per il controllo e la supremazia imperialista, un fantasma del secolo scorso mai realmente esorcizzato, di cui la fiction robotica è solo l&#8217;ennesimo e vivido riflesso.<br />La decostruzione ha il fulcro nel protagonista della storia <em>Dennis Beta</em>, prima presentato come il talentuoso e carismatico pilota di un meraviglioso e tranquillizzante simbolo di supremazia bellica, e poi rivelato impietosamente come una pedina prigioniera di una visione infantile, fiduciosa e ristretta che gli fa perdere di vista i dettagli del quadro generale in cui è imprigionato.<img class="alignright size-full wp-image-78131" alt="images" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/images.jpg?resize=269%2C188" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Dal punto di vista tecnico Genovese riutilizza la vivace grammatica del fumetto ideata nei suoi lavori più intimisti (uno per tutti, il balloon che contiene le forme accennate del profilo di chi parla fuori campo) e la fonde con una perfetta e minuziosa riproposizione della<b> scansione narrativa nipponica</b>, non solo nel disegno puro e semplice, infarcito di retini, linee cinetiche, fantasiose rielaborazioni delle onomatopee, ma perfino nelle inquadrature, che rimandano al montaggio frenetico degli shōnen manga più celebri. Quest&#8217;ultimo aspetto in realtà viene padroneggiato molto meglio nel secondo volume, in cui le scene d&#8217;azione risultano più fluide.</p>
<p>Il risultato di tutto ciò è una storia molto particolare, che segue i crismi del genere pur soddisfacendo esigenze di complessità maggiore e che mostra la sicurezza del mezzo acquisita dai due autori oltre all’innegabile attitudine comunicativa, potenzialmente commerciale, data dalla chiarezza e dal ritmo che sono capaci di infondere.</p>
<p><strong>Abbiamo parlato di:<br /></strong>Beta voll. 1/2<br /><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/luca-vanzella" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Luca Vanzella">Luca Vanzella</a>, <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/luca-genovese" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Luca Genovese">Luca Genovese</a><br /><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/bao-publishing" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Bao Publishing">Bao Publishing</a>, 2011/2012<br />224 pagine, brossurato, bianco e nero &#8211; 16,00€ cada.<br />ISBN: 978-88-6543-043-9<br />ISBN: 978-88-6543-108-5</p>
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</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-large wp-image-78129" alt="Beta-2-Pag-48-e-49_emb8" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Beta-2-Pag-48-e-49_emb8.jpg?resize=600%2C430" data-recalc-dims="1" /></p>

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		<title>Orbital di Sylvain Runberg  e  Serge Pellé: la space opera a fumetti</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 14:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David Padovani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[ReNoir]]></category>
		<category><![CDATA[Serge Pellé]]></category>
		<category><![CDATA[Sylvain Runberg]]></category>

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		<description><![CDATA[Renoir presenta in Italia il primo volume di Orbital, una space opera a fumetti nel solco della tradizionale bd fantascientifica franco-belga, a opera di Sylvain Runberg e Serge Pellé.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Orbital__Thumb.jpg?resize=200%2C200" width="240" />
		</p><p><b>Orbital</b>, serie a fumetti franco-belga, scritta da <b>Sylvain Runberg</b> con disegni di <b>Serge Pellé</b>, rientra a pieno titolo nel <b>filone fantascientifico della <i>Space Opera</i></b>, caratterizzato da temi quali avventura, viaggi interstellari e battaglie spaziali sullo sfondo di immensi universi abitati. <br />L’opera unisce intrighi e avventura all’interno di uno scenario galattico, abitato da centinaia di razze aliene, collocato temporalmente alla fine del XXIII secolo e rientra in quella tradizione di <i>bd fantascientifica</i> che è uno dei canoni storici del fumetto d’oltralpe.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76792" alt="Orbital__Pagina_041" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Orbital__Pagina_041.jpg?resize=580%2C261" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Orbital è una stazione spaziale, base del personale dell&#8217;<b>ODI</b>, <i>Organizzazione</i><i> Diplomatica Intermondiale</i>,  che grazie  a una tecnologia basata sui più recenti progressi della fisica quantistica, è ubicata per motivi di sicurezza in un altro piano dimensionale rispetto a quello dell’universo ordinario. <b>Il compito degli agenti dell’ODI è quello di preservare i buoni rapporti all’interno di una confederazione galattica, esistente da 8.000 anni, composta da 781 razze, nella quale gli umani sono stati gli ultimi ad arrivare</b> e non sono visti di buon occhio, spesso considerati primitivi e pericolosi, anche a causa dei loro comportamenti violenti nei confronti delle altre razze confederate.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76768" alt="Orbital__Pagina_011" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Orbital__Pagina_011.jpg?resize=580%2C198" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>La serie è composta di dittici, coppie di racconti che  formano una storia completa relativa a una missione dei due protagonisti principali, l’agente terrestre <b>Caleb Swany</b>, <b>primo essere umano con un ruolo diplomatico all’interno dell’ODI</b> e il suo compagno <b>Mézoké Izzua</b> della razza Sandjar. Poiché questi e gli esseri umani sono stati in guerra fino a pochi anni prima, in un conflitto causato dai terrestri che ha quasi portato all’estinzione della razza aliena, <b>la nuova coppia di agenti ha un valore simbolico, quello della riconciliazione, che ben si sposa con i fini diplomatici dell’organizzazione</b>.<br /> I dittici sono imbastiti su una trama principale sulla quale si sviluppano i destini dei diversi personaggi e nel volume dal titolo <i>“Cicatrici”,</i> che <b>Renoir</b> presenta sul mercato italiano, è raccolta la prima coppia di storie.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76772" alt="Orbital__Pagina_017_2" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Orbital__Pagina_017_2.jpg?resize=580%2C283" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><b>Orbital </b> può essere facilmente paragonata a un’altra famosa serie del fumetto d’oltralpe, quella degli agenti spazio-temporali <b>Valerian</b><b> e Laureline</b>, ideata da <i>Pierre</i><i> Christin</i> e <i>Jean</i><i>-</i><i>Claude Mézières</i> e pubblicata in Francia a partire dal 1967 fino al 2010. Tra le due opere si riscontrano affinità nei paesaggi e nelle atmosfere delle storie, oltre naturalmente alla coppia di protagonisti, con la differenza che l&#8217;ufficiale che accompagna Caleb Swany è una misteriosa creatura aliena non identificata sessualmente, seppur dall’aspetto chiaramente femminile, almeno per i canoni umani.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-76790" alt="Orbital__Pagina_100" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Orbital__Pagina_100.jpg?resize=250%2C223" data-recalc-dims="1" /><b>Il tono generale</b><b> di Orbital è però più duro rispetto a quello di Valerian e l&#8217;universo creato da Pellé e Runberg è più oscuro, più realistico, con storie rivolte a una riflessione geopolitica piuttosto che a una satira sociale.<br /> </b>La serie ricorda molto da vicino anche una serie televisiva ideata da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/J._Michael_Straczynski" target="_blank"><i>J. M. Straczinsky</i></a> , <i><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Babylon_5" target="_blank">Babylon 5</a>, </i> che presenta le vicende che si sviluppano all’interno di una stazione orbitale crocevia galattico multirazziale, toccando temi come razzismo, tolleranza e tentativi di convivenza pacifica tra razze e culture aliene diverse.  <br />Ma l’ispirazione più forte nella creazione del mondo di Orbital in realtà arriva da un&#8217;opera letteraria, il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Culture_series" target="_blank"><i>Ciclo della Cultura</i></a> dello scrittore scozzese <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Iain_Banks" target="_blank"><i>Iain M.</i><i> Banks</i></a>, che ha creato il grandioso affresco di una immensa società galattica, con proprie regole sociali, morali, etiche, religiose ed economiche.</p>
<p><b>Orbital mescola sapientemente sequenze di azione a parti più riflessive, legate a aspetti di riflessione politica o razziale.</b> Così la parte finale di <i>Cicatrici</i> è un susseguirsi di tavole di azione serrata che portano la vicenda alla chiusura, lasciando tuttavia in sospeso una serie di interrogativi che fanno parte della trama orizzontale che si svilupperà nei  capitoli successivi.<img class="alignright size-full wp-image-76796" alt="Orbital__Pagina_029" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Orbital__Pagina_029.jpg?resize=250%2C208" data-recalc-dims="1" /><br /> Runberg mette in scena attraverso i personaggi e le loro caratteristiche psicologiche il tipo di mondi e culture a cui essi appartengono, i loro ruoli specifici nella storia, le loro evoluzioni e attraverso le loro azioni e interazioni dà vita a un universo variegato e complesso.</p>
<p><b>Il mondo di fantasia creato in Orbital è spesso ispirato dalla realtà nella definizione dei suoi principi fondamentali</b>: la politica, l&#8217;ambiente sociale e il razzismo sono serviti allo scrittore per creare la cornice portante della storia. <br /> <b>La metafora dell’immigrazione è altresì evidente nella storia</b> e Runberg chiaramente affonda le radici delle proprie idee nella storia recente della Francia, che per tutto il XX secolo ha affrontato flussi migratori e richieste di affermazione di specificità culturali da parte delle più svariate nazionalità ed etnie che hanno spesso portato a scontri all’interno della società d’Oltralpe.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76795" alt="Orbital__Pagina_103" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Orbital__Pagina_103.jpg?resize=580%2C366" data-recalc-dims="1" />Da un punto di vista grafico, il disegnatore Serge Pellé sembra basare la sua tecnica su uno schizzo disegnato a matita e poi rifinito con una mescolanza di vari tipi di colorazione, dal pennarello alla pittura acrilica, passando per i pastelli ad olio fino all’uso, seppur molto limitato, del computer. <br /><b>Da questo approccio nascono tavole efficaci da un punto di vista visivo, con uno stile che, nella creazione dei mondi alieni, delle astronavi e delle caratteristiche morfologiche e somatiche delle varie razze, richiama autori quali Bilal, Moebius e Juan Gimenez</b>. <iframe style="width: 120px; height: 240px;" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=lospait-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;asins=8865670452&amp;ref=qf_sp_asin_til&amp;fc1=964747&amp;IS2=1&amp;lt1=_blank&amp;m=amazon&amp;lc1=964747&amp;bc1=000000&amp;bg1=D6D0D0&amp;f=ifr" height="240" width="320" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" align="right"></iframe> <br />Pellé non si limita tuttavia alla ricerca dell’impatto visuale gratuito, ma riesce a dare consistenza, varietà e profondità all’universo pensato da Runberg, formato da centinaia di pianeti ognuno con proprie caratteristiche perfettamente rese dal disegnatore nella loro “<i>alienità</i>”.</p>
<p><b>Abbiamo parlato di:</b><br /> Orbital &#8211; Cicatrici<br /> Sylvain Runberg,  Serge Pellé <br /> Renoir Comics, 2012<br /> 112 pagine, brossurato, colori &#8211; € 12,00<br /> ISBN-13: 978-8865670453</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76791" alt="Orbital__Pagina_075" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Orbital__Pagina_075.jpg?resize=580%2C236" data-recalc-dims="1" /></p>

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		<title>Echo di Terry Moore, un &#8220;on the road&#8221; tra fantascienza e spionaggio</title>
		<link>http://www.lospaziobianco.it/75698-echo-terry-moore-fantascienza-spionaggio</link>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 13:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Occhicone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bao Publishing]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Terry Moore]]></category>

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		<description><![CDATA[Con la maxiserie "Echo" Terry Moore ci trascina, con la sua tipica abilità narrativa e grafica, in una avventura on the road che attinge a più generi (spionaggio, teorie complottistiche, catastrofico) di grande appeal, inserendo numerosi e articolati  piani di lettura.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/thumb.png?resize=200%2C200" width="240" />
		</p><p><img class="alignright size-full wp-image-75702" alt="coperina bao" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/coperina-bao.png?resize=167%2C253" data-recalc-dims="1" />L&#8217;eco che dà il titolo a questa maxiserie di trenta numeri fa riferimento ad un qualcosa che in una recensione sarebbe meglio non spiegare per non rivelare troppo. Ci piace, tuttavia, dare a questo sostantivo un altro significato, un&#8217;altra provenienza. <br />Gli echi, in questo poderoso volume edito dalla <i><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/bao-publishing" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Bao Publishing">Bao Publishing</a></i>,<i> </i>che raccogliere tutte le storie e le copertine della serie, sono così tanti che quasi spaventano. <br />Tuttavia non hanno spaventato l&#8217;autore <b><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/terry-moore" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Terry Moore">Terry Moore</a></b>, già famoso per quel gioiello narrativo che è la serie <strong><i>Strangers in Paradise</i></strong>, che ha voluto affrontare temi molto cari a una certa narrativa e filmografia così in voga negli ultimi lustri (che parla di spionaggio e teorie complottistiche), costruendo una vicenda che per molti versi trasmette una sensazione di già letto e già visto,  ma che funge in realtà solo da scenario al vero racconto, al vero messaggio. <br />Potrebbe essere un esercizio sterile quello di trovare ad ogni costo un riferimento, un’ispirazione in ogni personaggio o in ogni vicenda del volume; il farlo, tuttavia, ci permette di aiutare chi non ha letto il libro a comprendere quali siano le caratteristiche del volume e soprattutto le atmosfere.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-75708" alt="03" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/03.png?resize=600%2C366" data-recalc-dims="1" /></p>
<div id="attachment_75703" class="wp-caption alignleft" style="width: 252px"><a href="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/cover-13.jpg"><img class="size-full wp-image-75703  " alt="cover 13" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/cover-13.jpg?resize=242%2C375" data-recalc-dims="1" /></a><p class="wp-caption-text">(clicca per ingrandire)</p></div>
<p>In prima battuta è il caso di sgombrare il campo da un’ipotesi che a qualche balzano lettore potrà venire in mente: il fatto che la protagonista trascorra gran parte del volume in topless (seppur, come dire, castigato da una patina metallica) non è il motivo dell&#8217;enfasi e della positività che pervade questa recensione. O almeno non solo.<br /> Detto questo, vale la pena cercare di capire quanti e quali ambientazioni, vicende, generi narrativi e tòpoi Moore abbia saccheggiato dalle altre arti,  per incastonarci dentro la sua storia.<br /> L&#8217;ambientazione è quella della provincia americana (California, per essere precisi); la protagonista femminile, Julie Martin, si trova, come spesso capita ai protagonisti, nel posto sbagliato al momento sbagliato.<br />È una esplosione nel deserto (proprio come nel fumetto dell&#8217;<i>Incredible Hulk</i>, quando i raggi gamma di una bomba progettata dallo stesso Bruce Banner innescarono nello scienziato una mostruosa trasformazione) a dare il la agli eventi. Julie è dapprima semplice testimone dell&#8217;accaduto, salvo poi essere travolta, in maniera molto violenta, dalla conseguenza che da esso scaturisce. </p>
<p><strong>La lunga narrazione, se letta tutta di seguito, appare ben bilanciata.<br /></strong>Il taglio intimista, ben dosato, è saggiamente equilibrato con le dinamiche di  movimento o di scontro vero e proprio. Tutti i personaggi sono rapidamente e chiaramente caratterizzati, introdotti a getto continuo fino a giungere, verso la metà della storia, a definire  il pantheon degli attori sul palco narrativo. </p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-75699" alt="05" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/05.png?resize=290%2C289" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><strong>L&#8217;autore ha un approccio alla tavola molto ordinato e rigido</strong>; riquadra tutte le vignette e si affida quasi sempre a tre strisce a tavola (con due o tre vignette a striscia) di misura variabile; il suo stile è di una pulizia e organicità disarmante. <br />Le sue donne sono reali perfino nell&#8217;aggrottare un sopracciglio o nel rimettersi a posto una spallina del reggiseno; vi è una attenzione per i dettagli, che va oltre la rappresentazione grafica  di colonie di formiche nel deserto, ma indica uno studio delle opzioni grafiche (come ad esempio i vestiti scelti per i vari personaggi) che hanno alle spalle un ragionamento ed una logica molto coerente.</p>
<p>Tornando alla protagonista va segnalato che nelle quasi 600 tavole di fumetto la trasformazione di Julie che il lettore vive  è fisica e mentale; in parte dovuta ad un processo di crescita tipico dell&#8217;eroe inconsapevole, che delinea l’evoluzione caratteriale  durante le avversità, in parte dovuta alle conseguenze dell’esplosione che causa la crescita di una specie di armatura che si estende come un  rivestimento sul suo corpo (l’armatura è fatta di una strana sostanza metallica) ed in parte ad una terza questione che lasciamo scoprire al lettore. <img class="aligncenter size-full wp-image-75707" alt="02" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/02.png?resize=600%2C369" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>La Julie delle ultime 30 pagine è distante anni luce da quella delle prime 30, cioè da quella che non riesce ancora a capire perché il suo matrimonio sia finito, pur avendo tutti gli elementi (e anche un marito che, all&#8217;occasione, glieli ricorda punto per punto) per poterlo fare e che ancora titubante non firma i documenti per concedere il divorzio.<br /> Un attimo prima dell&#8217;esplosione che cambia la vita di Julie, intravediamo un&#8217;altra protagonista della storia Annie Trotter, alle prese con il prototipo di una tuta speciale, chiamata &#8220;<em>beta</em>&#8220;, che testa nei cieli limpidi di una giornata che potrebbe cambiare per i destini del mondo intero.</p>
<p>È interessante come l&#8217;autore, rispetto ai temi di <i>Strangers in Para</i>dise, alzi il tiro, usando alcuni temi comuni ad entrambe le serie (come per esempio quello delle splendide ragazze che si muovono in contesti più grandi di loro) ma aggiungendo elementi di sci-fi, spionaggio industriale (ma anche industria bellica e medica oltre alle teorie complottistiche…).<br /> <img class="alignleft size-full wp-image-75700" alt="06" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/06.png?resize=280%2C345" data-recalc-dims="1" />Dicevamo di Julie, e di come si trovi suo malgrado ad attraversare, dall&#8217;esplosione iniziale, molti generi narrativi e cinematografici. Sarà aiutata da un Ranger (Dillon), fidanzato di Annie, che, semplice (ma in gamba) ragazzo di provincia, riesce a catturare il suo affetto e il nostro grazie alla sua ironia e alla sua pacata risolutezza e, a differenza di Julie, senza aiuti supereroistici.<br />Julie ricoperta da questa sottile armatura metallica, simbiontica oseremmo dire (un costume vicino al Venom o alla X-O Manowar piuttosto che all&#8217;ultimo Iron Man a fumetti), scappa da un Ente che rivuole ciò di cui lei inizialmente tenta di liberarsi (l&#8217;armatura stessa); sulla sua strada ci sono un gruppo di interessanti e preparati cospirazionisti (è citato anche un sito, <a href="http://moonlakeconspiracy.com/" target="_blank">moonlakeconspiracy.com</a>, dedicato all&#8217;esplosione avvenuta all&#8217;inizio del volume, realmente poi messo online) in gamba quanto il Marvin Boggs (<b>John Malkovic</b>) in <i>Red</i> o il Charlie Frost (<b>Woody Harrelson</b>) di 2012 piuttosto che Edward Lyle (<b>Gene Hackman</b>) in <i>Enemy of the state</i> (<i>Nemico Pubblico</i>).<br />Lei e Dillon sono braccati da una lucida e capace bounty, risoluta e sicura di sé come il Samuel Gerard (<b>Tommy Lee Jones</b>) di The fugitive (Il fuggitivo). Come in questo ultimo film la cacciatrice per prima cosa impara a conoscere la preda ed alla fine diventa la sua più preziosa alleata (non è uno spoiler, nella vicenda tutto è abbastanza telefonato, i colpi di scena non sono straordinari, servono solo a scandire gli eventi e la narrazione dietro questa facciata).</p>
<p>Il finale  è chiuso ma con il &#8220;codino&#8221;. Improbabile che ci sia un seguito ma mai dire mai.</p>
<p><strong>A dire il vero la protagonista principale è quasi la tuta beta</strong>, prototipo inventato e collaudato da Annie che per errore finisce nelle mani (sul corpo) di Julie; la tuta si trova al centro di uno studio sulle energie nucleari e di come esse possano garantire, più che il bene (inteso come benessere fisico, vista la possibilità che la tuta possa migliorare le condizioni fisiche di chi le è vicino, ma anche come benessere materiale dato che è comunque un modo per incanalare energia nucleare, quindi energia) la supremazia militare nei confronti dei nemici (di sempre o nuovi).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-75706" alt="01" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/01.png?resize=600%2C318" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Ma allo stesso tempo, mentre ci viene dettagliatamente spiegato strada facendo come si è arrivati alla scoperta e come si è pensato e deciso di utilizzarla, su binari paralleli viaggiano altri temi, altri argomenti meno astratti e più concreti. <strong>Abbiamo persone che sono messe a dura prova e devono capire chi sono, scegliere cosa è il bene e cosa è il male.</strong> Devono cercare in prima persona di comprendere quali usi sono corretti e accettabili per tecnologie nuove e dalle insperate possibilità; il tutto mentre chi pretendeva di decidere per gli altri, sta erroneamente illudendosi di essere in grado di controllare tutto, causando conseguenze tali  da far letteralmente scomparire la terra. Moore, passando dai temi &#8220;astratti&#8221; a quelli &#8220;concreti&#8221; ci fa passare dalle valutazioni sulla morale e su come la stessa debba interrogarsi sugli usi delle scoperte scientifiche alla necessità dei singoli di cercare e trovare soluzione ai propri problemi; da un riacutizzarsi di guerra fredda con annesso spionaggio alla disperazione di un ragazzo che non accetta l&#8217;idea di aver perso la sua compagna.</p>
<p><strong>Un continuo variare di registro, fra alti e bassi, fra generale e particolare</strong>, inserendo ancora e ancora temi quali la singolarità di una persona affetta da problemi psichici, in grado di vivere benissimo nel mondo reale, se posta in una casa dove è amata, fuori da case di cura dove l&#8217;uniche soluzioni che si trovano sono  repressive  o la necessità, quasi fisica, di una madre di anteporre a qualsiasi altra cosa (compreso quel lavoro che affronta in maniera così stoica e professionale) il bene della propria figlia.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-75709" alt="04" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/04.png?resize=263%2C497" data-recalc-dims="1" />Questo solo per fare un accenno alla <strong>complessità della narrazione</strong> dato che Moore riesce a trattare in punta di penna e pennello, infilandoli nelle pagine mute, negli sguardi stanchi dei protagonisti positivi o in quelli terribilmente sicuri e tirati a lucido dei protagonisti negativi, tantissimi temi esistenziali. <br /> Come ad esempio la sempre crescente stupidità degli uomini nel sentirsi in grado di controllare processi chimici o fisici che sovente sfuggono dalle loro capaci mani o la sostanziale oligarchia di un ristretto gruppo di persone che, sulle teste di miliardi di abitanti della terra, decidono in tranquilla autonomia della gestione di eventi e risorse che interessano tutti. Nel caso del volume in oggetto una scoperta che di per sé potrebbe cambiare in positivo il corso della storia ma che si pretende di gestire secondo la propria moralità. <br />Per scoprire poi che, alla fine, fra Stati Uniti, enti privati o Repubblica democratica cinese chi poteva gestire al meglio la tuta beta è una sgangherata ragazza americana. Sgangherata quasi quanto il fortunato destinatario della super-tuta donata dagli alieni, l&#8217;insegnante Ralph Hinkley (o Hanley) che si sarebbe dimostrato, nelle sole tre epiche stagioni del telefilm <i>The Greatest American Hero</i> (1981/83), l&#8217;unico in grado di domare i super poteri e farne un uso corretto.<br /> Sgangherata sì, ma, in un momento di enorme stress, in grado, sotto il fuoco dei fucili dei militari, di non opporre resistenza o controbattere (in maniera volontaria) dichiarando poi, da perfetta ragazza star &amp; stripes, &#8220;<em>non sparo ai militari americani</em>&#8220;.</p>
<p>Da un punto di vista grafico le chine morbide e anatomicamente perfette di Moore e <strong>quel suo disegno apparentemente così statunitense ma capace di esaltare le anatomie come lo è di solito quello europeo</strong>, ben si sarebbe sposato con una colorazione, considerando come si potevano dipingere le assolate highway americane piuttosto che le stellate notti nel deserto, senza dimenticare gli svariati effetti visivi evocati per realizzare le esplosioni del potere della tuta. Il progetto originario, però (una autoproduzione, giova ricordarlo) non era andato oltre il bianco e nero ed al momento non c&#8217;è previsione di colorazione per questo omnibus. Ovviamente, è un peccato.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-75701" alt="07" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/07.png?resize=300%2C265" data-recalc-dims="1" />La storia è stata serializzata in Usa dal 2008 al 2011; grazie alla Bao abbiamo la possibilità di leggerla in volume unico. <br />Seppur abbastanza difficile farlo tutto di seguito, la vicenda scorre molto veloce una pagina dopo l&#8217;altra e la sensazione del ritmo di lettura riporta il tutto ad un film tv in due parti piuttosto che ad un lungometraggio o ad una serie tv. <br />E’ dovere del recensore aggiungere che la lettura del volume (di notevole stazza) è sì complicata logisticamente, ma che il peso e la quantità delle pagine non inficiano in alcun modo la tenuta del libro stesso che pare rilegato in maniera decisamente adeguata, reggendo anche a qualche tentativo più o meno violento, di forzare l&#8217;apertura così tanto da lasciare il volume aperto a quella data pagina.</p>
<p>Un’opera che quindi ha tutti le caratteristiche, grafiche, narrative e cartotecniche per occupare un posto di onore nella libreria di ogni appassionato di buon fumetto.</p>
<h2>Galleria di tavole</h2>

<a href='http://www.lospaziobianco.it/75698-echo-terry-moore-fantascienza-spionaggio/31-5' title='31'><img data-attachment-id="75710" data-orig-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/31.jpg?resize=925%2C1392" data-orig-size="925,1392" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="31" data-image-description="" data-medium-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/31.jpg?fit=300%2C300" data-large-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/31.jpg?fit=600%2C1000" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/31.jpg?fit=200%2C200" class="attachment-thumbnail" alt="31" /></a>
<a href='http://www.lospaziobianco.it/75698-echo-terry-moore-fantascienza-spionaggio/93-2' title='93'><img data-attachment-id="75711" data-orig-file="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/93.jpg?resize=925%2C1393" data-orig-size="925,1393" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="93" data-image-description="" data-medium-file="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/93.jpg?fit=300%2C300" data-large-file="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/93.jpg?fit=600%2C1000" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/93.jpg?fit=200%2C200" class="attachment-thumbnail" alt="93" /></a>
<a href='http://www.lospaziobianco.it/75698-echo-terry-moore-fantascienza-spionaggio/attachment/106' title='106'><img data-attachment-id="75712" data-orig-file="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/106.jpg?resize=923%2C1391" data-orig-size="923,1391" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="106" data-image-description="" data-medium-file="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/106.jpg?fit=300%2C300" data-large-file="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/106.jpg?fit=600%2C1000" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/106.jpg?fit=200%2C200" class="attachment-thumbnail" alt="106" /></a>
<a href='http://www.lospaziobianco.it/75698-echo-terry-moore-fantascienza-spionaggio/attachment/109' title='109'><img data-attachment-id="75713" data-orig-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/109.jpg?resize=927%2C1393" data-orig-size="927,1393" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="109" data-image-description="" data-medium-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/109.jpg?fit=300%2C300" data-large-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/109.jpg?fit=600%2C1000" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/109.jpg?fit=200%2C200" class="attachment-thumbnail" alt="109" /></a>
<a href='http://www.lospaziobianco.it/75698-echo-terry-moore-fantascienza-spionaggio/attachment/112' title='112'><img data-attachment-id="75714" data-orig-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/112.jpg?resize=926%2C1392" data-orig-size="926,1392" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="112" data-image-description="" data-medium-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/112.jpg?fit=300%2C300" data-large-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/112.jpg?fit=600%2C1000" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/112.jpg?fit=200%2C200" class="attachment-thumbnail" alt="112" /></a>
<a href='http://www.lospaziobianco.it/75698-echo-terry-moore-fantascienza-spionaggio/attachment/213' title='213'><img data-attachment-id="75715" data-orig-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/213.jpg?resize=925%2C1393" data-orig-size="925,1393" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="213" data-image-description="" data-medium-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/213.jpg?fit=300%2C300" data-large-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/213.jpg?fit=600%2C1000" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/213.jpg?fit=200%2C200" class="attachment-thumbnail" alt="213" /></a>
<a href='http://www.lospaziobianco.it/75698-echo-terry-moore-fantascienza-spionaggio/attachment/240' title='240'><img data-attachment-id="75716" data-orig-file="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/240.jpg?resize=926%2C1393" data-orig-size="926,1393" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="240" data-image-description="" data-medium-file="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/240.jpg?fit=300%2C300" data-large-file="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/240.jpg?fit=600%2C1000" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/240.jpg?fit=200%2C200" class="attachment-thumbnail" alt="240" /></a>
<a href='http://www.lospaziobianco.it/75698-echo-terry-moore-fantascienza-spionaggio/attachment/414' title='414'><img data-attachment-id="75717" data-orig-file="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/414.jpg?resize=1240%2C1754" data-orig-size="1240,1754" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="414" data-image-description="" data-medium-file="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/414.jpg?fit=300%2C300" data-large-file="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/414.jpg?fit=600%2C1000" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/414.jpg?fit=200%2C200" class="attachment-thumbnail" alt="414" /></a>
<a href='http://www.lospaziobianco.it/75698-echo-terry-moore-fantascienza-spionaggio/12-25' title='12'><img data-attachment-id="75718" data-orig-file="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/12.jpg?resize=921%2C1392" data-orig-size="921,1392" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="12" data-image-description="" data-medium-file="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/12.jpg?fit=300%2C300" data-large-file="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/12.jpg?fit=600%2C1000" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/12.jpg?fit=200%2C200" class="attachment-thumbnail" alt="12" /></a>
<a href='http://www.lospaziobianco.it/75698-echo-terry-moore-fantascienza-spionaggio/15-12' title='15'><img data-attachment-id="75719" data-orig-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/15.jpg?resize=923%2C1391" data-orig-size="923,1391" data-comments-opened="1" data-image-meta="{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;}" data-image-title="15" data-image-description="" data-medium-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/15.jpg?fit=300%2C300" data-large-file="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/15.jpg?fit=600%2C1000" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/15.jpg?fit=200%2C200" class="attachment-thumbnail" alt="15" /></a>

<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Abbiamo parlato di:</strong><b><br /> </b>Echo &#8211; Edizione Integrale<br /> Terry Moore<br /> Traduzione di Leonardo Favia<br /> Bao Publishing, 2013<br /> 600 pagine, brossurato, bianco e nero – 27,00€<br /> ISBN: 978-8865431528 </p>
<table border="0">
<tbody>
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</tr>
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</table>

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		<title>Igort, &#8220;Quaderni ucraini&#8221;: storia di un genocidio dimenticato</title>
		<link>http://www.lospaziobianco.it/23469-igort-quaderni-ucraini</link>
		<comments>http://www.lospaziobianco.it/23469-igort-quaderni-ucraini#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 17 May 2013 15:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Rastelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Arnoldo Mondadori Editore]]></category>
		<category><![CDATA[Igort]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.lospaziobianco.it/23469-Igort-Quaderni-ucraini</guid>
		<description><![CDATA[Dopo due anni nell'ex-Unione Sovietica, Igort torna con memorie e racconti, che svelano un passato doloroso e un presente senza prospettive. In "Quaderni ucraini" è protagonista l'Ucraina e la sua memoria ferita: l'Holomodor.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2010/12/thumb17.jpg?resize=200%2C201" width="240" />
		</p><h2><strong>Il vuoto</strong></h2>
<p><img class="size-full wp-image-23470 alignleft" alt="" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2010/12/igort_cover.jpg?resize=170%2C241" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>La più sconfortante delle testimonianze raccolte da <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/igort" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Igort">Igort</a></strong> nel suo soggiorno ucraino, è certo quella di Serhyoza e Sasha:</p>
<blockquote>
<p><em>&#8220;non sanno vivere in questa terra, non sanno cosa farsene di questa terra. E non sognano neppure, perché nessuno glielo ha insegnato. Non c&#8217;è speranza, solo stordimento, confusione&#8221;</em>.</p>
</blockquote>
<p>È questa la più tremenda delle assenze: <strong>l&#8217;assenza di un futuro</strong>. E, poiché la speranza di un futuro migliore è condizione necessaria per la sopravvivenza di una società, è forte il timore che stiamo leggendo testimonianze di <strong>naufraghi</strong>, che vivono in in un paese alla <strong>deriva</strong>. Quello che un tempo era luogo comune per l&#8217;Africa, si materializza in Europa.</p>
<p>Spinto dal biglietto che Igort riceve da <strong>Nikolay Ivanovic</strong>, spulcio una enciclopedia degli anni 1990. Alla voce Ucraina, trovo (censimento 1989, per l&#8217;Occidente annus mirabilis) una popolazione di circa 51 milioni di persone. Il corrispondente dato su Wikipedia, plausibilmente aggiornato, dichiara 47 milioni. L&#8217;Ucraina è una terra enorme: guardatela sull&#8217;atlante e confrontate la sua superficie con quella delle nazioni occidentali (perdonatemi, figlio di un altro tempo, tuttora penso istintivamente l&#8217;Europa come Orientale e Occidentale, tagliata in due dalla cortina di ferro). <img class="alignright size-full wp-image-23581" title="jpg_2136821" alt="" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2010/12/jpg_2136821.jpg?resize=234%2C189" data-recalc-dims="1" />E&#8217; una terra in corso di spopolamento quindi, secondo il più elementare dei ragionamenti, una terra in declino. La dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica, l&#8217;indipendenza, la fine della guerra fredda, che molti di noi dalla parte fortunata della cortina di ferro ingenuamente avevamo pensato e accolto come prodromi di un mondo migliore, sono memorie nebulose, frequentate con disagio. E, in contrapposizione, emergono semmai gli anni da <strong>Kruschev</strong> a <strong>Breznev</strong>: nei ricordi di Maria Ivanovna, che, perso tutto il resto, offre per strada la propria bilancia a chi vuol pesarsi, in cambio di un&#8217;offerta (<em>&#8220;Mi ricordo bene la vita ai tempi di Breznev, c&#8217;era buon cibo e costava poco&#8221;</em>); di Nikolay Ivanovic (<em>&#8220;Durante il comunismo ci si sentiva delle persone. [...] Era il 1974. Prima si viveva all&#8217;antica. [...] Il governo ti dava una mano. [...] Ci si aiutava, un Kolkhoz con l&#8217;altro&#8221;</em>).</p>
<p>All&#8217;assenza di prospettive, che avvilisce i giovani, si unisce la povertà, che toglie dignità agli anziani e ai vecchi. Una povertà capillare, senza rimedio: misere pensioni che non hanno alcun rapporto con i prezzi e costringono a chiedere l&#8217;elemosina. In questo senso, la vita di Serafima Anreyevma, sembra incarnare quella dell&#8217;Ucraina: cresciuta attraverso la terribile carestia del 1932, l&#8217;<strong>holomodor</strong>, e chiusa nella vergogna della propria malattia. Credo non a caso Igort ponga a inizio e conclusione di questi quaderni la sua testimonianza; non a caso a lei è dedicato questo volume.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-23579" title="STORIA-DI-N-V-3-BIS-web" alt="" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2010/12/STORIA-DI-N-V-3-BIS-web.jpg?resize=573%2C266" data-recalc-dims="1" /></p>
<h2><strong>Holomodor</strong></h2>
<p>Scrive <strong>Vassilij Grossmann</strong> in <em>Tutto Scorre</em>, a proposito della dekulakizzazione del 1929-31 e della carestia ucraina del 1932: <em> </em></p>
<blockquote>
<p>&#8220;Niente è rimasto. Dove è andata a finire quella vita? Dove quelle orribili sofferenze? Possibile che non sia rimasto nulla? Possibile che nessuno paghi per tutto ciò? Ma allora tutto sarà dimenticato, senza una parola? L&#8217;erba ha ricoperto tutto&#8221;<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/23469-igort-quaderni-ucraini#footnote_0_23469" id="identifier_0_23469" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Vassilij Grossmann: Tutto Scorre, Adelphi">1</a>] </sup>.</p>
</blockquote>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-23580" title="igort02" alt="" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2010/12/igort02.jpg?resize=222%2C311" data-recalc-dims="1" />Le memorie proposte da Igort gravitano intorno a quel <strong>buco nero della storia ucraina</strong>. Il racconto dei superstiti si alterna ai documenti ufficiali e la rappresentazione degli orrori della morte per fame ai ritratti dei responsabili. In questo modo Igort riesce a trovare un equilibrio, che evita la saturazione emotiva e stimola la compassione.</p>
<p>Le pagine traboccano di strazio e dolore e l&#8217;impatto emozionale è al limite del sopportabile. Non tanto per una particolare crudezza delle immagini o delle descrizioni, quanto per la ferocia e disumanità delle logiche che sottesero a quelle stragi, per le quali l&#8217;Ucraina ha chiesto il riconoscimento come genocidio. È lo stesso orrore che qualsiasi tragedia gratuita ispira, perché proprio la gratuità è la fonte prima del senso di disorientamento che ci coglie di fronte a simili eventi.<br />La campagna ucraina, fertilissima e dall&#8217;agricoltura ricca nei secoli, viene sottoposta a un vero e proprio embargo durante la tremenda carestia, con il risultato dello sterminio dei suoi abitanti. La volontà di potere annienta l&#8217;umanità, tanto quella delle vittime, che arrivano al cannibalismo, quanto quella dei persecutori<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/23469-igort-quaderni-ucraini#footnote_1_23469" id="identifier_1_23469" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Per un&#039;analisi storica del periodo, si pu&ograve; consultare il volume: Andrea Graziosi: L&#039;URSS di Lenin e Stalin, Il Mulino.">2</a>] </sup>. <br />Oltre novanta anni dopo, le ferite non sono rimarginate e le relazioni russo ucraine continuano a evolversi lungo linee di tensione. Basti pensare ai fatti legati alla cosiddetta <em>rivoluzione arancione</em>.</p>
<h2><strong>Eppure&#8230;</strong></h2>
<p><img class="size-full wp-image-23473 alignright" alt="" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2010/12/igort_21.jpg?resize=68%2C188" data-recalc-dims="1" />Eppure, in questi Quaderni c&#8217;è una testimonianza di vita che apre il cuore alla speranza, che per me è un canto al desiderio di vita, all&#8217;<strong>amore per la vita</strong>. È il racconto di <strong>Nikolay Vasilievich</strong>. Narra una vita piena di tribolazioni, di scelte sbagliate o sfortunate, di malattie e sventure. Eppure&#8230; Eppure, in quello che potrebbe essere il più cupo dei momenti, Nikolay Vasilievich inizia a guardare la propria vita in maniera diversa:</p>
<blockquote>
<p><em>&#8220;Ho ripreso ad amarla. Semplice. Un gesto dopo l&#8217;altro. C&#8217;è una sua bellezza&#8221;</em>.</p>
</blockquote>
<p>E così, con questa nuova consapevolezza, vive i suoi giorni, disfacendosi delle cose che amava di più, perché sa che non gli serviranno.</p>
<p>Certo, si può leggerla come testimonianza di una resa, e non ho elementi oggettivi per dimostrare che sia una lettura sbagliata. Eppure penso che Nikolay Vasilievich abbia riscoperto la propria dignità, la gioia dei giorni e che proprio per questo Igort abbia posto la sua testimonianza al centro del volume, come un&#8217;ideale chiave di volta, come per affermare che l&#8217;amore per la vita è una forza in grado di sopportare e superare tutto.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-23583" title="STORIA-DI-N-V-2-web" alt="" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2010/12/STORIA-DI-N-V-2-web.jpg?resize=223%2C212" data-recalc-dims="1" />L&#8217;efficacia del volume è segnalata anche dalle domande e dei desideri di ulteriori approfondimenti che solleva. Igort ha esplorato la campagna; sarebbe stato oltremodo interessante esplorare la visione del mondo e del futuro che hanno, ad esempio, le giovani generazioni cittadine. E sull&#8217;impressionante perdita di popolazione: dove sono andati quei milioni di ucraini? In che rapporti sono rimasti con la madre patria? Che cosa di lei hanno portato con sé e come contribuiscono a cambiarla? E sarebbe in questo senso interessante che Igort riprendesse questi fili in un reportage sulla comunità ucraina in Italia. È ragionevole pensare che una simile indagine sarebbe fonte di molte scoperte, anche, e forse soprattutto, sull&#8217;Italia.</p>
<p>Nell&#8217;intervista rilasciata a <strong>Ettore Gabrielli</strong>, dove le motivazioni e le scelte che hanno guidato la raccolta delle fonti e la stesura dell&#8217;opera sono analizzate in dettaglio, Igort afferma che i Quaderni si sono evoluti secondo un&#8217;esigenza di verità<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/23469-igort-quaderni-ucraini#footnote_2_23469" id="identifier_2_23469" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Ettore Gabrielli: I Quaderni di Igort, il narratore e la realt&agrave;: www.lospaziobianco.it/?p=19088">3</a>] </sup>. La verità va sempre intesa come un processo e come un&#8217;istanza non solo conoscitiva (<em>che cosa è successo?</em>) ma anche <strong>etica</strong> (<em>quale è il senso di tutto ciò?</em>). Rigore e passione sono condizioni necessarie per intraprendere un simile cammino, che può portare a condividere dolori e sofferenze estreme. Disgiungere conoscenza e compassione porta a una comprensione monca e questo primo volume dei Quaderni mostra in maniera esemplare questo percorso.</p>
<p><iframe style="width: 120px; height: 240px;" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=lospait-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;asins=8804604425&amp;fc1=000000&amp;IS2=1&amp;lt1=_blank&amp;m=amazon&amp;lc1=0000FF&amp;bc1=000000&amp;bg1=FFFFFF&amp;f=ifr" height="240" width="320" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" align="right"></iframe><strong>Abbiamo parlato di:</strong><br /> Quaderni ucraini<br /> Igort<br /> Mondadori Editore, 2010<br /> 180 pagine, brossurato, bicromia, 17,50 €<br /> ISBN: 9788804604426</p>
<p><em><strong>Riferimenti:</strong></em><br /> Il sito di Igort: <a href="http://www.igort.com" target="_blank">www.igort.com</a></p>
<p><b>Note:</b>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_23469" class="footnote">Vassilij Grossmann: Tutto Scorre, Adelphi</li>
<li id="footnote_1_23469" class="footnote">Per un&#8217;analisi storica del periodo, si può consultare il volume: <strong>Andrea Graziosi</strong>: <em>L&#8217;URSS di Lenin e Stalin, Il Mulino</em>.</li>
<li id="footnote_2_23469" class="footnote">Ettore Gabrielli: I Quaderni di Igort, il narratore e la realtà: <a href="http://www.lospaziobianco.it/?p=19088" target="_blank">www.lospaziobianco.it/?p=19088</a></li>
</ol>

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		<title>Ministero dello Spazio: Warren Ellis e Chris Weston nel mito di Dan Dare</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 14:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Foti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Chris Weston]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Pesce Editore]]></category>
		<category><![CDATA[Warren Ellis]]></category>

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		<description><![CDATA[Ispirato da alcuni vecchi albi di Dan Dare, Warren Ellis e Chris Weston raccontano la storia alternativa della conquista dello spazio da parte dell'Inghilterra, tra atmosfere epiche e critiche sociali.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/MINISTEROSPAZIO_002_tmb.jpg?resize=202%2C200" width="240" />
		</p><p><img class=" wp-image-76480 alignright" alt="MINISTEROSPAZIO_002_coverita" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/MINISTEROSPAZIO_002.jpg?resize=178%2C270" data-recalc-dims="1" />Il progresso scientifico americano, destinato a portare l&#8217;uomo sulla Luna e a vincere la <b>corsa allo spazio</b> prima di tutti gli altri contendenti del dopoguerra, lascerà agli inglesi il predominio dell&#8217;esplorazione spaziale soltanto nei sogni di carta dei loro eroi.</p>
<p>Tra questi, il prode aviatore spaziale <b>Dan Dare </b>ha fatto sognare generazioni di ragazzini non solo inglesi ma anche italiani, visto che molti dei nostri genitori lo ricordano pubblicato sulle pagine dell&#8217;inserto per ragazzi del quotidiano “<em>Il Giorno</em>”. Come raccontato in un&#8217;ispirata, autobiografica postfazione, alcuni vecchi albi di Dan Dare costituiscono la <i>madeleine </i>cartacea che ha guidato <b><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/warren-ellis" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Warren Ellis">Warren Ellis</a></b> alla conquista di un tempo perduto di ricordi fumettistici, capaci di generare un sogno in grado di riscrivere la storia.</p>
<p>Il risultato di tutto ciò è “<em>Ministero dello Spazio</em>”, una miniserie in tre numeri per i disegni del minuzioso <b><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/chris-weston" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Chris Weston">Chris Weston</a></b>, raccolta in un curato volumetto da <b><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/nicola-pesce-editore" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Nicola Pesce Editore">Nicola Pesce Editore</a>.</b></p>
<p><img class="size-full wp-image-76486 alignleft" alt="ministry_of_space_003" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/96e12fba86e0e7d5a729e8502fbf215e-copia.jpg?resize=190%2C215" data-recalc-dims="1" />Il “Ministero” della storia è quello che, nella finzione del racconto, porterà un&#8217;Inghilterra appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale a dirottare un misterioso fondo spese allo sviluppo dei progetti aerospaziali che, grazie anche alla collaborazione degli scienziati tedeschi che gli inglesi riescono a soffiare agli USA, e darà inizio a una nuova alba tecnologica per il mondo intero, concretizzazione delle <b> </b>utopie dei pionieri spaziali tipiche della fantascienza anni Cinquanta.</p>
<p>Personaggi reali come <b>Von Braun </b>e <b>Churchill </b>colorano di verosimiglianza la deviazione ucronica che costituisce l&#8217;incipit di questa avventura fantastorica, destinata a generare inquiete riflessioni nel lettore.</p>
<p>L&#8217;intelligenza di Ellis, membro di una generazione di scrittori inglesi che ha reso tagliente la propria penna con le armi della satira e della critica sociale, non si limita a condurre dolcemente le fantasie del lettore, quanto piuttosto a farlo approdare tramite esse a nuovi punti di vista e riflessioni, lampi di consapevolezza utili anche come chiave interpretativa del mondo contemporaneo.</p>
<p><img class=" wp-image-76484 alignright" alt="Ministry_of_Space_200x300" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Ministry_of_Space_-copia.jpg?resize=176%2C270" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><strong>I legami tra guerra e scienza vengono consegnati nelle mani del giudizio dei lettori</strong> in tutta la loro ambigua problematicità, in grado di dividere i commentatori e mettere in dubbio le loro convinzioni. </p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p>Eppure, in parallelo a questi colpi di <b>critica sociale</b>, l&#8217;abilità del narratore è tale da usare come personaggi-guida della vicenda uomini innamorati dei propri sogni, intenti al perseguimento eroico e senza compromessi dei propri obbiettivi. E questa prospettiva ammalia il lettore, riportandogli il gusto dell&#8217;epica degli eroi alla conquista di frontiere sconosciute, quell&#8217;imponderabile fiamma di conoscenza che è presente nella coscienza collettiva fin dai versi di Dante. Ciò non fa altro che rendere ancor più difficile al lettore un giudizio morale netto sulle rivelazioni che la storia prepara meticolosamente e serve, in modo magistralmente destabilizzante, nel gustoso finale.</p>
<p><img class=" wp-image-76490 alignleft" alt="ministry-space-04" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/ministry-space-04.jpg?resize=113%2C281" data-recalc-dims="1" />C&#8217;è quindi una dicotomia alla base. Da una parte, l&#8217;arte del compromesso e i sotterfugi della politica in un contesto democratico sono le inevitabili conseguenze  di un progresso tecnologico  che per sua natura è insofferente ai compromessi di natura morale. Poi c&#8217;è<strong> l&#8217;istinto all&#8217;esplorazione dei grandi spazi</strong>, che ne costituisce il contraltare più puro e infantile, in cui a prescindere da come la si pensi nei confronti del progresso è difficile non immedesimarsi.</p>
<p>Alcune delle sequenze ideate dalla storia vogliono proprio evocare nel lettore sentimenti nostalgici di tale natura.  Altre invece, nell&#8217;implacabile contrasto tra ciò che i narratori ci dicono e ciò che viene rappresentato nei disegni, ci mostrano la vivida ipocrisia che può ostentare anche un “mondo del Domani” così seducente, quando le sue fondamenta poggiano su una società  talmente incapace di risolvere le proprie tensioni da <span style="text-decoration: line-through;">ri</span>portarsele intatte nel futuro.</p>
<p><img class=" wp-image-76491 alignright" alt="dashwood" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/dashwood.jpg?resize=180%2C278" data-recalc-dims="1" />C&#8217;è chi forse vedrà una messa in scena fin troppo caricaturale del militare inglese orgoglioso e sbrigativo, specie in alcune esasperazioni caratteriali, ma queste cose sono un tipico marchio di fabbrica di Ellis, che in più aiuta a rendere più pepati i dialoghi ai quali è affidato il peso dell&#8217;intera caratterizzazione e dell&#8217;introspezione dei personaggi. </p>
<p>A dare corpo alla vicenda, coaudivato dagli indispensabili colori di <b>Laura Martin</b>, troviamo il Chris Weston che stato <i>partner in crime</i> di alcuni degli sceneggiatori a fumetti britannici più celebri. <br />Weston si rivela una scelta perfetta in quanto riesce sia a evocare quei toni cattivi e pungenti alla <em>2000 A.D.</em> (la celebre rivista antologica Fleetway, per la quale Weston disegnava le satire distopiche del Judge Dredd) sia a rispettare la <b>maniacale tradizione grafica</b> di Dan Dare, improntata alla rappresentazione di veicoli scientificamente plausibili e ispirati a progetti veri e propri.</p>
<p>Gli orgogliosi prodotti dell&#8217;industria aereospaziale britannica troneggiano in tutta la loro impetuosa, pionieristica bellezza, la cui realizzazione, stando a <a href="http://smokyland.blogspot.it/2012/07/chris-weston-non-si-vive-di-solo.html" target="_blank">questa intervista,</a> fu tutt&#8217;altro che serena.<i></i></p>
<p><strong></strong><strong>Abbiamo parlato di:</strong><br />Ministero dello Spazio<br />Warren Ellis, Chris Weston<br />Traduzione di smoky man<br />Nicola Pesce Editore, 2012<br />96 pagine, brossurato, colore &#8211; 12,50 €<br />ISBN: 9788897141105<strong><br /></strong></p>

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		<title>NonNonBâ: Shigeru Mizuki tra memorie e mitologia</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 07:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Stivé</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Rizzoli Lizard]]></category>
		<category><![CDATA[Shigeru Mizuki]]></category>

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		<description><![CDATA[NonNonBâ del maestro Shigeru Mizuki è un'esperienza onirica appassionante, tra mitologia tradizionale giapponese e i ricordi dell'infanzia di un bambino dell'immaginazione assai fervida.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/1705726_01.jpg?resize=200%2C200" width="240" />
		</p><p><i><img class="alignleft size-full wp-image-75854" alt="1705726_0" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/1705726_0.jpg?resize=192%2C278" data-recalc-dims="1" /><strong>NonNonB</strong></i><strong><i>â</i> è un viaggio nei ricordi e nell&#8217;immaginario di <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/shigeru-mizuki" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Shigeru Mizuki">Shigeru Mizuki</a></strong>, un autore che ha fatto la storia del fumetto giapponese; un lungo ciclo di racconti che uniscono e confondono memorie e patrimonio mitologico popolare con un approccio onirico e surreale. In Giappone la tradizione dello <i>yokai</i> è parte integrante della memoria collettiva e si tramanda da secoli prima in racconti e leggende e in epoca più moderna anche attraverso i manga. Lo <i>yokai</i> rappresenta tutto quell&#8217;universo di mostri, spettri ed esseri sovrannaturali che, secondo i detti popolari del Paese del Sol Levante, vivrebbero nell&#8217;oscurità nello stesso mondo degli umani, ma non sempre in armonia con loro.</p>
<p>Il giovane Shige vive nel Giappone di quasi un secolo fa, ha un&#8217;immaginazione prolifica, fa parte di una famiglia modesta di campagna ed è particolarmente affezionato a una vecchietta, NonNonBâ, che va a vivere a casa sua dopo esser rimasta vedova.</p>
<p><img class="alignright size-full wp-image-75910" alt="nonnonba2" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/nonnonba2.jpg?resize=315%2C241" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>La vecchia signora è un tipo molto superstizioso, un&#8217;esperta di spiriti, quasi da definire una strega se vista con un occhio puramente occidentale. Nutre l&#8217;immaginazione del ragazzino con ogni tipo di leggenda popolare e lui finisce presto per appassionarsi smodatamente a quei racconti. Ne diventa praticamente ossessionato, tanto che pare non distinguere più realtà da finzione, e con lui anche il lettore si ritrova a perdere cognizione delle due dimensioni.</p>
<p>Gli spiriti sembrano perseguitare Shige a scuola, per strada, ma essi magari si rivelano solo frutto di un brutto sogno. <br />Quella che potrebbe sembrare un&#8217;ossessione è in realtà <strong>lo specchio della fervida e feconda mente di un grande narratore che si sta formando</strong>. L&#8217;autore famoso per la serie <i>GeGeGe no Kitaro</i> (in Italia <i>Kitaro dei cimiteri</i>) si è da sempre nutrito dell&#8217;immaginario popolare per infarcire le sue storie delle creature più fantasiose.<strong> </strong></p>
<p><strong>Il suo disegno è sempre stato meticoloso, vividissimo nel rappresentare esseri incredibili ma tanto dettagliati da sembrare veri</strong>, grazie a un segno sottile e un fittissimo tratteggio unito a un ricercato uso dei retini. I suoi mostri prendono forma, i sogni sono sorprendentemente veri, <img class="alignleft size-full wp-image-75913" alt="Nonnonba_04" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/Nonnonba_04.jpg?resize=277%2C203" data-recalc-dims="1" />tanto che il lettore non può far a meno di cadere anche lui nei sortilegi della nonnina, degli spiriti, ma anche dell&#8217;autore. <br />Con la stessa dovizia di particolari con cui vengono illustrati i mostri, anche ogni scenario è estremamente realistico. Si entra a pieno in un Giappone rurale di prima della guerra, tra le pareti delle case e nei sentieri in mezzo ai campi. Non fondali fissi pittorici dove agiscono individui e creature approssimative, come si potrebbe vedere in un cartone animato o anche in certi manga popolari. <br />Nella testa e nelle pagine di Mizuki tutto è così limpido da risultare coerentemente credibile, che sia realistico o meno. <strong>Mizuki è un narratore estremamente evocativo e descrittivo</strong>, che lascia da parte il dinamismo di tradizione manga per creare vignette visivamente potenti che si muovono nella mente del lettore e ne nutrono la fantasia. <iframe style="width: 120px; height: 240px;" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=lospait-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;asins=8817057266&amp;ref=qf_sp_asin_til&amp;fc1=964747&amp;IS2=1&amp;lt1=_blank&amp;m=amazon&amp;lc1=964747&amp;bc1=000000&amp;bg1=D6D0D0&amp;f=ifr" height="240" width="320" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" align="right"></iframe></p>
<p><i>NonNonBâ</i> è un&#8217;opera rappresentativa di un autore profondamente legato alla sua terra. È un libro che trascende i generi e allo stesso tempo abbraccia buona parte della storia del manga e della cultura di un popolo. Un&#8217;opera di una maturità rara.</p>
<p><strong>Abbiamo parlato di:<br /></strong>NonNonBâ<br />Shigeru Mizuki<br />Traduzione di Vincenzo Filosa<br />Rizzoli &#8211; Lizard<br />416 pagine, brossurato, bianco  e nero &#8211; 22€<br />ISBN 9788817057264 </p>

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		<title>Le Storie #7: La Pattuglia, un viaggio senza ritorno con Fabrizio Accatino e Giampiero Casertano</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 14:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Garofoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Accattino]]></category>
		<category><![CDATA[Giampiero Casertano]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Le Storie]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Bonelli Editore]]></category>

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		<description><![CDATA[Ne "La pattuglia", Fabrizio Accattino e Giampiero Casertano nel settimo appuntamento con Le Storie di Sergio Bonelli Editore, ci offrono una riflessione sull'inutilità della guerra del Vietnam e sulla generazione che ne subì le conseguenze.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/lestorie71.jpg?resize=200%2C201" width="240" />
		</p><p>La guerra del Vietnam è fonte di ispirazione per autori di qualsiasi campo artistico: registi, scrittori, musicisti e sceneggiatori l&#8217;hanno resa parte <img class="alignright size-full wp-image-75757" alt="lestorie7" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/lestorie7.jpg?resize=205%2C268" data-recalc-dims="1" />dell&#8217;immaginario contemporaneo. <br />In quello scenario è ambientato anche <em><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/le-storie" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Le Storie">Le Storie</a> #7 &#8211; La Pattuglia</em>, dove <strong>Fabrizio Accatino</strong>, coadiuvato ai disegni da <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/giampiero-casertano" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Giampiero Casertano">Giampiero Casertano</a></strong>, ci racconta la missione del <strong>team Lima</strong>, guidato dal <strong>Capitano Artz</strong>, inviato nella giungla alla ricerca della pattuglia<strong> Foxtrot 2/1</strong> misteriosamente scomparsa.</p>
<p>Accattino crea una storia scorrevole, ben caratterizzata e d’indubbia presa, che miscela il dramma della guerra con una sottile ma inquietante vena horror, dove il dubbio e l&#8217;incertezza che s’instilla nel lettore diventa la principale fonte di tensione. <strong>Una storia che non delude le attese fino al drammatico e commovente finale.</strong></p>
<p>La Pattuglia sembra affondare le sue radici narrative in film bellici, ma anche di ricerca interiore, quali <em>Apocalypse Now</em>, a sua volta ispirato al romanzo del 1902 di <strong>Joseph Conrad</strong> “<em>Heart of Darkness</em>” (<strong>Capitano Artz/Kurtz</strong>?). In realtà il volume è pesantemente debitore del film coreano <em>R-Point</em>, diretto da <strong>Su-Chang Kong</strong> nel 2004, di cui riprende quasi per intero l&#8217;idea e la successione degli eventi.</p>
<p> <img class="aligncenter size-full wp-image-75759" alt="26768_rg_st07tav02jjjj" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/26768_rg_st07tav02jjjj.jpg?resize=559%2C247" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><strong>Luci e ombre sul lavoro di Casertano</strong>. Se da un lato è inevitabile rimanere conquistati dal tratto di questo maestro del disegno italiano, bisogna però dire che questa sua prova è nettamente inferiore agli standard imposti a quella offerta nel suo “<em>Boia di Parigi</em>”, primo albo della collana de “<em>Le Storie</em>”. Il suo <img class="alignleft size-thumbnail wp-image-75760" alt="26768_rg_st07tav021" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/26768_rg_st07tav021.jpg?resize=183%2C200" data-recalc-dims="1" />inconfondibile stile, qui più stilizzato e meno espressivo del solito, trova stranamente alcune difficoltà nella rappresentazioni dei volti. Apprezzabili, comunque, alcune immagini a piena pagina e alcune tavole la cui struttura e composizione rimangono ottimamente studiate.<br /><strong>Il problema principale è che da un disegnatore del suo calibro ci si aspetta sempre il meglio</strong>. L&#8217;albo è caratterizzato anche da una curiosa resa d’inchiostrazione che, molto spesso, lascia intravedere le matite sottostanti, donando un piacevole effetto di profondità.<strong> <br /></strong>Resta da vedere se sia una scelta consapevole o un errore di stampa, poiché le produzioni Bonelli non hanno mai usato un simile espediente grafico sulle testate mensili.</p>
<p><strong>La storia creata da Accatino e Casertano rimane comunque un ottimo prodotto, dotata di buoni tempi narrativi e fonte di riflessione sulla guerra stessa.</strong> La pattuglia scomparsa diventa dunque metafora di una generazione perduta, inghiottita da un orrore inimmaginabile. Una “lost generation” mandata al macello per un riverbero di colonialismo occidentale. <br />Molto toccante il finale, dove la corrispondenza epistolare tra uno dei componenti del team del capitano <strong>Artz</strong> e sua madre accompagna le malinconiche tavole di chiusura, ricordandoci quante famiglie hanno perso i propri figli in una delle innumerevoli e inutili guerre.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-75761" alt="734263_323905531060935_1949981389_n" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/734263_323905531060935_1949981389_n.jpg?resize=535%2C487" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><strong>Abbiamo parlato di:<br /></strong>Le Storie #7 – La Pattuglia<br />Fabrizio Accatino, Giampiero Casertano<br /><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/sergio-bonelli-editore" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Sergio Bonelli Editore">Sergio Bonelli Editore</a>, aprile 2013<br />114 pagine, brossurato, bianco e nero &#8211; € 3,50<br />ISBN: 9772281008006</p>

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		<title>Fax da Sarajevo di Joe Kubert, una testimonianza della guerra in Bosnia</title>
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		<comments>http://www.lospaziobianco.it/2430-fax-from-sarajevo#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 May 2013 07:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Occhicone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Editore]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Joe Kubert]]></category>

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		<description><![CDATA[Fax da Sarajevo è una delle opere più sentite di Joe Kubert; un racconto lineare, dalle cui pagine emerge una forza ed un'angoscia che rappresentano una testimonianza viva e tremendamente convincente della guerra in Bosnia. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2006/01/faxsarajevo_thumb.jpg?resize=200%2C200" width="240" />
		</p><p>Molta carta e molta pellicola sono state usate per raccontare gli orrori della guerra, <img class="alignright size-full wp-image-76050" alt="Joe_Kubert_Fax_DA _Sarajevo 0000" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2006/01/Joe_Kubert_Fax_DA-_Sarajevo-0000.jpg?resize=260%2C359" data-recalc-dims="1" />per cercare di insegnare qualcosa a chi non ha potuto, per sua fortuna, vedere da vicino la morte e la disgrazia causate da essa. <br />Nel campo dei fumetti, <em><strong>Fax da Sarajevo</strong></em> di <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/joe-kubert" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Joe Kubert">Joe Kubert</a></strong> è sicuramente uno degli esempi più apprezzati.</p>
<p>Nel 1991 (incidentalmente l&#8217;anno durante il quale <b>Art Spiegelman</b> porta a termine <i>Maus</i>) in Europa erano già stati gettati i semi di quello che sarebbe diventato il primo conflitto europeo successivo alla seconda guerra mondiale. In Jugoslavia già tanta benzina era stata versata sul tessuto sociale, a fornire la giustificazione ufficiale alla guerra: i dissapori etnici, che già erano serviti alla bisogna come scusa ufficiale cinquant&#8217;anni prima. Di lì a poco sarebbe poi esploso in tutta la sua barbarie il conflitto vero e proprio. <br />Anche in questo caso, come riguardo all&#8217;Olocausto narrato in <em><strong>Maus </strong></em>di<strong> Art Spiegelman</strong>, lo stesso stratagemma del conflitto etnico, della superiorità di una razza rispetto all&#8217;altra, è stato utilizzato per spingere le masse a combattere una guerra che in partenza si è mossa più come ricerca folle di cose rubare, da razziare, da espropriare ai bosniaci.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76052" alt="Joe_Kubert_Fax_DA _Sarajevo 0029" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2006/01/Joe_Kubert_Fax_DA-_Sarajevo-0029.jpg?resize=584%2C304" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Nel 1992 prende le mosse l&#8217;opera di <b>Joe Kubert</b>, <i>Fax da Sarajevo</i>, che narra le vicende di <b>Ervin Rustemagic</b>, agente europeo nonché amico personale dello stesso Kubert, che manteneva costantemente informato quest&#8217;ultimo sulle sue avventure nella Sarajevo assediata.  <strong>Il racconto di Kubert è emblematicamente in bilico fra documentarismo, arte, creatività grafica e autobiografismo.</strong> <br />Il 21 marzo un fax arriva a casa di Kubert. Un fax che testimonia la volontà di Ervin di tornare nella sua patria, la Bosnia, nonostante sia in corso quella guerra che rimarrà una macchia tremenda e velocemente dimenticata dell&#8217;Europa. Una decisione che darà inizio alla sua drammatica vicenda, che Kubert, a mente fredda, decide di scrivere e disegnare, perché non rimanesse, di tutto l&#8217;orrore e la disperazione del proprio corrispondente, solamente un monte di carta.</p>
<p><strong>L&#8217;autore, raccontando la storia di un amico lontano migliaia di chilometri, improvvisamente si trova a contatto con una realtà che mai avrebbe immaginato</strong>: quella guerra e quei tragici momenti di bombardamenti, fughe e sparatorie che credeva dover vedere solo nei suoi fumetti.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76051" alt="Joe_Kubert_Fax_DA _Sarajevo 0014" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2006/01/Joe_Kubert_Fax_DA-_Sarajevo-0014.jpg?resize=590%2C206" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>La vita a Sarajevo assume presto tutta l&#8217;aria di un incubo: i bombardamenti diventano quasi un sottofondo normale, si vive con la consapevolezza dei cecchini, i cui bersagli preferiti sono i bambini, che uccidono per soldi, gli aerei volano bassi per rompere le finestre dei palazzi al solo scopo di terrorizzare chi si nasconde in casa. Erwin Rustemagic provvede raccontare a Joe Kubert tutto quanto gli succede. I suoi fax, prima scritti al computer, poi con la macchina da scrivere ed infine a mano, sono l&#8217;indice dell&#8217;incedere della guerra civile, ed avvicinano il mondo moderno e civilizzato dei fax a quello di cinquant&#8217;anni fa. <br /><strong>Nel frattempo il mondo sembra girarsi dall&#8217;altra parte, abbandonando un paese vittima di un genocidio</strong>. Vediamo, nelle pagine del volume, come sia possibile da un giorno all&#8217;altro, da un mese all&#8217;altro, sentirsi stranieri in casa propria, come il condizionamento inflitto da poteri superiori porti i nostri vicini a non considerarci più esseri umani nel volgere di un battito di ciglia, porti gli uomini a massacrare bambini, vecchi ed a creare campi di concentramento. <img class="alignleft size-full wp-image-76047" alt="Joe_Kubert_Fax_DA _Sarajevo 0154" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2006/01/Joe_Kubert_Fax_DA-_Sarajevo-0154.jpg?resize=277%2C336" data-recalc-dims="1" /><br />A Sarajevo ed in Croazia la guerra è entrata sottopelle, scavandosi lo spazio adatto ed esplodendo, raccogliendo gli interessi economici di molti. Il passaggio da piccoli segnali d&#8217;avvertimento ai ghetti ed alle deportazioni è sottile e quasi indolore: sembrava fosse soltanto un ridimensionamento dei propri diritti sociali, e si è trasformato in un incubo. L&#8217;incubo dipinto nella prima immagine forte di Fax da Sarajevo: una famiglia trucidata mentre cerca di andar via con la propria macchina.</p>
<p>Si passa alla guerra vera e propria in poche battute: in realtà case e terre espropriate ed i soldi rubati ai deportati sono il vero fine della guerra, è quindi esplicito che l&#8217;intolleranza razziale non è in alcun modo causa di questi conflitti, come magari indicato nei vecchi sussidiari di tanti anni fa: per quel che riguarda il conflitto jugoslavo poi, come si giustificherebbe il fatto che <b>Karadzic</b>, sanguinario capo dei serbi, sia in realtà montenegrino? <br />L&#8217;intolleranza resta solo un paravento, uno scudo adottato per coprire ciò che abbiamo detto prima. Scudo non solo metaforico: in <em>Fax da Sarajevo</em>, Ervin Rustemagic utilizza pacchi di fumetti come scudo all&#8217;interno della sua macchina, per attutire eventuali colpi di arma da fuoco; inoltre dalla casa in fiamme distrutta dai bombardamenti riesce a salvare solo i soldi ed uno <b>Yellow Kid</b> (premio ottenuto anni prima) vinto a Lucca. <br />Ma Ervin ha una famiglia da proteggere, pur senza sapere come, e non riesce più a lasciare quel paese diventato per lui solamente un posto dove temere la morte, per se&#8217; e per le persone care. Perde la casa, distrutta a cannonate, eppure continua ad andare avanti nonostante la disperazione, nonostante la convinzione strisciante che potrebbe morire. In un susseguirsi di tentativi frustranti, di rari momenti di felicità con il sottofondo delle bombe, Ervin mantiene i contatti con l&#8217;esterno tramite i fax, che spedisce in mezzo mondo ai suoi amici e conoscenti, una voce sempre più debole e abbattuta. <br /><strong>Attraverso i suoi fax e la ricostruzione a fumetti dei suoi giorni, noi riviviamo la sua storia</strong>. La fine dell&#8217;incubo sembra non arrivare mai, fino a quando, grazie ad un pass da giornalista, Ervin non riesce a lasciare Sarajevo, costretto ad abbandonare dietro di se&#8217; moglie e bambini, pur di tentare in prima persona di tirarli fuori di lì. La fine del volume ci consegna un aereo che atterra lontano dalla distruzione e dai colpi di fucile, un aereo che riunisce una famiglia, l&#8217;ultima fuga disperata di chi si è trovato di fronte alla parte peggiore dell&#8217;umanità.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76045" alt="Joe_Kubert_Fax_DA _Sarajevo 0040" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2006/01/Joe_Kubert_Fax_DA-_Sarajevo-0040.jpg?resize=578%2C490" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><strong><em>Fax da Sarajevo</em> è una delle opere più sentite di Joe Kubert</strong>; un racconto lineare, dalle cui pagine emerge una forza ed un&#8217;angoscia che rappresentano una testimonianza viva e tremendamente convincente della guerra in Bosnia. <br />Un&#8217;opera che &#8220;somiglia&#8221; ad un fumetto americano nel senso più commerciale del termine: il colore ed i tratti conosciuti (e già amati) dell&#8217;autore spesso distraggono la mente, e riportano il tutto ad assomigliare pericolosamente ad un reportage giornalistico del giorno d&#8217;oggi (uno di quelli che ormai non suscitano la più piccola emozione in chi lo guarda).</p>
<p>Se per <em>Maus</em>, ad esempio, si è parlato spesso di come possa essere avvicinato ad un documentario d&#8217;epoca, <em>Fax da Sarajevo</em> ci rimanda ad un collegamento televisivo con la CNN: i tempi sono cambiati, la guerra non è racconto di anziani, è cosa di tutti i giorni; i bambini la guardano in TV come fosse un cartoon, senza sapere (capire) che tutto avviene in terre vicinissime (che in parte fino a lustri fa erano Italia!).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-76046" alt="Joe_Kubert_Fax_DA _Sarajevo 0146" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2006/01/Joe_Kubert_Fax_DA-_Sarajevo-0146.jpg?resize=560%2C577" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><strong>Nell&#8217;opera rintracciamo due scopi principali</strong>: il primo è l&#8217;educazione alla tolleranza; il secondo potremmo definirlo &#8220;culto della memoria&#8221;. La tolleranza è incredibilmente scomparsa prima dell&#8217;inizio del conflitto narrato; la molla economica che l&#8217;ha fatto scattare infatti si è travestita da intolleranza razziale.</p>
<blockquote>
<p><i>Rapidamente la follia si impadronisce delle piccole menti di gruppi di esaltati, non in grado di essere usati da &#8220;intelletti malvagi superiori&#8221;. Non a caso, quando si tratta di dare ad esse un capo</i> (le cittadine di Knin e Pale, ndr.) <i>si cercano non politici ma psichiatri. Il dottor Jovan Reskovic diventa il capo dei serbi di Croazia, il dottor Radovan Karadzic dei serbi di Bosnia. Sono professionisti (&#8230;) che trasferiscono sul piano politico ed etnico il loro mandato clinico di &#8220;ripulire&#8221; la società dai diversi. Il resto del lavoro lo fanno i preti, spargendo la sindrome della guerra santa, ed i servizi segreti col ricatto.</i> ((cfr. Maschere per un massacro di Paolo Rumiz &#8211; Editori Riuniti, 1996)).</p>
</blockquote>
<p><iframe style="width: 120px; height: 240px;" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=lospait-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;asins=8882850234&amp;ref=qf_sp_asin_til&amp;fc1=964747&amp;IS2=1&amp;lt1=_blank&amp;m=amazon&amp;lc1=964747&amp;bc1=000000&amp;bg1=D6D0D0&amp;f=ifr" height="240" width="320" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" align="right"></iframe> <b>Abbiamo parlato di:<br /></b>Fax da Sarajevo<br />Joe Kubert<br /><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/alessandro-editore" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Alessandro Editore">Alessandro Editore</a>, 1999<br />208 pagine, cartonato, colore &#8211; 29,99€<br />ISBN: 8882850234</p>

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		<title>&#8220;Il gioco lugubre&#8221; di Paco Roca: il lato horror del surrealismo</title>
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		<pubDate>Wed, 08 May 2013 13:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costanza Baldini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Paco Roca]]></category>
		<category><![CDATA[Tunué]]></category>

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		<description><![CDATA["Il gioco lugubre" è uno dei primi lavori di Paco Roca che esplora il lato più oscuro e sensuale del genio di Salvador Dalì. A undici anni dalla prima edizione,  quest'opera viene ripubblicata da Tunué in versione riveduta dall’autore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/lugubre_thumb.jpg?resize=200%2C200" width="240" />
		</p><p>Prima del <a title="Rughe di Paco Roca, raccontare l’Alzheimer a fumetti" href="http://www.lospaziobianco.it/4607-rughe-2" target="_blank">capolavoro <em>Rughe</em> che lo avrebbe reso noto in tutto il mondo</a> e prima di <a title="Se una notte d’inverno un disegnatore: il nuovo capolavoro di Paco Roca" href="http://www.lospaziobianco.it/31864-notte-inverno-disegnatore-nuovo-capolavoro-paco-roca" target="_blank">lavori importanti come <em>L’inverno del disegnatore</em></a> o divertenti come <em>Memorie di un uomo in pigiama</em>, <img class="alignright size-full wp-image-75655" alt="gioco-lugubre_cop" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/gioco-lugubre_cop.jpg?resize=260%2C367" data-recalc-dims="1" /><strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/paco-roca" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Paco Roca">Paco Roca</a></strong> realizzava nel 2002 un piccolo divertissement in puro stile horror. <br />Arricchito da una postfazione che spiega la genesi e la trasformazione dell’opera, il fumetto è stato ripubblicato nel 2013 dalla casa editrice italiana <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/tunue" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Tunué">Tunué</a>.</p>
<p><em><strong>Il gioco lugubre</strong></em> rivela ai lettori italiani un volto inedito del fumettista spagnolo, con <strong>un’opera dal fascino perturbante, che affonda nel lato oscuro dell’arte</strong>. Il titolo stesso è ispirato a un’opera del pittore spagnolo <strong>Salvador Dalì</strong>, una delle prime realizzate al suo ingresso nel gruppo surrealista, un quadro dagli oscuri simboli, lugubri e sessuali.</p>
<p>La storia si svolge nella Spagna degli anni Trenta, alle soglie della guerra civile, periodo di grande fermento politico e artistico. Il giovane Jonàs Arquero, in viaggio da Madrid alla ricerca di un posto più tranquillo, viene in contatto con il pittore catalano Salvador Deseo, un personaggio controverso e inquietante, e accetta di seguirlo vicino a Cadaqués a Port Lligat uno sperduto villaggio di pescatori per lavorare come assistente.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-75658" alt="gioco_lugubre_2" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/gioco_lugubre_2.jpg?resize=500%2C275" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Se quando si pensa alla biografia di Dalì emergono solitamente le caratteristiche più eccentriche ed esilaranti di questo genio o presunto tale del surrealismo, Paco Roca decide di mettere in luce i lati più oscuri e sensuali della sua vita e delle sue opere facendo del pittore un vero e proprio &#8220;<em>eroe dark</em>&#8220;.<a href="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/gioco_lugubre_pag_57.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-75653" alt="gioco_lugubre_pag_57" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/gioco_lugubre_pag_57.jpg?resize=212%2C300" data-recalc-dims="1" /></a><br />Riti esoterici, perversioni, omicidi, scene a metà tra il sogno e l’allucinazione caratterizzano una storia che ricorda un racconto di <strong>Edgar Allan Poe</strong> oppure un episodio della serie televisiva &#8220;<em>Alfred Hitchcock presenta</em>&#8220;.</p>
<p>Senza voler rivelare troppo al lettore diciamo che l’ossessione per la morte, l’impotenza sessuale e l’amore per la magia nera del pittore conducono per mano il lettore in<strong> una storia al confine tra realtà e finzione, genio e follia</strong> in un crescendo che porterà a un angosciante e indimenticabile finale.</p>
<p>La storia, ricolorata completamente dall’autore per la ristampa italiana, privilegia i colori bianco e nero con tocchi di rosso sangue che evidenziano il clima cupo, in voluto contrasto con la prima edizione per cui erano stati usati colori sgargianti. <strong>La &#8220;stella&#8221; di Dalì non è mai stata così nera.</strong><iframe style="width: 120px; height: 240px;" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=lospait-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;asins=8897165532&amp;ref=qf_sp_asin_til&amp;fc1=964747&amp;IS2=1&amp;lt1=_blank&amp;m=amazon&amp;lc1=964747&amp;bc1=000000&amp;bg1=D6D0D0&amp;f=ifr" height="240" width="320" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" align="right"></iframe></p>
<p>A chi avrà il piacere di recuperare questo fumetto sarà chiaro che <strong>Paco Roca è un artista eclettico</strong>, padrone di disegnare e raccontare diversi tipi di storie drammatiche, comiche, d’avventura con la stessa intensità emotiva.</p>
<p><strong>Abbiamo parlato di:<br /></strong>Il gioco lugubre<br />Paco Roca<br />Traduzione Cristiana D’Onofrio<br />Tunué, 2013<br />80 pagine, brossurato, colori – 12,50 €<br />ISBN: 9788897165538</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-75654" alt="gioco_lugubre1" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/gioco_lugubre1.jpg?resize=450%2C194" data-recalc-dims="1" /></p>

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]]></content:encoded>
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		<title>La Bibbia 2: Davide La Rosa (e Pierz) Vs religione cattolica, secondo round</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2013 07:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Occhicone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Davide La Rosa]]></category>
		<category><![CDATA[NPE]]></category>
		<category><![CDATA[Pierz]]></category>

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		<description><![CDATA[La Bibbia 2: secondo passo in casa NPE per Davide La Rosa, coadiuvato da Pierz questa volta, nella sua personalissima guerra contro le ingerenze e le contraddizioni della fede cattolica.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/thumb-bibbia.jpg?resize=200%2C200" width="240" />
		</p><p><strong><img class="alignright  wp-image-75240" alt="LABIBBIA2Copertina" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/LABIBBIA2Copertina.jpg?resize=269%2C365" data-recalc-dims="1" />Larry Hagman, Bruce Willis, Marco Travaglio, <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/davide-la-rosa" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Davide La Rosa">Davide La Rosa</a>.</strong> Il primo ed il terzo probabilmente saranno ricordati solo ed esclusivamente per una cosa (l&#8217;aver partecipato al telefilm <em>Dallas</em> e l&#8217;essere antiberlusconiano); il secondo per aver attraversato decine di film rifacendo quasi sempre lo stesso personaggio (un caso di recitazione trasversale davvero imponente). Davide La Rosa, ora come ora, rischia di associarsi a loro per gli stessi motivi; ma questa è una segnalazione di rischio, non una previsione.</p>
<p>Ha mandato alle stampe per i tipi della <strong>NPE</strong> il suo secondo lavoro (con loro) in un anno, dal titolo per nulla pretenzioso <em>La Bibbia 2,</em> coadiuvato, nell&#8217;opera, da <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/pierz" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Pierz">Pierz</a></strong> (Luca Piersantelli). Il rischio a cui si accennava è che, dopo <em>Il nuovo romanzo di Dan Braun</em>, la sua nascente carriera o il suo nome siano sempre collegati allo stesso tipo di fumetto. Si tratta di un discorso forse prematuro considerando che per un editore è difficile essere così zen dall&#8217;evitare di provare a bissare un piccolo successo editoriale anche a costo di costringere l&#8217;autore a ripetersi; tuttavia questo volume, impreziosito dalla collaborazione con Pierz (che con la sua presenza spezza la grafica del &#8220;rigorosamente disegnato male&#8221;), sembra essere una appendice al precedente, non discostandosi dai temi, dal tipo di narrazione e dagli stilemi utilizzati.<br />Nel volume sono presenti anche pagine di testo scritto che inframmezzano quelle a fumetti; sembrano utilizzate dai due autori per comunicare ai lettori qualche spunto e qualche riflessione (nonché ulteriori segnalazioni di incongruità della religione cattolica) che non si è riusciti a inserire nella trama del racconto (oddio, trama&#8230;).<br />Detto il male che ne pensiamo di questo libro passiamo al bene, e facciamo in modo che lo stesso, nel bilanciamento finale, superi il male visto che comunque stiamo recensendo una Bibbia (il sequel, per essere precisi) e non vorremmo incorrere nelle ire degli autori e specialmente del loro altissimo ispiratore.<br /><img class="size-full wp-image-75236 aligncenter" alt="bibbia 1j" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/bibbia-1j.png?resize=564%2C379" data-recalc-dims="1" /><strong>Il volume prende di mira la religione cattolica</strong>, assolutamente preponderante in Italia (almeno come fede religiosa dichiarata, sorvolando sul quanto sia professata nei comportamenti individuali) tanto da essere decisamente opprimente da chi si dichiara ateo o assolutamente non interessato neanche a definirsi ateo. Non è una novità dedicarsi a questo tipo di sottolineature e, soprattutto negli ultimi lustri, una vera e propria letteratura dell&#8217;anticattolicesimo ha avuto un discreto successo in Italia<sup> [<a href="http://www.lospaziobianco.it/75208-bibbia-2-davide-rosa-pierz-religione-cattolica#footnote_0_75208" id="identifier_0_75208" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="basti ricordare il libro di Piergiorgio Odifreddi Perch&eacute; non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici">1</a>] </sup>.<br />Se si parte da presupposti da sempre spinti a forza nella nostra percezione delle cose quali, per dire, il considerare i quattro Vangeli canonici e il Vecchio Testamento come se fossero testi storici, non è difficile arrivare al risultato di riuscire a creare spunti ironici a profusione, che chiaramente sottolineano in prima battuta l&#8217;errore, marchiano, del non dichiarare esplicitamente e apertamente che i testi sopra indicati sono essenzialmente metaforici e allegorici e che portano concetti e non fatti realmente accaduti come descritti.<br /><img class="alignright size-full wp-image-75238" alt="bibbia 3" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/bibbia-3.png?resize=223%2C283" data-recalc-dims="1" />Si passa poi, e qui la faccenda si fa ben più grave perché si collega alla nostra vita, alle nostre esperienze recenti, a come la religione cattolica si sia intrecciata in maniera così imponente con la società italiana e come abbia cercato e cerchi tuttora di influenzare anche l&#8217;apparato legislativo che dovrebbe, invece, tutelare la libertà di culto (e di non culto, ovviamente). Per concludere, l&#8217;ultimo spunto degno di nota è quello relativo all&#8217;apparente necessità della presenza del male per giustificare un culto che predichi il bene; annotazione non stupida né tantomeno ingenua che varrebbe la pena estendere in molte discussioni in molti ambiti anche molto diversi.</p>
<p><strong>Il tutto disegnato da Davide La Rosa, rigorosamente male, come si diceva, e da Pierz</strong>. Il libro è una continua serie di gag e battute. Anche se non fulminanti come quelle dei <em>Ravioli Uèstern</em> del secondo per velocità di lettura e frequenza sono comunque un continuum che accompagna il lettore dall&#8217;inizio alla fine del libro. La sensazione del già visto (se non nelle gag quantomeno nell&#8217;argomento) è anche alimentata dal fatto che entrambi gli autori hanno dei blog che aggiornano con discreta frequenza inserendo sketch e vignette molto spesso dello stesso tenore.<br /><img class="alignleft size-full wp-image-75237" alt="bibbia 2" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/05/bibbia-2.png?resize=198%2C268" data-recalc-dims="1" />Il libro, per concludere, non pecca di nulla in particolare; ma, in linea di massima, neanche brilla per  qualche merito (a parte la girandola di gag, soprattutto quando le vignette si infittiscono e sono ben più di due per tavola), a parte il prezzo ovviamente contenuto di cinque Euro.</p>
<p>In definitiva, quindi, un altro step nel percorso di Davide La Rosa e di Pierz nell&#8217;esternazione dei suoi soventi correttissimi e comunque legittimi appunti alle ingerenze ed alle incoerenze del credo cattolico (ma soprattutto del modo in cui viene professato, spesso inculcato e ancora più spesso gestito nei piani alti del Vaticano). Va segnalato che, per la <strong>Star Comics,</strong> lo stesso La Rosa sta vedendo pubblicato un bimestrale (<em>Suore Ninja</em>) che narra vicende chiaramente inventate ambientate in uno scenario ecclesiastico che, parimenti, prova a ridicolizzare particolari credenze e usanze cattoliche (su disegni di <strong>Vanessa Cardinali</strong>).</p>
<blockquote>
<p>Si tratta, concludendo, di un volume che può essere comprato senza pentirsene, ottenendo in cambio una mezz&#8217;ora di lettura, sorrisi, risate, risate a denti stretti e qualche riflessione nuova da portare avanti.<br />Ovviamente se non si esce scandalizzati da un libro che riassume in 10 pagine il Nuovo Testamento e fa partire il sequel con Gesù che fa le bolle di sapone attraverso i fori nelle mani&#8230;</p>
</blockquote>
<p><strong>Abbiamo parlato di:</strong><br /> La Bibbia 2<br /> Davide La Rosa, Pierz<br /> NPE, 2013<br /> 148 pagine, brossurato, bianco e nero – 5,00€<br /> ISBN: 978-8897141137</p>
<p><em><strong>Riferimenti:</strong></em><br />Blog di Davide La Rosa: <a href="http://lario3.blogspot.it/" target="_blank">lario3.blogspot.it</a><br />Blog di Pierz: <a href="http://ravioliuestern.blogspot.it/" target="_blank">ravioliuestern.blogspot.it</a><br />Il numero 1 di <a href="http://www.starcomics.com/news.php?id=478" target="_blank">Suore Ninja</a><br />Sito NPE: <a href="http://edizioninpe.blogspot.it/" target="_blank">edizioninpe.blogspot.it</a></p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><iframe style="width: 120px; height: 240px;" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=lospait-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;asins=889714134X&amp;ref=tf_til&amp;fc1=964747&amp;IS2=1&amp;lt1=_blank&amp;m=amazon&amp;lc1=964747&amp;bc1=000000&amp;bg1=D6D0D0&amp;f=ifr" height="240" width="320" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" align="right"></iframe></td>
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</tr>
</tbody>
</table>
<p><b>Note:</b>
<ol class="footnotes">
<li id="footnote_0_75208" class="footnote">basti ricordare il libro di Piergiorgio Odifreddi <em>Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici</em></li>
</ol>

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		<title>Valzer con Bashir: Ari Folman e David Polonsky e l&#8217;insensatezza della guerra</title>
		<link>http://www.lospaziobianco.it/4515-valzer-bashir</link>
		<comments>http://www.lospaziobianco.it/4515-valzer-bashir#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 May 2013 08:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Casiraghi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ari Folman]]></category>
		<category><![CDATA[David Polonsky]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Rizzoli Lizard]]></category>

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		<description><![CDATA[Valzer con Bashir di Ari Folman e David Polonsky è un fumetto israeliano sull'insensatezza di tutte le guerre. Disegni e parole di una terribile attualità.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2009/01/thumbBashir.jpg?resize=200%2C200" width="240" />
		</p><p><img class="alignleft size-full" alt="" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2009/01/immagine1-5161.jpg?resize=135%2C200" data-recalc-dims="1" />Stando alle notizie che inesorabilmente assorbiamo dai notiziari, sembra quasi una casualità che <strong><i>Valzer con Bashir</i></strong>, fumetto e film, arrivino in Italia in questo momento. Una coincidenza che è solo tale, purtroppo, dato che la scia di sangue che insensatamente si propaga dai territori occupati palestinesi e da Israele da decenni a questa parte non ha mai dato segni di venire interrotta. Inframmezzata da fragili e brevi tregue, da piccoli spiragli di pace immediatamente sconfessati, la storia di quella piccola porzione di mondo è fatta perlopiù di violenza, fame, miseria, guerra.<br /> Guardando dal nostro privilegiato punto di osservazione sembra che lì, il mondo sia rovesciato e che la quotidianità, oramai, sia uno stato delle cose che mai noi potremmo né accettare né sopportare. La banalità della guerra, coi suoi lutti, è diventata per quelle persone (già, quelle che vediamo in TV sono persone) l&#8217;assurdo programma per ogni giorno che Dio &#8211; o Allah &#8211; manda in terra.</p>
<p>Tutto questo mi viene in mente leggendo il fumetto di <b>Ari Folman</b> e <b><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/david-polonsky" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con David Polonsky">David Polonsky</a></b> quando il protagonista, israeliano, dice :</p>
<blockquote>
<p><i>Quando tornai dal Libano la prima volta dopo sei settimane la vita procedeva normalmente. Mi tornò in mente che quando ero bambino c&#8217;era la guerra e tutto si era fermato. I bambini stavano a casa con le madri in attesa che passasse un aereo a sganciare bombe sopra tutti quanti. Ora nessuno metteva in sospeso la propria vita a quanto pareva, e io facevo più o meno lo stesso</i>.</p>
</blockquote>
<p><strong>Ora nessuno mette in sospeso la propria vita.</strong> Tutta la banale normalità della guerra in una frase. Ed è quello che succede tuttora, almeno dalla parte israeliana del conflitto.</p>
<p><i>Valzer con Bashir</i> è un fumetto dalla genesi abbastanza particolare, visto che <strong>è la diretta emanazione dell&#8217;omonima pellicola di animazione</strong>, che in giro per il mondo ha avuto diversi riconoscimenti e ha fatto parlare di sé in molte occasioni, a cominciare dalla sua partecipazione nella selezione ufficiale del <i>Festival di Cannes 2008</i> fino al vittoria del <i>Golden Globe</i> 2009 come migliore film straniero.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-75382" alt="20090221_bashir" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2009/01/20090221_bashir.jpg?resize=500%2C233" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Più che esserne una trasposizione, però, leggendo l&#8217;intervista a Folman in calce al volume, si evince come l&#8217;idea di raccontare la stessa storia con vignette e balloons sia nata contemporaneamente alla produzione del film stesso. Intelligentemente, e con un&#8217;operazione abbastanza curiosa, i due autori hanno però optato per utilizzare i disegni preparatori alla pellicola e riadattarli a un tipo di narrazione diversa, a un linguaggio con proprie regole e codici, evitando di mettere semplicemente in fila alcune immagini del film, <img class="alignright size-full wp-image-75381" alt="Valzer-con-Bashir-testo" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2009/01/Valzer-con-Bashir-testo.jpg?resize=260%2C354" data-recalc-dims="1" />come molte volte si è visto fare. Il regista, sempre nella stessa intervista, ammette il suo stupore nello scoprire in corso d&#8217;opera come il medium cinematografico e quello fumettistico non siano poi così affini, tanto che il passaggio in cui ne parla è un bel esempio di teoria fumettistica spiccia, ma perfettamente centrata.</p>
<p>La trama del fumetto è piuttosto semplice e si basa sulla ricerca da parte del protagonista, il regista stesso, di colmare un vuoto nei ricordi riguardo la sua partecipazione alla <b>guerra tra Israele e Libano nel 1982</b> e i conseguenti tristemente famosi massacri perpetrati dalle milizie cristiane libanesi all&#8217;interno dei campi profughi palestinesi di <b>Sabra e Chatila</b>. <br />Folman è stato suo malgrado testimone di questa vicenda, ma per anni la sua mente si è rifiutata di ricordare quei giorni, finché attraverso sessioni di analisi e colloqui coi suoi commilitoni tutto è tornato a galla. <br />Più che essere un lavoro realista, documentaristico o cronachistico, <i>Valzer con Bashir</i> ha l&#8217;ambizione di mettere al centro l&#8217;esperienza di questi <b>giovani mandati a sparare in una guerra insensata</b> &#8211; come lo sono tutte, del resto &#8211; con i loro carichi di rimorsi nascosti in vite apparentemente normali. Quasi che agli autori del fumetto interessasse analizzare un fenomeno grande e per definizione ingestibile come la guerra da <b>un punto di vista più intimista</b>, più personale. Parlare del grande male sottovoce, non distrarre con effetti speciali, avere il massimo rispetto per ciò che si vuole dire.</p>
<p>Del resto è incredibile come questo viaggio nella memoria perduta, fatto di flash, di sprazzi di ricordi confusi, sia tanto efficace, narrativamente, quanto a prima vista inusuale per raccontare una vicenda simile, tanto che sono rimasto sorpreso dal tono quasi blues, struggente e malinconico di molte parti del racconto. <br />E &#8216; proprio l&#8217;analisi e l&#8217;autoanalisi psicologica (i colloqui con il medico e con i propri ex-commilitoni) a determinare la struttura di tutto il racconto. In una recente intervista (di prossima pubblicazione su queste pagine) il fumettista spagnolo <b>Angel De La Calle</b>, autore di <i>Modotti</i>, affermava che nella narrazione moderna (letteratura, cinema, fumetto) la struttura è la parte più importante per la buona riuscita di un&#8217;opera. Anche in questo libro (e presumo anche nel film che non ho ancora visto) se riducessimo all&#8217;osso la trama ci accorgeremmo come essa sia riassumibile in pochi basilari concetti. Allo stesso tempo, proprio in funzione dell&#8217;espediente narrativo &#8211; il filo dei ricordi che il protagonista rincorre &#8211; questa esile trama acquisisce spessore, fascino e funzionalità, tanto che possiamo dire di trovarci di fronte ad un&#8217;<b>opera di forte impatto simbolico e civile</b>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-75379" alt="valzer_con_bashir_tavola_33" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2009/01/valzer_con_bashir_tavola_33.jpg?resize=580%2C330" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>La <i>&#8220;tabula rasa&#8221;</i> della memoria di questi soldati israeliani curiosamente mi ricorda &#8211; con tutte le differenze del caso &#8211; quello che per anni ho sentito dire di prima mano da <b>ex deportati italiani</b> nei campi di concentramento di Dachau, Auschwitz, Mauthausen. Tornati da quell&#8217;orribile esperienza che aveva segnato indelebilmente la loro vita, hanno voluto o forse dovuto dimenticare e non più ritornare con la mente su quel tremendo periodo, complice anche l&#8217;incredulità di chi invece li stava aspettando a casa. La necessità di andare avanti obbligava ad un oblio autoindotto.<br />Ma molte di queste persone che ho avuto la fortuna di incontrare, dopo essersi ricostruiti una vita in anni più recenti hanno avuto la forza, la volontà e, oserei dire, la saggezza, di <b>far della propria esperienza testimonianza</b>, riscavando nei propri dolorosi ricordi, con la consapevolezza che quest&#8217;atto fosse necessario per far conoscere alle nuove generazioni un oscuro passato col quale purtroppo dobbiamo sempre fare i conti.<br />Folman in <i>Valzer con Bashir</i> più o meno fa questo. La voglia di raccontare un fatto tragico come ad aver assistito al massacro di uomini, donne e bambini palestinesi a Sabra e Chatila è<b> un atto di piena consapevolezza personale, civile e politica</b>. Di questo credo non ci siano molti dubbi. Lo dimostrano in maniera efficace le ultime due tavole con cui il fumetto si chiude: vere e proprie fotografie senza nessuna parola a commento al posto dei disegni &#8211; ovvi in un fumetto &#8211; fino a quel punto utilizzati. <img class="alignleft size-full wp-image-75380" alt="valzer-con-bashir" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2009/01/valzer-con-bashir.jpg?resize=260%2C221" data-recalc-dims="1" /><br />In un fumetto non si poteva dire meglio una verità tanto terribile, raccontare un dolore così difficile da spiegare che con questo contrasto tra disegni e fotografie. Un contrasto spiazzante e illuminante che butta in faccia al lettore la sola e unica verità possibile: <b>questa non è fiction</b>. Quello che hai letto è realmente successo e se anche questo racconto si avvale della retorica e del mestiere di un narratore, il sangue è stato realmente versato, come altrettante lacrime sono state piante.</p>
<p>Un fumetto riuscito, quindi, anche nella sua parte grafica che a prima vista può destare qualche perplessità soprattutto per la staticità dei disegni, la sensazione di freddezza derivata dall&#8217;uso sistematico di foto per confezionare gli sfondi e dalla colorazione digitale prevalentemente composta da colori piatti e campiture uniformi. Eppure tutte queste caratteristiche grafiche, che personalmente non amo molto e che di solito a mio parere determinano una frattura tra narrazione scritta e disegnata, in questo caso funzionano <b>accentuando la dicotomia tra realismo e messa in scena</b>, tra la necessità di dare delle coordinate precise su cui muovere il racconto e la scelta di interpretare attraverso il carattere espressivo dei colori ciò che è nascosto in fondo ai ricordi.<br />Come in diverse interviste Ari Folman ha dichiarato, <b>questo è un fumetto contro tutte le guerre</b>, dove l&#8217;analisi storica è forse meno importante della descrizione degli effetti devastanti che questa immane ed eterna tragedia imprime sulle proprie vittime. <br />Che possono anche essere gli ingenui e imberbi soldati addestrati fin da piccoli a imbracciare un fucile e a odiare il nemico del proprio stato.</p>
<p><strong>Abbiamo parlato di:</strong><br />Valzer con Bashir<br />Ari Folman, David Polonsky<br /><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/rizzoli-lizard" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Rizzoli Lizard">Rizzoli Lizard</a>, 2009<em id="__mceDel"></em><em id="__mceDel"><br /></em>144 pagine, brossurato, colori &#8211; 18,00 euro<br />ISBN: 9788817029124</p>
<p><i><b>Riferimenti:</b></i><br />Il trailer del film: <a href="http://www.luckyred.it/valzerconbashir " target="_blank">www.luckyred.it/valzerconbashir</a><br /> <a title="Valzer con Bashir: intervista ad Ari Folman" href="http://www.lospaziobianco.it/4516-intervista-ari-folman" target="_blank">Intervista ad Ari Folman</a><a href="http://www.lospaziobianco.it/?p=4452" target="_blank"><br /></a></p>
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		<title>Ogni maledetto lunedì (su due), la raccolta delle storie online di Zerocalcare</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 13:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Occhicone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bao Publishing]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Zerocalcalre]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni maledetto lunedì (su due) di Michele Rech  alias Zerocalcare è la raccolta delle storie pubblicate online sul blog dell'autore: una cavalcata senza peli sulla lingua fra manie, scazzi, passioni e (poco) della "generazione X". ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/thumb1.jpg?resize=200%2C200" width="240" />
		</p><div id="attachment_75068" class="wp-caption alignright" style="width: 276px"><img class=" wp-image-75068  " alt="" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/4.jpg?resize=266%2C177" data-recalc-dims="1" /><p class="wp-caption-text">Zerocalcare riceve il premio Micheluzzi 2013</p></div>
<p><b>Michele Rech</b>, in arte <strong>Zerocalcare</strong>, è il fresco vincitore del nobilissimo premio Micheluzzi assegnato al <b>Napoli Comicon</b> lo scorso 27 aprile per il miglior fumetto del 2012 (<i>Un polpo alla gola</i>, edito dalla <b><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/bao-publishing" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Bao Publishing">Bao Publishing</a></b>).</p>
<p>Non deve essere facile avere fra le mani il maggiore successo editoriale a fumetti dell’ultimo anno ed essere in grado di gestirlo con parsimonia. <b>Falcor</b>, che a pagina 23 di <i>Ogni maledetto lunedì (su due)</i> rappresenta la mitezza e la temperanza, probabilmente avrebbe suggerito al direttore editoriale della<strong> Bao Publishing</strong> di rimanere zen e di non pubblicare un altro volume di Zerocalcare. E invece siamo ormai al terzo volume in un anno, ma non c’è da rammaricarsi o dare colpe all&#8217;editore, in fondo anche Falcor (nella stessa pagina sopra indicata) può perdere la pazienza.<br /> Impossibile e non furbo, infatti, evitare di raccogliere in un volume cartaceo <strong>le storie online pubblicate in quasi due anni sul seguitissimo blog di Zerocalcare</strong>. Raccolta impreziosita da una storia di raccordo, a colori, che cerca di essere la storia principale dell’albo, semplicemente inframmezzata dalle altre.</p>
<p><img class=" wp-image-75066 aligncenter" alt="2" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/2.jpg?resize=540%2C522" data-recalc-dims="1" />Si è molto scritto del successo di Zerocalcare: arrivare quasi ultimi (ormai le recensioni si sono sprecate) non aiuta. Parliamo, per chi non ha avuto modo di incrociare le vicende autobiografiche del giovane trentenne protagonista delle sue storie, di racconti pubblicati online ogni lunedì (<i>quasi</i> ogni lunedì, come dice il titolo) sul blog <a href="http://zerocalcare.it/">zerocalcare.it</a>; <img class="alignright size-full wp-image-75062" alt="ogni-maledetto-lunedi-su-due" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/ogni-maledetto-lunedi-su-due.jpg?resize=246%2C359" data-recalc-dims="1" />una serie di racconti autoconclusivi che, partendo dalla analisi impietosa del proprio status di precario che vive da solo cibandosi quasi esclusivamente di merendine, <strong>scava con incredibile sagacia, capacità narrativa nel creare climax comici, nei miti giovanili e nelle attuali passioni di una intera generazione</strong>. <br /> Una generazione, va detto, che vivendo quasi perennemente collegata a un computer o a <b>Facebook</b> tramite uno smartphone, è anche la generazione della fruizione gratuita dei contenuti rintracciabili online, in maniera lecita e non. Un appunto non da poco (nello stesso volume il protagonista più volte suggerisce di scaricare, presumibilmente illegalmente, serie TV o film), visto che il libro è in gran parte la stampa di quanto ritrovabile online.</p>
<p>In un recente <i>instant book</i> sui web comics (<em><a href="http://www.primicerieditore.it/2013/04/19/webcomics-piccolo-manuale-del-fumetto-online/" target="_blank">Webcomics</a>, Piccolo manuale del fumetto online</em>) abbiamo letto di come il successo online di un fumetto, appunto, fruibile con una connessione Internet, abbia dei filtri nella traduzione cartacea (sia da edicola o da libreria); tali filtri potrebbero far capire agli editori in che percentuale un tot numero di click su un sito o di “mi piace” su Facebook si possano tradurre in lettori paganti di una edizione cartacea. Purtroppo non esiste una legge che regoli questo passaggio e le seppur poche esperienze italiane analizzabili – <i>A Panda piace</i>, <i>Canemucco</i>, <i>Davvero</i> e Zerocalcare stesso – danno risultati a dir poco contrastanti.</p>
<p>Il <strong>caso editoriale</strong> creato dagli ultimi due volumi della Bao Publishing (<i>La profezia dell’armadillo</i> e <i>Un polpo alla gola</i>) di Zerocalcare non risolve i dubbi; questo volume, più che altro, ne creerà altri. Tuttavia, a parte queste forse oziose considerazioni in merito a un problema nuovo, quello della resa cartacea di fumetti già fruibili online e quello del cavalcare un successo editoriale, di per sé una cosa da fare senza se e senza ma seppur con l’accortezza di evitare di bruciare l&#8217;autore, il volume merita, ovviamente, qualche parola in più.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-75070" alt="1" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/11.jpg?resize=540%2C445" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Se negli ultimi due anni avete bazzicato Internet e soprattutto Facebook <strong>non ci sono molte possibilità che non abbiate letto almeno una delle storie raccolte in questo volume</strong>; avete, di sicuro, un amico quarantenne o trentenne che vi ha inviato, linkato, segnalato una di queste storie. E quando l’avete letta, di certo, se siete della stessa &#8220;generazione X&#8221; dell’autore, avete divorato anche le altre, disponibili sul blog. <br />Michele Rech ha moltissime frecce nella sua faretra: ha avuto un’infanzia e giovinezza come tutti noi ma più di noi <strong>conserva intatto il ricordo, l’<i>imprinting</i> di stimoli fumettistici, televisivi, pubblicitari, cinematografici e musicali</strong> e ce ne rovescia addosso, quando meno ce lo aspettiamo, uno che avevamo dimenticato – sia esso il robot Emilio o le card olografiche – che però era sempre lì, in un cantuccio del nostro cervello, e che ci riporta, armi e bagagli, a quindici, venti o venticinque anni prima, prendendosi e prendendoci in giro e ostentando una superiorità delle nostre generazioni dovuta proprio a questi bagagli culturali di massa (<i>Guerre Stellari</i> piuttosto che <i>Ken il guerriero</i>, <i>Capitan Harlock</i> piuttosto che <i>Capitan Findus</i>) che riteniamo, per puro spirito di corporazione, ovviamente superiori a quelli dei giovani d’oggi. </p>
<p>Oltre a questo, negli spaccati quotidiani di Zerocalcare quel che ritorna spesso è <strong>il pescare dal quotidiano per nulla edificante</strong>, fatto di precarietà, rifiuto di affrontare le responsabilità e quel gusto di volersi sentire sempre ragazzi e scontro quotidiano con le generazioni precedenti (oltre che con quelle successive, come detto sopra). Talvolta con spunti labili quali le cuffiette del walkman (walkman: un termine che fa sentire un qualsiasi quarantenne improvvisamente vecchio) talvolta con spunti seri quali le malattie o l’ipocondria.</p>
<p><img class="wp-image-75067 alignright" alt="3" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/31.jpg?resize=350%2C354" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>In tutto questo, come accennato, è la costruzione della battuta, il climax creato sapientemente, il riempire anche lo sketch più debole comunque di molte trovate fino a renderlo un semplice pretesto, l’abilità narrativa e l’inventiva che rendono le singole storie di Zerocalcare ancora dannatamente irrinunciabili, almeno per la nostra generazione.</p>
<p><strong>Abbiamo parlato di:</strong><br />Ogni maledetto lunedì (su due)<br />Zerocalcare<br />Bao Publishing. 2013<br />216 pagine, brossurato, colore &#8211; 16,00 €<br />ISBN: 978-8865431559</p>
<p><em><strong>Riferimenti:</strong></em><br /><a href="http://www.zerocalcare.it/" target="_blank">www.zerocalcare.it</a><br /><a href="http://www.baopublishing.it/" target="_blank">www.baopublishing.it</a><br /><a href="http://www.comicon.it/premio_micheluzzi.php" target="_blank">www.comicon.it/premio_micheluzzi.php</a></p>
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		<title>A bordo di una Nissan modello Sunny con Tayo Matsumoto</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 07:30:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ettore Gabrielli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[J-Pop]]></category>
		<category><![CDATA[Tayo Matsumoto]]></category>

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		<description><![CDATA[Sunny di Tayo Matsumoto è un manga imperdibile: da uno dei più apprezzati autori del fumetto giapponese moderno, un'opera intensa e leggera, profonda e scanzonata, poetica e movimentata, tra le cui pagine si respira aria da fumetto d'autore. ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/SUNNY_thumb.jpg?resize=200%2C200" width="240" />
		</p><p><em>Sunny</em> è una di quelle piccole perle nascoste nell&#8217;affollato mercato dei manga, <strong>un gioiellino da non perdere</strong> per gli amanti del buon fumetto. <img class="alignright size-full wp-image-74976" alt="cover" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/cover.jpg?resize=250%2C344" data-recalc-dims="1" />Per i più attenti conoscitori del fumetto giapponese non si tratta probabilmente di una sorpresa, visto il nome dell&#8217;autore.<br />Di <strong>Tayo Matsumoto</strong> in Italia abbiamo letto solamente un volume di <em>Tekkon Kinkreet</em> (Kappa Edizioni), la cui versione animata è stata distribuita da Sony Pictures. Troppo poco comunque per conoscere appieno <strong>uno degli autori più apprezzati e influenti in Giappone</strong>, riconosciuto negli USA e in Europa come <strong>una delle voci più interessanti e originali del manga moderno</strong>.</p>
<p>In <em>Sunny</em>, viene narrata la vita di tutti i giorni all&#8217;istituto Hishinoko, una sorta di orfanotrofio che raccoglie bambini senza genitori o i cui genitori sono impossibilitati ad accudirli. L&#8217;istituto si occupa di dare a questi ragazzini, di età tra i 3 e i 15 anni, un posto dove dormire, mangiare, studiare e passare le giornate.<br />Il titolo si riferisce a una vecchia auto abbandonata nel cortile dell&#8217;istituto, una Nissan modello Sunny, ormai inutilizzabile, centro di fantasie a occhi aperti e corse e fughe immaginarie, rifugio dalla confusione della casa e dagli occhi degli adulti.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-74975" alt="10" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/10.jpg?resize=600%2C342" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>I protagonisti sono fanciulli e pre-adolescenti con i problemi tipici della loro età, acuiti dalla convivenza forzata e dalla situazione familiare, che nascondono dentro sé i propri piccoli drammi dell&#8217;essere, tra genitori assenti o poveri o alcolizzati. Soprattutto, sono animanti da una mai sopita voglia di ribellarsi al proprio destino e di diventare adulti. <img class="alignleft size-full wp-image-74982" alt="3" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/3.jpg?resize=280%2C376" data-recalc-dims="1" />Una banda spesso rumorosa, incontenibile, di una vivacità resa quasi palpabile attraverso una cacofonia di nuvolette e suoni.<br />I giorni passano tra la scuola, i giochi e i compiti della casa e l&#8217;autore li segue in lunghi capitoli autoconclusivi che permettono di conoscere meglio i bambini, i rapporti tra di loro e con i tutori della casa, i loro sogni e segni peculiari.</p>
<p>Questi ragazzini sono presentati in maniera realistica, nel carattere, nella storia e nelle loro relazioni, con tutto l&#8217;insieme di innocenza e sfrontatezza, ingenuità ed esperienze traumatiche. Attraverso<strong> una caratterizzazione curata e sensibile</strong>, l&#8217;autore ce li rende subito accattivanti, trasmette il loro essere tanto nell&#8217;esplicito, nei dialoghi, nei gesti, quanto nel nascosto, nel non detto, negli sguardi, creando una sensazione di paterna tenerezza attorno a loro. Si vede<strong> il tocco di un narratore di razza</strong>, nell&#8217;ottenere questo risultato senza usare espedienti narrativi per renderli forzatamente disperati, smaccatamente bisognosi (di cure, di una famiglia, di un futuro), senza indugiare cioè in caratterizzazioni strumentali che li ridurrebbero a figure patetiche.</p>
<p><strong>Tra le pagine di questa opera, intensa e leggera, profonda e scanzonata, poetica e movimentata, si respira aria da fumetto d&#8217;autore</strong>. <br />L&#8217;incedere è tranquillo, il lettore viene accompagnato lentamente nella scoperta di queste piccole grandi storie, messo in grado di gustare con calma le tavole e soprattutto di costruire l&#8217;empatia necessaria per avvicinarsi all&#8217;atmosfera del racconto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-74978" alt="nontornerai" src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/nontornerai.jpg?resize=471%2C415" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Il tratto è leggero ed espressivo; Matsumoto usa i grigi, generalmente sporchi e non uniformi, per dare colore e calore alle tavole. Il segno rimanda certamente al fumetto europeo, richiamando alla mente in particolare <em>Baru</em>, probabilmente anche per una affinità di tematiche e di capacità di descrivere l&#8217;infanzia, <img class="alignright size-full wp-image-74983" alt="8" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/8.jpg?resize=280%2C414" data-recalc-dims="1" />che l&#8217;autore francese ha riversato in una delle sue opere più apprezzate come <em>Gli anni Sputnik</em>.</p>
<p>Le tavole hanno vignette solitamente squadrate e alternano, in funzione del ritmo, schemi a tre/quattro vignette in composizioni regolari ad altri nei quali si moltiplicano e conducono la lettura attraverso sequenze di azioni più rapide o di dialogo stretto. Poche le eccezioni, tra cui una scena di gioco/lotta nella quale le vignette si incastrano tra loro in tagli triangolari per sottolineare l&#8217;insieme di risate, grida d&#8217;incitamento e battiti di mani che l&#8217;accompagnano. In generale, emerge l&#8217;abilità dell&#8217;autore nel gestire gli spazi e nel guidare i tempi di lettura per trasmettere la giusta atmosfera a ogni scena, il tutto senza apparire mai costruito o non spontaneo.</p>
<p><strong>Un&#8217;opera decisamente notevole</strong>, testimonianza di una politica editoriale intelligente da parte di <a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/j-pop" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con J-Pop">J-Pop</a>, che attraverso le vendite dei titoli più commerciali sovvenziona proposte più autoriali e con meno appeal, ma di indiscussa qualità. La serie è tutt&#8217;ora in corso in Giappone, dove è in attesa di uscire il terzo volume.</p>
<p><strong>Abbiamo parlato di:<br /></strong>Sunny vol.1<br />Taiyo Matsumoto<br />Traduzione Asuka Ozumi<br />J-Pop, Aprile 2012<br />216 pagine, brossurato, bianco e nero &#8211; 9,90€<br />ISBN: 978-88-6634-404-9</p>
<a href="http://www.lospaziobianco.it/74974-bordo-nissan-modello-sunny-tayo-matsumoto#gallery-74974-1-slideshow">Clicca per vedere la presentazione.</a>

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		<title>Blutch e le sue ossessioni di cinefilo: &#8220;Per farla finita con il cinema&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 08:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valerio Stivé</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Blutch]]></category>
		<category><![CDATA[Coconino Press – Fandango]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Voglio farla finita col cinema, qui e ora&#8230; una volta per tutte&#8230; Insomma! Non ho più diciassette anni! Per farla finita con il cinema è una dissertazione sul mondo del cinema, a tratti malinconica, a tratti rassegnata. Illustrazioni ispirate a immagini da celebri film si alternano al volto stesso dell&#8217;autore che racconta il suo rapporto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="float:right; margin:0 0 10px 15px; width:240px;">
		<img src="http://i2.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/blutch_thumb.jpg?resize=200%2C200" width="240" />
		</p><p><a href="http://www.lospaziobianco.it/74944-/blutch_cover_cinema_web" rel="attachment wp-att-74950"><img class="alignright size-full wp-image-74950" alt="blutch_cover_cinema_web" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/blutch_cover_cinema_web.jpg?resize=224%2C304" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<blockquote>
<p>Voglio farla finita col cinema, qui e ora&#8230; una volta per tutte&#8230;<br /> Insomma! Non ho più diciassette anni!</p>
</blockquote>
<p><i>Per farla finita con il cinema</i> è una dissertazione sul mondo del cinema, a tratti malinconica, a tratti rassegnata. Illustrazioni ispirate a immagini da celebri film si alternano al volto stesso dell&#8217;autore che racconta il suo rapporto con l&#8217;influente immaginario del grande schermo, del quale cerca talvolta di dare delle definizioni.</p>
<p><strong>È uno sguardo disilluso e allo stesso tempo malcelatamente affascinato</strong>, quello di <strong><a href="http://www.lospaziobianco.it/etichetta/blutch" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Blutch">Blutch</a></strong>. Vede il cinema come una voyeuristica corruzione del mondo dell&#8217;intrattenimento, ma <span style="color: #000000;">di cui allo stesso tempo <span>confessa di subire costantemente il fascino. E tratteggia anche se stesso come un inguaribile voyeur, con quel fare dimesso che tanto può ricordare <strong>Woody Allen</strong> e i monologhi dei suoi classici o la rassegnata autocommiserazione che li pervade, quegli sguardi contorti e anche l&#8217;abbandono nell&#8217;adorazione per la figura femminile.</span></span></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-74952" alt="blutch1" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/blutch1.jpg?resize=454%2C164" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="color: #000000;">Difficile non notare come Per farla finita col cinema sia <strong>un prosieguo adulto di </strong><strong>Il piccolo Christian,</strong> dove l&#8217;autore raccontava la sua passione infantile per il mondo dell&#8217;intrattenimento – fumetto, cartoni animati o cinema – e di come fosse cresciuto immerso in quei mondi di fantasia.<img class="alignright  wp-image-74953" alt="Blutch Per farla finita con il cinema_2" src="http://i1.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/Blutch-Per-farla-finita-con-il-cinema_2.jpg?resize=212%2C240" data-recalc-dims="1" /><span style="color: #333333;"><br />In </span>Per farla finita con il cinema <span style="color: #333333;">Blutch fa di tutto per liberarsi dal fascino del mondo dell&#8217;intrattenimento, per ammettere in qualche modo di essere adulto, ormai da un pezzo. O almeno ci prova, prova a convincersi e lasciarsi tutto quell&#8217;immaginario alle spalle.</span></span></span></p>
<blockquote>
<p>Insomma! Non ho più diciassette anni!</p>
</blockquote>
<p>Così dice lui stesso. <br />Ma non sembra crederci nemmeno lui a questa affermazione di maturità. <strong>La fascinazione è troppa, la sua è dichiaratamente una necessità di rifugio</strong>, e quando critica il mondo del cinema non lo fa con disprezzo, bensì con nostalgia per i tempi andati o per ciò che poteva esser stato. Cita i maestri cineasti del cinema d&#8217;autore e cerca quasi di sminuire anche loro, ma sospettiamo subito che non sia del tutto convinto lui stesso di certe affermazioni denigratorie, o che perlomeno stia piuttosto ribadendo nostalgicamente la degenerazione di un mondo che non gli esercita più il fascino di una volta. O peggio ancora, la degenerazione di un pubblico, di una categoria alla quale ammette di appartenere anche lui, ma con maggior consapevolezza di quella massa che osserva certo cinema con sguardo deviato, maschilista e passivo. <br />Forte della sua grande passione, è con lo sguardo delle folle che lui ce l&#8217;ha veramente, con la massificazione che corrompe il suo ideale di cinema.</p>
<p><img class="size-full wp-image-74955 aligncenter" alt="cinema-2" src="http://i0.wp.com/www.lospaziobianco.it/wp-content/uploads/2013/04/cinema-2.jpg?resize=364%2C168" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><strong>Troppo spesso, però, il monologo di Blutch sprofonda nello sproloquio.</strong> Solo un animo rassegnato e autocommiserativo come pare essere il suo riesce forse ad accettare certi passaggi del volume a tratti apparentemente sconnessi.<iframe style="width: 120px; height: 240px;" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=lospait-21&amp;o=29&amp;p=8&amp;l=as1&amp;asins=8876182098&amp;ref=qf_sp_asin_til&amp;fc1=964747&amp;IS2=1&amp;lt1=_blank&amp;m=amazon&amp;lc1=964747&amp;bc1=000000&amp;bg1=D6D0D0&amp;f=ifr" height="240" width="320" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" align="right"></iframe></p>
<p>Altrimenti, per gli altri, non resta che lasciarsi comunque piacevolmente andare all&#8217;adorazione delle<strong> tavole dalla composizione mai prevedibile, vignette dallo slancio cinetico incredibile</strong> – come fotogrammi strappati via alla pellicola –, ritratti vivissimi di attori che rivivono e dialogano con Blutch stesso, che non vi starà mai così antipatico e poi, dopo due vignette, simpatico come in queste pagine.</p>
<p><strong>Abbiamo parlato di:</strong><br />Per farla finita col cinema<br />Blutch<br />Traduzione di D. Pennisi Guibert<br />Coconino Press &#8211; Fandango 2012<br />84 pagine, brossurato, colori &#8211; 19,5€<br />ISBN: 978-8876182099</p>
<p>&nbsp;</p>

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